Islanda 2007 by Ram, sulle tracce di Saknussem

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Autore: Ram

…Si precipitò sul foglio di carta e con occhi scintillanti e voce commossa lesse interamente il documento, risalendo dalle ultime lettere alle prime. Ecco che cosa c’era scritto: “…Discendi nel cratere di Yocul dello Sneffels che l’ombra dello Scartaris viene a lambire prima delle calende di Luglio, viaggiatore ardito, e perverrai al centro della terra. E questo ho fatto io.” Arne Saknussem.

Da “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne.

Un luogo fantastico, di quelli che non si vedono tutti i giorni. Ai confini dell’Europa, lassù, dove si pensa che il ghiaccio e il freddo la facciano da padroni, ecco che fiumi di lava, pozze bollenti, fango gorgogliante e quant’altro assomigli più all’inferno diventano protagonisti. Questa è l’Islanda, terra di ghiaccio e di fuoco… tanto vicini d’aver dato vita a grandi disastri, a vere e proprie dimostrazioni di forza della natura.

E’ una terra che con le sue bellezze emoziona chi la va a visitare ma non è adatta a tutti…

  • Per le condizioni climatiche, che quando sono avverse, sono veramente difficili da affrontare.
  • Per la strada da percorrere: tanta se si vogliono vedere le principali location, e allontanarsi un po’ dalla ring road, piuttosto trafficata in agosto. L’Islanda infatti non è piccola, e visti anche i limiti di velocità e la tipologia delle strade da affrontare, spesso i tempi si dilatano.
  • Per i costi: è risaputo che non sia proprio un paese economico.

Tutte queste cose messe insieme fanno si che, dovendo stare attenti al budget, si finisca o per togliere qualche giorno di visita, o cercare sistemazioni più spartane per risparmiare qualcosa e quindi, di conseguenza, occorre un po’ adattarsi. Ovviamente se non si hanno problemi di budget questi problemi non sussistono!

Ingredienti per il viaggio

Guide: ne abbiamo portate 2, le solite che usiamo quando andiamo in giro, Lonely e Rough. Entrambe ben fatte. Conviene in ogni caso sempre averne un paio dietro, per sopperire alle eventuali mancanze di una o dell’altra.

Itinerario: c’è voluto un po’ per decidere l’esatto itinerario visto che le guide riportano molte cose da vedere. Alla fine, seguendo consigli di altri visitatori, ne abbiamo creato uno su misura per noi, tenendo conto dei 14 giorni che avevamo a disposizione (compreso viaggio di andata e ritorno). Abbiamo saltato completamente la visita alla capitale, ritenuta poco interessante dalla gran parte della gente che c’è stata e non amando la vita notturna ed i musei, siamo convinti di aver fatto la scelta giusta. Nel giro abbiamo inserito anche i fiordi occidentali, da molti sconsigliati perché lontani. Scelta ampiamente ripagata!

Voli: ad oggi ci sono 2 alternative per arrivare in Islanda via aerea: volo diretto con IcelandAir da Milano (costo sugli 800 Euro a testa a/r), oppure l’ormai conosciuta IcelandExpress che però non vola dall’Italia. Alla fine troviamo una buona soluzione via Londra Stansted con Ryanair in coincidenza col volo di IE per Keflavik, il tutto andata e ritorno ci è costato 400 euro tondi tondi a testa. Non malaccio!

Alloggi: una volta definiti i voli di andata e ritorno, bombardiamo di email guest house, hotels, B&B per cercare le tariffe più convenienti nei luoghi in cui avevamo deciso di soggiornare. Nel giro di una settimana, abbiamo ricevuto tutto sommato gran parte delle risposte, e abbiamo effettuato le prenotazioni. Per alcuni è bastata un email di conferma, per altri è stato necessario inviare il numero di carta di credito. Abbiamo cercato alloggi dignitosi (niente lusso quindi) ma con bagno in camera. Comunque 3 notti le abbiamo fatte con bagno in comune perché non c’era altra possibilità. Andando su questi standard medio-bassi, abbiamo speso in media 120 euro a notte per una doppia, sempre con prima colazione inclusa. Non poco!

Auto: l’altra grossa mazzata arriva dal noleggio auto. Un’utilitaria per 13 giorni sta intorno ai 700/800 euro, dipende dalle offerte, dal noleggiatore etc… Siccome tutti quelli che son tornati da là rimpiangevano il fatto di non aver preso un fuoristrada, alla fine abbiamo fatto la pazzia, e per 1530 euro tondi tondi, compresa SCDW, abbiamo noleggiato un Suzuki Jimny dalla Geysir, una compagnia che non ha ufficio all’aeroporto internazionale di Keflavik, ma in un paese a pochi chilometri. Alla fine il fuoristrada si è rivelata una scelta azzeccata, visto che noi avevamo in previsione di fare parecchi chilometri di sterrato e, forse, la pista per il Landmannalaugar. Se pensate di percorrere solo la ring road senza fare deviazioni particolari, un auto normalissima va più che bene, in quanto la strada è ormai quasi tutta asfaltata (a parte alcuni chilometri nei fiordi orientali), e risparmiate 1.000 euro come ridere, senza contare il consumo di benzina inferiore.

Pagamenti: non abbiamo scambiato un euro dall’Italia, siamo partiti con carta di credito tradizionale, prepagata e bancomat. Alla fine, a parte il noleggio, abbiamo pagato tutto, ma proprio tutto con la prepagata (Visa Electron) accettata ovunque, anche per spese irrisorie di pochi euro, anche nelle zone più isolate del paese!

