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	<title>ViaggioIdeale &#187; Racconti</title>
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	<description>Racconti, video, foto e informazioni utili per i tuoi viaggi</description>
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		<title>Viaggio nella Repubblica Ceca, agosto 2008</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 16:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1776" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/12/RepubblicaCeca.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/12/RepubblicaCeca-300x225.jpg" alt="Repubblica Ceca" title="Repubblica Ceca" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1776" /></a><p class="wp-caption-text">Repubblica Ceca</p></div>
<p><strong>Durata del Viaggio</strong>: 15 giorni, in auto dall&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Itinerario</strong>: Di cose da vedere ce ne sono parecchie, e abbiamo suddiviso il viaggio in 3 tappe: Cesky Krumlov, Olomouc, Kutna Hora. Ovviamente in cosi poco tempo abbiamo dovuto fare delle scelte, lasciando da parte diverse zone.</p>
<p><strong>Alloggi</strong>: Tutti prenotati via internet dall&#8217;italia. Una curiosità: pur essendo hotel di buona categoria, nessuno ha voluto caparre e nemmeno numeri di carte di credito come assicurazione.</p>
<p><strong>Pagamenti</strong>: Tutti gli hotel da noi scelti accettavano il pagamento con carte di credito, ma diversi di quelli che avevamo contattato vogliono solo cash!! Per i prelievi in corone, ci siamo affidati ai tantissimi sportelli bancomat che accettano tutti la nostra fida Visa Electron.</p>
<p><strong>Guide utilizzate</strong>: Rough (Ottima e con fin troppe notizie), Lonely Planet (Buona la parte tecnica, troppo scarna su tutto il resto), Guida Verde TCI (Globalmente piuttosto scarsina).</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>- &#8220;Dove andate quest&#8217;anno in vacanza&#8230;&#8230; ? &#8221;<br />
- &#8220;In Repubblica Ceca .&#8221;<br />
- &#8220;Ah&#8230;.. Praga! Gran bella città!! &#8220;.<br />
- &#8220;Mah&#8230;.. veramente non andiamo proprio a Praga&#8230;.. &#8221;</p>
<p>Questo, più o meno, è il dialogo che abbiamo avuto con amici, parenti, e tutti coloro che ci chiedevano informazioni sulla meta delle nostre vacanze estive.</p>
<p>Se avessimo compiuto un&#8217;analisi demoscopica, potremmo tranquillamente affermare che il 100% degli italiani contattati afferma che la Repubblica Ceca = Praga.</p>
<p>L&#8217;idea di visitare zone un po&#8217; meno &#8220;battute&#8221; della capitale, ci e&#8217; venuta dopo aver letto le centinaia e centinaia di recensioni e commenti su Praga, che viene definita bella e affascinante, ma anche estremamente caotica e piena di italiani, sopratutto durante il mese d&#8217;agosto.</p>
<p>Dalle poche informazioni raccolte sul web da chi ha visitato quelle zone, ed in base a quanto letto sulle guide, abbiamo stilato un percorso di massima, che toccasse i principali siti protetti dall&#8217;Unesco, oltre ad altre varianti che ci interessavano.</p>
<p>Poco prima di partire pero&#8217;, le tanti voci di gente che non conosceva minimamente la nostra destinazione hanno fatto insorgere anche a noi qualche dubbio sulla scelta fatta&#8230;.. </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>Annotazioni</strong>:</p>
<p>- Le zone da noi visitate si sono rivelate inaspettatamente verdi, ricchissime di fitte foreste, neanche fossimo sulle Alpi. Dolci colline, laghi e fiumi donano al paesaggio un aspetto molto rilassante e piacevole.</p>
<p>- Occorre fare molta attenzione all&#8217;orario di cena. Esiste un &#8220;punto di non ritorno&#8221; che varia da zona a zona, passato il quale, è inutile cercare, nessuno vi darà più da mangiare! Potrete solo riempirvi di birra! A <strong>Cesky Krumlov</strong>, si attesta intorno alle 22:00, ad <strong>Olomouc</strong> è anticipato vertiginosamente alle 19:45 (McDonald a parte), verso le 20:30 a <strong>Kutna Hor</strong>a. In generale oltre le 23:00 è quasi tutto chiuso.</p>
<p>- Anche gli <strong>orari dei negozi</strong> nelle zone visitate sono molto particolari: oltre le 17:30 e&#8217; difficile trovarne di aperti. Sabato aperti solo la mattina dalle 7:30 alle 10:30 / 11:00 al massimo, pomeriggio sempre chiusi. Domenica ovviamente chiusi.</p>
<p>- <strong>Costi</strong>: ad oggi (2008) in Repubblica Ceca non e&#8217; ancora arrivato l&#8217;Euro, e la moneta locale è la Corona (cambio 24 corone = 1 euro ). Grazie al basso valore della valuta interna, alcune spese risultano molto convenienti. In particolare tutto il mangiare ha costi veramente ridicoli (con 400 corone, circa 16 euro, in birrerie &#8220;standard&#8221; abbiamo mangiato e bevuto a sazietà in 2 persone, in ristoranti di ottima qualità, abbiamo raggiunto le 1000 corone, 41 euro circa, in due, mancia compresa al cameriere). Conveniente la benzina (1,2 euro a litro) e i trasporti pubblici in genere. Invece prezzi di abbigliamento di marca o elettronica ci sono sembrati uguali, se non superiori ai nostri.</p>
<p>- <strong>Lingua Inglese</strong>: abbiamo trovato persone che parlavano inglese negli hotel e negli uffici di informazione turistica. Nei locali più piccoli (birrerie, etc&#8230;) capiscono a grandi linee, ma spesso rispondono in ceco. Abbiamo chiesto alcune volte informazioni a gente del luogo, e in un solo caso abbiamo trovato qualcuno che capisse e parlasse l&#8217;inglese. Comunque abbiamo trovato i cechi sempre disponibilissimi a farsi capire e ad aiutarci in qualsiasi modo.</p>
<p>- <strong>Lunedì quasi tutti i monumenti e i luoghi da visitare sono chiusi</strong>.</p>
<p>- <strong>Le autostrade sono poche</strong>, ed uniscono PLZEN a PRAGA, PRAGA con BRNO, BRNO con BRATISLAVA e BRNO con OLOMOUC. Quindi se dovete dirigervi al di fuori di questi itinerari dovrete viaggiare su strade comuni, che sono ben tenute, al pari di quelle italiane, ma comportano rallentamenti notevoli, a causa delle centinaia di piccoli paesini da attraversare dove sempre e comunque, il limite e&#8217; tassativamente quello dei 50 km/h. Quindi fate bene i conti su quello che volete visitare, e cercate di raggrupparlo in zone vicine tra loro. Come in Austria, anche qui per poter circolare in autostrada occorre acquistare una Vignetta, della durata variabile, che deve essere applicata sul parabrezza.</p>
<p>- I lavori in corso sulle strade tradizionali: ci e&#8217; capitato 3/4 giorni (su 15) di imbatterci in lavori in corso lungo le strade che dovevamo percorrere per arrivare a destinazione. E&#8217; vero che erano strade secondarie, che il navigatore considerava per farci arrivare prima alla meta, ma non ci e&#8217; mai capitato di vederci chiusi 5/7 km interi di strada (in entrambi i sensi!) perché la dovevano asfaltare!! Occhio perché&#8217; le deviazioni segnate non sono sempre molto chiare, e a volte abbiamo dovuto percorrere parecchi chilometri in più&#8217;, solo per saltare il pezzo di strada chiusa, perdendo molto tempo!</p>
<p>- In Repubblica Ceca, anche nei castelli più&#8217; famosi, non esistono Audioguide e visite individuali. La visita del castello deve avvenire sempre in gruppo accompagnati da una guida in carne ed ossa. Quindi ci sono orari e tempi da rispettare, e nei luoghi più&#8217; turistici è meglio prenotare se si vuole essere certi di poter entrare ad un orario stabilito. Visite in inglese solo nei castelli più&#8217; importanti, altrimenti se vi va bene, verrete forniti di un opuscolo da restituire al termine della visita, nella vostra lingua o comunque in inglese.</p>
<p><strong>Hotels</strong>:</p>
<p><strong>Romantick Garni Hotel</strong> (Cesky Krumlov): a 10 minuti a piedi dal centro del paese, in posizione tranquilla vicino al fiume, con parcheggio interno custodito (molto molto piccolo ), oppure esterno di fronte. Hotel molto intimo, poche camere, la nostra molto graziosa e pulita. Colazione a buffet discreta, non abbondantissima la parte &#8220;dolce&#8221;, in una piccola saletta staccata dalla struttura con le camere. Proprietari gentilissimi e carinissimi, Wifi in tutte le camere, e anche un PC per navigare 24h su 24h. C&#8217;è&#8217; un frigobar disponibile per gli ospiti dove prelevare bevande, pagamento a fine soggiorno sulla fiducia (non essendo in camera!).</p>
<p>Voto: 7,5</p>
<p><strong>Hotel Flora</strong> (Olomouc): in posizione perfetta, a 5 minuti a piedi dalla piazza centrale, passando attraverso i giardini che circondano il centro storico. Hotel di grandi dimensioni, adatto a meeting e convegni. Camera ampia e pulita, materassi discreti. A causa della grandezza dell&#8217;hotel, l&#8217;abbiamo trovato decisamente piu&#8217; rumoroso del precedente, sopratutto grazie ad una squadra / societa&#8217; sportiva composta da ragazzi molto molto caciaroni (di provenienza non Ceca). Colazione spettacolare, con buffet infinito di dolci e salato, veramente notevole! Wifi presente, ma un solo PC per navigare nella hall sembra un po&#8217; pochino.</p>
<p>Voto: 7,5</p>
