Il profumo del Portogallo in moto (racconto di viaggio)

0
Autore: sartisa

Quello che segue è il racconto del viaggio in Portogallo del nostro lettore sartisa realizzato in moto a cavallo tra i mesi di giugno e luglio del 2009. Buona lettura.

Domenica 21/6 (ore 16.02). Stiamo gustando l’ultimo caffè italiano a Claviere (SS24 Monginevro).
Il vento si fa più invadente e non ci da tregua. Ora imbocchiamo le salite che ci condurranno sul Monginevro a Mt. 1854 (aperto tutto l’anno). Arriviamo a Gap all’Ibis Hotel (catena alberghiera molto presente anche in Francia) Siamo un po’ stanchi, ma dopo cena decidiamo in ogni caso di fare una promenade in centro. Proprio questa settimana c’è il festival della musica. Ad ogni angolo si vedono gruppi che suonano il proprio genere. Giochi di luce colorati illumino tutto, creando un palcoscenico cittadino molto particolare.

Lunedì 22/6. Anche questa mattina è presente il nostro nemico. Il vento. A causa sua dobbiamo variare i nostri piani scegliendo strade più riparate. Le nazionali sono veloci e comode per le auto. Non lo sono per le due ruote. Eolo gonfia le sue guance fino a farle diventare nere e poi soffiaaaa!!! Cartello di Le Puy-en-Velay ed anche qui alloggiamo all’Ibis en centre-ville. La città è patrimonio dell’UNESCO. Proprio dietro all’Hotel vediamo due rocce vulcaniche che svettano verso il cielo. Sulla prima vi è la statua della madonna di Francia. Esattamente di fronte, sull’altro picco, c’è il monastero meta di molti pellegrini che devono affrontare ben 134 scalini per raggiungerlo. All’interno vi è un Dolmen dove i malati si sdraiano per chiedere la guarigione.

Martedì 23/6. Ancora strada per arrivare alla meta. Lasciamo la Vaucluse ed arriviamo ad Auch nella regione Midi, Pirenei.

Mercoledì 24/6. Anche oggi giornata di transito. La mia postazione è comoda. Il problema si presenta, per scendere. Le mie estremità sono incastrate tra le valigie e le gambe di Roberto. Quando ci fermiamo non sempre i benzinai, si avvicinano, a volte rimangono chiusi nei loro sgabuzzini con l’aria condizionata a palla. Io per smontare devo: scollegare l’interfono, togliere gli occhiali, sfilare il casco. Poi finalmente posso entrare e pagare. Ci fermiamo per un panino in un paesino vicino a Biarritz. Apriamo la cartina. Siamo nei paesi baschi francesi sulla costa atlantica. Abbiamo montato il navigatore, ma è consigliabile, sempre, dare un occhio alla mappa. Arriva un’altra moto e vedendoci con la piantina aperta sulla sella ci chiede se abbiamo bisogno di qualche indicazione. Poi dicono che i francesi sono scortesi!!! Prossimo obbiettivo Spagna. Paesi baschi. Viaggiamo. Il tempo è clemente, ma il vento non cala.

Ecco la costa basca. L’impatto è devastante non per l’oceano. Per il resto. Le case sono scrostate, le auto vecchie ed accidentate, la costa presenta solo rocce e la vegetazione non è curata. Passiamo S. Sebastian, città caotica. Decidiamo di cercare un hotel appena fuori. Desolazione!!! Non si riesce a capire nulla. Tutti i cartelli sono nella loro lingua, di Hotel e Ristoranti neppure l’ombra. Dopo un girovagare a vista, grazie al navigatore, ne troviamo uno. Sui cartelli è Txaraka, il paese si chiama Bermeo. Seguiamo le sue indicazioni. In cima ad una salita vediamo un condominio di 4 piani. Sembra proprio una casa privata. Entro. Sulla sinistra dell’atrio, la guardiola e di fronte le classiche scale, con a fianco l’ascensore. Gli anziani coniugi che la gestiscono sono molto gentili. Dopo qualche incomprensione iniziale tutto termina per il meglio. La camera è accogliente.