Racconto di viaggio

Giorno 1: BERGAMO – LONDRA – KEFLAVIK – SELFOSS

Il primo giorno è piuttosto massacrante: sveglia alle 02:45 di notte, per prendere l’aereo alle 06:50 a Bergamo. Puntualissimo l’arrivo a Stansted alle 07:45. Al check-in della Iceland Express, sulla carta d’imbarco vi lasciano un bollino verde con scritto “Fast Check”, che l’impiegata però non ci ha spiegato che con quello è possibile evitare tutte le mostruose code ai controlli sicurezza, molto meticolosi come previsto, semplicemente passando dall’entrata laterale facendo vedere la carta d’imbarco all’addetta. Puntualissimo anche il secondo volo, alle 14:40 atterriamo sul suolo islandese.

Paesaggio desolato, la penisola (Reykianes) su cui si trova l’aeroporto è piatta, non si vedono rilievi, e neppure molte abitazioni… la terra è nera come la pece, le nubi basse e minacciose. Non sembra un luogo molto accogliente.

I bagagli grazie al cielo arrivano, e così percorriamo un lungo corridoio pieno di grossi pannelli retro-illuminati che pubblicizzano le bellezze di questa terra.

Incontriamo subito l’inviato della Geysir, un ragazzo che avrà si e no 18 anni, con in mano un POS portatile e il contratto per il noleggio dell’auto, che firmiamo su una panchina dell’aeroporto. Paghiamo e un’altro ragazzino ci accompagna subito fuori dove, parcheggiato di fronte all’uscita, si trova il nostro Suzuky Jimny. Saliamo a bordo per una breve spiegazione e subito noto che l’auto non ha il pieno di benzina, lo faccio presente e glielo faccio scrivere sulla copia del contratto. L’inizio non è il massimo!

Tira un vento gelido, carichiamo le valigie e partiamo subito: siamo in sosta vietata e ci manca solo di prendere una multa appena arrivati. I primi chilometri alla guida confermano le impressioni al momento dell’atterraggio: la zona è un’immensa distesa di lava nera solidificata, dalle forme bizzarre, ricoperta da muschi e licheni. In lontananza si vedono i paesi di Keflavik e Njardvik, sulla costa.

Noi proseguiamo sulla statale che sembra un’autostrada e imbocchiamo la deviazione verso la Blue Lagoon. Enormi colonne di fumo bianco, campi lavici ovunque tra i quali scorrono rivoli di acqua di un azzurro mai visto. E’ il luogo più visitato d’Islanda… e si capisce perché. E’ magico. Sembra di essere davanti al paesaggio di un film fantastico, con colori e atmosfera irreale. Arriviamo al grande parcheggio e notiamo subito tante auto e pullman (l’unica nota stonata, un po’ troppa gente!).

Blue Lagoon - Islanda

Blue Lagoon – Islanda

Anche la laguna che sta all’esterno dello stabilimento merita da sola la visita, con i suoi colori, le sfumature dell’acqua che vanno dall’azzurro più intenso al bianco. Facciamo un sacco di foto, approfittando anche di un raggio di sole che sbuca dalle nubi, poi una breve capatina all’interno, dove oltre all’entrata per la piscina, c’è un ristorante e un negozio di souvenir piuttosto caro!

Voto Blue Lagoon: 9

Per il bagno c’è tempo, torneremo l’ultimo giorno, ora andiamo verso la nostra prima meta: Selfoss, dove staremo 2 notti.

Da Keflavik a Selfoss, saranno un centinaio di chilometri, ma purtroppo percorriamo la tangenziale di Reykjavik, che rallenta molto la nostra marcia; non vediamo l’ora di uscire dal caos di auto in cui ci troviamo, tra l’altro la gente qui sembra correre parecchio e non badare molto ai limiti che ci sono per strada.

Arriviamo a Selfoss, dopo aver attraversato solo alcuni bei tratti in mezzo a verdi colline vulcaniche, che ci ricordano molto alcuni paesaggi Scozzesi. Alloggiamo per due notti al grande campeggio nel centro del paese, in un bungalov in legno con cucina e bagno. Il proprietario ci avvisa che non potrà darci la colazione poiché è appena arrivato un grosso gruppo di famiglie che gli occupa tutta la sala da pranzo. Sconto sulla camera, spesa in un supermercato vicino (in tutta Islanda un paio di catene chiudono alle 23:00, molto comodo!), cena volante in uno dei tanti fast food che si trovano ovunque (i prezzi sono più abbordabili, con 10/11 euro a testa si mangia hamburger + patate fritte + coca), pieno di benzina, acquisto di una cartina in una stazione di servizio e poi a nanna quando fuori si vede ancora. Il buio pesto arriva solo verso le 23:00.

Giorno 2: SELFOSS – LANDMANNALAUGAR – GULFOSS – GEYSIR – SELFOSS

Sveglia alle 07:30, il sole illumina la stanza da alcune ore… perfetto, decidiamo di andare a Landmannalaugar: chi c’è stato lo ha descritto come uno dei ricordi più belli d’Islanda, non possiamo lasciarcelo sfuggire vista la bella giornata!