<p><strong>Hotel U Vlasskeho Dvora</strong> (Kutna Hora): posizione centralissima, nella piazza principale. Parcheggio auto per sole 5 vetture, da dividere con altri hotel: se si va fuori dal paese durante la giornata, e&#8217; comunque facile trovare parcheggio la sera, visto che Kutna Hora si &#8220;svuota&#8221; di turisti verso le 18. Colazione a buffet con poco dolce e buona scelta di salato che preparano su richiesta. L&#8217;hotel ha una decina di camere, la nostra bella, pulita e spaziosa. Wifi presente. Al piano terra c&#8217;è&#8217; anche la birreria/ristorante dell&#8217;hotel che a dir la verità&#8217; abbiamo visto spesso vuota. Personale abbastanza distaccato.</p>
<p>Voto 7.</p>
<p><strong>Diamo i voti al Viaggio</strong>:</p>
<p><strong>10 &#8211; 11 Agosto</strong>.<br />
Dopo i 750 km che ci separano da Cesky krumlov, arriviamo in un bel pomeriggio di sole al nostro primo hotel. Durante il viaggio, da Linz a Cesky, il navigatore si imbanana e ci fa fare una strada forse piu&#8217; corta, ma sicuramente piu&#8217; tortuosa e lenta. Passiamo alcuni tipici paesini alpini incantevoli, poi la strada si restringe e prima del confine, si immerge nella folta Selva Boema, dove costeggia una caratteristica ferrovia prima di arrivare sulla strada principale per Cesky Krumlov. La sera siamo un po&#8217; cotti, stiamo un po&#8217; troppo in hotel a riposare, e alle 22:00 troviamo per miracolo un posto in centro che ci dia da mangiare. Cena ottima e un po&#8217; pesantina, con tipiche portate ceche.</p>
<div id="attachment_2001" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_8190_ok.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/IMG_8190_ok-300x200.jpg" alt="Cesky Krumlov" title="Cesky Krumlov" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-2001" /></a><p class="wp-caption-text">Cesky Krumlov</p></div>
<p><strong>Cesky Krumlov</strong>: bella, bella, bella. Non a caso e&#8217; la seconda meta piu&#8217; visitata in Repubblica Ceca dopo Praga, ed e&#8217; soprannominata la &#8220;Perla della Boemia&#8221;. E&#8217; un piccolo paese medievale che si snoda tra due anse del fiume Moldava, con il castello che domina dall&#8217;alto. E&#8217; sicuramente il posto piu&#8217; turistico che abbiamo visitato, ci sono diversi negozietti di souvenir sparsi per il centro storico, ristoranti e birrerie. Si visita con calma in una giornata (senza interni del castello e musei!), ma e&#8217; molto piacevole passeggiare per le vie del centro, alla ricerca di qualche bello scorcio sul fiume. I canoisti e le loro urla vi accompagneranno nella visita del paese, quasi foste ai bordi di una piscina. Molto molto bello anche il castello al quale si puo&#8217; accedere da diverse punti.</p>
<p>Voto: 9</p>
<p><strong>12 Agosto</strong>.</p>
<div id="attachment_2003" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Hluboká-nad-Vltavou.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Hluboká-nad-Vltavou-300x200.jpg" alt="Hluboká nad Vltavou" title="Hluboká nad Vltavou" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-2003" /></a><p class="wp-caption-text">Hluboká nad Vltavou</p></div>
<p><strong>Castelli intorno a Cesky Krumlov</strong>: intorno a Cesky Krumlov si trovano diversi castelli e fortezze (come un po&#8217; in tutta la Repubblica Ceca), alcuni piu&#8217; famosi, altri piu&#8217; isolati. Ognuno ha una sua visita guidata, diversi pero&#8217; meritano solo un&#8217;occhiata dall&#8217;esterno. Leggete una guida per avere un idea di cosa potrebbe piacervi di piu&#8217;. Quello di <strong>Hluboká nad Vltavou</strong> e&#8217; probabilmente il piu&#8217; spettacolare e caotico, di color bianco cangiante, con un bel parco intorno. Per rilassarsi invece, ci si puo&#8217; spostare piu&#8217; a nord, verso il castello di <strong>Červená Lhota</strong>, le cui rosse mura si specchiano nelle acque di un bel lago circondato da foreste. Bello anche quello di <strong>Jindřichův Hradec</strong> (notevole la rotonda della musica color rosa), che si trova nel centro dell&#8217;omonimo paese affacciato su un lago. In posizione spettacolare piu&#8217; per le cartoline che da visitare, alla confluenza tra due fiumi, il castello di Zvíkov .</p>
<p>Voto: 7,5</p>
<p><strong>13 Agosto</strong>.</p>
<div id="attachment_2014" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Telc.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Telc-300x200.jpg" alt="Telc" title="Telc" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-2014" /></a><p class="wp-caption-text">Telc</p></div>
<p><strong>Telc</strong>: è un piccolo capolavoro, con le sue case color pastello che si affacciano sulla grande piazza. Il suo castello e tutto il borgo circondato dall&#8217;acqua e da un bel parco dove rilassarsi lo rendono uno dei luoghi piu&#8217; incantevoli visitati in Repubblica Ceca. Veramente notevole. Ci sono negozietti e bancarelle, ma il paese non ci e&#8217; sembrato ancora invaso dal turismo di massa. Assolutamente da non perdere !!</p>
<p>Voto: 9</p>
<p><strong>Holasovice</strong>: iscritta nel patrimonio Unesco come altri luoghi della Repubblica Ceca, l&#8217;abbiamo visitata al tramonto, di ritorno da una giornata di visita. Si trova in un luogo piuttosto appartato, tra verdi colline e boschi dove corrono liberi diversi daini e cerbiatti. Deserta, l&#8217;abbiamo potuta ammirare forse meglio di altri. Pero&#8217; non ci ha particolarmente colpiti, sarà&#8217; che il tutto si concentra in un&#8217;unica via su cui si affacciano tipiche e graziose casettine bianche, sarà&#8217; che eravamo un po&#8217; stanchi, ma non ci ha lasciato un ricordo molto particolare. Carina.</p>
<p>Voto: 6</p>
<p><strong>14 Agosto</strong></p>
<p><strong>Trebonsko</strong>: è una zona particolare della Boemia, riserva naturale e patrimonio Unesco, situata nei dintorni della citta&#8217; di Trebon, che viene chiamata non a caso &#8220;Il Canada Ceco&#8221;. Concentrati in poche decine di chilometri quadrati, immersi in vaste foreste, si trovano circa 600 laghi e stagni per lo piu&#8217; creati artificialmente. Al di la&#8217; dell&#8217;aspetto paesaggistico di notevole bellezza, il luogo e&#8217; rifugio di diverse specie di uccelli e animali. In questi laghi, vengono allevate migliaia e migliaia di Carpe, il piatto tipico natalizio della Repubblica Ceca. Abbiamo abbandonato la strada principale e ci siamo addentrati nel cuore di questo territorio verso sera, per ammirarne ancor meglio la bellezza. Fermandosi sulle rive di qualche lago, basta attendere alcuni minuti per vedere guizzare dall&#8217;acqua enormi carpe&#8230;.. e&#8217; veramente buffo, nel silenzio in cui si e&#8217; immersi, sentire i continui &#8220;Ploff &#8221; dei tuffi dei pesci.</p>
<p>Voto : 7,5<br />
<strong><br />
15 &#8211; 16 Agosto</strong>.</p>
<div id="attachment_2016" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Olomuc.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Olomuc-300x225.jpg" alt="Olomuc" title="Olomuc" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-2016" /></a><p class="wp-caption-text">Olomuc</p></div>
<p><strong>Olomuc</strong>: è come una buona squadra di calcio, che vince senza individualita&#8217; e fuoriclasse, ma grazie al collettivo. Infatti, al di fuori della stupenda colonna della trinita&#8217;, non ha cose che ci abbiano lasciato a bocca aperta. Ma le due belle piazze del centro, il municipio con il particolare orologio astronomico, le chiese sparse un po&#8217; ovunque, i vicoletti nascosti, i parchi che la circondano e la poca affluenza di turisti la rendono molto armoniosa, e piacevole da visitare. Senza i musei, in una giornata la si gira tranquillamente, chiese comprese. Da Olomouc a Brno c&#8217;e&#8217; una comoda autostrada che in circa mezz&#8217;ora collega le due citta&#8217;.</p>
<p>Voto: 7,5</p>
<p><strong>17 Agosto</strong>.</p>
<p><strong>Area Lednice &#8211; Valtice</strong>: sinceramente non ci ha fatto impazzire. Carini i due castelli, anche se in quello di Lednice non esistono manco i pannelli con spiegazioni in inglese nelle varie stanze, e la visita il giorno in cui siamo andati era solo in lingua Ceca. Il parco che collega i due castelli e&#8217; immenso, e piu&#8217; che a piedi va girato in bicicletta. Ci e&#8217; sembrata una meta frequentata dai cechi per la classica uscita domenicale, con tanto di venditori di gelato con carriolino, e bimbi che giocano nei prati. A Valtice abbiamo trovato una tipica sagra paesana, con gli abitanti in costume tradizionale che ballavano al suono di un&#8217;orchestrina.</p>
<p>Voto: 6,5</p>
<p><strong>18 Agosto</strong>.</p>
