Lapponia, una terra dura dal cuore caldo

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Autore: letiziax | Commenta sul forum

La Lapponia esercita da sempre un grande fascino su chi vive in climi temperati. Se ne ha una visione romantica, di estese foreste e deserti di ghiaccio. E’ il paese di Babbo Natale e delle renne, il luogo magico dove d’inverno non si vede il sole e che in estate regala lunghe giornate di luce. Indubbiamente è tutto vero… ma la Lapponia è anche una terra dura, difficile da scegliere come casa. E’ un posto dove non c’è immigrazione, perchè il lavoro comunque scarseggia. Ci vuole fantasia per attirare molti turisti qui… ma i Lapponi evidentemente ne sono dotati e sono capaci di offrire ai visitatori esperienze davvero uniche.

Siamo partiti una decina di giorni fa, sfruttando un convenientissimo volo Rynair sino a Tampere e di lì viaggiando verso il grande Nord in un comodo vagone letto. La prima tappa è stata Ylitornio, un gruppetto di case sulle rive del fiume Tornio, che divide la Finlandia dalla Svezia. E’ a circa un’ora e mezzo di treno da Rovaniemi e altrettanto dista da Kemi. Qui ci aspettano i proprietari del lodge dove trascorreremo le prime due notti. Sono pronti a farci vivere alcune delle esperienze più belle del nostro viaggio: una corsa con la muta di husky, una gita in slitta con le renne e una passeggiata nella foresta guidando le motoslitte.

Letizia non vede l’ora di incontrare gli husky. Nemmeno si accorge dei -14 °C che ci accolgono. Siamo equipaggiati, ma in caso di emergenza gli organizzatori sono in grado di fornire ogni tipo di abbigliamento. Infatti decido di indossare una bella tuta da sci di tre taglie più grande, sotto la quale potere indossare tutto ciò che mi serve per sentirmi al caldo. Per fortuna dopo poche ore guadagniamo qualche grado e per tutta la giornata il termometro rimarrà sui -8° con tempo soleggiato.

Arrivano gli husky. Non avrei mai immaginato che fossero così simpatici qui, nel loro ambiente naturale. Sono vivaci e giocherelloni, pronti a farci correre sul letto del fiume ghiacciato. La nostra guida li prepara e prende con sè Letizia, adagiandola in una slitta ricoperta di pelli di renna. Io e Giulio siamo nell’altra slitta e decido di guidare per prima… eh eh! Seguiamo un rapido corso e partiamo… I cani sono velocissimi. Le zampette sollevano minuscole scaglie di ghiaccio che ci colpiscono in viso, ma per il resto l’esperienza è esaltante. Arriviamo in mezzo alla foresta e la nostra guida accende un piccolo fuoco per scaldare l’acqua e offrirci una bibita calda.

Il pomeriggio è dedicato alla visita di una fattoria dove si allevano le renne. I Sami, più comunemente conosciuti come lapponi, sono ormai tutti stanziali (dal 1950 hanno rinunciato al nomadismo), ma conservano molte delle loro tradizioni, come il rapporto speciale con le renne. Questi animali forniscono loro cibo, pelli per proteggersi dal freddo e sono ancora un importante mezzo di sostentamento. In fattoria ci accoglie un lappone nel tradizionale costume colorato. Ci insegna come prendere al lazo una renna (bhe…finta) e poi ci spiega come bardare l’animale per fargli trainare la slitta. Questa volta abbiamo a che fare con le bestie vere… per fortuna sono ben addestrate e molto mansuete. Ancora qualche spiegazione sui comandi essenziali e poi si parte. Sembra di vivere una scena di altri tempi: una carovana di slitte trainate da questi incredibili animali e tutto intorno solo il candore della neve e la magnificenza delle betulle. Anche qui ci fermiamo per una pausa ristoratrice: salsiccie cotte sul fuoco, bevande calde e un bel po’ di licheni per le nostre renne.

Il giorno dopo è la volta della gita in motoslitta. Naturalmente dobbiamo seguire un ennesimo corso di sopravvivenza e poi siamo pronti a partire. Ci sarebbe la tentazione di lanciarsi sulla neve resca a tutta velocità e provare l’ebbrezza della vera libertà… tuttavia dobbiamo diligentemente seguire la nostra guida. La destinazione è un ruscello ghiacciato, dove proveremo a pescare alla maniera lappone, ossia facendo un buco nel ghiaccio. Non è un’operazione facile: occorre una specie di trivella lunga quasi un metro e mezzo! Una volta fatto il buco, si leva il ghiaccio in eccesso e si prova a calare la canna… di solito con poca fortuna.Infatti non prendiamo nulla… E’ il momento dei saluti.