La strada per arrivarci è lunga, fino alla diga di Hrauneyjar è tutta asfaltata, e man mano che si lascia la costa, le verdi colline punteggiate di tante fattorie, chiesette bianche e rosse, e tanti cavalli, lasciano il posto agli infiniti campi lavici lasciati dalle eruzioni dell’Hekla, il monte che vediamo alla nostra destra la cui sommità è coperta da nuvole. Arrivati alla centrale idroelettrica di Hrauneyjar, iniziano le piste adatte solo a fuoristrada. Noi seguiamo quella più semplice consigliata anche da altri turisti. Nonostante non presenti alcuna difficoltà, la strada pero’ è piena di buche e ondulazioni che rendono il viaggio poco piacevole, e sopratutto da fare a velocità ridotta per non rischiare di spaccare qualcosa. I luoghi che si attraversano offrono panorami desolanti, e ci si rende conto di come sia impossibile la vita nell’interno. Ci fermiamo spesso per fare foto, anche se qui il cielo è coperto e grigio. Giriamo intorno a monti neri, con striature di muschio verde fluorescente, affascinanti. Dopo almeno un’ora di sterrato, si aprono vedute di monti color arancio, e seguendo i cartelli sempre presenti, la strada termina in un largo spiazzo prima di un fiume. Siamo arrivati!

Cavalli

Cavalli

Non guadiamo, ma parcheggiamo vicino ad altri fuoristrada, e raggiungiamo l’accampamento a piedi passando il fiume su un paio di ponticelli in legno. Il luogo è particolare, una valle verde con pozze e ruscelli caldi da cui si alza vapore biancastro, circondata da colate laviche, monti grigi, neri e arancioni, dai cui fianchi si vedono molte fenditure da cui esce fumo. Qui non c’è altro che un rifugio e annesso campeggio. Pullman anfibi vanno e vengono in continuazione, e uno di questi lascia sul posto un gruppo numeroso di italiani. Immaginiamo che i sentieri che partono per esplorare le zone circostanti debbano essere faticosi ma bellissimi.

Per il visitatore che viene in giornata, la cosa più piacevole consiste in un bagno ristoratore nelle pozze calde vicine al campeggio; qui, almeno in agosto, c’è un po’ troppo via vai. Siamo rimasti un po’ con l’amaro in bocca: rispetto a quanto riferito da altri viaggiatori, non abbiamo trovato il posto di una bellezza indescrivibile, vista anche la strada che c’è da fare per arrivarci. Intendiamoci, non che sia brutto, anzi. Ma non da togliere il fiato!

Voto Landmannalaugar: 8

Al ritorno, ormai è tardo pomeriggio, deviamo verso due delle mete del Triangolo d’oro: la cascata di Gulfoss e la zona geotermica di Geysir. La prima è una bella cascata, che vista col sole regala anche enormi e colorati arcobaleni. Bella!

Voto Gulfoss: 7,5

A pochi chilometri da Gulfoss, sul fianco destro della valle si trova la zona di Geysir. Ci sono diverse pozze di fango grigio ribollente, pozze di acqua azzurrissima, e l’unico geyser attivo, lo Strokkur che ogni 4/5 minuti spara a 20 metri grossi getti di acqua bollente. E’ un fenomeno molto particolare, che merita di essere osservato alcune volte, anche per poter ottenere buone foto. Il giro tra le pozze lungo i sentieri è comunque piacevole.

Voto Geysir: 8

Geyser Strokkur

Geyser Strokkur

Giorno 3: SELFOSS – KIRKIUBLAEKLAUSTUR

Vento e un bel sole ci accompagnano di prima mattina mentre lasciamo Selfoss, in direzione Sud-Est. Attraversiamo diverse praterie con tanti cavalli, di varie razze e colori, alcuni veramente molto belli.

Proviamo a fare una deviazione verso Porsmork. Purtroppo i ghiacciai del Myrdasjokull sono coperti da minacciosi nuvoloni grigi che pian piano si avvicinano. Inizia a piovere, la strada non è più asfaltata, così ci fermiamo ai piedi di alcune cascate per qualche foto prima di tornare indietro e proseguire. Tappa successiva: le cascate di Seljalandfoss. Sono ben visibili dalla Ring Road, e meritano solo una sosta veloce. Carine ma niente di eccezionale

Voto Seljalandfoss: 6

Pochi chilometri dopo, mentre il cielo ormai è coperto e pioviggina, eccoci alla cascata di Skogafoss. Questa è veramente bella, maestosa e molto alta, con una gran portata d’acqua. C’è gente che risale il fianco destro della cascata fino in cima, da lassù deve essere senz’altro bellissimo. Noi preferiamo rimanere a terra, non abbiamo molto tempo, facciamo alcune foto e poi ci rimettiamo in marcia verso le scogliere di Dyrholaey.

Voto Skogafoss: 8

Skogafoss

Skogafoss

Poco prima di arrivare a Vik, ecco la deviazione per le scogliere di Dyrholaey. La strada non è asfaltata, è piovuto da poco ed è piuttosto fangosa. In breve attraversiamo dei campi lavici, ed arriviamo ad un parcheggio. Siamo qui essenzialmente per vedere le pulcinelle di mare. Io ero un po’ scettico, ed invece riusciamo a vederne tantissime. E sopratutto da vicino, a un metro o poco più da noi! Non ci sono pullman parcheggiati, ed infatti ci saranno una ventina di persone in tutto ad ammirare lo spettacolo. Scendiamo subito e facciamo decine e decine di foto! Sono animali buffissimi, un incrocio tra un uccello e un pinguino, e sono goffissime quando si lanciano in volo e poi atterrano. Leggendo poi come le descrive la Rough, vien proprio da spanciarsi dalle risate.

Il posto è stupendo, il più bello visto fino ad ora in terra islandese. Una lunga spiaggia nera, con al centro un grosso faraglione; centinaia di uccelli che volano ovunque. Il verde delle colline sullo sfondo ed il blu dell’oceano intorno. Tante formazioni rocciose, tra cui un arco, in mezzo al mare. Staremmo lì per ore, ma purtroppo l’arrivo di uno dei soliti pullman scarica una cinquantina di persone che invadono la zona, e visto che inizia a piovere, ce ne andiamo.