Giovedì 25/6. Oggi non faremo molta strada. La meta è Bilbao cuore pulsante dei paesi baschi. Imbocchiamo la BI631 tutta curve poi l’autovia, non a pagamento, ed infine per Bilbao Centro Tunnel (prendetelo, anche se pagherete 1,15 Euro ne varrà la pena). Prima di imboccare il tunnel preparate la macchina fotografica. Il panorama sarà magnifico. Non svelo di cosa si tratta. Fidatevi. Vediamo il Guggenheim. Meravigliosa costruzione interamente in titanio importato dalla Russia, notevole è il restauro continuo a causa dell’ossidazione. E’ lo studio d’architettura di Frank Gehry che nel 1997 progettò una costruzione così moderna. Davanti all’entrata come in tutti i Guggenheim del mondo c’è il ragno gigante di Louise Bourgeois. Certo è inquietante, ma una volta apprezzate le sue lunghe gambe sembra ci dica “Ti voglio avvolgere nella mia tela, e con la pazienza che mi contraddistingue ti coccolerò fino all’uscita di questo meraviglioso percorso, che è il museo”.

Guggenheim

Guggenheim

Mi guardo attorno. Sembra una città d’oltre oceano. Moderna, pulita, operosa. Ci sarebbero altre attrazioni di pari interesse, ma la strada ci aspetta. Torneremo con più calma. Procediamo con il nostro itinerario verso Santander e poi la Coruna. Fino ad ora abbiamo trovato parecchi cantieri aperti, con scarse indicazioni per strade alternative. E’ ora di trovare un albergo. Ci fermiamo a Tapia De Casariego. L’hotel è sulla strada, ma la nostra camera mansardata è all’interno verso l’orto quindi tranquilla, 88 Euro con prima colazione. La sera ceniamo al ristorante dove ho assaporato il primo baccalà (spagnolo) gustosissimo. Poi passeggiata fino all’oceano.

Venerdì 26/6. Dopo colazione, per il viaggio siamo obbligati ad infilarci le cerate. Il cielo minaccia acqua. Santiago. Un caldo terribile. Le nubi passando velocemente ci hanno lasciato un cielo indico ed un sole incandescente. La città si presenta movimentata. Un saliscendi di strade e di semafori fanno sì che non la visitiamo. Altra ragione, sono le misere segnalazioni e quelle poche anche confuse. Ci fermiamo poco più avanti alla Trattoria del Pellegrino: nulla di particolare ma con 7.50 € mangiate la milanese con patatine fritte, acqua, caffè e budino. Finalmente Portogallo!

Ci dirigiamo verso la costa. Viano Do Castelo, il panorama è notevolmente mutato. Qui le strade panoramiche sono inesistenti. Su quelle poche si affacciano solo condomini privati, nessun hotel. Non c’è molto da scegliere ed allora ci fermiamo in un 4 stelle e costatiamo che i prezzi, qui, sono molto bassi. Un caffè a 0,30 centesimi al bar, incredibile! E come è buono! La stanza, invece, costa 60 € con prima colazione. Cerchiamo un posto dove mangiare. Troviamo una pizzeria che si chiama Portobello ed è a Vila Praia Ancora. Noto con piacere che nell’attesa portano immediatamente degli stuzzichini. Ci siamo detti “che bella pensata”, ma poi in tutti i luoghi di ristoro si comportano così. Di solito sono a base di pesce. Se però non tocchi nulla non ti viene calcolato nel conto. Ne vale la pena assaggiarli sono sempre appetitosi ed incidono veramente poco sulla spesa finale. Comunque 2 pizze, vino tinto, acqua, dolce e caffè ci è costato solo 28 Euro, Ottimo!

Sabato 27/6. Aggiorniamo gli orologi indietro di un’ora. In questo stato non c’è l’ora legale. Ad Esposende finalmente troviamo un Hotel sulla costa, la hall è molto elegante. La stanza è arredata in stile marino, quindi mobili scuri con luccicanti ottoni. Il tutto per la modica cifra di 60 Euro compreso la colazione. Con 3 Euro in più abbiamo anche il parcheggio moto coperto nel loro garage.

Il pomeriggio andiamo a visitare Braga. La presenza di tutta una serie di chiese ne fa la sua particolarità. Le cattedrali in Portogallo si chiamano tutte SE’ (Sedes Episcopales) quindi cercatele con questo nome. Entriamo. Vediamo che la basilica ha subito molte ristrutturazioni. Gli stili che predominano ora sono quello gotico e quello manuelino, tipico portoghese. Dietro la sacrestia, percorrendo Rua Cruz e Sanchez a nord della SE scoviamo un giardino del 1700 dedicato a Santa Barbara. La fontana é stretta tra siepi e aiuole fiorite. Nel periodo di pasqua si può assistere a continue processioni e sempre nello stesso periodo a Bom Jesus Domente si può vedere il pellegrinaggio dei penitenti che salgono gli scalini in ginocchio.

