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	<title>Viaggiare in Asia</title>
	<description>Racconti, proposte, informazioni di viaggio dei Paesi del continente asiatico</description>
	<link>http://www.viaggioideale.it/forum/index.php</link>
	<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:01:16 +0000</pubDate>
	<ttl>60</ttl>
	<item>
		<title>Viaggi Marocco Marocco Marrakech Desede Escursioni In 4X4 Nel Deserto</title>
		<link>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/122-viaggi-marocco-marocco-marrakech-desede-escursioni-in-4x4-nel-deserto/</link>
		<description><![CDATA[<strong class='bbc'>Benvenuti nel nostro sito attraverso il quale vogliamo presentare la nostra diversi viaggi e la scoperta avventure del sud del Marocco. L'esperienza dei nostri autisti e le nostre guide saranno molto utili.<br />
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:01:16 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/122-viaggi-marocco-marocco-marrakech-desede-escursioni-in-4x4-nel-deserto/</guid>
	</item>
	<item>
		<title>Vacanze In Mongolia</title>
		<link>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/47-vacanze-in-mongolia/</link>
		<description><![CDATA[La voglia di trascorrere una vacanza in un luogo lontano  dalle solite mete turistiche, ci fa optare per un viaggio in Mongolia.  Espletate le pratiche burocratiche (consistenti nella richiesta del visto al  consolato onorario mongolo con sede a Torino, e successiva spedizione del  passaporto tramite corriere convenzionato che nell'arco di pochi giorni ci  riconsegnerà a domicilio il tutto), siamo pronti per la partenza. La Mongolia è una  destinazione ancora relativamente poco battuta, e sono poche le compagnie aeree  che vi arrivano. Per chi viaggia dall'Italia la scelta Aeroflot è pressoché  obbligata. Per risparmiare qualche centinaio di euro a testa partiamo da Milano  anziché dalla molto più comoda Venezia: dobbiamo fare scalo a Mosca, dove non  possiamo uscire dalla zona internazionale dell'aeroporto a meno di non essere  in possesso di visto russo. Poco male, perché all'andata dobbiamo aspettare  solo due ore prima di imbarcarci per Ulan Bator. Il volo dalla capitale russa a  quella mongola si rivela scomodissimo: i sedili sono stretti e a fianco di uno  di noi è seduto un belga di notevole stazza che per tutto il viaggio non fa  altro che bere vino, vodka e… sudare. Arriviamo comunque vivi e vegeti in  Mongolia alle 7 di mattina e, dopo aver  cambiato un po' di soldi, ci facciamo portare in centro da un tassista  improvvisato. Non abbiamo prenotato un posto per dormire e perdiamo la mattina  a cercarne uno. Notiamo subito come gli alberghi qui siano pochi e molto cari  rispetto agli standard asiatici: decidiamo quindi di orientarci verso una ben  più accessibile guesthouse. Ne dobbiamo girare diverse prima di trovarne una  che avesse una stanza doppia libera. Alla fine troviamo posto alla Khongor  Guesthouse: inizialmente vorremmo pernottare lì per una sola notte e poi cercare  qualcos'altro. Ma poi il prezzo economico (circa 9 euro al giorno per la  stanza), la possibilità di poter prenotare tour direttamente, e la posizione  centrale ci fanno decidere di rimanere lì per tutto il periodo di ferie, o  perlomeno per i giorni che resteremo ad Ulan Bator, visto che una parte  considerevole della nostra permanenza in Mongolia la trascorreremo in giro per  le sterminate lande desolate del Paese. <a class='resized_img' rel='lightbox[87]' id='ipb-attach-url-172-0-21840000-1328863281' href="http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?app=core&module=attach&section=attach&attach_rel_module=post&attach_id=172" title="DSCN3421.JPG - Dimensioni: 729,18K, Scaricamento 53"><img src="http://www.viaggioideale.it/forum/uploads/post-67-1253814437_thumb.jpg" id='ipb-attach-img-172-0-21840000-1328863281' style='width:250;height:188' class='attach' width="250" height="188" alt="Allega immagine: DSCN3421.JPG" /></a> Al di fuori della capitale è pressoché  impossibile viaggiare da soli: la rete ferroviaria è limitata al solo asse  nord-sud (si tratta della linea che unisce la Russia alla Cina) e i minibus adibiti a trasporto  pubblico sono utilizzati quasi esclusivamente dai mongoli per trasportare le  merci ingombranti che acquistano nella capitale fino agli angoli più sperduti  dello stato. Non resta quindi che affidarsi ai tour organizzati, che permettono  di noleggiare una jeep (o, più spesso, un minivan) con autista e sono  comprensivi di pernottamenti e pasti (e non è cosa da poco, per noi  vegetariani, avere qualcuno che ci metta a disposizione piatti adeguati in un  Paese in cui la dieta è quasi esclusivamente carnivora). La nostra prima  destinazione è il monastero di Amarbayasgalant. Il termine "cattedrale nel  deserto" è quanto mai adeguato per definire questo monastero. Si tratta di una  bellissima costruzione attorniata da mura, situata in mezzo al nulla. Per  spostarsi da un posto all'altro della Mongolia ci vogliono ore e ore, talvolta  giornate, di viaggio in dissestate strade di terra battuta (quelle asfaltate  sono rare e per lo più situate nei pressi della capitale), ma quando si arriva  a destinazione si dimenticano i disagi fin lì sopportati. Amarbayasgalant è uno  dei principali templi buddisti della Mongolia ed ha un fascino enorme: a  livello architettonico ricorda molto lo stile cinese piuttosto che quello  tibetano, e così sarà per gran parte degli edifici religiosi che avremo modo di  vedere in Mongolia. La notte dormiamo in una ger (la tipica tenda circolare dei  nomadi mongoli). E' un'esperienza indimenticabile: fuori c'è un bellissimo  cielo stellato e dormire in mezzo alla natura lontani dal tran tran del mondo  occidentale fa bene allo spirito. <a class='resized_img' rel='lightbox[87]' id='ipb-attach-url-173-0-23302000-1328863281' href="http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?app=core&module=attach&section=attach&attach_rel_module=post&attach_id=173" title="DSCN3510.JPG - Dimensioni: 761,97K, Scaricamento 54"><img src="http://www.viaggioideale.it/forum/uploads/post-67-1253814472_thumb.jpg" id='ipb-attach-img-173-0-23302000-1328863281' style='width:250;height:188' class='attach' width="250" height="188" alt="Allega immagine: DSCN3510.JPG" /></a><br />
<br />
<br />
    Il giorno seguente lo trascorriamo assieme ad una famiglia  di nomadi: li osserviamo nelle loro attività quotidiane, legate in particolar  modo all'allevamento, e giochiamo con i bambini a giochi in cui si inventano  loro tutte le regole (ad esempio, una dama in cui solo loro possono mangiare le  nostre pedine…). Come spesso accade in Asia, veniamo scambiati per americani.  Chissà poi perché ogni occidentale viene considerato uno yankee… per quanto ci  riguarda, tutto vorremmo sembrare a parte che sudditi dell'impero a stelle e  strisce.<br />
<br />
    Dormiamo ancora in una ger, ma questa volta non si tratta  più di una tenda solo per noi come quella della prima notte. Da ora in avanti  dovremo abituarci a dormire assieme alle famiglie nomadi, in tende che non  brillano certo per pulizia: anche questa, tuttavia, è un'esperienza da fare!<br />
<br />
    Ritorniamo ad Ulan Bator e ci ritempriamo prima di intraprendere  un altro lungo viaggio, questa volta con destinazione Karakorum: non si tratta  dell'omonima catena montuosa, ma della vecchia capitale dell'impero mongolo. In  realtà, dei fasti dell'epoca non resta nulla. La città fu rasa al suolo dai  cinesi e dalle rovine sono stati costruiti degli edifici religiosi circondati  da mura su cui si ergono 108 stupa (monumenti votivi utilizzati per conservare  reliquie) bianchi: il monastero di Erdene Zuu. <a class='resized_img' rel='lightbox[87]' id='ipb-attach-url-174-0-23319300-1328863281' href="http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?app=core&module=attach&section=attach&attach_rel_module=post&attach_id=174" title="DSCN3647.JPG - Dimensioni: 692,19K, Scaricamento 60"><img src="http://www.viaggioideale.it/forum/uploads/post-67-1253814493_thumb.jpg" id='ipb-attach-img-174-0-23319300-1328863281' style='width:188;height:250' class='attach' width="188" height="250" alt="Allega immagine: DSCN3647.JPG" /></a> Il colpo d'occhio dell'insieme è  sensazionale e ripaga di tutte le ore passate nel minivan a sobbalzare per ogni  buca. Trascorriamo qualche ora a visitare i diversi templi, immergendoci nella  pace del luogo. La sera assistiamo ad uno spettacolo caratterizzato  dall'esibizione canora di un anziano che ci fa conoscere il khoomei, il canto  gutturale tipico delle popolazioni mongole (va detto che di per sé la lingua  mongola presenta già diversi suoni gutturali): assistiamo anche alle prodezze  di una giovanissima contorsionista, e poi andiamo a goderci il meritato riposo  in una ger situata all'interno di un villaggio turistico (se così si può  chiamare). Il giorno seguente facciamo una breve escursione  alla Boovon Khad, una roccia fallica meta di  pellegrinaggio da parte delle donne che vogliono avere figli. Fatte le foto e  le battute di rito, riprendiamo il cammino verso Ulan Bator. Per strada ci  imbattiamo in una manifestazione ludica tipica della Mongolia: si tratta di una  selezione locale per il Naadam, la più grande manifestazione sportiva che si  svolge nel Paese, nella quale gli atleti gareggiano in tre discipline sportive  (lotta, equitazione e tiro con l'arco).<br />
<br />