Voto Dyrholaey: 9,5

Dyrholaey

Dyrholaey

In breve giungiamo a Vik, facciamo una rapida deviazione giusto per vedere la famosa spiaggia. Giriamo un po’ per le vie del paesino, semi deserte oggi che è domenica, giornata grigia e fredda, saranno tutti in casa al caldo… e invece ecco alcuni biondi bimbi islandesi che giocano allegramente! Arriviamo alla spiaggia, e facciamo alcune foto. E’ molto particolare, sabbia abbastanza fine, ma nera nera. Due passi sul “lungomare” dove troviamo un paio di persone, tanti uccelli come al solito, e in lontananza si vedono scuri faraglioni. Sarà la giornata, sarà che non c’è nessuno in giro, ma a me sto paesino non dispiace: la chiesetta bianca e rossa su una collina, alte e verdissime montagne subito alle spalle, poca gente in giro… peccato solo per il freddo!

Voto Vik: 7,5

Vik è l’ultima cosa da vedere oggi. Ci facciamo un paio d’ore di viaggio attraversando lunghi deserti lavici ricoperti da spesso muschio verde, il cielo si apre e rispunta il sole regalandoci alcune belle vedute intorno. Giungiamo a Kirkjubaejarklaustur, dove troviamo il nostro hotel alla fine di una piccola valle. Molto bello (e costosetto), rimarrà una delle migliori sistemazioni di tutto il viaggio.

Giorno 4: KIRKIUBLAEKLAUSTUR – JOKULSARLON

Oggi tragitto breve, per cui ci alziamo un po’ più tardi del solito e facciamo un’ottima colazione a buffet. Visitiamo brevemente la chiesetta di Kirkiublaeklaustur, affascinati dalla storia del “Sermone di fuoco” letta sulla guida, avvenuta tempi addietro nel corso di una grossa eruzione del vulcano Lakagigar alle spalle del paese.

Solito rifornimento mattutino alla stazione di servizio del paese e via attraversando il grigio e lungo Skeidararsandur, generato dalle disastrose eruzioni avvenute sotto gli imponenti ghiacciai del Vatnajokull, il più grande ghiacciaio europeo che piano piano fa capolino sulla nostra sinistra. Come racconta la guida, l’Islanda, e in particolare questa zona, è a rischio “jokulhlaup”, un fenomeno distruttivo che si verifica quando il magma incandescente fuoriesce dalla crosta terrestre al di sotto di un ghiacciaio, che col calore si scioglie velocemente creando enormi laghi sotterranei che poi si riversano sul territorio circostante portandosi dietro milioni di metri cubi di acqua, detriti, rocce e blocchi di ghiaccio alti come palazzi. Si attraversano molti ponti in questa zona, e diversi di questi vennero spazzati via pochi anni fa, quando avvenne l’ultima eruzione, che innalzo’ colonne di fumo e vapore visibili addirittura dai satelliti in orbita intorno alla terra. Quanto sia devastante questo fenomeno lo si capisce meglio arrivando al Centro Visitatori del parco nazionale di Skaftafell, dove si può vedere in un mini cinema un filmato di 20 minuti che testimonia quanto avvenne nel 1996. Molto Interessante.

Da qui percorriamo il sentiero che in mezz’oretta porta ad una delle lingue di ghiaccio del VatnaJokull. Penso sia stata la cosa più deludente di tutto il viaggio, il ghiaccio è molto sporco, e fa una brutta impressione. Per ammirarlo al meglio occorre sicuramente affrontare una delle tante escursioni organizzate che portano i turisti molto più in alto.

Voto Skaftafell (Senza escursioni): 6

L’altra meta della giornata è una delle più attese di tutto il viaggio: la laguna degli icebergs di Jokulsarlon. Ci arriviamo dopo un’oretta buona di auto, durante la quale i ghiacciai la fanno sempre più da padrone. Il paesaggio è fantastico. Mai vista una cosa del genere. Ora tutte le montagne sono quasi interamente ricoperte da ghiaccio. Un mare di ghiaccio. Tanto che pensiamo che ormai la laguna sia a pochi passi, e invece questo paesaggio continua per decine e decine di chilometri, con la sola strada asfaltata che gira intorno ai ghiacciai. Fanno tutti parte del gigantesco Vatnajokull… un motivo ci doveva essere se questo è il più grande ghiacciaio d’europa!

Passiamo il cartello che indica un’altra laguna glaciale, raggiungibile con una pista sterrata. Mi riprometto che la visiteremo in seguito, ma purtroppo non ne avremo il tempo. Ormai manca poco, e vediamo alcune auto parcheggiate a sinistra della strada. Ci fermiamo, fa freddo, come quando si è in montagna a sciare. Risaliamo il sentiero fin sulla sommità della collina. Fantastico! Restiamo per alcuni secondi senza parole ad osservare migliaia di blocchi di ghiaccio bianchi e azzurri che galleggiano in un’ acqua blu.

Jokulsarlon - Islanda

Jokulsarlon – Islanda

Siamo sulla riva opposta a quella dove abitualmente si fermano i turisti. Qui non c’è nulla, solo un sentiero che gira intorno al lago, e una decina di persone sparse qua e la. Restiamo più di un ora a far foto, passeggiare in silenzio lungo la riva, a scorgere le foche che nuotano tra i blocchi di ghiaccio. Il sole c’è a tratti, ma è già sufficiente per apprezzare il luogo. Riprendiamo l’auto e decidiamo di fermarci anche dall’altra parte, che raggiungiamo in 5 minuti. Qui c’è più gente, ma ormai sono le 19:00 e la gran parte dei turisti se n’è già andata. Prendiamo un qualcosa di caldo al rifugio che sta chiudendo, e ci sediamo ad ammirare il panorama. Esce il sole. Da questa parte la laguna è ancora più bella, gli iceberg sono più grossi e colorati, ci sono tante foche. Restiamo un’altra ora a fotografare e ammirare estasiati. Sembra uno di quei paesaggi di film fantasy, che non credi possano esistere davvero, ma che invece ora ci troviamo davanti ai nostri occhi.