Giardino Santa Barbara

Giardino Santa Barbara

Torniamo ad Esposende e comincia a piovere, ma noi non ci facciamo impressionare. Per cena decidiamo di sfoderare gli ombrelli ed andare a piedi in piazza dove ci dovrebbe essere una festa. Sotto un’acqua torrenziale, gli attori con abiti carnevaleschi ballano imperterriti musiche caraibiche. Noi ci rifugiamo in un ristorante sul lungo mare.

Domenica 28/6 (ore 9.45). Dopo un’abbondante colazione decidiamo di andare a Porto. La SE di Porto domina la città vecchia. All’interno si sta celebrando un matrimonio. Nell’attesa scattiamo qualche foto. Il lastricato sotto i nostri piedi è irregolare e lucido. C’è un odore rancido. Qualche piccione si posa su un vecchio muretto corroso dal tempo. Si avvicina un ometto magro ed in un italiano traballante, come i suoi denti, ci invita ad un tour sul trenino. Per 14 Euro dovremmo vistare alcune zone tipiche della città ed una cantina di vino porto. Accettiamo. Ci sediamo sul vagone verde acido. Siamo soli. Una voce roca da uomo inizia a raccontare della zona.

Questa è la città dei ponti. Prima percorriamo quello dell’Infante. Poi andiamo alla Cantina ad assaggiare il vino tinto Real Companhia Velha. Le case sono decrepite, scrostate. I balconi arrugginiti. Alcune Azulejas si notato appena, hanno visto tempi migliori. Minuscole finestre appese su gabbiotti in muratura esterni alle pareti delle case. Forse gabinetti costruiti in un secondo tempo. Deduciamo che è la parte più vecchia. Inforchiamo anche il Ponte S. Louis costruito da un discepolo di Eiffel (la struttura è completamente di ferro). Oramai le nostre ossa sono rotte a causa della pavimentazione e della mancanza di ammortizzatori. Riprendiamo la moto: “i cubetti di porfido questi maledetti”. Questo tipo di pavimentazione, caratteristica dei maggiori centri storici, non è molto consigliata per le due ruote: fa perdere aderenza alle gomme. Se poi piove, non se ne parla nemmeno.

Lunedì 29/6. Il castello di Guimares è chiuso e ci dobbiamo accontentare dell’esterno.

Martedì 30/6. Prossima fermata Lisbona. Il cielo come sempre la mattina non promette nulla: è grigio, ma verso mezzogiorno il vento porta le nubi minacciose con sé lasciandoci una giornata meravigliosa. Oggi la tappa non è impegnativa, infatti, ci fermiamo a Figueira de Foz all’Hotel Tamargueira località Buarcos. La camera è arredata con 20 stili diversi, ma ne ripaga il panorama proprio sull’oceano uno spettacolo naturale non comune. Ci concediamo due giorni per riposarci e fare un tuffo. La spiaggia è interminabile gli ombrelloni messi a caso e tutti colorati la decorano, ma lei rimane sempre immensa. Ci sono delle alghe, anche queste di dimensioni giganti, le conchiglie sono spesse e grosse. Qui madre natura è stata generosa sotto ogni aspetto. Alzando lo sguardo ed osservando con attenzione la battigia si vede la nebbiolina provocata dalla salsedine.

Spiaggia di Figueira de Foz

Spiaggia di Figueira de Foz

Per me l’acqua è fredda. Roby al contrario si rinfresca. Altra abitudine differente dalla nostra: prima delle 21 non si può cenare. Non ci sono molti posti dove mangiare, vediamo solo palazzoni e hotel a 5 stelle ristoranti proprio pochi. Questi pochi attirano l’attenzione con il fumo. Cioè hanno istallato sul marciapiede un braciere e con quello fanno notare ai clienti che l’esercizio è aperto.

Mercoledì 1/7. Oggi si viaggia verso Coimbra detta anche la città delle Università. Per riprenderci dal giro ci fermiamo nel giardino Botanico: un polmone di verde nella calura asfissiante pomeridiana. Passeggiamo. Esso è stato realizzato nel 1772 ed è un luogo dove gli studenti da sempre possono concentrarsi nello studio. Incrociamo dei Ficus Hacrophylla, degli Eucaliptus profumatissimi, Aralcardia. La fontana al centro fa convergere tutti i viottoli. Salendo le scale di marmo logore, si arriva al padiglione delle piante tropicali. Chiuso, proseguiamo ed incontriamo un maestoso Ficus.