<p><strong>Carso Moravo e Grotte Punkevny</strong>: partiamo di buon mattino da Olomouc, abbiamo prenotato la visita alle grotte dall&#8217;Italia via email alle 14:30, e vorremmo dare un&#8217; occhiata anche al paesaggio del Carso Moravo. Purtroppo oggi e&#8217; la giornata in cui ci becchiamo gli &#8220;asfaltatori stradali&#8221; che ci occupano un tratto per noi, anzi x il navigatore, di fondamentale importanza per raggiungere le grotte. Perdiamo 1 ora di tempo a girare intorno a ‘sto pezzo di strada, salendo e scendendo le colline morave. Il paesaggio e&#8217; bello, la giornata e&#8217; soleggiata, ma la perdita di tempo non ce la fa godere appieno. Riusciamo comunque ad arrivare a Mlyn alle 12:30, giusto in tempo per parcheggiare e riposarci un po&#8217;. La strada finisce in una valle molto stretta e boscosa, dove si trova il centro informazioni e la biglietteria. Da qui a piedi o con uno sgangherato trenino si percorre 1 km circa di strada per arrivare all&#8217;entrata delle grotte. Scambiamo alla biglietteria la nostra prenotazione, e prendiamo i biglietti cumulativi sia per il treno che per la funivia che sale sulla sommita&#8217; dell&#8217;abisso macocha (sicuramente da evitare, non ne vale la pena). C&#8217;è&#8217; un sacco di gente, il posto e&#8217; tra i piu&#8217; conosciuti della nazione. Entriamo puntuali. La visita dura circa 1 ora, ed e&#8217; particolare perche&#8217; per mezz&#8217;ora viene fatta nel modo tradizionale, a piedi. D&#8217;improvviso, dopo il buio delle grotte, una luce abbagliante: sbuchiamo <strong>nel punto piu&#8217; profondo dell&#8217;abisso di Macocha</strong>, spettacolare. Si tratta di una grotta come quelle viste prima, la cui volta e&#8217; pero&#8217; crollata tempo addietro, dando origine ad una spettacolare voragine, ricoperta di verdissimi muschi e piante. Da qui, si rientra sottoterra per arrivare ad un molo dove saliamo su barche elettriche da 20 posti, per completare la visita navigando il fiume sotterraneo. Il tragitto e&#8217; suggestivo, spesso c&#8217;e&#8217; da sdraiarsi perche&#8217; il soffitto e&#8217; bassissimo, ed essendoci un po&#8217; di traffico, e&#8217; facile incappare in un frontale con un&#8217;altra barca (come capitato a noi), comunque niente di pericoloso. A meta&#8217; del fiume, la barca attracca per visitare un&#8217;altra parte di grotte, e poi si riprende sino all&#8217;uscita. Chi ha visitato Frasassi, trovera&#8217; un po&#8217; deludenti le formazioni calcaree che si vedono qui, ma la visita nel complesso colpisce, grazie alla varietà&#8217; degli ambienti e delle cose che si vedono. Quando usciamo, ci dirigiamo verso la funivia poco piu&#8217; avanti, che porta in cima all&#8217;abisso Macocha. La vista pero&#8217; non e&#8217; granché&#8217;, molto piu&#8217; spettacolare dal basso! Ci gustiamo un ottimo Magnum visto che fa caldino, e ci apprestiamo a rientrare verso l&#8217;auto.</p>
<p>Voto : 8</p>
<p><strong>Castello di Pernstein</strong>: terminata la visita alle grotte, siccome sono le 16:30 ed il sole splende alto, decidiamo di fare una capatina al castello di Pernstein , che si trova a una quarantina di chilometri da li&#8217;. Il tragitto si rivela molto bello paesaggisticamente, scavalchiamo diverse valli passando attraverso foreste bellissime, ma le strade sono pessime, e i tempi si allungano. Arriviamo al castello e lo vediamo dall&#8217;esterno. E&#8217; tra i piu&#8217; belli, sia per la posizione molto isolata, che per la struttura: il classico castello medievale da film dell&#8217;orrore, immaginandocelo in una notte buia con lampi e fulmini mette i brividi! Nessun turista in giro, tutto e&#8217; chiuso.</p>
<p>Voto : 8</p>
<p>Ci accorgiamo che sono le 19:00&#8230;&#8230; tardissimo!! Non riusciremo mai ad arrivare ad Olomouc per trovare un locale aperto dove mangiare! Giriamo per un&#8217;ora su stradine secondarie in mezzo al nulla, finche&#8217; non arriviamo sulla statale principale. Ci fermiamo al primo paese di una certa dimensione, Boskovice, e cerchiamo i ristoranti nelle vicinanze, affidandoci completamente al caso. Finiamo in una birreria old-style, i cui proprietari sono appassionati d&#8217;auto d&#8217;epoca. Alcuni ragazzi bevono ai tavoli all&#8217;esterno. Scopriamo che fanno pure la pizza, e per curiosita&#8217; ordiniamo anche 2 gnocchini semplici oltre ai piatti principali. Consumiamo quella che sara&#8217; la nostra miglior cena di tutta la vacanza, spendendo meno di tutte le altre volte! Spettacolo! Ripartiamo alla volta di Olomouc sazi e soddisfatti.</p>
<p><strong>19 Agosto</strong>.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno disponibile ad Olomouc, lo sfruttiamo per andare a visitare la zona orientale confinante con la Slovacchia, dove si trovano ancora resti della cultura valacca in Repubblica Ceca. I valacchi sono un popolo particolare, si erano creati un loro stato autonomo, ovviamente mai riconosciuto dalle istituzioni, e avevano coniato una propria moneta.</p>
<p><strong>Stramberk e le chiese di legno</strong>: La giornata e&#8217; splendida, cielo azzurrissimo e sole bello caldo. Lasciata l&#8217;autostrada verso Ostrava, ci addentriamo per alcuni chilometri verso la valle di Stramberk. La zona e&#8217; verdissima. In breve arriviamo al paese che si trova arroccato su una collina. Non vediamo parcheggi a pagamento come negli altri posti visitati, e troviamo immediatamente un posto dove lasciare l&#8217;auto, all&#8217;ombra di diverse piante. Si sta bene, e l&#8217;aria profuma di resina. Mentre passeggiamo verso il centro, notiamo gia&#8217; le prime costruzioni in legno&#8230;. ce ne sono tantissime, e tutte abitate. La piazza del paese e&#8217; deliziosa, tutta circondata da case dalle facciate dipinte, con un bel giardino al centro. Intorno ci sono birrerie, qualche negozietto, un museo e un forno che vende i tipici dolci del paese, le &#8220;Štramberské uší&#8221; cioe&#8217; le &#8220;Orecchie di Stramberk&#8221;, fatte con un impasto a base di cannella. L&#8217;odore e&#8217; intenso e si sparge per tutta la piazza. Il paese e&#8217; dominato dalla scenografica torre in legno, alla quale ci si arriva percorrendo un comodo sentiero. Pochi turisti in giro, tutto molto tranquillo. Prendiamo due succhi di frutta e ci rilassiamo un po&#8217; su una panchina mentre leggiamo cosa dice la guida. Le tipiche chiese in legno non sono in questo paese, ce ne sono una decina, ma sono sparse un po&#8217; ovunque. La Rough da&#8217; qualche indicazione in piu&#8217; su quali siano le piu&#8217; belle, e partiamo verso quella di Guty. Ci arriviamo in circa mezz&#8217;ora d&#8217;auto. O meglio, arriviamo al paese, perche&#8217; della chiesa non v&#8217;e&#8217; traccia. C&#8217;e&#8217; solo un cimitero ed alcune case. Chiediamo ad un cicloturista ceco, molto gentile, che pero&#8217; non sa&#8217; una parola d&#8217;inglese. Capisce cosa cerchiamo, e a gesti ci indirizza. Non ci abbiamo capito un granche&#8217;, e dopo dieci minuti, riproviamo a chiedere ad una signora. Anche lei non sa nulla d&#8217;inglese, ma grazie ad una biro e ad un foglio di carta, ci indica esattamente dove trovarla. Finalmente dopo 5 minuti, fuori dal paese in mezzo ad un bosco, giungiamo alla meta! La chiesa&#8217; e come me l&#8217;aspettavo, immersa nel verde e nel silenzio del bosco. I raggi del sole che filtrano dagli alberi la illuminano leggermente. Il cancello che le gira intorno e&#8217; aperto, ed entriamo. Purtroppo l&#8217;interno e&#8217; chiuso, c&#8217;e&#8217; un numero di cellulare da chiamare, probabilmente per farsi aprire la porta, ma e&#8217; tutto scritto in ceco, e desistiamo dal provare a chiamare, probabilmente nessuno capirebbe.</p>
<p>Voto : 8,5</p>
<p><strong>20 Agosto</strong>.</p>
<p>Ultima spettacolare colazione ad Olomouc, la giornata e&#8217; grigia ed invoglia a mangiare alimenti energetici&#8230; bisogna approfittarne, tanta roba cosi&#8217; forse non la troveremo nel prossimo hotel.</p>
<p>Abbiamo circa 200 km da percorrere, non sara&#8217; un trasferimento lungo questa volta. Comunque abbiamo un&#8217;importante deviazione lungo la strada, verso la</p>
<p>Chiesa di S. Giovanni Nepomuceno: si trova a <strong>Žd´ár nad Sázavou</strong>, circa 40 km dall&#8217;uscita dell&#8217;autostrada Praga &#8211; Brno. La zona paesaggisticamente non dice granche&#8217;, ed il tempo grigio non aiuta piu&#8217; di tanto. Arriviamo seguendo i cartelli stradali, il posto e&#8217; ben segnalato, meta di molti pellegrinaggi. Parcheggiamo ai piedi della collina, c&#8217;e&#8217; solo un&#8217;altra skoda vecchissima. Saliamo pian piano lasciando in auto tutti i bagagli. Tira un fastidioso vento. L&#8217;entrata della chiesa e&#8217; sormontata da un vistoso stemma di una stella dorata a 5 punte. Sara&#8217; quello il tema ricorrente: e&#8217; a forma di stella la chiesa, le mura che la circondano, le vetrate, gli stemmi sopra le porte, e tanti altri particolari all&#8217;interno. Arriviamo x la pausa pranzo, dobbiamo attendere 1 oretta prima che arrivino le guide e possiamo pagare i biglietti per entrare. La guida parla ovviamente solo il ceco, e siccome siamo in 10 turisti tutti stranieri ( italiani, francesi, tedeschi) ci consegnano dei pratici fogli che descrivono in maniera dettagliata la chiesa (non c&#8217;e&#8217; l&#8217;italiano, solo tedesco, francese e inglese). Opera di Giovanni Santini e&#8217; un piccolo capolavoro, assolutamente da non perdere, giustamente inserita tra i monumenti patrimonio dell&#8217; umanita&#8217;. </p>
<p>Voto: 8,5.</p>
<p>Terminata la visita, ci mangiamo qualche biscotto che avevamo con noi e poi ripartiamo verso Kutna Hora dove arriviamo a meta&#8217; pomeriggio. Qui&#8217; c&#8217;e&#8217; piu&#8217; caldo, e addirittura spunta il sole. Troviamo la via per raggiungere l&#8217;hotel solo grazie al navigatore, siccome e&#8217; in pieno centro, con un sacco di sensi unici. Gran fortuna, ci becchiamo anche il parcheggio comodo per scaricare, e dopo esserci registrati, saliamo a riposare un po&#8217; in camera.</p>
<p><strong>21 Agosto</strong>.</p>