Voto Jokulsarlon: 10

A 15 chilometri dalla Laguna abbiamo il nostro B&B, lo raggiungiamo in poco tempo. I proprietari gestiscono anche un museo/ristorante, dove ritiriamo le nostre chiavi. Stanotte abbiamo il bagno in comune, e dobbiamo toglierci le scarpe all’entrata della casa. Un po’ una scocciatura, ma la vicinanza con la laguna la fa passare in secondo piano.

Giorno 5: JOKULSARLON – EGILSSTADIR

Giornata di trasferimento da Sud a Nord. Solita ottima colazione a buffet la mattina, e poi vista la splendida giornata di sole torniamo alla laguna: è sempre bellissima, ma c’è molta molta più gente. Comunque stiamo lì ancora un paio d’ore perché il posto è semplicemente stupendo.

E’ tardi, oggi la strada è lunghissima, dobbiamo attraversare i fiordi orientali e a malincuore si parte. Pian piano il tempo peggiora, e al bel sole si sostituiscono, dopo la cittadina di Hofn, minacciosi nuvoloni e raffiche di vento fortissime (scopriremo poi essere a 90 km/h). Devo tenere girato il volante per andare dritto, e siamo costretti a rallentare la marcia. Nel frattempo una beccaccina con i suoi due piccoli ci attraversa d’improvviso la strada. Freno di brutto ma la mamma impaurita vola via, lasciando i due piccoli impauriti a pigolare per strada. Scendiamo e li rincorriamo per portarli al di là della strada, dove ci sono vasti stagni e forse potranno ritrovare la loro mamma. Sono tenerissimi e piccolissimi, a malapena riescono a camminare.

Tutto il tratto della ring road nei fiordi orientali lo abbiamo passato in auto, perché praticamente è impossibile uscire senza rischiare di sfasciare una portiera a causa del fortissimo vento; piove a tratti. I fiordi non ci sono sembrati particolarmente belli, ma abbiamo potuto vedere ben poco a causa delle condizioni meteo.

Voto Fiordi Orientali: 6

Note tecniche: la strada in alcuni tratti non è asfaltata, ma è comunque bella larga e non è pericolosa, almeno in agosto quando siamo passati noi. La RingRoad (nr. 1) ad un certo punto dei fiordi taglia verso l’interno verso Egilsstadir; occhio che è in gran parte non asfaltata e si deve affrontare un passo con diversi tornanti. Noi abbiamo erroneamente seguito questa anziché la strada costiera sperando di accorciare un po’ il percorso, ma non so se sia stata una scelta corretta. Calcolate che ci si impiega parecchio tempo qualunque scelta si faccia!

A Egilstaddir troviamo 2 gradi, vento gelido e tempo pessimo. Non abbiamo nemmeno voglia di cercare un posto dove mangiare, il nostro B&B è isolato ma con tutte le comodità compresi infusi vari, cioccolata calda etc… per cui ceniamo in camera al calduccio!

Giorno 6: EGILSTADDIR – LAGO MYVATN

La mattina non è migliore della sera precedente, fa sempre un freddo cane, le nuvole sono bassissime e non si vede quasi nulla. Spioviggina. Facciamo colazione in camera e ce ne andiamo velocemente sperando di trovare tempo migliore più a ovest. Ci addentriamo verso la zona geotermica più attiva e più bella dell’Islanda, quella che si trova nei pressi del lago Myvatn. Attraversiamo luoghi tetri, a causa dei neri e bassi nuvoloni: distese di campi lavici che si perdono a vista d’occhio e null’altro. Piove a dirotto. Decidiamo nonostante il tempo di vedere Dettifoss, la cascata d’europa con la più grande portata d’acqua. La strada (non la pista che c’è più avanti) per raggiungerla, è pessima, piena di buche e con l’acqua che vien giù a catinelle, c’è da andar piano anche in fuoristrada. La cascata è imponente, molto grossa, ma l’acqua oggi è marrone, a causa del maltempo probabilmente. Insomma non ci sembra spettacolare come altre viste prima, ma molto dipende anche dalle condizioni in cui si vedono.

Voto Dettifoss: 7

Rientriamo in auto bagnati fradici, io non mi sono messo la mantellina e la mia vecchia giacca a vento ha assorbito tutto quello che scendeva, divenendo inutilizzabile almeno fino a domani. Mi devo arrangiare indossando un paio di maglioni e kway, proprio oggi che si gela. Viste le condizioni climatiche non proseguiamo verso Asbirgi, e torniamo sulla RingRoad verso Myvatn. In auto al caldo almeno si sta decentemente!

Prima del lago, è da vedere assolutamente la zona vulcanica di Krafla e con una deviazione di alcuni chilometri su strada asfaltata, ci si addentra in un luogo che sembra appartenere più ad un film di fantascienza che al nostro mondo. Risalendo la valle verso il cratere Viti, si passa la centrale geotermica di Leirbotn che allarga i suoi tentacolari tubi argentati verso i pozzi da cui ricava l’energia. Qui la terra fuma. Bianchi vapori si innalzano anche dall’acqua, che è calda e di color giallo fluorescente. Ci sono laghi e fiumi gialli. Terra rossa e gialla, pozze ribollenti di fango grigio, fumarole dappertutto. Vista dall’alto sembra una base spaziale su Marte. Viti lo vediamo velocemente, fa troppo freddo e tira un vento fortissimo. Anche la zona di Hverarond di fianco alla ring road è molto bella e vale una sosta! Paesaggi così non ne abbiamo mai visti prima, colori stranissimi, atmosfera unica.