Ficus del Giardino Botanico di Coimbra

Ficus del Giardino Botanico di Coimbra

Usciti da questa tranquillità d’altri tempi, entriamo nella nazionale. Prendiamo per Luso e poi per la Foresta del Bucaco ossia Mata do Bucaco. Questa foresta ha un estensione di 100 ettari. I benedettini la conservarono gelosamente e cosi per decenni venne curata fino ad arrivare a Urbano VIII. Vivono ancora una varietà indefinita d’alberi, d’ogni provenienza. Si narra che i benedettini trascorressero le loro giornate tra le sue fronde ed i suoi sentieri, lasciandogli anche un velo di mistero. La strada è tutta lastricata di mattoncini rosa antico. Probabilmente una volta si pagava per visitarla. Infatti all’entrata è una vecchia casupola, con due sbarre, ormai arrugginite e quasi completamente ricoperte da rampicanti. Dopo una breve sosta per osservare degli splendidi cigni e delle fontanelle che si intersecano una nell’altra formando un ruscello unico, riprendiamo a salire verso la cima. Qui troviamo un giardino alla francese. Coltivato a rose nel cerchio centrale e ad aromi sulla cornice. Vediamo un Hotel a cinque stelle (esagerati!) costellato da riccioli e nodi, da ricami e fiori, rigorosamente in stile manuelino. I turisti che arrivano in questo luogo, non possono fare a meno di fotografarlo, a fianco una abbazia di benedettini ancora abitata e non visitabile. Una bibita ghiacciata ci rinfresca. Nonostante la foresta e la collina, l’afa è con noi.

Giovedì 2/7. Facciamo breccia verso sud. Ci fermiamo a Peniche e troviamo a ridosso delle dune un Hotel di recente costruzione color sabbia. Abbiamo deciso che questa sarà l’ultima tappa Portoghese (peccato!). Si chiama Soleil ed è un 4 stelle: 78 Euro con prima colazione a buffet. La spiaggia come sempre da queste parti è sterminata. Passeggiamo in riva all’oceano. Le onde si infrangono sulle nostre gambe. Davanti a noi la salsedine forma anche qui la nebbiolina tanto che senti persino le labbra salate. Ciò è immensamente appagante.

Vogliamo assistere allo spettacolo del tramonto in un posto particolare. E’ un promontorio comunicante con Peniche da un lembo di terra e sabbia lungo circa 30 metri: a destra acqua a sinistra idem, delle casette basse bianche ed azzurre decorate con le ricchezze del mare migliorano maggiormente il panorama. Scoviamo anche un hotel. Si chiama Surfcastle, ha 10 stanze. Di solito alloggiano i surfisti perché questo è il luogo ideale per loro. L’accesso all’isola è consentito anche alle auto, ma i viottoli sono stretti e l’isolotto è molto piccino. L’ultima curva, ed ecco il sole che gradatamente cala all’orizzonte, la luce è ideale per scattare foto a volontà. Dopo poco seduti su di una roccia lo vediamo sparire nell’oceano lasciandoci nella nuvola del suo rossore ancora per una manciata di minuti.

Venerdi 3/7. Oggi Batalha. La sua cattedrale, costruita in una piazza che sembra una pista di atterraggio, è un capolavoro di arte gotica e maunelina. Visitiamo l’interno e le tombe (5 Euro). Troviamo i sarcofagi di tutti i regnanti, vediamo anche la tomba del milite ignoto. Cerco la cappella imperfetta, l’entrata è posta al di fuori del SE sul lato destro, non è a pagamento. Meraviglia. Si tratta di una cappella ottagonale, ma senza però la cupola, molto emozionante. In questo sito hanno trovato riposo Duarte e la sua sposa. Osservandola è proprio un peccato lasciare che le intemperie possano alterarne l’aspetto. E’ un tripudio di stili. Si vedono i merletti che in miniatura per ogni arcata (8) riproducono la cappella. La colorazione del marmo è venata rosa e grigio.