<p>Il piano iniziale prevedeva una capatina verso la zona di Cesky Ray, il &#8220;Paradiso Boemo&#8221;, ma siamo stanchi, le previsioni meteo sono incerte, e non abbiamo voglia di riprendere l&#8217;auto. Sfrutteremo la giornata per visitare bene Kutna Hora e rilassarci un po&#8217;!</p>
<div id="attachment_2018" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Ossario-di-Sedlec.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/08/Ossario-di-Sedlec-200x300.jpg" alt="Ossario di Sedlec" title="Ossario di Sedlec" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-2018" /></a><p class="wp-caption-text">Ossario di Sedlec</p></div>
<p><strong>Kutna Hora</strong>: per vederla bene bene senza fretta, visitando musei ed attrazioni varie, servono un paio di giorni, o comunque una giornata e mezzo. Altrimenti senza visite particolareggiate in una giornata si vede tutto. Se non avete problemi cardiaci e non soffrite di claustrofobia, vi consigliamo di iniziare la visita dal Museo dell&#8217;Argento (occhio che c&#8217;e&#8217; sempre molta gente!), dove abbiamo prenotato una delle tante visite guidate (in lingua ceca, con fogli scritti in italiano) della durata di 1 ora circa che sono suddivise in 2 parti: nella prima ci hanno fatto vedere gli strumenti usati dai minatori e come e dove lavoravano, mentre nella seconda parte, una volta indossati grembiuli bianchi, elmetti protettivi e torce elettriche, ci hanno fatto visitare i resti dell&#8217;unica miniera d&#8217;argento rimasta agibile nella citta&#8217;. Non vedrete nulla di incredibile, ma la visita serve per immedesimarsi in uno di quelle persone che lavoravano tempi addietro nelle tante miniere da cui si estraeva l&#8217;argento per coniare le monete di mezza europa. Si sta sotto per mezz&#8217;ora circa, ma sembra un&#8217;eternita&#8217;. Il cunicolo pian piano si restringe, l&#8217;acqua gocciola copiosa dalla roccia sopra le nostre teste, e pian piano ci si trova a strisciare attorno alle pareti con la schiena abbassata. Brutta sensazione, non faremo mai gli speleologi! Una volta usciti all&#8217;aria aperta dall&#8217;altra parte della citta&#8217;, verrete fotografati dalle decine di turisti sorridenti vedendovi tutti belli agghindati mentre rientrate al museo. L&#8217; argento e le sue miniere sono il punto centrale della storia di Kutna Hora. Tutto cio&#8217; che vedrete, in un modo o nell&#8217;altro, ricondurrà lì. Dalla stupenda e grandiosa cattedrale di S. Barbora (protettrice dei minatori) al Cortile Italiano, dalla fontana Kamenna Kasna agli scorci che potrete ammirare camminando senza meta per il centro storico. Senza dimenticare il macabro ossario di Sedlec, appena fuori dal centro cittadino, fatto costruire nel luogo dove un abate di ritorno da Gerusalemme, lascio&#8217; cadere una manciata di terra prelevata dal Golgota. Da quel momento, tutti i nobili del luogo vollero essere sepolti li&#8217; per essere sicuri di avere la vita eterna. Ma l&#8217;arrivo della peste porto&#8217; migliaia di vittime, e il numero di ossa accumulate era divenuto ingestibile, tanto che se ne dovettero ammassare un gran numero in un magazzino accanto alla chiesa. Fino a quando vennero trovate da un falegname di nome Frantisek Rint, che ebbe l&#8217;idea di utilizzarle per comporre ornamenti ed altro nella cripta dell&#8217;ossario. A prima vista molto macabro, in realta&#8217; il lavoro che Rint (che ha pure firmato la sua opera ad una delle pareti, ovviamente usando ossa) vuole mandare un messaggio ben piu&#8217; profondo. Imperdibile.</p>
<p>Voto: 8,5</p>
<p><strong>22 Agosto</strong>.</p>
<p><strong>Castello di Konopiste</strong>: il tempo non e&#8217; proprio malaccio, fa caldo ed il cielo e&#8217; semi coperto, e ne approfittiamo per dirigerci verso l&#8217;unico castello che, prima di partire, ci aveva risposto via email dicendo che era possibile visitarlo con audioguide in italiano. In un oretta arriviamo al gigantesco parcheggio ai piedi dello Zamek. E&#8217; uno dei piu&#8217; visitati del paese, e si vede. E&#8217; ancora presto e troviamo tranquillamente posto. C&#8217;e&#8217; una lunga fila di bancarelle che vendono un sacco di souvenir tipici, oltre ad un paio di bar, al trenino e alla carrozza che portano in giro la gente. Ci rendiamo conto di essere molto vicini a Praga, la zona e&#8217; nettamente piu&#8217; sfruttata turisticamente degli altri luoghi visitati sinora. Percorriamo il breve sentiero che sale al castello. Da fuori non dice un granché. Nel fossato che lo circonda c&#8217;è un orso che fa tanta tristezza, come quelli visti a Cesky Krumlov. Entriamo nella biglietteria. Sono molto attrezzati, un pannello LCD stile aeroporto elenca le visite in programma e l&#8217;orario di partenza. Di audioguide neanche l&#8217;ombra&#8230;.. chissà cosa avranno capito nell&#8217;email, ma comunque vediamo la bandierina bianca rossa e verde tra le visite in programma e la prenotiamo; nell&#8217;attesa andiamo a fare due passi. Qui gli italiani ci sono, e si sentono come al solito. Facciamo due passi nel bosco che circonda il castello, poi rientriamo nell&#8217;ampio cortile e ci sediamo su una panchina. D&#8217;un tratto un ragazzo dai capelli lunghi tinti di giallo e rosso, con una decina di orecchini, anelli e braccialetti di ogni tipo, esce da una porta laterale e si piazza in mezzo urlando: &#8220;Italiani ??? Italiani ?? &#8220;. Attendiamo un attimo. &#8220;Si fara&#8217; pur avanti qualcuno&#8230;.. &#8221; penso tra me. &#8220;Italiani&#8230;.. ???&#8221;. Ci alziamo e alzando la mano presentiamo i biglietti. Siamo soli. Il ragazzo sorride e ci fa strada verso la porta d&#8217;ingresso. Notiamo che ha allacciato alla vita uno strano marsupio. Arrivati nel primo corridoio, la guida si ferma. Schiaccia un pulsante sul marsupio, e parte una musica a tutto volume, che pian piano si abbassa lasciando spazio ad una voce che dice : &#8220;Benvenuti al castello di Konopiste&#8230;.&#8221; . Ecco dov&#8217;era l&#8217;audioguida&#8230;. non propriamente come la intendevamo noi, ma e&#8217; pur sempre qualcosa. La visita comunque e&#8217; molto gratificante, gli interni sono molto belli, tutti ben arredati e molto interessanti. Alla fine scopriamo che la nostra guida, molto gentile, di italiano non sa una parola, idem per inglese e francese, per cui chiediamo informazioni a gesti su altre cose che ci interessano prima che la visita si concluda. E&#8217; uscito il sole, e fa un gran caldo. Andiamo a visitare il roseto e il giardino che sta dietro al castello, e poi torniamo nel cortile dove c&#8217;e&#8217; una specie di bar, per prendere qualcosa di fresco. Mi pappo 2 magnum e ci riposiamo un po&#8217;, mentre un gruppone di italiani con guida ceca al seguito invadono Konopiste. Dopo alcuni minuti alcuni di loro partono con imprecazioni all&#8217;indirizzo della loro guida, quando scoprono che dovranno attendere un po&#8217; prima di entrare, perchè c&#8217;e&#8217; gia&#8217; un altro gruppo in visita. Uno di loro, un signore tranquillo, si siede accanto a me, e gli domando in italiano da dove venivano. Un po&#8217; sorpreso (ma dai ??? eh eh, qui in pratica son solo italiani) ci racconta che stanno in hotel a Praga, che sono usciti per un&#8217;escursione in giornata. Ieri sono stati a Karlstein, ma a lui, appassionato di antiquariato, non e&#8217; piaciuto per niente, in quanto gli interni sono piuttosto anonimi e spogli. Buono a sapersi, vorra&#8217; dire che lo vedremo soltanto dall&#8217;esterno. Lo ringraziamo per le informazioni e lo salutiamo lasciandolo alla visita.</p>
<p>Voto : 8,5</p>
<p><strong>23 Agosto</strong>.<br />
<strong><br />
Castelli di Sternberk, Karlstein e Krivoklat</strong>: l&#8217;ultimo giorno, col tempo imbronciato ma ancora asciutto, lo dedichiamo ad un veloce tour dei castelli intorno a Praga. La vista di Sternberk dalla strada e&#8217; indubbiamente di grande impatto. Una fortezza maestosa che si erge in una valle verdissima su uno sperone di roccia, merita sicuramente una sosta e qualche foto. Non tanti turisti in giro. Da qui ci avviamo verso Karlstein. Le belle e solitarie valli che attraversiamo non lasciano presagire quello che ci troveremo di fronte al nostro arrivo. Mamma mia&#8230;. sembra di essere a Roma! Che macello di gente, ovunque si sente solo parlare in dialetto romano. Una lunga strada piena di negozi, locali e hotel risale verso il castello. Noi per fortuna, non arrivando dalla strada principale, parcheggiamo senza pagare una corona ai bordi di una stradina di montagna, a fianco di una pensioncina dietro la roccia su cui si erge il castello. Da qui proseguiamo e in 5 minuti siamo all&#8217;inferno. Addirittura i negozianti che parlano in italiano, in romano!!! Ma non si puo&#8217;&#8230;..! Incredibile&#8230; c&#8217;è addirittura il discount dei souvenir&#8230;. Scatoloni pieni di cianfrusaglie fabbricate in Cina o chissa&#8217; dove, e comitive di italiani intenti a comprare questo o quello!!! Terribile!! Non fraintendeteci, non ce l&#8217;abbiamo coi romani&#8230;&#8230; ci saranno stati italiani di altre regioni, ma si sentivano soltanto loro. Il cielo migliora, e addirittura esce un po&#8217; di sole. Decidiamo di risalire verso il castello, almeno per vederlo un po&#8217; piu&#8217; da vicino. In effetti e&#8217; molto scenografico. C&#8217;e&#8217; da sperare che dentro non sia cosi&#8217; deludente come ci aveva descritto quel turista italiano. Comunque di sto&#8217; casino ne abbiamo gia&#8217; abbastanza, velocemente ritorniamo verso l&#8217;auto, e prima di rientrare in hotel facciamo una capatina al castello di Krivoklat che dista solo 25 km. Questa deviazione ci permette di attraversare le colline del Krivoklasto, dove ci fermiamo per alcune foto ai bei panorami. Arriviamo al piccolo borgo di Krivoklat, lo troviamo molto meno caotico di Karlstein, anche a causa della sua posizione isolata, in una stretta valle circondato da boschi. Riprendiamo la strada per Kutna Hora passando per l&#8217;ampia ma trafficatissima tangenziale di Praga.</p>