Zona vulcanica di Krafla

Zona vulcanica di Krafla

Riprendiamo l’auto. Pochi chilometri dopo il passo si apre davanti a noi il lago Myvatn. Un raggio di sole sbuca tra i nuvoloni neri, vapori bianche anche qui ovunque, è una visione un po’ “infernale”. Arriviamo al nostro B&B a Reykjahlid, abbiamo un appartamento vero e proprio, e visto che i termosifoni sono accesi, ne approfitto per asciugare la mia giacca a vento. Usciamo e mangiamo bene al pub del paese.

Voto zona Krafla: 9,5

Giorno 7: LAGO MYVATN – AKUREYRI

La mattina il tempo sembra un po’ migliore, fa sempre freddo ma almeno le nuvole non sono così minacciose. Andiamo a far colazione nella casa a fianco alla nostra e ci accorgiamo che anche qui dobbiamo toglierci le scarpe. Facciamo colazione scalzi stamattina!

Oggi visitiamo la zona intorno al lago che, per un appassionato, dà molte possibilità di fare passeggiate e percorrere sentieri anche impegnativi. Noi ci limitiamo a visitare i luoghi accessibili dalla strada asfaltata, anche perché abbiamo sentito pareri piuttosto contrastanti riguardo le cose da vedere, alcuni sono rimasti molto delusi. Il tempo intanto migliora, la temperatura sale, non c’è più vento ed esce anche il sole!

Vediamo dal basso il grosso cratere nero di Hverfjall. Visitiamo Dimmuborgir con le strane forme di roccia lavica che si sono create nel corso del tempo, compresa la più famosa “Chirchia”. Carino. Proseguiamo lungo la strada con alcune belle vedute fino alla zona degli pseudo crateri di Skutustadir . Facciamo una breve passeggiata, carini anche questi ma nulla di incredibile.

Voto Lago Myvatn: 6,5

Ormai è pomeriggio inoltrato, e bisogna proseguire verso Akureiry, a circa un’oretta d’auto. Durante il percorso, ci fermiamo a vedere la cascata di Goðafoss. Bellissima, con acqua azzurrissima e spumeggiante. Una delle più belle viste finora.

Voto Goðafoss: 8

Godafoss - Islanda

Godafoss – Islanda

Finalmente giungiamo ad Akureyri. Finalmente una cittadina! Sarà l’unica di tutto il nostro viaggio. Alloggiamo in una guest house in pieno centro. Posizione perfetta e colazione in un hotel distante 200 metri, gestito sempre dalla stessa famiglia. Camera piccola ma graziosa. Staremo qui 2 notti.

Akureyri è molto carina, con qualche negozietto turistico, e alcuni locali dove mangiare. Inoltre si sta bene fuori, la temperatura è aumentata! Ceniamo al pub in fondo alla nostra via, cena deliziosa a un prezzo abbordabile.

Voto Akureyri: 7,5

Giorno 8: AKUREYRI – OLAFSFJORDUR – SIGLUFJORDUR – AKUREYRI

Visto il rischio mal di mare, decidiamo di non andare ad Husavick per provare a vedere le Balene, ed invece ci rechiamo verso i paesi di pescatori che stanno a Nord di Akureyri, lungo l’Eyiafjordur.

La giornata è bella e calda e c’è il sole. Ólafsfjörður lo vediamo di passaggio sia all’andata sia al ritorno, anche perché non dice più di tanto. Dopo circa un’oretta e mezza arriviamo a Siglufjörður, il paese più a Nord di tutta l’Islanda. E’ isolatissimo, e percorriamo la strada sterrata che attraversa le montagne, con tante belle vedute; è ben tenuta ma la guida dice che normalmente è aperta solo nella stagione estiva, quando le nevi si ritirano.

Per arrivare a Siglufjörður c’è da attraversare un claustrofobico tunnel ad una sola corsia, senza illuminazione, con alcune piazzole ogni tanto per far passare le auto che arrivano in senso contrario. E’ il primo luogo dove non troviamo il turismo di massa, fatto di pullman che scorrazzano ovunque, anche perché qui la strada finisce (stanno costruendo un tunnel che colleghi Siglufjörður con Ólafsfjörður, ma i lavori termineranno tra qualche anno) e quindi, o ci si va apposta, o niente. E’ un posto molto lontano dalla civiltà, e la guida dice che spesso durante l’inverno gli abitanti rimangono isolati dal resto dell’isola perché la strada è impraticabile.

Siamo a 20 km dal circolo polare artico. E’ un paese di pescatori, una volta famoso per la pesca delle aringhe, oggi non più fiorente, e quindi è caduto un po’ in crisi. Non ci sono strutture ricettive degne di nota, un colorato museo sulla lavorazione del pesce è la cosa più caratteristica, insieme al fatto di poter assaporare un po’ di pace islandese anche in agosto. Al rientro facciamo un po’ di shopping e ceniamo nel locale del giorno prima, con una zuppa squisita e ottima carne di agnello.

