Bucarest e Sibiu, racconto e consigli del mio viaggio in Romania

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Autore: Poldo

Approfittando del fatto che mio fratello vive e lavora in Romania ho organizzato le mie vacanze estive per visitare questo Paese la prima volta a settembre 2008 e l’anno successivo, a ottobre, per questioni lavorative.

Di seguito il resoconto dei miei due viaggi, la cui meta è stata la capitale.

Incominciamo la descrizione della città dal primo luogo in cui si mette piede ovverosia l’aeroporto.

Bucarest (Bucuresti in romeno) ha due scali: Baneasa, piccolo e vetusto aeroporto in città nonostante il nome ufficiale Aeroporto Internazionale “Aurel Vlaicu”, e Henri Coandă, scalo internazionale moderno con standard europei. Il primo sarà prossimamente dismesso poiché, oltre a essere letteralmente all’interno della metropoli è piuttosto piccolo e fatiscente. Inoltre c’è da considerare che i terreni su cui si estende, con lo sviluppo edilizio impetuoso di questi anni, fanno gola a molti e che un aeroporto in città non è proprio il massimo per la sicurezza.

L’Henri Coandă, cosi chiamato in memoria di un pioniere dell’aviazione conosciuto anche come l’Aeroporto di Bucarest Otopeni (cittadina di diecimila abitanti), è un aeroporto moderno a circa sedici chilometri dal centro cittadino, non grandissimo e adeguatamente attrezzato, che vede purtroppo l’assillante presenza di improvvisati tassisti che prendono di mira i turisti non appena questi ne escono. Per dovere di cronaca va detto che nel secondo viaggio ho assistito a meno bagarre e il servizio all’esterno dei taxi autorizzati mi è sembrato più organizzato dell’anno precedente.

Nel tragitto che porta verso il centro città si possono vedere palazzi moderni alternati a case fatiscenti a volte addirittura diroccate, nuove piste ciclabili (la bicicletta è usata ancora pochissimo) costeggiate qua e la da pali della luce con decine e decine di kg di cavi pendenti per la connessione a internet (perché nulla o quasi di questi è stato interrato) e da moderni shopping center del tutto uguali a quelli italiani, se non più grandi, circondati spesso però da aree urbanisticamente parlando francamente brutte, povere di strade di accesso, parcheggi e segnaletica.

Groviglio di cavi

Groviglio di cavi

Il traffico è piuttosto intenso e si distribuisce su poche importanti arterie, se si deve prendere un taxi si consideri che anche per fare pochi chilometri probabilmente il tassista opterà per un percorso che vi porterà tra mille stradine proprio per evitare ingorghi grandi e piccoli e il tutto richiederà un po’ più del previsto per una seppur breve distanza.

Nota: i taxi riportano sulle portiere e la carrozzeria la tariffa oraria quindi occhio a scegliere quello giusto.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare la moto, che faciliterebbe il movimento in città, è poco diffusa dato che allo stato attuale non molti rumeni possono permettersi due mezzi di locomozione e la macchina così come per gli italiani è uno status symbol, soprattutto per un paese in cui fino a quindici/vent’anni anni fa il possedere una macchina diversa da una Dacia era un gran lusso.

Avendo girato per la città in bicicletta aggiungo che a causa del traffico asfittico e della poca abitudine ad incontrare bici o moto, capita spesso che le macchine sfiorino letteralmente il ciclista/motociclista senza fare troppi complimenti, quindi occhio!

Venendo a qualcosa cui noi italiani siamo molto affezionati, ossia il cibo, va detto che per un turista i prezzi sono alquanto bassi, il cambio infatti a settembre 2008 era di 3,61 ron per euro e l’anno successivo, a ottobre, di 4,29 contro euro. Per intenderci una pizza al prosciutto con una bibita in lattina gelato e caffè costa all’incirca 25 ron (6 €). Si comprende bene quindi perché sono pochi i turisti o gli stranieri residenti che resistono alla tentazione di mangiare quasi sempre al ristorante e ancor di meno coloro che non mettono su qualche chilo di troppo.

Più in generale il cambio favorisce l’acquisto di tutto ciò che viene prodotto nel Paese mentre non è conveniente acquistare apparecchiature elettroniche, utensili e tutto quello che viene importato.

Facendo tesoro di ciò mi sono recato dall’unico rivenditore autorizzato in città di chitarre di marca Hora che è un produttore storico di strumenti musicali conosciuti soprattutto nell’Est Europa. L’azienda si trova a Reghin nel distretto di Mures in Transilvania (uno dei 41 in cui è suddiviso il paese). Entrato nel negozio ho potuto acquistare una chitarra di legno massello spendendo l’equivalente di 85 euro, quando in Italia ne avrei spesi più o meno 350/400.