    Dopo qualche giorno di relax nella capitale, è la volta  della terza ed ultima escursione: quella nel deserto del Gobi, che ci terrà  impegnati per cinque giorni. Pur preferendo viaggiare da soli (cioè senza altri  turisti), il caso vuole che due ragazze giapponesi abbiano organizzato con la  stessa agenzia il nostro stesso tour per i medesimi giorni. Quindi, anche se  con automezzi diversi, facciamo il viaggio assieme. Man mano che ci addentriamo  nel deserto, la prima cosa che viene da pensare è che non è poi così diverso  dal resto della Mongolia. Si tratta di una steppa con una vegetazione composta  quasi esclusivamente da erba e piccoli arbusti, con l'alternanza di zone più  brulle e di altre un po' più rigogliose. Soltanto, con l'incidere dei  chilometri scompaiono via via le aquile che invece nel resto del Paese volano  numerosissime in cielo e che spesso capita di incrociare appollaiate per terra  o sopra qualche palo ad appena pochi passi di distanza. Il primo giorno di  viaggio ci fermiamo a Baga Gazariin Chuluu, una montagna di granito in cui la  roccia è modellata a formare un paesaggio che pare extraterrestre. Qui un tempo  sorgevano dei templi, e qualche rovina, anche se ormai quasi inglobata dalle  rocce, si può ancora intravedere. Dopo aver trascorso la notte in una ger, la  mattina siamo pronti per ripartire: prossima tappa è il deserto come viene  pensato nell'immaginario collettivo, che occupa soltanto una piccola parte della  superficie del Gobi; noi abbiamo l'opportunità di vedere le dune di sabbia di  Moltsog. Sembra di stare in una grande spiaggia in un ambiente, però, montuoso  anziché marino. Ci divertiamo per un po' a scorrazzare tra le dune e ripartiamo  quindi alla ricerca di una ger in cui dormire. Molto spesso le guide dei tour  vanno alla ricerca sul momento di un posto dove passare la notte: i nomadi sono  ospitali e, particolare non trascurabile, non disdegnano qualche togrog (la  moneta mongola). Il tour nel Gobi riparte l'indomani con le visite a Bayanzag e  a Temeen Shavar: si tratta di paesaggi dominati dal colore rosso della terra e  da vegetazione molto rada. In età remote qui doveva esserci una presenza  piuttosto nutrita di dinosauri, tant'è che nei dintorni si continuano a trovare  resti di questi animali preistorici. <a class='resized_img' rel='lightbox[87]' id='ipb-attach-url-176-0-23335600-1328863281' href="http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?app=core&module=attach&section=attach&attach_rel_module=post&attach_id=176" title="DSCN3725.JPG - Dimensioni: 161,49K, Scaricamento 58"><img src="http://www.viaggioideale.it/forum/uploads/post-67-1253814879_thumb.jpg" id='ipb-attach-img-176-0-23335600-1328863281' style='width:250;height:188' class='attach' width="250" height="188" alt="Allega immagine: DSCN3725.JPG" /></a><br />
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    Ci trasferiamo poi a Yoliin, una zona di montagna con  sentieri molto piacevoli da percorrere, che si snodano tra rocce ruscelli e dai  quali scorgiamo vari animali tra cui diverse marmotte. La sera, prima di andare  a coricarci (ovviamente, ancora in una ger), veniamo convinti a fare un giro in  cammello, nonostante una certa contrarietà all'utilizzo degli animali a fini  ludici. Fatto sta che a fine cavalcata, Gabriele viene disarcionato e cade  rovinosamente a terra, facendosi male ma, fortunatamente, non troppo. Siamo in  mezzo al deserto, a centinai di chilometri dal più vicino ospedale e i  cellulari non prendono: non ci si può permettere di lamentare dolori. L'autista  della jeep ci porge due bicchieri di vodka "Chinggis" a mo' di medicina e tutto  finisce lì.<br />
<br />
    Comincia la mattina successiva la lunga marcia verso Ulan  Bator: dopo ore e ore di viaggio ci fermiamo a pernottare nell'ennesima ger nei  pressi della cittadina di Erdene Dalai. Quest'ultima è un agglomerato di case  per lo più in legno e lamiera con qualche edificio in mattoni di impronta  sovietica. Come in tutti gli altri centri abitati (sono tutti simili, se si  eccettua Ulan Bator, che fa storia a sé), i bagni sono posti poco distanti  dalle ultime case e consistono di una casetta in legno (o, talvolta, costruita  con l'abitacolo di un camion) che poggia su delle assi posizionate in maniera  tale da lasciare una fessura piuttosto ampia; la fessura a sua volta si apre  sopra una buca profonda che rappresenta la rete fognaria.<br />
<br />
    Ormai siamo stanchi di trascorrere gran parte della giornata  a guardare fuori dal finestrino paesaggi che dopo un po' risultano essere  sempre uguali. Passiamo ore a contare i copertoni dei camion che vengono  abbandonati in gran numero ai bordi della strada e quando arriviamo a Ulan  Bator (nel tardo pomeriggio) non possiamo esimerci dal recarci a rilassarci al  chioschetto della Tiger (ottima birra mongola). <br />
<br />
    Per quanto riguarda Ulan Bator, l'abbiamo visitata  approfittando dei giorni di intervallo tra un tour e l'altro: la città ci è  subito piaciuta tantissimo. Piuttosto inquinata (come molte città asiatiche),  appare ai visitatori come un misto di vecchia capitale di stampo sovietico e  città in continuo mutamento in cui trovano posto, gli uni accanto agli altri,  modernissimi centri commerciali e piccole bancarelle in cui si vendono  sigarette e frutta e che fungono anche da telefoni pubblici (sopra un banchetto  è posizionato un telefono collegato chissà dove di cui i mongoli usufruiscono spesso!).  Prendiamo subito confidenza con i luoghi più conosciuti: il centro è costituito  da Piazza Sukhbathaar, la classica piazza di vaste dimensioni di stampo  sovietico dominata dal palazzo del Parlamento presso il quale è situata una  statua di Gengis Khan (una statua di modeste dimensioni, in attesa di quella  molto più grande che le autorità hanno in cantiere di costruire). Non distante  vi è un grande centro commerciale in cui si trova un po' di tutto e che fungerà  come punto di riferimento sia per cambiare soldi che per l'acquisto di diverse  cose. Tra i luoghi che visitiamo il più incantevole è di sicuro il Monastero di  Gandan, nel quale assistiamo ad una cerimonia cui partecipavano decine e decine  di monaci oltre a numerosi fedeli.  Per  il resto, visitiamo un paio di musei (Museo di storia naturale e Museo  Nazionale di storia mongola) mentre rinunciamo ad altri luoghi che magari  avrebbero anche meritato una visita, preferendo bighellonare un po' per la  città, che dal nostro punto di vista merita veramente di essere conosciuta non  soltanto da un punto di vista turistico. La penultima sera andiamo alla collina  di Zaisan, dove si trova un Memoriale dedicato all'antica amiciza  mongolo-sovietica. Si tratta di un insieme monumentale imponente, di stampo  tipicamente socialista, sopravvissuto al cambio di regime avvenuto in seguito  alla disgregazione dell'U.R.S.S. La collina è frequentata abitualmente dai  giovani del posto, che vi si recano per trascorrere dei momenti romantici. Il  panorama di Ulan Bator che si vede da qui è sensazionale, e ci lascia tanta  malinconia, visto che siamo ormai agli sgoccioli del nostro viaggio. Scesi  dalla collina, visitiamo anche un parco che si trova nei dintorni,  caratterizzato dalla presenza di una grande statua dorata di Buddha: anche qui  è pieno di gente che ne approfitta per una passeggiata o per pregare. Arriviamo  così alla fine della vacanza: l'ultimo giorno ad Ulan Bator lo dedichiamo allo  shopping (tra le altre cose, troviamo anche la maglia della nazionale di calcio  mongola, una chicca…) e a sedute di massaggi (qua veramente economici). La  mattina dopo ci imbarchiamo nuovamente su un volo Aeroflot diretto a Mosca e,  dopo sette interminabili ore trascorse all'aeroporto Sheremetyevo in attesa  della coincidenza, a malincuore saliamo sull'aereo che ci riporterà in Italia.]]></description>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 17:55:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/47-vacanze-in-mongolia/</guid>
	</item>
	<item>
		<title>Ricordi Giapponesi</title>
		<link>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/35-ricordi-giapponesi/</link>
		<description><![CDATA[<strong class='bbc'>RICORDI GIAPPONESI</strong><br />
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Video:<br />
<a href='http://www.youtube.com/watch?v=2ap3KECKpb4&feature=channel_page' class='bbc_url' title='Collegamento esterno' rel='nofollow external'>http://www.youtube.com/watch?v=2ap3KECKpb4...re=channel_page</a><br />
<br />
<strong class='bbc'>CAP 1. SHOCK</strong><br />
18dicembre 2007 - Osaka<br />
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Milano -Tokyo, circa 13 ore di volo, anni luce di distanza culturale.<br />
Visitando il Giappone si comprende il perchè i nipponici fotografino ossessivamente ogni angolo delle nostre belle città: lì tutto è diverso, gli edifici, le strade, i prodotti al supermercato, le professioni, i divertimenti, il modo di esprimersi e di comunicare. La conseguenza è una fase iniziale di shock anestetizzato dall'euforia, abbagliato dalle grandi insegne luminose intermittenti, quasi un'ambientazione da Blade Runner, disorientato per l'assenza delle vie e dei numeri civici, sicurezza spaziale insita nella mente di un occidentale, perplesso dalle indicazioni stradali di passanti gentili, talmente cordiali da aiutarti nonostante non abbiano idea di dove tu voglia realmente andare, anche a costo di dirigerti dalla parte opposta.<br />
Non preoccupatevi, lo shock dura solo pochi giorni, poi interviene la fase di adattamento, che ti permette di capire... o almeno di credere di capire.<br />
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<strong class='bbc'>CAP 2. NON SOLO SUSHI E SASHIMI</strong><br />
19dicembre 2007 - Osaka<br />
29dicembre 2007 -Tokyo/Ueno<br />
<br />
Il cibo occupa una parte importante nella vita quotidiana giapponese. Percorrendo le vie, si possono vedere piccoli ristorantini, a volte più simili a baracche, gremiti di clienti alla ricerca di uno spuntino, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Spesso il pasto si accompagna ad altre forme di divertimento, come il karaoke: anziani dall'aria affaticata, un po' brilli di sake, ringiovaniscono appena afferrano il microfono e si lanciano in performance canore improbabili!<br />
La città nipponica più famosa per l'arte culinaria è Osaka e in effetti la mia esperienza lo conferma. Il sushi e il sashimi, preparati alla ricerca di un'armonia estetica e di un equilibrio di sapori, sono economici e non c'è differenza di prezzo tra i molteplici tipi che si possono scegliere.<br />
<br />