Voto Ólafsfjörður – Siglufjörður: 7,5

Giorno 9: AKUREYRI – HVAMMSTANGI

Giornata di trasferimento prima della traversata dei Fiordi Occidentali. Ci alziamo con mooolta calma, facciamo una ottima colazione, un giretto in centro, mi prendo un ottimo Pylsa (hot dog islandese), e poi ci mettiamo in auto. Leggevamo che il tratto che va da Akureyri alla Penisola dello Snaefellsnes è spesso fatto tutto d’un fiato, ed effettivamente anche paesaggisticamente non offre granché.

Ci fermiamo a Glaumbaer a visitare le case dal tetto in torba meglio conservate in Islanda, e la chiesetta annessa. Molto carine. Prendiamo qualcosa di caldo nel vicino caffè (davvero molto molto bello, sembra di stare in una casa di bambole), con le cameriere vestite in costumi d’epoca. Ripartiamo e verso le 17:30 siamo nei pressi di Hvammstangi. Siccome è ancora presto e c’è un bel sole, decidiamo di andare a vedere una colonia di foche che si trova sulla punta della penisola di Vatnsnes. La strada è tutta sterrata dopo Hvammstangi, e con poche macchine. Arrivati a Hindisvik, il silenzio ci avvolge. Si sentono solo alcuni cavalli nitrire e il belare delle pecore. Meraviglioso. Le foche le vediamo, ma sono un po’ lontane, comunque il posto merita, anche per venire ad ammirare il tramonto.

Al nostro B&B (Brekkulaekur, 12 km in mezzo al nulla, su una strada sterrata laterale) arriviamo alle 21:00, ma ci attendono ugualmente e la camera c’è ancora!

Voto Penisola di Vatnsnes: 7,5

Giorno 10: HVAMMSTANGI – ISAFJORDUR

La tappa più lunga in assoluto, circa 400 chilometri. Per questo partiamo presto la mattina, anche se osservando la carta stradale sembra che per fortuna non tutto il percorso sia su sterrato. E’ domenica e in giro non c’è anima viva. Pochi chilometri e abbandoniamo la Ring Road dirigendoci verso Nord. La strada alterna tratti asfaltati a tratti sterrati, ma la velocità media, grazie anche alla bella giornata di sole, è comunque piuttosto alta. Speriamo continui così! Fino ad Holmavik ci sono alcune belle vedute sulla parte orientale dei fiordi, ma niente di eccezionale. Stranamente, rispetto a quanto accaduto fino ad oggi, non incontriamo nessuno. Questa era l’Islanda che speravamo di vedere!

Siamo finalmente fuori dalle rotte più turistiche, fuori dalla RingRoad dove volenti o nolenti, c’è da passare. E qui sembra di essere su un’altra isola. Passata Holmavik, la strada, sterrata ma ben tenuta, risale a tornanti verso l’interno inerpicandosi, per tagliare a metà l’ampio altopiano Porskafjorderheidi. Non ci sono paesi. Nulla. Solo tanti laghetti che riflettono magnificamente il cielo azzurro. Ci fermiamo a fare foto e a mangiare qualcosa. In questa zona più che in tutta l’Islanda, incontriamo vicino alla strada tanti rifugi di emergenza color Rosso; sono inquietanti, sembrano navicelle spaziali, come quelle che l’uomo ha mandato sulla luna, dotate di pannelli solari e antenne per comunicare con l’esterno per chiedere aiuto, letti e cibo. Sono ubicate nelle zone più remote dell’Islanda, dove non c’è possibilità di arrivare in breve ad un centro abitato.

Oltrepassato l’altipiano, si ridiscende verso l’oceano, verso l’Isafjardardjup. Qui di fronte a noi, si stagliano i ghiacciai del DrangaJokull, l’unico ghiacciaio dei Fiordi Occidentali, che si trova nella remota ed isolatissima penisola di Hornstrandir. La strada si snoda lungo i vari fiordi, ma qui è per la maggior parte sempre asfaltata. Il percorso è lungo, ma regala splendide vedute, e nessuna auto a disturbare. Si sta proprio bene. A metà pomeriggio arriviamo ad Isafjordur, che si allunga su una striscia di terra in mezzo alla baia. Troviamo la nostra guest house, e facciamo un giro per il paese leggendo la Lonely.

Si sta annuvolando, e c’è pochissima gente in giro. Il paese è carino, ma non molto turistico. Non ci sono i classici negozietti di souvenir, è domenica ed è tutto chiuso. Per lo più la gente che incontriamo sembra del luogo. Ceniamo in un Pub della catena Pizza67, che pian piano si riempie di islandesi, tra cui un gruppo di ragazzi di cui uno vestito con un costume da maiale, con un cartello scritto dietro di cui ignoriamo il significato. Forse un addio al celibato?

Giorno 11: ISAFJORDUR – BUDARDALUR

Anche oggi tappone impegnativo, meno km di ieri, ma si rivelerà più lungo per i maggiori tratti di strada sterrata che dovremo affrontare. Ci svegliamo col sole, è una splendida giornata, e ne approfittiamo per finire di vedere Ísafjörður, che stamattina ci fa un’altro effetto! La vista del fiordo, i pescherecci ormeggiati, le alte vette nei dintorni si riflettono stupendamente sull’acqua, e ci regalano foto meravigliose. Vediamo i giardini pubblici, la cui entrata è stata fatta con ossa di una balena. Molto caratteristico! Ci sono tanti fiori ovunque, e tante casette colorate. E’ il paese più grande di tutti i fiordi occidentali, e qui sono concentrati tutti i servizi principali per la comunità.

Voto Ísafjörður: 8

Partiamo verso sud. Dopo il tunnel di Isafjordur (con incrocio incorporato, mai vista una cosa simile), arriviamo fino a Pingeyri, dove lasciamo la strada principale, per dirigerci verso la fine della penisola, come indicato dalla Lonely. Ci fermiamo alcune volte a fare foto, e ad ascoltare il silenzio, che qui è davvero profondo. Non c’è nessuno e si sta divinamente. Le acque del fiordo sono calme e pulitissime. La strada invece è molto sconnessa, tanti sassi e buche, e procediamo molto lentamente.