Cattedrale di Batalha

Cattedrale di Batalha

La caratterista di questa zona sono i ricami che le donne fanno nell’attesa dei loro uomini partiti per il mare. Fatima ha un piazzale che può ospitare 300.000 persone: qui regna la tranquillità e la modestia. La chiesa è grande ma non esagerata, in un angolo c’è una cappella dove recitano di continuo la messa ed è il luogo dove avvenne il miracolo. Tomar città dei templari, anzi sede. Il convento del Cristo (5 Euro) anche questo è patrimonio dell’UNESCO. C’è il chiostro terminato nel 1537 grazie anche all’italiano Terzi. Qui non c’è scala o colonna dove non venga riprodotta la croce templare. Al piano superiore ammiriamo la famosa finestra in puro stile manuelino. Scendiamo ed andiamo a visitare il refettorio poi le celle dove i frati/templari osservavano le ore di veglia/sonno.

Finestra del convento del Cristo a Tomar

Finestra del convento del Cristo a Tomar

Sabato 4/7. Finalmente oggi si parte e si va a Lisbona. Tempo magnifico. Dal mare di Peniche arriviamo ad una assolata e accaldata Lisbona. Siamo in Placa de Comercio dove trovo la Information. Sulla vetrina leggo la presenza della lingua italiana. Entro. Della mia lingua neppure una parola. Mappa alla mano procediamo verso la SE’. Ci inerpichiamo per viottoli con san pietrini irregolari evitiamo di scivolare sulle rotaie del famoso 28. Parcheggiamo e decidiamo di prendere il bus turistico. Ottima scelta, visto che il tempo per noi non è molto. Per 15 Euro scegliamo il percorso che più ci aggrada, il Tagus. Per due ore visiteremo la città comodamente seduti al piano superiore di un bus scoperto, con tanto di auricolare in lingua italiana. Via Anqueiros, a fianco c’è un ascensore molto particolare: è tutto di ferro, costruito con il criterio della Torre Eiffel. Si alza fino a 45 metri come una torre stretta fra i palazzi. Le cabine sono di legno, salgono e scendono senza tregua. Siamo nella Baixa. Ci troviamo in un viale alberato poi incrociamo il Teatro Nazionale il Parco di Edoardo VII, il giardino di Estrela ed arriviamo così, tra una fermata e l’altra, a costeggiare il mare finendo a Belem dove troviamo il monumento alla Conquista (1960). Poco più avanti la fortezza di Belem fatta costruire da Manuel I per la scoperta delle Indie da parte di Vasco De Gama. Patrimonio dell’Unesco, lo visitiamo (8 Euro). Dai sui balconcini si può ammirare la statua del Cristo Re posta sull’altra sponda del Tajo, un monumento alto 110 e del peso di 40.000 tonnellate. E’ stato ideato da Salasar che non riuscì a completarlo per mancanza di fondi. L’altra opera visibile è il ponte Vasco de Gama.

Torniamo in città e prendiamo la moto per ripercorrere alcune tappe della gita. Belem, con le sue gustose Pasteis, è una metta da rispettare e da non mancare, con il suo misterioso segreto per la ricetta, ancora custodita dai proprietari. I dolcetti sono interamente fatti a mano uno ad uno. Dopo questo appuntamento vogliamo vedere la Lisbona moderna. Grattacieli, strade larghe, tutte lastricate di marmo, alberi sacrificati in aiuole di cemento, auto ovunque. La teleferica che scorre su di un cavo dondola mentre passa sul Tejo ed in fondo si intravede anche il bar sulla torre, ma è chiuso perchè stanno costruendo un hotel a fianco. Tutto questo è nel Parque das Nacoes ristrutturato per l’expo 98.

Decidiamo di cenare lungo il Tejo dove ci sono i meravigliosi Jardim Gardia De Orta, giardini ben tenuti con affaccio sull’oceano. Tanti piccoli ristorantini con tavolini fuori aspettano i clienti. Ne scegliamo uno. Prendo Acordade Marisco (fantasia di mare) che è servita in una pentola fumante dove sguazzano aglio, olio e pesci d’ogni tipo. Buono. Roby prende Camarao Atlantico ovvero gamberi giganti posati su di una terrina di coccio contornata da salsa di pomodoro e paprika. Per dolce Toucino do ceu, una delle tante specialità portoghesi. Divino. Prima di rientrare vogliamo percorrere il ponte Vasco de Gama. 12 km tutti sospesi sul mare: all’andata non si paga nulla ma al ritorno il casellante chiede 2,35 Euro.