Un' esperienza da provare è il Mongio nel quartiere di Ueno a Tokyo, una scoperta unica grazie alla nostra amica Kaori. Si tratta di ristoranti modesti, che si trovano al secondo o terzo piano di edifici piuttosto anonimi, riconoscibili solo dalle enormi insegne al neon: per chi non legge i kanji intuire che si tratti di locali pubblici è davvero impossibile! L'odore di frittura è talmente forte che all'entrata i clienti vengono invitati a chiudere soprabiti e borse in sacconi di plastica; una volta accomodati davanti a piastre da cucina,  una cameriera accende la bombola del gas e prende le ordinazioni... degli ingredienti! Infatti, armati di spatole e salsa di soia, sono gli stessi clienti che devono cucinarsi la pietanza scelta, cercando di seguire le istruzioni (ovviamente in giapponese) affisse alle pareti. I risultati sono delle specie di frittate saporite a base di carne macinata o pesce (es. piccoli gamberetti). Surreale, ma ci siamo tornati più volte!<br />
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<strong class='bbc'>CAP 3. CIOCCOLATINI&ORIGAMI<br />
</strong><br />
Spinti dall'atmosfera natalizia e forse da una pre-nostalgia di casa, abbiamo portato in viaggio dei sacchetti riempiti con cioccolatini e caramelle tipicamente italiani, piccoli omaggi per destinatari ignoti. I giapponesi si sono rivelati un popolo poco diffidente e le reazioni alla consegna dei doni sono state sorprendenti: in particolare un ragazzo a Kyoto, che ci aveva indicato il bus per raggiungere l'albergo prenotato, si è tolto il berretto per l'emozione e commosso ci ha stretto la mano più volte ringraziandoci incredulo. Altri bambini in metro, spinti ad accettare i dolci dai nonni, hanno tentato di piegare l'incarto delle caramelle per creare piccoli origami. Conoscendo un po' alcuni giapponesi ho realizzato una sorta di predisposizione genetica: consegna loro un pezzo di carta, più o meno grande o colorato, e in pochi minuti vedrai creare nelle loro mani un origami. Ne conservo ancora uno dono inaspettato di una barista di Kyoto: basta soffiarci e l'origami si gonfia come una piccola lanterna. Delizioso.<br />
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<strong class='bbc'>CAP 4. ILLUSIONI DI CARTA</strong><br />
23 dicembre 2008 - Hiroshima<br />
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06/08/1945 ore 8:15. Questo momento ha segnato la fine di un'epoca e ne ha prepotentemente aperto una nuova: l'era della bomba atomica.<br />
Hiroshima è ora una qualsiasi città giapponese, la ricostruzione ha volutamente cancellato il passato, lasciando come unico segno della distruzione la cupola del D-Dome: uno scheletro metallico piegato dalla forza dell'esplosione, ma miracolosamente non crollato.<br />
Negli anni '50 Kenzo Tange, architetto simbolo dell'architettura moderna giapponese, ha reso omaggio alle vittime progettando il Centro della Pace: i pilotis del museo rappresentano la volontà del popolo giapponese di rialzarsi da terra e di ricominciare.<br />
L' origami a forma di gru, animale della rinascita e dell'immortalità, racconta le conseguenze dell'esplosione, ben più distruttive della bomba stessa. La piccola Sadako, ammalata di leucemia per l'esposizione alle radiazioni, ne ha piegato a centinaia, illudendosi di poter guarire: morì, come molti altri bambini. Tutt'ora visitatori di Hiroshima continuano a piegare gru colorate, piccole illusioni di carta in memoria di Sadako e di tutte le vittime di una scelta inspiegabile.<br />
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<strong class='bbc'>CAP 5. ESSENZA DEL VUOTO</strong><br />
24dicembre 2007 - Kyoto/tempio Ryoan-ji<br />
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I giardini zen rappresentano un'immagine dell'universo ridotta agli elementi essenziali: pietra, sabbia, rocce. In occidente percorriamo gli spazi vuoti, in Oriente li osservano.<br />
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Il vuoto più rappresentativo è il giardino del tempio Ryoan-ji. Da qualunque punto lo si ammiri, è possibile contare solo quattordici delle quindici rocce disposte sul letto di sabbia bianca: un masso risulta sempre nascosto alla vista dagli altri, in un gioco di prospettiva entusiasmante. Progettato da uno dei più grandi architetti/paesaggisti del 1400, il giardino rappresenta il binomio tra il conoscibile razionale e l'invisibile irrazionale.<br />
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Assieme al più famoso tempio Kinkaku-ji, conosciuto come il Padiglione d'oro, Ryoan-ji è una meta assolutamente imperdibile a Kyoto.<br />
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<strong class='bbc'>CAP 6. JAP  ENTERNTEINMENT</strong><br />
28 dicembre 2007- 7 gennaio 2008 – Tokyo<br />
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www.japan-guide.com/penfriend/ E' un sito che ho scoperto molti anni fa e che permette di entrare in contatto con ragazzi e ragazze giapponesi interessati a scrivere e incontrare coetanei stranieri. Abbiamo così conosciuto Kaori, Yukari e Satoshi, tre personalità forti,  amanti dell'Italia (girare per Tokyo e poter comunicare in italiano ci ha sorpresi!) e disponibili da farci da ciceroni.<br />
Giornate indimenticabili a base di karaoke, negozi di manga (fumetti giapponesi), musica j-rock, pachinko e purikula. Per chi si chiedesse cosa siano i purikula, ha la stessa nostra reazione alla proposta di Kaori! Simili alle cabine per le fototessere, ma molto più grandi, colorate e tecnologiche, ti permettono di creare piccoli francobolli adesivi sulla base di foto scattate assieme ad amici e personalizzabili con vari temi divertenti, scritte e disegnini.  Una divertente prova per testare la propria creatività, sicuramente da provare!<br />
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<strong class='bbc'>CAP 7. L'ONSEN</strong><br />
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Fare il bagno in Giappone significa dedicare del tempo a se stessi, attraverso un rito che mira alla pulizia della propria persona, non soltanto fisica,  e al rilassamento.  Il corpo nudo va strofinato con uno straccio intriso di bagnoschiuma all'esterno della vasca, mentre si è seduti su un piccolo sgabello generalmente difronte ad uno specchio; solo dopo essersi risciacquati, ci si può immergere nell'onsen, la vasca colma d'acqua calda, prima escludendo le spalle (per evitare problemi legati alla pressione) e dopo qualche minuto fino al collo. Dopo una decina di minuti, è raccomandabile uscire,  raffreddarsi con dell'acqua tiepida/fredda ed eventualmente rimmergersi per ulteriori dieci minuti.<br />
<br />
In tutto il Giappone i bagni pubblici sono diffusissimi, ma la nostra esperienza a Kyoto si è rivelata disastrosa: le vasche, classificate con “hot” e “very hot” erano riempite con dell'acqua talmente bollente da non riuscire nemmeno a immergere il piede. Vecchiette dalla pelle completamente arrossata per il calore (per non dire cotta), guardavano perplesse i miei vani tentativi, ma ovviamente con fare talmente discreto da non mettermi a disagio. Molto più gradevoli gli onsen degli alberghi in cui ho alloggiato, con grandi vasche simili a vere piscine a getto continuo e con l'acqua dalla temperatura sopportabile anche per noi occidentali!  <br />
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<strong class='bbc'>CAP 8. SHOPPINH&TEXTURE</strong><br />
04 GENNAIO 2008 - Tokyo/Ginza, Omotesando, Roppongi Hill<br />
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L'architettura giapponese riveste un ruolo fondamentale nella scena contemporanea. Architetti quali Tadao Ando, Toyo Ito o Seijima, sono diventati delle vere icone e le loro idee e modalità progettuali sono state esportate in tutto il mondo. <br />
Un percorso contemporaneo imperdibile a Tokyo è quello legato alle vie dello shopping: Ginza, Omotesando, Roppongi Hill propongono boutique di famosissimi marchi legati alla moda (tra cui Gucci, Tod's, Dior, Prada, Louis Vitton), parallelepipedi puri riconoscibili dalle texture delle facciate, giochi di richiami ai marchi stessi e alle iconografie.]]></description>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 14:09:45 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/35-ricordi-giapponesi/</guid>
	</item>
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		<title><![CDATA[Assaggiando L'india]]></title>
		<link>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/34-assaggiando-lindia/</link>
		<description><![CDATA[Si dice che il Goa non sia la vera India. E per molti aspetti è così.<br />
A differenza del resto del paese, qui i colonizzatori sono stati i Portoghesi e l’indipendenza è arrivata solo nel 1961.<br />
Del passato coloniale rimangono l’architettura di alcune ville e soprattutto alcune chiese maestose. A differenza della “vera “ India, qui il cattolicesimo è alquanto diffuso.<br />
Siamo arrivati in un periodo ottimale per il turismo, a metà febbraio. Non pensate di venire a trascorrere le vacanze estive qui: da giugno a settembre soffiano i monsoni, in parole povere ,piogge torrenziali e assoluta impossibilità di bagnarsi in mare!<br />
Siamo partiti da Londra, semplicemente perché il viaggio è molto più conveniente. Il Goa è meta prediletta di inglesi (e russi), per cui è facile trovare occasioni vantaggiose dal regno Unito.<br />
A febbraio il clima è caldo e abbastanza secco. Non c’è molta escursione termica e anche di notte la temperatura è piacevole.<br />
Il Goa è diviso in due distretti, Nord e Sud e proprio a sud ci siamo diretti, perché qui si trovano le spiagge più belle e tranquille.<br />
Sentirete spesso ripetere , anche dai locali, che in questo stato non c’è la povertà dilagante di altre zone dell’India.<br />
Sicuramente è vero. Paragonando ciò che ho visto con la mia esperienza in Kenya ho notato che qui le case in muratura sono molto più numerose. I pali della corrente elettrica sono abbastanza capillari. L’acqua corrente non arriva in tutte le abitazioni, ma ho visto molti rubinetti pubblici e pochissimi pozzi .<br />
Rimane il solito problema della raccolta dei rifiuti, praticamente assente, per cui i bordi delle strade sono spesso usati come piccole discariche.<br />
Il Goa ha la grande fortuna di essere una meta turistica famosa, frequentata assiduamente da inglesi e russi.<br />
Di Italiani qui ne capitano davvero pochi. Qualcuno si dirige a Nord, ma dove eravamo noi era davvero impossibile trovarne e tutti si stupivano che fossimo lì.<br />