<p>Voto : 7.</p>
<p><strong>Conclulsioni</strong></p>
<p>Tutto sommato, la Repubblica Ceca ci ha fatto un&#8217;ottima impressione. Non abbiamo trovato un paese arretrato rispetto all&#8217;Italia, tenendo conto che abbiamo visitato zone fuori dalle rotte turistiche principali, anzi sotto certi punti di vista direi ci sia pure da imparare qualcosa. I dubbi che prima della partenza ci erano venuti, sono stati definitivamente fugati.</p>
<p>Sapevamo che non avremmo incontrato paesaggi spettacolari da lasciarci a bocca aperta, ma comunque il paese è ricchissimo di foreste e di laghi, che sono un piacevole diversivo alla visita pura e semplice di una città’ o di un castello.</p>
<p>La gente locale è sempre stata cortese e disponibile.</p>
<p>Unendo a tutto questo i favorevoli prezzi per dormire e mangiare, crediamo che sia una vacanza da consigliare caldamente a chi vuole scoprire angoli ancora poco conosciuti della Repubblica Ceca.</p>
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		<title>Vacanze in Mongolia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 21:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1728" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Mongolia.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Mongolia-300x107.jpg" alt="Mongolia" title="Mongolia" width="300" height="107" class="size-medium wp-image-1728" /></a><p class="wp-caption-text">Mongolia</p></div>
<p>La voglia di trascorrere una vacanza in un luogo lontano dalle solite mete turistiche, ci fa optare per un <strong>viaggio in Mongolia</strong>. Espletate le pratiche burocratiche (consistenti nella richiesta del visto al consolato onorario mongolo con sede a Torino, e successiva spedizione del passaporto tramite corriere convenzionato che nell&#8217;arco di pochi giorni ci riconsegnerà a domicilio il tutto), siamo pronti per la partenza. La Mongolia è una destinazione ancora relativamente poco battuta, e sono poche le compagnie aeree che vi arrivano. Per chi viaggia dall&#8217;Italia la scelta <strong>Aeroflot</strong> è pressoché obbligata. Per risparmiare qualche centinaio di euro a testa partiamo da Milano anziché dalla molto più comoda Venezia: dobbiamo fare scalo a Mosca, dove non possiamo uscire dalla zona internazionale dell&#8217;aeroporto a meno di non essere in possesso di visto russo. Poco male, perché all&#8217;andata dobbiamo aspettare solo due ore prima di imbarcarci per <strong>Ulan Bator</strong>. Il volo dalla capitale russa a quella mongola si rivela scomodissimo: i sedili sono stretti e a fianco di uno di noi è seduto un belga di notevole stazza che per tutto il viaggio non fa altro che bere vino, vodka e… sudare. Arriviamo comunque vivi e vegeti in Mongolia alle 7 di mattina e, dopo aver cambiato un po&#8217; di soldi, ci facciamo portare in centro da un tassista improvvisato. Non abbiamo prenotato un posto per dormire e perdiamo la mattina a cercarne uno. Notiamo subito come gli alberghi qui siano pochi e molto cari rispetto agli standard asiatici: decidiamo quindi di orientarci verso una ben più accessibile guesthouse. Ne dobbiamo girate diverse prima di trovarne una che avesse una stanza doppia libera. Alla fine troviamo posto alla <strong>Khongor Guesthouse</strong>: inizialmente vorremmo pernottare lì per una sola notte e poi cercare qualcos&#8217;altro. Ma poi il prezzo economico (circa 9 euro al giorno per la stanza), la possibilità di poter prenotare tour direttamente, e la posizione centrale ci fanno decidere di rimanere lì per tutto il periodo di ferie, o perlomeno per i giorni che resteremo ad Ulan Bator, visto che una parte considerevole della nostra permanenza in Mongolia la trascorreremo in giro per le sterminate lande desolate del Paese.</p>
<div id="attachment_1720" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCN3421.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCN3421-300x224.jpg" alt="Ulan Bator" title="Ulan Bator" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-1720" /></a><p class="wp-caption-text">Ulan Bator</p></div>
<p>Al di fuori della capitale è pressoché impossibile viaggiare da soli: la rete ferroviaria è limitata al solo asse nord-sud (si tratta della linea che unisce la Russia alla Cina) e i minibus adibiti a trasporto pubblico sono utilizzati quasi esclusivamente dai mongoli per trasportare le merci ingombranti che acquistano nella capitale fino agli angoli più sperduti dello Paese. Per spostarsi da un posto all&#8217;altro della Mongolia ci vogliono ore e ore, talvolta giornate, di viaggio in dissestate strade di terra battuta (quelle asfaltate sono rare e per lo più situate nei pressi della capitale), ma quando si arriva a destinazione si dimenticano i disagi fin lì sopportati. Non resta quindi che affidarsi ai tour organizzati, che permettono di noleggiare una jeep (o, più spesso, un minivan) con autista e sono comprensivi di pernottamenti e pasti (e non è cosa da poco, per noi vegetariani, avere qualcuno che ci metta a disposizione piatti adeguati in un Paese in cui la dieta è quasi esclusivamente carnivora). La nostra prima destinazione è il <strong>monastero di Amarbayasgalant</strong>. Il termine &#8220;cattedrale nel deserto&#8221; è quanto mai adeguato per definire questo monastero. Si tratta di una bellissima costruzione attorniata da mura, situata in mezzo al nulla. Amarbayasgalant è uno dei principali templi buddisti della Mongolia ed ha un fascino enorme: a livello architettonico ricorda molto lo stile cinese piuttosto che quello tibetano, e così sarà per gran parte degli edifici religiosi che avremo modo di vedere in Mongolia. </p>
<div id="attachment_1724" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Gher_Mongola.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Gher_Mongola-300x224.jpg" alt="Gher della Mongolia" title="Gher della Mongolia" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-1724" /></a><p class="wp-caption-text">Gher della Mongolia</p></div>
<p>La notte dormiamo in una <strong>gher</strong> (la tipica tenda circolare dei nomadi mongoli). E&#8217; un&#8217;esperienza indimenticabile: fuori c&#8217;è un bellissimo cielo stellato e dormire in mezzo alla natura lontani dal tran tran del mondo occidentale fa bene allo spirito.<br />
Il giorno seguente lo trascorriamo assieme ad una famiglia di nomadi: li osserviamo nelle loro attività quotidiane, legate in particolar modo all&#8217;allevamento, e giochiamo con i bambini a giochi in cui si inventano loro tutte le regole (ad esempio, una dama in cui solo loro possono mangiare le nostre pedine…). Come spesso accade in Asia, veniamo scambiati per americani. Chissà poi perché ogni occidentale viene considerato uno yankee… per quanto ci riguarda, tutto vorremmo sembrare a parte che sudditi dell&#8217;impero a stelle e strisce.</p>
<p>Dormiamo ancora in una gher, ma questa volta non si tratta più di una tenda solo per noi come quella della prima notte. Da ora in avanti dovremo abituarci a dormire assieme alle famiglie nomadi, in tende che non brillano certo per pulizia: anche questa, tuttavia, è un&#8217;esperienza da fare!</p>
<p>Ritorniamo ad Ulan Bator e ci ritempriamo prima di intraprendere un altro lungo viaggio, questa volta con destinazione <strong>Karakorum</strong>: non si tratta dell&#8217;omonima catena montuosa, ma della vecchia capitale dell&#8217;impero mongolo. In realtà, dei fasti dell&#8217;epoca non resta nulla. La città fu rasa al suolo dai cinesi e dalle rovine sono stati costruiti degli edifici religiosi circondati da mura su cui si ergono 108 stupa (monumenti votivi utilizzati per conservare reliquie) bianchi: il <strong>monastero di Erdene Zuu</strong>.</p>
<div id="attachment_1726" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/ErdeneZuu.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/ErdeneZuu-224x300.jpg" alt="Monastero Erdene Zuu" title="Monastero Erdene Zuu" width="224" height="300" class="size-medium wp-image-1726" /></a><p class="wp-caption-text">Monastero Erdene Zuu</p></div>