Proviamo ad arrivare fino al faro, ma ad un certo punto la strada diventa veramente stretta e a strapiombo, e sembra un po’ pericolosa. Con pazienza e attenzione, lentamente giriamo l’auto e torniamo indietro. Riprendiamo la strada che sale e ridiscende una penisola regalando altre belle vedute, fino ad arrivare all’unica cascata dei fiordi occidentali, quella di Dynjandi. Non è niente di speciale, ma è tutto il contorno che merita. Peccato che il cielo sia di nuovo coperto. Risaliamo il pendio da cui scende la cascata e dall’alto ci sono bellissime vedute del fiordo dall’alto, oltrepassando il fiume che da origine alla cascata.

Passiamo vicini a nevai, laghi bellissimi con tantissime piantine di cotone. La strada sempre sterrata, oltrepassa l’altipiano e poi ridiscende verso la costa sud dei fiordi occidentali nei pressi di Flokalundur. Deviamo a sinistra, e seguiamo la costa verso est, oltrepassando i tanti fiordi della zona. Ci sono belle vedute sulla penisola dello Snaefellsnes, dove svetta l’innevato Snaefellsjokull. Sarà l’unica volta che lo vedremo. Per il resto la strada prosegue passando baie dove vivono tantissimi uccelli, vediamo a pochi metri da noi un rapace, e poi non facciamo più soste fino a Budardalur, ormai fuori dai Fiordi Occidentali.

Il tratto di strada da Isafjordur a Budardalur è molto lungo, per via delle condizioni della strada con ancora pochi tratti asfaltati: occorre partire per tempo e fare bene i calcoli!

Voto Fiordi Occidentali: 9,5

A Budardalur non c’è nulla, è il primo posto che abbiamo trovato via internet al di fuori dei fiordi occidentali, che usiamo solo come base per dormire. Tra l’altro il proprietario della guest house dove alloggiamo commette un errore, e da la nostra camera ad altri 2 ragazzi arrivati quella sera. Il gestore gentilissimo, ci offre 2 birre, e dopo averci ridato la stanza, ci fa pure uno sconto scusandosi. Il posto è comunque spartano e con bagno in comune.

Giorno 12: BUDARDALUR – STYKKISHOLMUR – SNAEFFELSNES

Dopo la solita colazione a buffet, percorriamo gli 80 chilometri che ci separano da Stykkisholmur. Il tempo è tornato pessimo, nuvoloni coprono il cielo. Poco dopo essere arrivati al paese inizia a piovere. Per fortuna l’hotel dove siamo è molto carino, ha già la camera pronta, e pure la connessione ad internet gratuita! Ne approfittiamo per riposare un po’. Il tempo non migliora neppure nel pomeriggio, e così proviamo ugualmente ad uscire, dirigendoci verso Olafsvik. Scendiamo ogni tanto a far qualche foto, ma le condizioni meteo non permettono di vedere granché, così torniamo presto in hotel, navighiamo un po’ su internet, e andiamo a cena.

Giorno 13: SNAEFFELSNES – BLUE LAGOON – KEFLAVIK

Oggi le condizioni meteo sono leggermente migliori, e dopo un ottima colazione, partiamo subito a visitare almeno le cose più importanti. Esce un po’ di sole, per cui saliamo sulla pista che porta allo SnaeffelsJokull: il posto è molto bello, ricorda un po’ Landmannalaugar con i suoi colori. Ci sono nevai, e tira un vento fortissimo. Nuvole basse si alternano velocemente, e dalla cima la neve spruzzata crea meravigliosi arcobaleni. Facciamo alcune foto, e poi visto il freddo, riscendiamo sulla costa. Giriamo intorno alla penisola col sole che va e che viene, consapevoli di non vedere tutto quello che avrebbe da offrire. Vediamo le ampie spiagge della parte sud della penisola, e poi scendiamo velocemente verso Reykjavik col suo traffico, e oltre verso la laguna blu, per un bagno ristoratore.

Voto Penisola Snæfellsnes: 8

La nostra guest house si trova a Keflavik, con già pagato il trasporto l’indomani mattina per l’aeroporto. Quindi ci fermiamo ad una stazione di servizio per fare il pieno e lavare un po’ l’auto (tanto in Islanda i lavaggi sono tutti gratuiti) e poi ci rechiamo prima alla guest house dove lasciamo i bagagli ma non troviamo il proprietario (che nel frattempo chiamiamo), e poi andiamo agli uffici della Geysir per la riconsegna. Qui non troviamo nessuno, a differenza di come ci eravamo accordati, sicché ci tocca chiamare ancora telefonicamente e farci spiegare come e dove lasciare l’auto. Nel frattempo arriva il gestore della guest house che ci porta col suo furgone in camera, quando ormai sono già le 21:00 passate. Ceniamo in maniera frugale, e prepariamo le valigie per il viaggio di ritorno.

…Ed ecco la conclusione d’un racconto al quale non vorranno credere neppure le persone maggiormente abituate a non meravigliarsi di nulla. “Ah! Che viaggio! Che meraviglioso viaggio!” – esclamava il professor Lidenbrock. Entrati in un vulcano, seguendo le tracce lasciate da Arne Saknussem, eravamo usciti da un altro, e questo era situato a più di milleduecento leghe dallo Sneffels, da quell’arido paese d’Islanda, posto ai confini del mondo!

Da “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne.

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