Se le condizioni generali sono migliori, è però vero che nel Goa si riversano migliaia di Indiani provenienti dagli stati confinanti. Arrivano con l’inizio della stagione turistica, per tentare di vendere i loro manufatti o semplicemente per elemosinare qualche rupia.<br />
Vivono in capanne o semplicemente sotto qualche bastone ricoperto da teli di fortuna.<br />
Non sono andati a scuola, quindi non parlano nemmeno inglese.<br />
Già , l’inglese…i primi giorni ero assolutamente in difficoltà a capire il modo indiano di interpretare questa lingua. Poi ci si abitua ( poco).<br />
Comunque anche per gli Indiani, è una lingua imparata sui banchi di scuola ed è studiata solo come terza opzione, dopo la lingua locale e l’hindi. In conclusione, capirsi non è proprio facile.Meta del nostro soggiorno è stata Morbor Beach , a Cavelossim.<br />
Qui il mare Arabico si infrange su spiagge bianchissime e lunghe . Vicino al nostro hotel sfocia il fiume Sal, uno dei principali dello stato.<br />
Risalirlo in barca è stata una bella avventura. In prossimità dell’estuario si svolge l’attività dei pescatori: i più fortunati hanno un piccolo peschereccio, ma tanti si arrangiano con barchette simili a gusci di noce.<br />
Il fiume è habitat di numerose specie di uccelli variopinti, una vera gioia per gli amanti del bird-watching.<br />
Lungo le sue rive si notano i soliti contrasti dei paesi del terzo mondo: ville degne di Miami affiancano misere baracche.<br />
Vi sono poi numerose costruzioni coloniali, adesso usate dai locali come abitazioni, ma in stato davvero pessimo, perché i soldi per la manutenzione non ci sono.<br />
Il Goa non è solo mare e relax. E’ possibile addentrarsi nella jungla alla scoperta della fauna o per ammirare bellezze naturali. Per esempio, è assolutamente da non perdere l’escursione alle cascate di Dudhsagar, le più alte dello stato ( 200 metri).E’ possibile persino nuotare nel punto più basso. L’acqua è freschissima e tonificante. Un cartello riporta i nomi di tutti coloro che sono affogati qui dal 2003 in poi…sono indiani, che spesso cercano di imitare i turisti e si gettano in queste acque profonde, che richiedono un minimo di capacità natatorie.<br />
Le scimmiette faranno di tutto per rubare il cibo, soprattutto banane e pomodori.<br />
Numerosi avvisi vietano di nutrirle, perché poi gli animaletti sia abituano a ricevere cibo dall’uomo e sono incapaci di provvedere a loro stessi nei periodi in cui i turisti non ci sono.<br />
Il Goa è anche rinomato per la cucina, soprattutto a base di pesce. E’ possibile mangiare di tutto: granchi enormi, aragoste, gamberi giganti ( a prezzi davvero convenienti). Buonissimo è il pomfret, un pesce che evidentemente si trova solo in questo mare.<br />
Esistono anche vari tipi di vini locali, oppure vi è l’immancabile birra Kinghfisher .<br />
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E’ stata una vacanza piacevole ed interessante. Il Goa è ideale per chi vuole avvicinarsi all’India in maniera graduale ( per noi era obbligatorio, visto che Letizia ha solo 7 anni).<br />
Si può scegliere tranquillamente quanto e come immergersi nel paese.<br />
Non è vero che qui l’India non c’è. E’ subito fuori dai resort e basta poco per comprenderlo.<br />
Qui c’è un grande equilibrio: i piccoli paesi hanno un solo luogo di culto che è al tempo stesso moschea, tempio indù e chiesa cattolica. Il Goa ha molto da insegnarci in materia di pacifica convivenza e rispetto.<br />
Non sarà la vera India, ma sicuramente ne è un felice aspetto.<div id='attach_wrap' class='rounded clearfix'>
	<h4>Allega miniatura</h4>
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</div>]]></description>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 18:52:49 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/34-assaggiando-lindia/</guid>
	</item>
	<item>
		<title>La Mia Transiberiana (da Mosca A Pechino)</title>
		<link>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/16-la-mia-transiberiana-da-mosca-a-pechino/</link>
		<description><![CDATA[Durata viaggio: dal 30/06/2004 al 23/07/2004 - <a href='http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?autocom=gallery&req=sc&cat=3' class='bbc_url' title=''><strong class='bbc'>Guarda le foto</strong></a><br />
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Che esperienza indimenticabile! Ancora oggi mentre rileggo le pagine del mio diario, a 4 anni di distanza da quel meraviglioso viaggio, il ricordo della Grande Muraglia, dei paesaggi immensi della Mongolia, del maestoso Kremlino di Mosca, della moltitudine di gente di diversa nazionalità incontrata è ancora vivo, anzi vivissimo! Un viaggio come questo non si scorda facilmente, soprattutto quando lo si realizza da soli e lo si desidera da troppo tempo. Sì perché questo viaggio, come quello in <a href='http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?showtopic=11' class='bbc_url' title=''>Egitto</a>, sognavo di realizzarlo fin da quando andavo a scuola, affascinato dal fatto che a bordo di un treno che corre su una strada ferrata lunga più di 9.000 KM è possibile attraversare 2 continenti, 6 fusi orari, numerosissime città, sterminate steppe, paludi, fiumi, laghi e lo sconfinato deserto del Gobi. Un esperienza assolutamente da non perdere per chi, come me, ama i viaggi all'avventura e fuori dal comune. Cosi, nell'estate del 2004, ho vissuto la mia tanto desiderata Transiberiana o meglio Transmongolica!<br />
Quando si parla di 'Transiberiana' si intende la tratta che va da Mosca a Vladivostok, città portuale che si affaccia sull'oceano Pacifico. Questa lunghissima ferrovia (la più lunga del mondo) ha però 2 varianti che portano a Pechino: la 'Transmongolica' che attraversa la Mongolia e il deserto del Gobi e la 'Transmanciuriana' che arriva alla capitale cinese passando per la Manciuria. Incuriosito e desideroso di conoscere le tradizioni e i paesaggi mozzafiato della patria di Gengis Khan ho deciso di scegliere la variante mongolica.<br />
Quello che era nelle mie aspettative e nei mie pensieri prima di partire si è in gran parte realizzato: i paesaggi (lungo tutto il tragitto) sono davvero memorabili, la gente è cordiale e ospitale, le usanze, il modo di vivere e il cibo molto diverso dal nostro. Quello che non mi aspettavo e che mi ha sorpreso positivamente è stata la buona organizzazione del viaggio da parte di transiberiana.com, il Tour Operator sul web a cui mi sono rivolto per prenotare i biglietti del treno, i pernottamenti e i transfer. Mi aspettavo un viaggio con qualche disavventura o disagio e invece, a parte qualche difficoltà di comunicazione, è filato tutto liscio. Il viaggio, della durata di 24 giorni, si è svolto a tappe con brevi soggiorni nelle città più importanti toccate da questa lunghissima linea ferroviaria. Quello che segue è una trascrizione succinta degli appunti, delle riflessioni e dei commenti annotati su un quadernetto durante il viaggio.<br />
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<strong class='bbc'>PRIMA TAPPA: Milano - Mosca (30/06 - 04/07)</strong><br />
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Il mio viaggio inizia a Linate con il volo SAS delle ore 6.40 diretto a Copenaghen dove atterrerò due ore dopo per poi ripartire alle 10.20 con un altro volo SAS diretto a Mosca. Grazie ad un amico che lavora in una agenzia del CTS riesco ad acquistare un biglietto della compagnia di bandiera scandinava a una tariffa studente. Questo mi consente di pagare il volo di andata Milano&#092;Mosca e di ritorno Pechino&#092;Milano a soli 500 euro tasse e spese incluse. Atterrato a Mosca vengo subito colpito dallo stile 'sovietico' e della tetra atmosfera dell'aeroporto. Quasi tutte le scritte sono in cirillico e quelle in inglese sono davvero pochissime. Tutto ciò mi conquista e mi affascina ma nello stesso tempo mi fa pensare ai problemi di comunicazione che avrò (e che ho avuto) durante l'intero viaggio. Ritirato il bagaglio mi dirigo, assieme agli altri passeggeri del mio volo, al controllo passaporti. La fila è interminabile ed estenuante tanto quanto la burocrazia e la scrupolosità nei controlli che la polizia russa esegue per ogni viaggiatore. Terminati gli accertamenti doganali mi dirigo verso l'uscita alla ricerca dell'autista del servizio di transfer. Non appena varco la porta automatica una miriade di autisti e agenti di viaggio esibisce ciascuno il proprio cartello seguendo il mio sguardo, la scena è davvero buffa. Ci metto un po' a trovare l'autista che ha il cartello con il mio cognome e che mi condurrà nell'appartamento dove soggiornerò fino al 4 luglio.<br />
Arrivato a destinazione faccio conoscenza con Nina, la padrona di casa, la quale mi fa subito togliere le scarpe per indossare delle comode ciabatte (del figlio) per non sporcare il pavimento. Nina è una signorona bionda molto sorridente e fortunatamente conosce qualche parola di inglese. L'appartamento è ben arredato e pulito, la stanza assegnatami ha un ampio letto matrimoniale, un enorme armadio, una scrivania e nient'altro. Terminati i convenevoli e le spiegazioni su uso di cucina, bagno e orari, su consiglio di Nina, prendo la metropolitana e mi dirigo in piazza Rossa. La metropolitana di Mosca oltre a essere efficiente, pulita e veloce è anche molto economica: il biglietto costa solo 10 rubli, circa 30 centesimi. Unico neo è che le scritte delle insegne sono tutte in cirillico, nessuna di queste è tradotta in inglese. Per orientarmi e capire a quale fermata devo scendere confronto la forma dei caratteri che compongono i nomi delle insegne con i nomi presenti sulla mia guida corredata di traduzione in inglese.<br />
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La piazza Rossa me la immaginavo più grande e imponente, tuttavia conserva ancora il fascino e l'emblema dell'ormai debellato regime sovietico. Di fronte al palazzo dei Grandi Magazzini GUM si impone maestoso il Kremlino con le sue torri solenni e le mura robuste, mentre nei restanti lati di questa piazza rettangolare svettano la Basilica di San Basilio e la Porta della Resurrezione con annesso il Museo Storico di Stato e la Cattedrale di Kazan. Decido di trascorrere l'intero pomeriggio e la serata del mio primo giorno a Mosca a scattar foto ai suddetti monumenti, girovagando per le vie adiacenti della piazza Rossa e bighellonando all'interno del GUM dove prima di rincasare consumo un 'sostanzioso' pasto in uno pseudo ristorante italiano. Alle 23.30 circa sono già a casa di Nina, stanco e assonnato, mi stendo sul letto per risvegliarmi 10 ore più tardi pimpante e risposato, pronto per una visita più approfondita alla città.<br />