<p>Il colpo d&#8217;occhio dell&#8217;insieme è sensazionale e ripaga di tutte le ore passate nel minivan a sobbalzare per ogni buca. Trascorriamo qualche ora a visitare i diversi templi, immergendoci nella pace del luogo. La sera assistiamo ad uno spettacolo caratterizzato dall&#8217;esibizione canora di un anziano che ci fa conoscere il <strong>Khoomei</strong>, il canto gutturale tipico delle popolazioni mongole (va detto che di per sé la lingua mongola presenta già diversi suoni gutturali): assistiamo anche alle prodezze di una giovanissima contorsionista, e poi andiamo a goderci il meritato riposo in una gher situata all&#8217;interno di un villaggio turistico (se così si può chiamare). Il giorno seguente facciamo una breve escursione alla Boovon Khad, una roccia fallica meta di pellegrinaggio da parte delle donne che vogliono avere figli. Fatte le foto e le battute di rito, riprendiamo il cammino verso Ulan Bator. Per strada ci imbattiamo in una manifestazione ludica tipica della Mongolia: si tratta di una selezione locale per il <strong>Naadam</strong>, la più grande manifestazione sportiva che si svolge nel Paese, nella quale gli atleti gareggiano in tre discipline sportive (lotta, equitazione e tiro con l&#8217;arco).</p>
<p>Dopo qualche giorno di relax nella capitale, è la volta della terza ed ultima escursione: quella nel <strong>deserto del Gobi</strong>, che ci terrà impegnati per cinque giorni. Pur preferendo viaggiare da soli (cioè senza altri turisti), il caso vuole che due ragazze giapponesi abbiano organizzato con la stessa agenzia il nostro stesso tour per i medesimi giorni. Quindi, anche se con automezzi diversi, facciamo il viaggio assieme. Man mano che ci addentriamo nel deserto, la prima cosa che viene da pensare è che non è poi così diverso dal resto della Mongolia. Si tratta di una steppa con una vegetazione composta quasi esclusivamente da erba e piccoli arbusti, con l&#8217;alternanza di zone più brulle e di altre un po&#8217; più rigogliose. Soltanto, con l&#8217;incidere dei chilometri scompaiono via via le aquile che invece nel resto del Paese volano numerosissime in cielo e che spesso capita di incrociare appollaiate per terra o sopra qualche palo ad appena pochi passi di distanza. Il primo giorno di viaggio ci fermiamo a <strong>Baga Gazariin Chuluu</strong>, una montagna di granito in cui la roccia è modellata a formare un paesaggio che pare extraterrestre. Qui un tempo sorgevano dei templi, e qualche rovina, anche se ormai quasi inglobata dalle rocce, si può ancora intravedere. Dopo aver trascorso la notte in una gher, la mattina siamo pronti per ripartire: prossima tappa è il deserto come viene pensato nell&#8217;immaginario collettivo, che occupa soltanto una piccola parte della superficie del Gobi; noi abbiamo l&#8217;opportunità di vedere le <strong>dune di sabbia di Moltsog</strong>. Sembra di stare in una grande spiaggia in un ambiente, però, montuoso anziché marino. Ci divertiamo per un po&#8217; a scorrazzare tra le dune e ripartiamo quindi alla ricerca di una gher in cui dormire. Molto spesso le guide dei tour vanno alla ricerca sul momento di un posto dove passare la notte: i nomadi sono ospitali e, particolare non trascurabile, non disdegnano qualche <strong>togrog</strong> (la moneta mongola). </p>
<div id="attachment_1733" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DesertoGobi.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DesertoGobi-300x225.jpg" alt="Deserto del Gobi" title="Deserto del Gobi" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1733" /></a><p class="wp-caption-text">Deserto del Gobi</p></div>
<p>Il tour nel Gobi riparte l&#8217;indomani con le visite a <strong>Bayanzag</strong> e a <strong>Temeen Shavar</strong>: si tratta di paesaggi dominati dal colore rosso della terra e da vegetazione molto rada. In età remote qui doveva esserci una presenza piuttosto nutrita di dinosauri, tant&#8217;è che nei dintorni si continuano a trovare resti di questi animali preistorici.</p>
<p>Ci trasferiamo poi a <strong>Yoliin</strong>, una zona di montagna con sentieri molto piacevoli da percorrere, che si snodano tra rocce ruscelli e dai quali scorgiamo vari animali tra cui diverse marmotte. La sera, prima di andare a coricarci (ovviamente, ancora in una gher), veniamo convinti a fare un giro in cammello, nonostante una certa contrarietà all&#8217;utilizzo degli animali a fini ludici. Fatto sta che a fine cavalcata, Gabriele viene disarcionato e cade rovinosamente a terra, facendosi male ma, fortunatamente, non troppo. Siamo in mezzo al deserto, a centinai di chilometri dal più vicino ospedale e i cellulari non prendono: non ci si può permettere di lamentare dolori. L&#8217;autista della jeep ci porge due bicchieri di vodka &#8220;Chinggis&#8221; a mo&#8217; di medicina e tutto finisce lì.</p>
<p>Comincia la mattina successiva la lunga marcia verso Ulan Bator: dopo ore e ore di viaggio ci fermiamo a pernottare nell&#8217;ennesima gher nei pressi della cittadina di <strong>Erdene Dalai</strong>. Quest&#8217;ultima è un agglomerato di case per lo più in legno e lamiera con qualche edificio in mattoni di impronta sovietica. Come in tutti gli altri centri abitati (sono tutti simili, se si eccettua Ulan Bator, che fa storia a sé), i bagni sono posti poco distanti dalle ultime case e consistono di una casetta in legno (o, talvolta, costruita con l&#8217;abitacolo di un camion) che poggia su delle assi posizionate in maniera tale da lasciare una fessura piuttosto ampia; la fessura a sua volta si apre sopra una buca profonda che rappresenta la rete fognaria.</p>
<p>Ormai siamo stanchi di trascorrere gran parte della giornata a guardare fuori dal finestrino paesaggi che dopo un po&#8217; risultano essere sempre uguali. Passiamo ore a contare i copertoni dei camion che vengono abbandonati in gran numero ai bordi della strada e quando arriviamo a Ulan Bator (nel tardo pomeriggio) non possiamo esimerci dal recarci a rilassarci al chioschetto della Tiger (ottima birra mongola).</p>
<p>Per quanto riguarda Ulan Bator, l&#8217;abbiamo visitata approfittando dei giorni di intervallo tra un tour e l&#8217;altro: la città ci è subito piaciuta tantissimo. Piuttosto inquinata (come molte città asiatiche), appare ai visitatori come un misto di vecchia capitale di stampo sovietico e città in continuo mutamento in cui trovano posto, gli uni accanto agli altri, modernissimi centri commerciali e piccole bancarelle in cui si vendono sigarette e frutta e che fungono anche da telefoni pubblici (sopra un banchetto è posizionato un telefono collegato chissà dove di cui i mongoli usufruiscono spesso!). Prendiamo subito confidenza con i luoghi più conosciuti: il centro è costituito da <strong>Piazza Sukhbathaar</strong>, la classica piazza di vaste dimensioni di stampo sovietico dominata dal palazzo del Parlamento presso il quale è situata una statua di <strong>Gengis Khan</strong> (una statua di modeste dimensioni, in attesa di quella molto più grande che le autorità hanno in cantiere di costruire). Non distante vi è un grande centro commerciale in cui si trova un po&#8217; di tutto e che fungerà come punto di riferimento sia per cambiare soldi che per l&#8217;acquisto di diverse cose. Tra i luoghi che visitiamo il più incantevole è di sicuro il <strong>Monastero di Gandan</strong>, nel quale assistiamo ad una cerimonia cui partecipavano decine e decine di monaci oltre a numerosi fedeli. Per il resto, visitiamo un paio di musei (<strong>Museo di storia naturale</strong> e <strong>Museo Nazionale di storia mongola</strong>) mentre rinunciamo ad altri luoghi che magari avrebbero anche meritato una visita, preferendo bighellonare un po&#8217; per la città, che dal nostro punto di vista merita veramente di essere conosciuta non soltanto da un punto di vista turistico. La penultima sera andiamo alla <strong>collina di Zaisan</strong>, dove si trova un Memoriale dedicato all&#8217;antica amiciza mongolo-sovietica. Si tratta di un insieme monumentale imponente, di stampo tipicamente socialista, sopravvissuto al cambio di regime avvenuto in seguito alla disgregazione dell&#8217;U.R.S.S. La collina è frequentata abitualmente dai giovani del posto, che vi si recano per trascorrere dei momenti romantici. Il panorama di Ulan Bator che si vede da qui è sensazionale, e ci lascia tanta malinconia, visto che siamo ormai agli sgoccioli del nostro viaggio. Scesi dalla collina, visitiamo anche un parco che si trova nei dintorni, caratterizzato dalla presenza di una grande statua dorata di Buddha: anche qui è pieno di gente che ne approfitta per una passeggiata o per pregare. Arriviamo così alla fine della vacanza: l&#8217;ultimo giorno ad Ulan Bator lo dedichiamo allo shopping (tra le altre cose, troviamo anche la maglia della nazionale di calcio mongola, una chicca…) e a sedute di massaggi (qua veramente economici). La mattina dopo ci imbarchiamo nuovamente su un volo Aeroflot diretto a Mosca e, dopo sette interminabili ore trascorse all&#8217;aeroporto Sheremetyevo in attesa della coincidenza, a malincuore saliamo sull&#8217;aereo che ci riporterà in Italia.</p>
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		<title>Madagascar, l&#8217;isola rossa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 21:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di attesa, il 29 maggio 2005 atterriamo ad Antananarivo. Ci attende Mahery: il simpatico autista che ci guiderà durante questi giorni nella sua terra. La prima tappa è Antsirabe, una cittadina ricca di contraddizioni, con alberghi di lusso accanto a ristoranti e locali privi delle più basilari norme igieniche, e taxi che sfrecciano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1678" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar087.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar087-300x225.jpg" alt="Morondava - Viale dei baobab" title="Morondava - Viale dei baobab" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1678" /></a><p class="wp-caption-text">Morondava - Viale dei baobab</p></div>