Domenica 5/7. Verso casa. Partiamo un po’ con l’amaro in bocca perché dobbiamo ritornare. Prendiamo per la N4 per Badajoz e poi la EX100, sono 95 km di torrida pradera prima di entrare in Spagna. Sconfinate distese di nulla. Solo terra bruciata dal sole, in lontananza qualche mandria di cavalli fanno polvere (penso cavalli, ma potevano anche essere tori) e una lingua di asfalto interrotta da qualche ponte colorato, ma per il resto una desolazione infinita. Fortunatamente il pieno l’avevamo appena fatto, altrimenti sarebbe stato un problema.

Ci fermiamo a Caceres all’hotel NH. Il paesino è carino, ma penso che dopo una strada del genere qualsiasi luogo sarebbe stato incantevole. All’NH non hanno il parcheggio, ma cercando anche negli altri hotel il parcheggio è fuori e bisogna pagare 9 Euro. Decidiamo di rituffarci sulla Statale dove troviamo un Hotel. Bisogna adattarsi, pulito, con poche pretese, ma con il posteggio fuori dalla porta. Con 46 Euro dormiamo e facciamo anche colazione al bar. Quando il mattino entriamo al bar rimaniamo senza parole. Uno sporco impressionane. A bordo bancone c’è tanta di quella immondizia da riempirci un cassonetto. Poi mi hanno detto che più c’è sporco più il bar è frequentato e significa che è il migliore. Riprendiamo la via del ritorno. Ora per Toledo. Un giro in città e poi Saragoza ultima sosta spagnola. Strade interminabili, senza fine. Medinaceli è un paesino sulla statale. Ci fermiamo per passare la notte.

Lunedì 8/7. Prima di ripartire lo visitiamo. Saliamo fino al castello, e scopriamo che è un sito medioevale. Dalla collina si domina tutta la valle. Un’aquila reale ci fa compagnia volteggiando minacciosa sopra le nostre teste.

Martedì 9/7. Prendiamo per Huesca. Il panorama è migliorato, ora sembra di essere nella Monumet Vallay: terra rossa, vento a raffiche e formazioni rocciose frastagliate caratterizzano il paesaggio. Siamo a 500 mt slm. Vediamo anche il museo del vento, manco a dirlo, a Pale suo Zuera. Giriamo per la A1604 che ci porta al tunnel Aragnouet-Bielsa. Che strada splendida (Laguarta-Boltana): tutta curve, il sole riflette sulle montagne rendendo il passaggio spettacolare. Bisogna sempre ricordarsi di fare il pieno perché fra queste montagne non c’è nulla. Questo percorso è lungo circa 50 km. Da fare assolutamente se siete in zona. Ci fermiamo a dormire in Francia ai piedi dei Pirenei precisamente a Lannemezan. Zona piovosa, e infatti come sempre il tempo è uggioso: una pioggerellina ci rovina la bella giornata trascorsa. L’hotel è gestito da una coppia. La hall è arredata con tante sedie e tavolini da giardino di colore bianco. Per ogni sedia la proprietaria ha confezionato una bambola a grandezza naturale. In pratica a colpo d’occhio sembrano tante persone sedute hai tavoli che chiacchierano. Veramente unico come genere. Il resto è un arredamento pomposo con drappi e tendaggi, riloga, tovaglie ricamate in tinta e sedie ricoperte. Insomma un lusso sfrenato (53 Euro con prima colazione Hotel de Pyrenne).

Hotel de Pyrennes - Lannemezan

Hotel de Pyrennes – Lannemezan

Mercoledì 10/7. Asciughiamo un po’ la moto consultiamo la cartina per calcolare la strada ancora da percorrere. Ora prendiamo verso Mende (siamo nella Linguadoca-Rossiglione). Alla I trovo un ragazzo italiano di Milano della mia zona (incredibile). Alloggiamo al Urbain V che si trova in centro, dietro la cattedrale (che vediamo dal balcone): con la prima colazione paghiamo 84 Euro. Non sono i prezzi del Portogallo ma il servizio è uguale.

Giovedì 11/7 (ore 10). Partiamo da Mente. Decidiamo di provare una tappa unica. Dopo varie fermate, caffè (terribili), pranzo e strada a non finire arriviamo a casa. Sono le 4 di notte del giorno 12/7 e dopo aver macinato solo oggi 970 km, eccoci arrivati a casa. In totale abbiamo percorso 7.120 km in 3 settimane.

Condividi.

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.