Il mio punto di riferimento nella città, come è prevedibile che sia per tutti i turisti che visitano Mosca, diventa la piazza Rossa. In questa piazza e nelle sue vicinanza si trovano i monumenti, i musei e le chiese più importanti della capitale e per questa ragione trascorro gran parte del mio tempo in questa parte della città. Nei giorni che seguono, visito il parco Alexandrovsky, l'interno della Basilica di San Basilio, il centro commerciale Okhotny Ryad, il Museo Storico di Stato, la cattedrale di Cristo Salvatore (la più grande chiesa ortodossa al mondo) e il monastero Novodevichy. La visita all'interno del Kremlino del mio terzo giorno mi lascia stupefatto e positivamente meravigliato. La bellezza dei musei, delle chiese e dei preziosi cimeli che si trovano all'interno di questa immensa 'fortezza' mi fanno rivivere i tempi, ormai perduti, della grande Russia. Ritorno però ben presto alla realtà quando in una pausa di relax che mi concedo in uno dei numerosi cortili vedo sbucare il presidente Putin scortato da una decina di uomini della sicurezza. In pochi secondi una folla di turisti lo avvicina salutandolo e scattandogli foto.<br />
Mosca è una città immensa e meravigliosa che come tutte le grandi metropoli del mondo soffre, però, di tutti quei contrasti legati alla vita quotidiana. Gli sfarzi e le ricchezze contenute nel Kremlino si contrappongono non poco con lo stile di vita della gran parte della popolazione che vive a Mosca. Sono numerose, troppe, le vecchine (babushke) elemosinanti che si trovano ad ogni angolo di strada e altrettanti sono i giovani che vanno in giro con bottiglie di vodka o birra al seguito. Tutto ciò è triste, ma questo è il prezzo che si paga quando si passa dall'oggi al domani da un regime comunista a quello capitalista…<br />
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<strong class='bbc'>SECONDA TAPPA: Mosca - Ekaterinburg (04/07 - 07/07)</strong><br />
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Prima di lasciare Mosca e intraprendere la mia tanto desiderata Transiberiana visito il Mausoleo di Lenin che si trova nella piazza Rossa. La partenza del mio primo treno è prevista nel pomeriggio, ho quindi tutta la mattinata a disposizione per togliermi la curiosità di vedere il corpo imbalsamato dell'ex leader comunista. Dopo un interminabile coda riesco finalmente ad entrare: l'ambiente è cupo, austero e le guardie sono immobili e molto severe nello sguardo. La visita dura pochi secondi in quanto è proibito fermarsi davanti al feretro e il flusso di persone deve scrupolosamente scorrere seguendo il percorso guidato. Esco dubbioso e un po deluso, la salma sembra finta, simile a una statua di cera all'interno di una ben costruita scenografia funebre.<br />
Dopo il pranzo l'autista del servizio di transfer mi conduce alla stazione Yaroslavl e mi aiuta a individuare il binario di partenza del mio treno visto che anche qui tutte le scritte sono in cirillico. Nelle circa due ore di attesa che mi rimangono prima della partenza e che trascorro osservando il via vai della gente l'eccitazione e l'emozione sale alle stelle, raggiungendo il culmine mezzora prima della partenza quando salgo sul treno. Dopo aver mostrato alla graziosa controllora il mio biglietto prendo posto nel mio scompartimento composto da 4 posti letto. Il treno sembra confortevole e accogliente. In una delle due estremità del vagone noto subito il samovar, l'enorme serbatoio simile a uno scaldabagno che serve principalmente a scaldare l'acqua per il tè. La mia cabina è pulita e ben 'arredata': sul tavolo pieghevole mi colpisce la presenza di un piccolo vaso di fiori finti che fa da ornamento e dona un pò di colore all'ambiente. Dopo aver sistemato il bagaglio faccio conoscenza con Serghei, un simpatico uomo maturo russo che condividerà con me lo scompartimento. Alle 15.57 in punto, come previsto, il treno lascia la stazione di Mosca diretto alla capitale degli Urali, Ekaterinburg.<br />
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Il mio compagno di viaggio Sergei si mostra subito molto gentile e socievole, fortunatamente parla inglese. Dopo avermi raccontato di avere due figli e di essersi sposato due volte tira fuori dalla sua borsa del formaggio e del salame che gentilmente mi offre come se fossimo vecchi amici, io accetto molto volentieri. Intanto fuori dal finestrino il paesaggio inizia a mutare e io cerco di osservare quanto più possibile. Alle 19 circa, su consiglio di Serghei, acquisto la cena presso il vagone ristorante alla modica cifra di 100 rubli (circa 3 euri attuali). Il pasto comprende una coppa in plastica contenente una zuppa di pasta liofilizzata (da ravvivare con l'acqua calda del samovar) e un piatto misto con riso bollito (e scondito), pezzetti di pollo e insalata. Chiamarla cena mi sembra esagerato ma piuttosto che rimanere a digiuno mi faccio coraggio e mangio ciò che le mie papille gustative considerano mangiabile.<br />
La prima fermata del mio viaggio avviene nella città di Vlkovka, il treno si ferma per una ventina di minuti circa. Sulla banchina diversi venditori mostrano ai paessaggeri del treno calici, bicchieri, vasi e lampadari in vetro. La qualità è abbastanza scadente ed è forse per questo che nessuno acquista. Prima di prepararci per la notte io e Serghei sorseggiamo del tè caldo parlando del più e del meno. Il momento del tè diventa un rito che si ripeterà spesso e volentieri durante tutto il viaggio, agevolato anche dalla presenza del grande samovar che eroga acqua calda a volontà.<br />
La mattina seguente mi sveglio pipante, illuminato dai raggi del sole che filtrano dal finestrino. Pensavo di non chiudere occhio e invece ho dormicchiato discretamente grazie anche ai tappi per le orecchie che ho messo prima di addormentarmi. Durante tutta la mattinata mi gusto il paesaggio collinare che scorgo dal finestrino, mentre la musica del mio nokiovo che ascolto con gli auricolari mi fa da colonna sonora. Pian piano ci avviciniamo alla meta e la vegetazione non è più caratterizzata dai tipici alberi alti e snelli della Dacia ma da verdi praterie tipiche dei paesaggi montani degli Urali. Durante la giornata leggo la mia Lonely Planet, osservo il paesaggio, socializzo con i turisti degli scompartimenti vicini e chiacchiero con Serghei sorseggiando l'ormai immancabile tè. Il tempo passa abbastanza velocemente e alle ore 20.30 circa arriviamo a Ekaterinburg.<br />
Il mio giudizio sulla città è subito negativo. Durante il tragitto dalla stazione all'appartamento dove soggiornerò noto che le strade sono malmesse, i palazzi sono fatiscenti e l'aria che si respira è un mix nauseabondo di polvere, pollini e gas di scarico di automobili. La famiglia che mi ospita è composta da 4 persone: padre, madre e due figli (un maschio e una femmina). Sembrano dei tipi strani, il padre mi accoglie in modo molto freddo mentre la madre e la figlia si mostrano piu socievoli mantenendo anche loro, però, un certo distacco. Dopo i convenevoli di 'benvenuto' e una rinfrescata mi spiegano ciò che c'è da vedere nella città, ovvero quasi nulla o comunque cose di poco conto. Ho molta fame, decido cosi di uscire alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Prima di andare via la padrona di casa, Ludmilla, mi chiede di rincasare presto in quanto la mia sveglia del giorno successivo è fissata alle 7.30. Mi spiega che tutti i componenti della famiglia usciranno presto e non possono (o non vogliono) lasciarmi le chiavi di casa. Accetto senza replicare ed esco. Vicino al centro della città trovo con piacere e sorpresa un ristorante italiano: mi ci butto a capofitto e mangio un bel piatto di spaghetti alla carbonara. Dopo aver fatto un giro senza meta tra le vie di quella che sembra la parte migliore di Ekaterinburg rientro per il meritato risposo. Il giorno successivo lo trascorro interamente passeggiando tra le vie del centro scattando foto agli scorci e i monumenti più 'belli' della città. Rincaso alle 21 circa e dopo una doccia rinfrescante, senza indugio, vado a letto visto che il programma di viaggio prevede la partenza per Irkutsk con il treno delle 4 del mattino.<br />
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<strong class='bbc'>TERZA TAPPA: Ekaterinburg - Irkutsk (07/07 - 11/07)</strong><br />
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La sveglia alle 2.45 per prendere il treno delle 4 non si rivela poi cosi traumatica come pensavo. Dopo una breve colazione e dopo aver salutato la famiglia che mi ha ospitato raggiungo la stazione grazie all'efficiente e puntuale servizio di transfer. All'ora prestabilita lascio la capitale degli Urali per dirigermi a Irkutsk, città siberiana a pochi chilometri di distanza dal lago Bajkal. Il viaggio che mi accingo ad intraprendere sarà quello del tratto più lungo della mia transiberiana. La distanza tra Ekaterinburg e Irkutsk è infatti di ben 3370 km e il treno impiegherà più di due giorni per arrivare a destinazione.<br />
Salito sul treno consegno il mio biglietto di viaggio alla provodnitsa, la controllora responsabile del vagone. Mi fa subito capire che mi farà prendere posto in uno scompartimento diverso da quello prenotato per non disturbare i passeggeri che ci sono all'interno e che dormono ormai da diverse ore. Per me va più che bene anche e soprattutto perchè lo scompartimento che mi assegna è a mia completa disposizione. Mi addormento e mi risveglio 6 ore piu tardi, alle 10.30 circa. Dopo essermi lavato e aver fatto colazione con del tè e delle brioches vado in perlustrazione del treno per confrontarlo col precedente e vedere che tipo di viaggiatori è presente a bordo: questo treno sembra meno curato e meno affollato dell'altro.<br />