<p>Dopo mesi di attesa, il 29 maggio 2005 atterriamo ad Antananarivo. Ci attende Mahery: il simpatico autista che ci guiderà durante questi giorni nella sua terra.</p>
<p>La prima tappa è <strong>Antsirabe</strong>, una cittadina ricca di contraddizioni, con alberghi di lusso accanto a ristoranti e locali privi delle più basilari norme igieniche, e taxi che sfrecciano, superando a colpi di clacson i numerosi pousse-pousse, una sorta di risciò, trainati da uomini, nella maggior parte dei casi scalzi.</p>
<p>L&#8217;indomani giungiamo a <strong>Ranomafana</strong>. In attesa dell&#8217;ora di cena, andiamo a vedere cosa ci offre questo paesino. Numerosi bambini ci guardano passare e ci sorridono. Questo Madagascar inizia ad affascinarci. Prima di iniziare la visita del <strong>Parco di Ranomafana</strong>, le raccomandazioni della guida sono: &#8220;Attenzione a non scivolare e occhio alle sanguisughe&#8221;. La visita del parco dura più di tre ore, trascorse quasi senza accorgercene. In poco tempo vediamo un piccolo camaleonte e due lemuri: gli animali più rappresentativi del Madagascar. L&#8217;unico inconveniente sono le sanguisughe, infatti riescono a passare attraverso i calzettoni e quindi è necessario fermarsi per disinfettare la ferita.</p>
<p>Terminata la visita ripartiamo in direzione di <strong>Ambalavao</strong>. Andiamo subito alla scoperta del piccolo villaggio. Entriamo nel cortile di una scuola e veniamo circondati da bambini, con cui iniziamo a giocare. Chiediamo alle maestre il permesso di fare delle foto, e mostriamo loro le immagini impresse sul display delle nostre fotocamere. La loro gioia è alle stelle, ma la nostra probabilmente è ancora maggiore.</p>
<p>La tappa successiva è il <strong>Parco dell&#8217;Isalo</strong>. Percorrendo con la nostra jeep una strada in terra battuta passiamo davanti ad alcune capanne, dove vivono poche famiglie. Al nostro passaggio escono tutti fuori. Sembrano felici di avere visite, e ci mostrano le loro abitazioni di fango e paglia. Uno degli adulti ci mostra un bambino di pochi mesi, con una piaga tutta sporca sotto un braccio. L&#8217;unica cosa che possiamo fare è pulire quella ferita con il disinfettante che portiamo sempre con noi, e lasciare ai genitori delle salviettine disinfettanti, facendoci aiutare dalla nostra guida per spiegare loro come utilizzarle.</p>
<div id="attachment_1686" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar069.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar069-300x225.jpg" alt="Madagascar" title="Madagascar" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1686" /></a><p class="wp-caption-text">Madagascar</p></div>
<p>Dopo questo incontro lasciamo la jeep e proseguiamo a piedi, lungo l&#8217;argine di un torrente di acqua limpidissima, arrampicandoci sulle pietre, fino ad arrivare in un vero e proprio canyon. Quando il sole inizia a calare ripartiamo, perché dobbiamo percorrere a piedi i tre chilometri per tornare alla jeep. Anche oggi è stata una giornata intensa, così dopo cena andiamo a letto molto stanchi, ma estremamente soddisfatti.</p>
<p>L&#8217;indomani partiamo alla volta di <strong>Ifaty</strong> lasciando la strada asfaltata ed imboccando una strada sconnessa e polverosa, che si trasforma poi in una pista sabbiosa che costeggia il mare. Ad Ifaty pernotteremo in un bungalow sulla spiaggia. All&#8217;esterno siamo circondati da palme, banani e molte piante grasse.</p>
<p>Un uomo conosciuto sulla spiaggia ci invita da lui per la cena. La sua abitazione è molto piccola, sarà circa quattro metri per tre, e per fare posto a noi, tutta la famiglia è seduta fuori. Ci hanno apparecchiato un piccolo tavolo, su cui stanno precisi due piatti. Ci portano del riso e dei pesci alla griglia, e per dessert delle banane flambé. E&#8217; tutto veramente buono, ed è un&#8217;esperienza molto piacevole.</p>
<p>Sveglia all&#8217;alba ed inizia la vera avventura. A bordo della nostra jeep imbocchiamo una pista di sabbia, che attraversa vari villaggi dove, nonostante l&#8217;ora mattutina, c&#8217;è già molta vita.</p>
<p>La stagione delle piogge è terminata da poco e la nostra è la prima vettura a fare questo percorso da quando la pista è stata nuovamente aperta (durante la stagione delle piogge viene chiusa), quindi alcuni tratti potrebbero essere difficilmente praticabili.</p>
<p>La jeep passa precisa in mezzo ai cespugli ed alcuni abitanti di un villaggio ci vengono incontro per suggerirci di cambiare pista perché quella che stiamo percorrendo è in pessime condizioni. Sono oltre due ore che viaggiamo, senza incontrare nemmeno un mezzo a motore. Iniziamo a vedere numerosi baobab, che si ergono maestosi dalla terra rossa, e all&#8217;ombra di uno di questi ci prepariamo un bel piatto di pasta.</p>
<div id="attachment_1677" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_221.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_221-300x204.jpg" alt="Madagascar - Corsa sulle dune" title="Madagascar - Corsa sulle dune" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1677" /></a><p class="wp-caption-text">Madagascar - Corsa sulle dune</p></div>
<p>Al primo villaggio che incontriamo ci fermiamo per chiedere informazioni sulla strada e ne approfittiamo per salire in cima ad una grande duna di sabbia, dalla cui sommità possiamo ammirare un mare stupendo. Una cinquantina di bambini ci seguono, con un misto di stupore e curiosità, e ci divertiamo a correre tutti insieme su e giù su quella bellissima duna.</p>
<p>Raggiungiamo <strong>Andavadoaka</strong>, un caratteristico villaggio di pescatori dove trascorreremo la notte, in un bungalow di legno un po&#8217; malridotto, a pochi passi dal mare.</p>
<p>Di prima mattina ci uniamo a due ragazzi del villaggio, che ci accolgono sulla loro piroga, con una vela logora e più volte ricucita. Il mare è di una calma unica e l&#8217;acqua molto chiara ci permette di ammirare varie specie di pesci, tra cui delle bellissime stelle marine. Raggiungiamo un isolotto dove una barchetta ha appena raggiunto la riva e dei pescatori stanno ripulendo le reti, da cui tolgono anche due piccoli squali. Ne approfittiamo per fare un bel bagno, dopodiché compriamo un&#8217;aragosta appena pescata, che i nostri barcaioli ci cucineranno sulla griglia. E&#8217; giunta l&#8217;ora di lasciare anche questo paradiso.</p>
<p>Il mattino successivo raggiungiamo la riva di un fiume, dove una chiatta ci attende per traghettarci sulla sponda opposta. Un uomo di questo villaggio sale sulla jeep con noi, per indicarci la strada, perché in molti punti la pista sparisce in mezzo alla boscaglia e senza l&#8217;aiuto di qualcuno del posto sarebbe facilissimo perdersi. Oggi il percorso è stato molto impegnativo: abbiamo impiegato circa 10 ore per percorrere 180 Km.</p>
<p>Ci prepariamo a trascorrere la notte in un bungalow di legno che lascia molto a desiderare, senza dubbio il peggiore tra quelli trovati fino ad oggi. Il bagno e la doccia sono esterni ed in pessime condizioni e così decidiamo che stasera eviteremo di lavarci…</p>
<p>Dopo un&#8217;altra giornata servita solo da trasferimento, ripartiamo di buon mattino. Dopo un centinaio di chilometri, percorsi in circa 5 ore, giungiamo a <strong>Belo Sur Mer</strong>. Troviamo alloggio in uno spazioso e accogliente bungalow sulla spiaggia, dove rimarremo per due notti. Il livello di questa struttura è molto superiore a quello dei posti dove abbiamo alloggiato fino ad ora e, sinceramente, dopo alcuni giorni di vera avventura, non disdegniamo un po&#8217; di comodità.</p>
<p>Sulla spiaggia ci sono dei cantieri navali molto artigianali, dove vengono costruite le tipiche piroghe ricavate dai tronchi degli alberi, ma anche altre imbarcazioni più grandi utilizzate per il trasporto delle merci; tutto è molto rudimentale, ma proprio per questo spettacolarmente bello.</p>
<p>La mattina successiva, alla luce di una lanterna a petrolio, facciamo colazione poi andiamo a pescare. Tornati sulla spiaggia, attendiamo gli altri pescatori che rientrano al tramonto e, con l&#8217;interesse e la curiosità di due bambini, terminiamo la nostra giornata insieme a loro.</p>
<div id="attachment_1684" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_226.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_226-300x204.jpg" alt="Morondava - Viale dei baobab" title="Morondava - Viale dei baobab" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1684" /></a><p class="wp-caption-text">Morondava - Viale dei baobab</p></div>
<p>L&#8217;indomani lasciamo questo posto alla volta di <strong>Morondava</strong>, località nota per i suoi baobab. Imbocchiamo la solita pista sconnessa immersa nella vegetazione, incontrando soltanto alcuni carretti trainati da zebù. Dopo molte ore siamo a Morondava, dove andiamo a vedere il tramonto dal famoso viale dei baobab, il punto più fotografato di tutto il Madagascar (così dicono).</p>