Prima di ripartire da Bucarest, se desiderate acquistare qualche cartolina, munitevi di tanta tanta pazienza. Ho girato per 7/8 edicole e nessuna ne aveva come neppure le cartolerie a cui ho fatta tappa; segno che il turismo non è molto diffuso in città. In compenso ne ho trovate dozzine all’aeroporto.

Qualora per lavoro o altro decideste di rimanere a vivere in città, occorre tenere presente che gli affitti per gli stranieri sono alti perché gli appartamenti disponibili non sono molti e i proprietari questo lo sanno molto bene.

In diverse aree della città vi sono numerosi edifici in costruzione e, per avere un’idea dei prezzi, si consideri che un appartamento di tre locali in zona semicentrale veniva venduto (ottobre 2009) tra i 76 e gli 83 mila euro. I manifesti pubblicitari affissi per la città riportano prezzi espressi in euro perché è invalso l’uso di esprimere i prezzi di case e automobili nella valuta europea per abituare la popolazione alla futura adozione della moneta unica europea.

Charles de Gaulle Plaza

Charles de Gaulle Plaza

A proposito di costruzioni aggiungo una piccola curiosità: siete mai stati in ascensore? Ma certo! E in un ascensore veloce? Forse qualcuno. Ebbene in Piazza Charles De Gaulle si trova il palazzo Charles de Gaulle Plaza inaugurato nel 2004, una costruzione interamente in vetro e acciaio alta sedici piani che ha al suo interno gli ascensori più veloci della Romania capaci di salire alla velocità di 2,5 metri al secondo. Come ho fatto a scoprirlo? Grazie al fatto di avere un parente che ci lavora e che mi ha permesso di fare una nuova simpatica esperienza. Il palazzo è anche l’edificio adibito ad uffici, più grande del paese.

Se ci si trova da quelle parti e si ha voglia di fare quattro passi, si arriva, dopo poche centinaia di metri percorsi in direzione nord-ovest, in una delle zone residenziali più agiate di Bucarest, che comprende il parco Herăstrău e l’Arcul de Triumf costruito per celebrare l’indipendenza del paese nel 1878.

Arcul de Triumf

Arcul de Triumf

Chi soggiorna in città non può non visitare il Palazzo del Parlamento, la Casa del Popolo dell’era comunista, una costruzione mastodontica seconda nel mondo solo al Pentagono, il cui stile “strano”, eclettico direbbe un architetto, lascia alcuni ammirati ed altri (tra cui il sottoscritto) un po’ disorientati per l’enormità e la quantità di materiali diversi presenti in tutto l’edificio; un monumento (a mio modo di vedere) alla tirannia e alla stupidità dal momento che, come ci spiegava la guida in inglese, furono abbattute decine di chiese, diverse sinagoghe e un intero quartiere fu raso al suolo. Tutti i materiali provengono dalla Romania tanto che le cave di marmo del Paese furono pressoché esaurite.

Il gigantismo nell’edificio è ovunque. Le stanze sono più di tremila, le gallerie enormi così come i saloni, i tappeti e i lampadari in cristallo. Rimangono ad oggi da completare alcune parti e attualmente il Palazzo ospita la Camera dei Deputati della Romania.

Palazzo del Parlamento (Bucarest)

Palazzo del Parlamento (Bucarest)

A metà della mia prima visita alla città nel 2008 (durata una decina di giorni) con mio fratello abbiamo noleggiato una macchina e ci siamo recati a Sibiu, una città della Transilvania fondata dai Sassoni nel XII° secolo, ristrutturata nel 2006, il cui centro è pregevole e la gente ancora piuttosto “rustica”. Basti pensare che lungo la strada si incontravano carretti trainati da cavalli e non era raro vedere gli abitanti dei piccoli paesi attraversati vendere formaggi e vari prodotti della terra su banchetti improvvisati. A confermare l’origine contadina della città c’è il museo della civiltà contadina situato a sud in una zona boscosa di un centinaio di ettari.