Intanto il convoglio prosegue la sua corsa ed io ammazzo il tempo leggendo la mia guida, ascoltando musica e guardando fuori dal finestrino in completo relax e tranquillità. Consumo il pranzo e la cena con del pane e del prosciutto crudo italiano acquistato in un supermercato di Ekaterinburg. La provodnitsa passa spesso per chiedere se ho bisogno di tè ed io accetto sempre molto volentieri. E' una signora di mezza età, molto vispa e scattante, disponibile e gentile.<br />
Durante la notte il treno si ferma a Novosibirsk ma io nemmeno me ne accorgo perchè dormo beatamente nella mia cuccetta. Alle ore 9.30 della mattina seguente vengo svegliato dalla controllora che bussa alla porta. Non appena le apro capisco subito che non continuerò più il mio viaggio da solo: condividerò lo scompartimento con altre due persone, un bambino e il suo papà. Entrambi non parlano una parola di inglese, sono molto schivi e distaccati; la comunicazione con loro è quasi inesistente. Il piccolo fortunatamente è tranquillo, non fa capricci e se ne sta buono nel suo posticino e questo non è poco per chi, come me, odia i piagnistei e la caciara dei mocciosi. Intanto il paesaggio, fuori dal finestrino, muta: le verdi colline che scorrono al mio sguardo si fanno sempre più rigogliose e fitte di vegetazione. Consumo il pranzo presso il vagone ristorante in quanto i viveri acquistati prima di partire sono quasi terminati. L'ambiente non è molto pulito, i tavoli e le poltrone sono piene di briciole e resti di cibo, le tovaglie macchiate e la cucina, che intravedo entrando, non è il massimo dell'igiene. Decido di mangiare del formaggio e delle uova al tegamino e non appena finisco pago e torno subito nel mio scompartimento.<br />
Il viaggio sembra interminabile ma riesco comunque a farmelo passare anche grazie ai giochini installati sul mio cellulare: passo diverse ore, infatti, a giocare soprattutto a 'Tetris' e a 'Chi vuol esser milionario'. Ceno con ciò che mi è rimasto della spesa che avevo fatto al supermercato di Ekaterinburg e, d'accordo con i miei due compagni di viaggio, alle 22 circa spegniamo le luci per dormire. La mattina seguente mi alzo stranamente molto risposato, come se avessi dormito nel mio letto di casa. Mi sento soddisfatto, ma quando guardo fuori dal finestrino mi incupisco: il cielo è grigio, coperto da una fitta nebbia e la visibilità è ridotta a qualche decina di metri. L'atmosfera si fa un po inquietante, il treno rallenta la sua corsa. Alle 9.30 circa arriviamo, finalmente, alla stazione di Irkutsk.<br />
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La solita precisa ed efficiente navetta del servizio di transfer viene questa volta valorizzata dalle spiegazioni e dalle nozioni di carattere turistico-culturale fornite dai due ragazzi che mi conducono all'appartamento dove soggiornerò. I due giovani mi bombardano letteralmente di informazioni e parlano senza fermarsi come un nastro registrato. La casa si trova in un quartiere popolare e malandato. La padrona, Tamara, mi accoglie gentilmente e dopo i solito convenevoli e le spiegazioni sull'uso della casa mi mostra la mia stanza. Dopo una doccia e un buon tè offertomi da Tamara faccio conoscenza con due ragazzi irlandesi che soggiornano nella stanza accanto alla mia. Parlano un inglese molto stretto e faccio molta fatica a capirli. Con loro consumo il pranzo in un fast food del centro e dopo aver finito mi congedo da loro per accingermi a visitare la città da solo in tranquilla libertà. Per tutto il pomeriggio cammino lungo le vie principali di Irkutsk visitando gli scorci più belli indicati sia dalla mia Lonely Planet che dai due ragazzi del transfer di questa mattina. La città è molto carina, può davvero considerarsi la Parigi della Siberia come dice la mia guida: ci sono molti bei palazzi, purtroppo maltenuti, e le strade brulicano di gente multietnica. Faccio rientro all'appartamento per il meritato riposo notturno subito dopo cena.<br />
Il giorno seguente la sveglia è puntata alla 8.30. Dopo la colazione raggiungo Listvyanka, una ridente località sulla sponda sud-occidentale del lago Bajkal a circa 1 ora di distanza da Irkutsk. Qui, nel mercatino adiacente al terminal dei bus, conosco Alexander, uno dei tanti venditori di souvenir. Questo ragazzo biondo con occhi di ghiaccio si propone di farmi da guida e di condurmi al museo all'aperto di case in legno e all'acquario, accetto volentieri. Al museo all'aperto accade un fatto davvero sorprendente e buffo, vengo letteralmente circondato da un gruppo di ragazzi e ragazze di una scolaresca locale che in 'adorazione' e simpatia mi assale di domande e apprezzamenti, una ragazzina si offre addirittura come mia futura sposa! Alexander mi spiega poi che molto probabilmente quei ragazzi non avevano mai avuto un contatto cosi ravvicinato con un forestiero e che mi vedevano come una novità, una star. Il paesaggio lacustre della zona del lago Bajkal, il più profondo al mondo, è un po inquietante, c'è un strana e fin troppo tranquilla atmosfera appesantita da banchi di nebbia fitta che si spostano da una parte all'altra velocemente. Alla fine del tour guidato ringrazio Alexander offrendogli del denaro (20 euri) e lui non mi lascia ritornare a Irkutsk se non dopo aver assaggiato del pesce cotto alla griglia, accetto: è davvero buono e saporito. Dopo cena rientro a casa alle 22 circa, stanco e assonnato mi butto a letto per risvegliarmi 10 ore più tardi. Dopo un abbondante colazione a base di omelette con salsiccia, tè e biscotti esco e mi dirigo verso il centro della città. Faccio visita a un mercato simile a un souk arabo brulicante di gente mongola, russa e kazaka e prima del pranzo mi rilasso all'ombra di un albero di un giardino situato lungo il fiume Angara. Il pomeriggio lo dedico allo shopping e all'acquisto di souvenir dell'artigianato nazionale visto che questa sarà l'ultima città in terra russa del mio viaggio. Terminate le spese corro a casa di Tamara a recuperare il mio bagaglio e con il solito efficiente servizio di transfer raggiungo la stazione. Alle ore 20.12, con 2 minuti di ritardo, il mio treno diretto a Ulaan Baatar lascia la stazione di Irkutsk.<br />
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<strong class='bbc'>QUARTA TAPPA: Irkutsk - Ulaan Baatar (11/07 - 18/07)</strong><br />
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Il viaggio che mi aspetta e che mi porterà nella capitale della Mongolia durerà circa un giorno e mezzo. Lo condivido con Linda, olandese di 22 anni e Philp, belga di 29 in uno scompartimento da 4 posti letto. Dopo i convenevoli e le domande di rito per conoscersi un po decidiamo di spegnere le luci per dormire. Il sonno di questa mia prima notte sul treno, purtroppo, viene disturbato dal frastuono prodotto da una scolaresca salita a Ulan Ude, città russa a circa 450 chilometri da Irkutsk. La rumorosa marmaglia occupa quasi completamente l'intero vagone e gli schiamazzi, i gridolini delle ragazze, le lotte di wrestling dei ragazzi e lo sbattere delle porte non mi fanno dormire per niente bene. La mattina mi sveglio molto tardi, non appena il trambusto riprende.<br />
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Il paesaggio fuori dal finestrino è caratterizzato da verdi praterie macchiate di tanto in tanto da alberi o piccole case in legno. Questo treno non ha l'aria condizionata, fortunatamente però la presenza di un ventilatore in ogni scompartimento e la possibilità di aprire i finestrini non fanno patire il caldo ai passeggeri. La corsa del convoglio prosegue molto lentamente, le fermate sono frequentissime. Alle ore 12.30 circa raggiungiamo Naushki, ultima città russa al confine con la Mongolia, dopo 16 ore di viaggio e solo dopo aver percorso 717 chilometri. Rimaniamo fermi in questa città di frontiera senza alcun motivo apparente fino alle 18 circa. Ammazzo il tempo conversando con i miei compagni di viaggio e girovagando nei pressi della stazione dove è presente un piccolo mercato. Un ora prima di ripartire viene effettuato il controllo dei passaporti. Si prosegue quindi in territorio mongolo e a Sukhbaatar ci sottoponiamo a un ulteriore controllo da parte della polizia locale. Per rompere la noia per l'ulteriore fermata nella stazione di Sukhbaatar che si protrae per circa 3 ore, Linda e Philip iniziano a cantare e io li seguo a ruota. La giovane ragazza olandese ha davvero una bella voce e un ottimo senso ritmico. Ridendo, scherzando e cantando si fa sera e il sole, in fase calante, ci regala uno splendido e suggestivo tramonto. Alle 5.30 del mattino, finalmente, arriviamo a destinazione: Ulaan Batar.<br />
Alla stazione vengo accolto da Geril, una timidissima ragazza mongola di 19 anni che, ahimè, conosce solo qualche parola di inglese. Ci intendiamo parlando un po a gesti e un pò con quelle poche parole che riesce a capire. Assieme all'autista del servizio di transfer vengo condotto all'appartamento a me assegnatomi. Con mio grande soddisfazione vengo a conoscenza che la casa, composta da 2 stanze, la cucina e il bagno sarà a mia completa disposizione in quanto i padroni sono fuori città. Dopo essermi rinfrescato mi butto a letto e dormo fino alle 9.30 circa, ora in cui Geril suona alla porta. La giovane ragazza si presenta per imbandire la colazione e visto che sono italiano pensa bene di portare con sè un pacco di spaghetti. Peccato, però, che non è capace di cucinarli. Affamato e desideroso di mangiare pasta, dopo aver trascorso 14 giorni ingurgitando schifezze, decido di mettermi ai fornelli per cuocermi un 'bel' piatto di spaghetti conditi con del burro e un formaggino, ovvero tutto quello che trovo in frigorifero…<br />