Raggiungiamo Kemi in circa due ore di autobus. La cittadina non ha assolutamente nulla di speciale, ma anche qui si possono vivere due esperienze straordinarie: la minicrociera in rompighiaccio e la visita al castello di ghiaccio più grande del mondo. Kemi si affaccia sul golfo di Botnia. Il Mar Baltico, in questo settore, perde quasi completamente la salinità, a causa dell’enorme quantità di acqua dolce dovuta al disgelo e ai fiumi che vi si gettano. Le conseguenze sono: pesci di acqua dolce e un ‘estrema facilità a ghiacciare. Proprio qui la rompighiaccio Sampo offre ai turisti l’occasione per vivere una straordinaria avventura di circa quattro ore. Si salpa per assistere alla lotta di questo colosso di acciaio contro la forza della natura. Il mare tutto intorno è un deserto bianco. Si può anche scendere e passeggiare, oppure si può vivere l’esaltante esperienza di un bagno in mezzo ai ghiacci (naturalmente equipaggiati con una muta galleggiante del tutto isolante). Entrare in acqua e stare abbracciata ad un piccolo iceberg è stato incredibile!

Kemi è anche il posto in cui ogni anno è costruito il grande castello di ghiaccio che ospita al suo interno persino un hotel e un ristorante.
La costruzione è imponente… vi sono anche la chiesa, una sala giochi per i bimbi, una pista di discesa su ghiaccio con ciambelloni, sculture, saloni. Eravamo indecisi se dormire o no nell’hotel di ghiaccio e sinceramente sono contenta di non averlo fatto: la temperatura interna è mantenuta a -5°C e il ghiaccio dei letti è moderato da tantissime pelli di renne che emanano un odore un po’ forte. Abbiamo, invece, pranzato al ristorante.

Dopo Kemi c’è stata la tappa forse più attesa da mia figlia: Rovaniemi, per l’incontro con Babbo Natale. Ho letto che l’anno scorso Santa Claus ha incontrato più di 300.000 persone da 190 paesi del mondo.
L’incontro è sicuramente magico. Si percorre un corridoio incantato sino ad arrivare alla grande porta d’oro. Un elfo, all’entrata, prepara il grande avvenimento, che verrà filmato e fotografato. Babbo Natale parla un po’ tutte le lingue. Letizia era così emozionata da non ricordarsi nemmeno il suo nome! L’entrata al Santa Village è gratuita… tanto si rifanno con le foto, i filmini e i vari regali.

L’ultimo giorno è stato dedicato alla visita dello zoo di Ranua, paesino a circa 80 Km da Rovaniemi. Non è proprio uno zoo, piuttosto un parco con spazi recintati dove gli animali hanno ampio movimento. L’incontro con gli orsi polari è stato davvero simpatico… peccato che gli orsi bruni fossero in letargo! La temperatura, però, non è stata clemente con noi durante la nostra ultima tappa: -25 per tutto il giorno!

In conclusione ho trovato la Lapponia una terra affascinante e difficile. Penso che occorra amarla molto per scegliere di vivere lì. La gente che ho incontrato è stata ospitale, caldamente cordiale. Sicuramente sono persone abituate a lavorare duramente, a trascorrere il tempo senza troppi agi. Persino i loro momenti di relax sono molto particolari: la piacevole sauna termina con un tuffo nella piscina di acqua gelata!
Abbiamo provato anche noi… ma non ci sarebbe dispiaciuto galleggiare in acqua tiepida!
Ho trovato poche concessioni al lusso, negli arredamenti e nell’architettura delle case. C’è l’essenziale, ma vi è anche la consapevolezza che nulla va sprecato, in condizioni ambientali così particolari. La Lapponia è una terra magica, quasi ipnotizzante nella sua monotona bellezza. A volte si macinano chilometri con l’impressione di essere fermi sempre nello stesso punto: betulle, neve, corsi d’acqua ghiacciati si alternano senza variazioni. Solo poche case colorate ci ricordano che c’è presenza umana. Un viaggio lassù è un’esperienza da vivere… sceglierla come casa è un atto d’amore che pochi fanno.

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