Giunti in città si può visitare la Piazza Grande (Piata Mare) la piazza più grande di Sibiu che ha rappresentato fin dal XVI° secolo il fulcro della vita cittadina. Su di essa si affacciano diverse costruzioni tra cui il Palazzo Brukenthal costruito intorno al 1780 in stile barocco, residenza del governatore della Transilvania Samuel von Brukenthal oggi sede del Museo Nazionale Brukenthal. Accanto, si trova la “Casa Blu”, edificio del XVIII° secolo che reca l’antico stemma della città sulla facciata. Ancora nella piazza si può ammirare la “Torre del Consiglio”, un’antica torre fortificata e accanto il Palazzo del Consiglio un tempo luogo deputato alle riunioni del Consiglio cittadino. Non lontano da quest’ultimo si trova la Chiesa dei Gesuiti.

Piata Mare - Sibiu

Piata Mare – Sibiu

Al di fuori del centro però si rimane piuttosto delusi dalla città che appare alquanto povera e trascurata, con strade nella periferia a tratti poco o per nulla asfaltate.

Sia all’andata sia al ritorno (in cui abbiamo percorso una strada diversa) per complessivi 650 Km ho potuto vedere la bella natura del Paese, con molti boschi di grandi dimensioni e fiumi immersi nel verde. Oltre ad essere poco popolata tutta la regione non presenta le colate di cemento cui siamo abituati in Lombardia ma le strade, purtroppo, sono così così (le autostrade in tutto il paese si contano sulle dita di una mano) e capita che per fare 300 km occorrano 5/6 ore su strade statali in costruzione, spesso con una sola carreggiata a senso di marcia alternato.

Per quanto riguarda il carattere degli abitanti ho ricevuto segnali contraddittori e preferisco non parlare di ciò che conosco poco. Però per le donne (visto che in molti me lo hanno chiesto) faccio un’eccezione e sinceramente non ho visto grandi differenze con le ragazze italiane, direi nulla di quello che si sente in giro circa l’avvenenza prorompente delle ragazze dell’Est, forse un tipico retaggio della nostra esterofilia cronica?

Per chi volesse viaggiare è consigliabile avere patente e documenti sempre a portata di mano, perché lungo la strada è frequente incontrare pattuglie di polizia stradale che fanno controlli. L’attenzione deve essere inoltre sempre desta sopratutto di notte poiché molti cani randagi si aggirano per la campagna e le città e tendono a formare branchi anche grandi.

Quella dei cani randagi è una questione aperta con la Comunità europea che vede molti rumeni piuttosto critici con l’Europa per le critiche ricevute circa la gestione del problema che in Romania si vorrebbe risolvere eliminandoli e non sterilizzandoli. Quando il dittatore Ceausescu decise di cambiare il volto delle città rumene e “migliorarle”, sostituendo le tradizionali casette con giardino di stampo contadino con enormi grigi e tristi blocchi condominiali che tanto ricordano l’architettura sovietica, migliaia di cani, usati perlopiù per la guardia, finirono in strada e non vennero sterilizzati, il che li portò a riprodursi a un ritmo tale che la situazione fu presto fuori controllo e oggi il risultato è quello di avere campagne e città con cani grandi e piccoli che girano liberi per le strade.

Infine una nota riguardo quanto ho notato durante il viaggio in aereo e che potrebbe tornare utile a qualcuno, chissà. All’andata c’erano sull’aereo diverse coppie italiane sulla settantina o giù di li ma al momento non ho dato peso alla cosa. Ebbene, una volta giunto a Bucarest, già dai primi giorni girando per la città ho capito il perché di tutta quella gente. Dovete sapere che i dentisti rumeni oltre a essere (stando a quanto mi hanno raccontato) piuttosto bravi, presentano parcelle per cure odontoiatriche che sono la metà, se non addirittura un terzo di quelle dei loro colleghi italiani e, visto il costo di una dentiera sono in molti a prendere l’aereo e a recarsi dai discendenti di Decebalo in uno dei numerosi centri sparsi per la città.

Se a questo aggiungete che a detta dei medici locali i materiali sono gli stessi usati in Italia, ben si comprende perché molti decidano di farsi un viaggio oltre i monti Carpazi. E questo non accade solo per i centri dentistici ma anche per le cliniche specializzate in trattamenti estetici, perciò se serve un ritocchino…

Infine le temperature: sia a settembre che a ottobre non erano diverse da quelle cui siamo abituati nel nord Italia in quei mesi.

In chiusura a costo di sembrare politically incorrect mi sento di dire che Bucarest non è Parigi e al ritorno dal mio viaggio del 2008, mentre con lo shuttle preso a Malpensa entravo in Milano avendo ancora negli occhi la capitale rumena, la sensazione era quella di entrare in una città bellissima e ipermoderna e forse il vero insegnamento dei due viaggi sta proprio nell’aver compreso che troppe volte ci si lamenta di tutto senza considerare quanto di bello già si ha a disposizione.

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