Dopo una bella doccia esco in perlustrazione della città: Ulaan Baatar è una città tranquilla e molto semplice. Mentre cammino per strada mi sento osservato dalla gente del posto e noto con disgusto che qui soffiarsi il naso senza fazzoletto e scatarrare rumorosamente per terra sono comportamenti assolutamente naturali e molto frequenti. Colpiscono la mia attenzione positivamente, invece, gli uomini telefono, ovvero persone che si piazzano negli angoli delle strade offrendo ai passanti il proprio telefono cordless per telefonate a pagamento. Dopo aver prelevato soldi locali presso una banca decido di trascorrere un paio d'ore in un internet point che si trova alle spalle di Sukbaatar Square, il centro geografico e culturale della città. Alle 18 incontro Suki, un ragazzo mongolo conosciuto su internet prima della mia partenza che mi farà da guida durante i miei 5 giorni di permanenza a Ulaan Baatar. Parla inglese ma il suo accento mongolo spesso non mi fa capire cosa dice. Con lui, dopo cena, visito il Zaisan Memorial, un monumento in ricordo dell'amicizia tra russi e mongoli durante la seconda guerra mondiale, situato in cima a una collina a circa 2 chilometri di distanza dalla città: il panorama da quella posizione è davvero notevole. La serata si conclude in un discopub dove conosco alcuni amici di Suki. Il giorno successivo incontro la mia guida alle 14, dopo pranzo. Visito il Museo Storico Nazionale e il Museo di Storia Naturale dove ho modo di vedere reperti, resti e scheletri di dinosauri. Nel tardo pomeriggio visito, sempre in compagnia di Suki, il monastero Gandantegchinien Khiid, il più grande e importante della Mongolia dove all'interno ammiro un enorme statua del Buddha alta 25 metri, un opera davvero incantevole. Dopo una visita in un mercato e dopo la cena a base di ravioli di carne al vapore rientro al mio appartamento per il meritato riposo. Prima di addormentarmi guardo un po di TV, un po deluso ma incuriosito noto che in quasi in tutti i programmi ci sono solo tristi cantanti locali soporiferi o lotte di wrestling tra ciccioni, lo sport più amato della Mongolia.<br />
Come da accordi con Suki il giorno successivo partiamo per un escursione di due giorni all'interno del Parco Nazionale Terelj distante circa 80 km da Ulaan Baatar. Il paesaggio è magnifico ed è proprio qui che ho un contatto ravvicinato con i veri nomadi della Mongolia. Pernottiamo, infatti, in una Gher, la tipica tenda mongola, all'interno di un villaggio rurale a stretto contatto con la gente del posto. Gente semplice, ospitale e cordiale che vive con dignità e orgoglio in questi ambienti saggiamente rivestiti per ripararsi dalle intemperie e dove all'interno è possibile trovare televisori, frigoriferi e altri elettrodomestici moderni. In una di queste tende ho avuto modo di assaggiare l'Airag, la bevanda nazionale, dal sapore orripilante, ottenuta dalla fermentazione del latte di giumenta. L'esperienza che vivo durante questa escursione è davvero affascinante soprattutto quando durante la notte mi sveglio per fare pipì e uscendo dalla tenda assisto a un vero e proprio spettacolo della natura mai visto: un cielo stellato che mi lascia letteralmente senza fiato.<br />
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Rientrati a Ulaan Baatar ceno presso un ristorante vicino a casa e qui conosco e socializzo con dei ragazzi coreani che stupiti di vedermi mangiare da solo mi vengono vicino per farmi compagnia. Il giorno successivo, assieme a Suki, visito il Bogdo Khan House e il Chayjin Lama, due interessanti monasteri buddisti ricchi di statue e oggetti antichi. Dopo una visita commerciale presso lo State Department Store, dove acquisto alcuni souvenir, e dopo aver consumato la cena a base degli ormai consueti ravioli di carne al vapore, saluto Suki e lo ringrazio per il tempo che mi ha dedicato in questi giorni di permanenza in Mongolia. La partenza per Pechino è prevista alle 8.05 del mattino seguente, cosi rientro a casa e mi predispongo ad affrontare il mio ultimo viaggio in treno della mia memorabile transiberiana.<br />
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<strong class='bbc'>QUINTA TAPPA: Ulaan Baatar - Pechino (18/07 - 23/07)</strong><br />
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Il treno per Pechino parte con circa 2 ore e mezza di ritardo, alle 10.45. Non appena lasciamo la stazione di Ulaan Baatar scopro che saremo in 5 a condividere lo scompartimento composto da 4 posti letto: io, 2 ragazze olandesi e un donna mongola e il suo bambino. La cosa non mi disturba ma mi fa pensare a come passeremo la notte.. Il treno è sporco e poco confortevole, molto diverso rispetto a quelli su cui ho viaggiato finora. Gli arredi sono molto spartani e i due inservienti del mio vagone non hanno la grazia e la gentilezza delle provodnitse russe. Il vagone ristorante, dove consumo il pranzo, è la parte più bella e caratteristica di questo treno. Intanto, lentamente, proseguiamo la nostra corsa verso la Cina e, nel pomeriggio, viaggiamo attraverso lo sconfinato e mesto deserto del Gobi. La vegetazione qui è quasi inesistente, a parte qualche cespuglietto che compare di tanto in tanto, e la temperatura è di circa 35 gradi. Al calar del sole assisto a uno splendido tramonto incorniciato da questo inquietante territorio aspro e solitario.<br />
A mezzanotte circa arriviamo a Erlian, prima città in territorio cinese. All'interno di un apposito capannone ogni singola carrozza del treno viene sganciata e sollevata per consentire la sostituzione dei carrelli delle ruote. In Cina, infatti, i binari hanno uno scartamento diverso da quelli presenti in Russia e in Mongolia e pertanto, per proseguire, è necessario cambiare tutte le ruote del treno. L'operazione dura circa due ore e termina con i controlli dei passaporti da parte della polizia cinese che oltre a verificare i documento di viaggio controlla pure la temperatura corporea di ogni viaggiatore con una pistola laser per la prevenzione della Sars. Nelle ore che seguono non riesco a chiudere occhio: il finestrino è bloccato e non si chiude, così durante la notte, oltre al rumore, entra freddo e molta sabbia. La sveglia è alle 8.30, non appena inizia il trambusto dei passeggeri e degli inservienti che iniziano le pulizie. Sono stanco e assonnato e non vedo l'ora di arrivare a Pechino. Consumo il pranzo, offerto dalle ferrovie cinesi, nella graziosa carrozza ristorante mentre il paesaggio fuori dal finestrino cambia: vedo infatti distese vallate completamente sfruttate a coltivazioni. Il cielo è coperto da una pesante foschia causata da un alto tasso di umidità.<br />
Mentre lentamente ci avviciniamo a Pechino assistiamo a uno spettacolo inaspettato: scorci di Muraglia Cinese fanno la loro comparsa in tutto il loro splendore, lo scenario che appare ai miei occhi è a dir poco strabiliante. Alle 16.30, con circa 2 ore di ritardo, arriviamo finalmente alla stazione della capitale cinese. Qui a Pechino soggiornerò in un albergo a tre stelle. In Cina i turisti non possono soggiornare in case private cosi con il servizio transfer raggiungo l'hotel Jingduyuan che si trova a poca distanza dalla stazione. Dopo essermi rinfrescato mi stendo sul letto e mi addormento, mi risveglierò 13 ore più tardi. Al risveglio sono riposato e pimpante, pronto per iniziare la mia visita nella grande capitale cinese.<br />
Dopo una sostanziosa colazione a buffet mi reco subito nella Città Proibita, la parte più interessante e più turistica di Pechino. L'immenso complesso architettonico racchiude tra le sue imponenti mura stupendi palazzi imperiali, sfarzosi padiglioni, graziosi giardini e ampi cortili. Tutto ciò mi conquista e mi affascina.<br />
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Alle 15.30 in piazza Tiananmen, che si trova proprio di fronte all'ingresso principale della Città Proibita, incontro Huang, un ragazzo pechinese conosciuto su internet prima della mia partenza dall'Italia. Con lui visito l'immensa piazza, la più grande del mondo, diventata familiare nel 1989 con quel famoso tentativo fallito di manifestazione in favore della democrazia. Quando inizia a piovere, e anche forte, ci ripariamo all'interno di un ristorante dove per circa 3 euro consumo un sostanzioso pasto molto diverso da quelli dei ristoranti cinesi in Italia. Dopo un interessante visita in un pittoresco mercato di oggetti antichi e souvenir consumiamo la cena in uno sgarrupato ma davvero tipico ristorante cinese dove mi abbuffo di ravioli al vapore. La serata termina in un pub lungo la riva di un laghetto in una delle zone piu caratteristiche di Pechino disseminata di locali alla moda e molto originali.<br />
La sveglia del giorno successivo è puntata alle 7. Dopo la colazione Huang mi conduce alla Muraglia Cinese nella zona di Simatai. A differenza della Muraglia di Badaling, che è stata completamente restaurata e che viene solitamente visitata dai turisti occidentali, questa parte di Muraglia sembra in procinto di sgretolarsi ed è forse per questo che è poco battuta dal turismo di massa. Simatai si trova a 110 Km di distanza da Pechino e ci arriviamo dopo circa 2 ore e mezzo di pullman. Quello che i miei occhi vedono non appena giungiamo a destinazione è a dir poco affascinante, è una vera e propria meraviglia. Il tratto che percorriamo è lungo più di 2 km ed è composto da migliaia di scalini e 12 torri. Trascorriamo qui l'intera giornata e arrivati all'ultima torre torniamo indietro ripercorrendo l'intero tratto di Muraglia. Raggiungiamo, infine, il parcheggio dei pullman per mezzo di una teleferica a carrucola che si allunga sopra un piccolo laghetto. Stanchi e affamati facciamo rientro a Pechino e dopo una cena sostanziosa all'interno di un centro commerciale sito in una delle vie pedonali più eleganti e moderne di Pechino saluto Huang e gli do appuntamento per il giorno dopo. La mattina seguente, da solo, visito il Tempio del Lama e il Tempio di Confucio. Nel primo pomeriggio, invece, mi faccio accompagnare da Huang in uno store di componenti per PC dove, per 83 euri, acquisto un Hard Disk da 160 giga per il mio computer di casa. Successivamente visito il Tempio del Paradiso e dopo la cena rientro in albergo per il meritato riposo e per prepararmi per il viaggio di ritorno a Milano del giorno successivo.<br />
Pechino è un' immensa, affascinante e ordinata megalopoli in metamorfosi. Mi stupisce soprattutto per il suo dinamismo e la sua veloce capacità di trasformazione che, ahimè, sta letteralmente cambiando il volto di questa città. I grandi palazzoni e i grattacieli che sono ovunque in costruzione stanno distruggendo le zone più tipiche e caratteristiche di Pechino cancellando le tradizioni e le usanze di una cultura millenaria. Purtroppo questo è il prezzo che la Cina dovrà pagare per stare al passo coi tempi e per sostenere la sua velocissima corsa verso lo sviluppo. La maggior parte dei pechinesi sembra accettare questi cambiamenti, ma forse è solo apparenza. I cinesi sono persone molto semplici, sorridenti, cordiali e disponibili. Noto però che anche qui, come in Mongolia, sputare per terra è una pratica assolutamente normale. Chissà se anche questa usanza, che la gente sembra non voler abbandonare, verrà sradicata come le altre. Un altro aspetto che mi ha colpito di Pechino è stato il colore del cielo. Nei 4 giorni di mia permanenza nella capitale cinese l'umidità altissima, lo smog e l'inquinamente hanno reso il cielo grigio, lattiginoso, e non mi hanno consentito di vedere il sole nemmeno per 5 minuti!<br />
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La mia transiberiana termina il 23 luglio con il volo SAS delle ore 14.45 che mi riporta a Milano, via Copenhagen, in circa 9 ore. Faccio rientro a casa stanco ma soddisfatto per aver realizzato un viaggio meraviglioso, indimenticabile, emozionante, lunghissimo e straordinario.]]></description>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 14:42:37 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/16-la-mia-transiberiana-da-mosca-a-pechino/</guid>
	</item>
	<item>
		<title>Il Mio Viaggio In Turchia</title>
		<link>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/10-il-mio-viaggio-in-turchia/</link>
		<description><![CDATA[Data viaggio: estate 1997<br />
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La Turchia è una terra piena di tradizioni, di misteri e di contrasti. E' un Paese ricco di cultura ma anche di bellezze paesaggistiche. Dalle coste mediterranee, così simili a quelle delle isole greche, si passa in poche centinaia di chilometri ai desolati altipiani anatolici, preludio delle sterminate steppe asiatiche dove Ittiti, Persiani, Greci, Romani, Bizantini e Musulmani hanno lasciato impronte più o meno durevoli. Ciò che mi ha più affascinato di questo viaggio è stato l'attraversamento dell'altopiano anatolico con i suoi villaggi e caravanserragli diroccati nella roccia. La bellezza inaspettata di questi paesaggi magici consente d'addentrarsi nel vivo delle tradizioni popolari turche e di entrare in contatto con l'autentica civiltà contadina di questo affascinante Paese.<br />
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<strong class='bbc'>ISTANBUL</strong><br />
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Istanbul è una città dove basta attraversare un ponte o prendere un battello per passare da Occidente a Oriente, una città segnata da un storia millenaria, una metropoli affascinante, cosmopolita, caotica e straordinaria. Di questa immensa città affascina sicuramente il suo essere poco europea e poco asiatica, un po' mussulmana e un po' ortodossa, lanciata verso il mare ma ben salda ai due continenti su cui si estende. Istanbul è oggi in declino rispetto ai gloriosi e fiorenti anni ormai lontani, è un città dove i suoi abitanti combattono ogni giorno una dura lotta per sopravvivere, e bisogna fare uno sforzo (come visitatori) per associare la città-monumento a quella reale, perché tutta la storia passata sembra estranea a ciò che appare oggi.<br />
lstanbul è decisamente affacciata sull'acqua, sulle rive del mar di Marmara, le sponde del Corno d'Oro e lungo lo stretto del Bosforo. A Sultanahmet, la città vecchia al centro di questi tre corsi d'acqua, si trovano le meraviglie di Istanbul. Iniziamo con il Kapali Çarsi, il Gran Bazar coperto tra i più grandi del mondo. E' una vera e propria città nella città, con le sue stradine, le sue piazze cinte da colonnati, le sue 18 porte d'accesso, le cinque moschee e le numerose fontane. Più a est, verso il mar di Marmara, svetta maestoso uno dei più grandi esempi di arte bizantina rimasti: la basilica di Santa Sofia. Costruita nel 360 da Giustiniano come monumento alla cristianità, dopo la conquista di Costantinopoli è stata trasformata in moschea con la semplice aggiunta di quattro minareti. Di fronte a Santa Sofia s'impianta saldamente la Moschea Blu, coi suoi sei minareti quasi a voler primeggiare in una magica gara di proporzioni e grandezza. A due passi da qui svettano imponenti gli obelischi dell'antico ippodromo che, lungo 400 metri e largo 120, ricorda nelle forme il Circo Massimo di Roma. Più a nord, circondato da un grande parco, sorge solenne il palazzo di Topkapi, che custodisce la favolosa storia dei sultani, con i loro fasti dorati e i preziosi tesori. Poco lontano da qui meritano una visita la moschea di Solimano, la grandiosa cisterna sotterranea dello Yerebatan Sarayi (costruita anch'essa da Giustiniano per dissetare la città nei periodi di penuria d'acqua) e l'antico acquedotto. Dall'altra parte del Corno d'Oro la prima cosa che si nota è la tozza Torre di Galata. Costruita dai Genovesi, dà il nome anche al celebre ponte che gli sta di fronte. Ed è proprio qui il vero centro pulsante di Istanbul: il ponte di Galata, variopinto, chiassoso, affollato di venditori e pescatori che vendono pesce fritto pescato nelle acque inquinate dello stretto. Nei pressi si trova il Misir Carsi (il bazar egiziano), la piccola moschea Rustempasa Cami e il curiosissimo Tunel, una specie di funicolare sotterranea. Una gita in battello sul Bosforo vale senz'altro la pena, soprattutto per ammirare da lontano il profilo dei minareti, le belle case in legno con le fondamenta sull'acqua e il palazzo Dolmabahce.<br />
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<strong class='bbc'>VIVERE LA CITTA'</strong><br />
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Impossibile passare per Istanbul senza attardarsi qualche ora nei suoi vivacissimi bazar. Il Kapali Carsi, l'immenso mercato è aperte dalle 8.30 alle 19.00 e merita sicuramente una visita. Di pomeriggio ci si può rilassare in qualche buon bagno turco (i migliori sono quelli non frequentati dai turisti..), o sedersi ai tavolini dei caffè più caratteristici dove si partecipa al rito del caffè alla turca (prima di berlo, occorre aspettare che la polvere si depositi sul fondo della tazzina) oppure per assaggiare un bicchierino di "raki", bevanda all'anice che qui si beve prima, durante e dopo i pasti. Istanbul è un città dove i divertimenti non mancano, ma il genere è un po' diverso da quello cui siamo abituati: si può scegliere più che altro tra i "casinosu" (locali con musica turca) o i luoghi dove si esibiscono le danzatrici del ventre.<br />
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<strong class='bbc'>MANGIARE</strong><br />
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Per quanto riguarda il mangiare in Turchia non si spende mai troppo e a Istanbul si mangia abbastanza bene e generalmente il servizio è rapido e attento. A Sultanahmet ci sono numerosi ristoranti, pizzerie e rosticcerie dove è possibile gustare ogni specialità culinaria turca. Tra le più tipiche da provare sono: gli spiedini "shish kebab" (che si trovano ovunque, anche agli angoli delle strade), il "dolmas" (un intruglio di carne, spezie e riso avvolto in foglie di vite), le mille varianti di "meze" (antipasti) e di "Kofte" (polpette).<br />
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<strong class='bbc'>MUOVERSI</strong><br />
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Girare per Istanbul non è sempre comodo, specialmente se non si è della razza "turista scarrozzato ovunque su pullman come salame". Esiste una fantomatica metropolitana (una sola linea, Tunel-Karakoy), ma è fatiscente quasi quanto gli affollatissimi autobus. Rimangono i taxi, non sono molto cari ma spesso ai tassisti piace fare la strada più lunga, chissà perché??? Ottimo rimedio è contrattare il prezzo della corsa prima di salire in auto.<br />
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<strong class='bbc'>CAPPADOCIA</strong><br />
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Quando si lascia Istanbul la si rimpiange, ma poi, fuori, nella silenziosa ed arcaica Turchia che si stende verso oriente, si trova qualcosa che ripaga di tutto. La Cappadocia, a qualche centinaia di chilometri di distanza da Istanbul, è un territorio vasto, aspro e misterioso. Di questo immenso altopiano sono assolutamente da visitare le caratteristiche formazioni geologiche a cono, le cui forme bizzarre sono dovute all'erosione del vento, le chiese rupestri di Goreme, le case trogloditiche di Uchisar, il villaggio scolpito nella roccia di Ortahisar, i "pinnacoli" della zona di Zelve, le botteghe dei vasai di Avanos, le città sotterranee di Kaymakli e di Derinkuyn e l'eccezionale canyon di Ihlara. In Cappadocia si può giungere da Istanbul con un auto a noleggio, in aereo o in pullman come ho fatto io.<br />
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<strong class='bbc'>ANTALYA</strong><br />
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Antalya è, come si suol dire, una ridente cittadina che si affaccia sulla costa meridionale della Turchia. E' uno dei centri di villeggiatura più frequentati per le sue moderne attrezzature alberghiere, gli impianti sportivi, il porto turistico e i numerosi campeggi. Nonostante ciò Antalya conserva ancora la testimonianza storica ed artistica di un grande passato e di una grande civiltà. La porta di Adriano, eretta nel 130 d.C. in onore di una visita alla città dell'imperatore Adriano, è l'emblema di un florido passato che, come per Istanbul e il resto della Turchia, è ormai troppo lontano. Konyaalti, dai ciottoli levigatissimi, è la spiaggia di Antalya e si estende per chilometri a ovest della città. Qui è possibile rilassarsi al sole e buttarsi nelle tiepide acque del mar mediterraneo. Se invece volete fare un giro in barca o un bella vacanza marinara, nel porto turistico di Antalya si possono noleggiare barche a vela o a motore, con o senza equipaggio.]]></description>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 16:35:22 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.viaggioideale.it/forum/topic/10-il-mio-viaggio-in-turchia/</guid>
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