<p>Il mattino successivo la sveglia è alle 06.00. E&#8217; ancora notte ma per la strada c&#8217;è già vita. Ci dirigiamo verso il villaggio di <strong>Belo-sur-Tsiribihina</strong>, per raggiungere il &#8220;<strong>Parc National des Tsingy</strong>&#8220;, dove trascorreremo la notte in un vecchio bungalow di legno, utilizzato probabilmente come magazzino. Viste le sue pessime condizioni strutturali ed igieniche, decidiamo che dormiremo senza nemmeno spogliarci.</p>
<div id="attachment_1682" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_099.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_099-204x300.jpg" alt="Lemure del Madagascar" title="Lemure del Madagascar" width="204" height="300" class="size-medium wp-image-1682" /></a><p class="wp-caption-text">Lemure del Madagascar</p></div>
<p>Il mattino successivo visitiamo il &#8220;<strong>grande Tsingy</strong>&#8220;, un parco caratterizzato da rocce affilatissime, canyon stretti e profondi e ponti sospesi. Nel parco, tra le meraviglie scolpite dalla natura, assistiamo ad uno spettacolo inatteso: una famiglia di lemuri salta da un ramo all&#8217;altro a pochi metri da noi. Li ammiriamo per un po&#8217; ma poi siamo costretti ad andarcene perché le zanzare mi stanno divorando. Arriviamo a Belo-sur-Tsiribihina quando il sole sta tramontando e troviamo alloggio in un alberghetto misero, ma senza dubbio più accogliente del bungalow di ieri sera.</p>
<p>Siamo molto stanchi ed io non sto affatto bene, perché sono piena di punture di zanzare: su tutto il corpo sono riuscita a contarne oltre 250! Siamo anche un po&#8217; preoccupati, perché temiamo che tutte queste punture possano portare un&#8217;infezione, ma per il momento cerchiamo di non pensarci. Come sempre, decideremo come affrontare il problema nel momento in cui dovesse presentarsi. Il giorno successivo assisteremo all&#8217;ultimo tramonto sul mare del Madagascar.</p>
<p>La serata scorre piacevolmente, anche se la tristezza, sia in noi che in Mahery, inizia a prendere il posto dell&#8217;allegria e della spensieratezza, perché questo bellissimo viaggio sta giungendo al termine.</p>
<p>Il mattino successivo la partenza è alle 06.00. Fuori dalle abitazioni ci sono molti fuochi accesi, nei corsi d&#8217;acqua lungo la strada molte persone si stanno lavando e la strada è già piena di carretti carichi di merci e bambini a piedi che vanno a scuola.</p>
<p>Dopo oltre 10 ore di un bellissimo susseguirsi di paesaggi naturali diversi, ci avviciniamo ad <strong>Antsirabe</strong>, la cittadina dove trascorremmo la nostra prima notte malgascia e dove, purtroppo, passeremo anche l&#8217;ultima.</p>
<p>Il 14 giugno siamo proprio alla fine. Partiamo in direzione di <strong>Antananarivo</strong>, dove Mahery ci farà conoscere sua moglie e sua figlia; per pranzo, infatti, saremo ospiti nella loro piccola casa, semplice ma dignitosa. Siamo tutti visibilmente tristi; il momento dei saluti è veramente difficile, perché siamo consapevoli che difficilmente potremo incontrarci di nuovo.</p>
<p>Il viaggio di ritorno scorre regolarmente, ma appena atterrati a Milano, il caos, lo smog, il traffico, le suonerie dei telefonini e la frenesia del nostro stile di vita ci fanno già rimpiangere il Madagascar.</p>
<p>Ringraziamo Mahery e la popolazione malgascia, per averci fatto capire che due &#8220;vasah&#8221; italiani possono sentirsi a casa propria anche in Madagascar.</p>
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		<title>La mia Kastellorizo (Grecia)</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 11:11:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se chiedete ad un greco dove sia Kastellorizo, probabilmente non vi saprà rispondere. Se la cercate su una cartina della Grecia, troverete la piccola isola all&#8217;interno di un rettangolo staccato in basso a destra, non ben definito. Kastellorizo, conosciuta anche con il nome di Megisti, ha un fascino misterioso, dovuto a più fattori; il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1666" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/01Hellas.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/01Hellas-300x200.jpg" alt="Kastellorizo (Grecia)" title="Kastellorizo (Grecia)" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-1666" /></a><p class="wp-caption-text">Kastellorizo (Grecia)</p></div>
<p>Se chiedete ad un greco dove sia <strong>Kastellorizo</strong>, probabilmente non vi saprà rispondere. Se la cercate su una cartina della Grecia, troverete la piccola isola all&#8217;interno di un rettangolo staccato in basso a destra, non ben definito. Kastellorizo, conosciuta anche con il nome di <strong>Megisti</strong>, ha un fascino misterioso, dovuto a più fattori; il primo è la posizione geografica: 72 miglia marine ad est di Rodi (circa 40 minuti di volo, qualche ora di navigazione), solo 2 miglia a sud della costa turca. Ciò spiega la massiccia presenza di militari greci per contrastare (un&#8217;improbabile) invasione e il vano tentativo di scostarsi dall&#8217;influenza musulmana: lo stesso simbolo dell&#8217;isola è una croce legata ad un&#8217;ancora, unione della cristianità e del mare. A queste culture si aggiunge quella italiana: il nome Kastellorizo deriva da “<strong>castello rosso</strong>”, immagine che evoca le rovine della fortezza che si tingono al tramonto. Diventata famosa grazie al <strong>film premio oscar Mediterraneo</strong>, l&#8217;isola è stata abitata da militari italiani durante la seconda guerra mondiale e ancora oggi è possibile incontrare qualche vecchio che parla correntemente la nostra lingua. Ah, non preoccupatevi se non fate in tempo a vedervi il film prima della partenza: in agosto ogni ristorante assicura almeno una proiezione serale!</p>
<p>La prima volta che ho soggiornato a Kast mi aspettavo un&#8217;isola povera, la cui economia fosse basata unicamente sulla pesca. In realtà mi sbagliavo di grosso! Durante la stagione estiva (seconda metà di luglio e agosto) l&#8217;isola è frequentatissima da lussuosi mega yacht e i pochi isolani si contendono i clienti propinando conti salatissimi, più che raddoppiati e marchiati con la X di xenos &#8211; straniero. In questo periodo camminare lungo il kordoni, il bacino su cui si affacciano le case, diventa uno slalom impossibile tra i tavolini e le sedie, in un inferno di divertimento sfarzoso, lussuoso e mercenario, che non riflette affatto la pace e la solitudine del luogo. Recatevi invece a settembre o inizio ottobre e ve ne innamorerete. L&#8217;isola ritorna di proprietà della natura, che decide arrivi e partenze (in caso di vento forte l&#8217;aereo giornaliero non decolla) e che scandisce il tempo ad un ritmo incomprensibile, ma non casuale. Potrete godere del blu intenso del mare profondo e del rosso purpureo dei tramonti, e rivivere gli attimi del film davanti alla casetta azzurra o mangiando la moussaka a horaki, il ristorante dove sono state girate le scene del matrimonio. Sere intere sul tetto del faros ad ammirare il cielo stellato e le fioche luci di Kas, la città turca sull&#8217;altra costa, accompagnati dallo sciacquio delle onde.</p>
<p>Kastellorizo va vissuta ed è il rifugio perfetto per chi vuole scappare, ma è ancora più perfetta nei ricordi di chi ha saputo allontanarsene.</p>
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		<title>Viaggio in Normandia, &#8220;tra il cielo e il mare&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 13:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1643" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1041_028_tris_galley_normandia.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1041_028_tris_galley_normandia-300x197.jpg" alt="Pointe de la Hague, Goury e il suo Faro - Francia" title="Pointe de la Hague, Goury e il suo Faro - Francia" width="300" height="197" class="size-medium wp-image-1643" /></a><p class="wp-caption-text">Pointe de la Hague, Goury e il suo Faro - Francia</p></div>
<p>Sono sempre stato attratto dall&#8217;acqua e dal mare in burrasca, un elemento fotograficamente irresistibile. Un viaggio in Normandia mi sembrava la giusta conseguenza.</p>
<p>Dopo aver acquistato una guida e scaricato l&#8217;impossibile da internet, pianifichiamo a grandi linee il nostro tour. La nostra prima meta sarà la cittadina di Honfleur che ci permetterà di visitare la parte a nord est della Normandia con le alte scogliere e le spiagge a ciottoli. La partenza è fissata per il 9 agosto e percorriamo, partendo da Airasca (TO), i 980 Km di distanza in 2 giorni.</p>
<div id="attachment_1648" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0891_028_normandia_gallery-.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0891_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Città di Honfleur e il Vieux Bassin all&#039;alba - Francia" title="Città di Honfleur e il Vieux Bassin all&#039;alba - Francia" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1648" /></a><p class="wp-caption-text">Città di Honfleur e il Vieux Bassin all'alba - Francia</p></div>
<p><strong>Honfleur</strong> è una bellissima cittadina situata sull&#8217;estuario della Senna attraversato dall&#8217;imponente Ponte di Normandia, alle porte del Pays d&#8217;Auge e della Cộte de Grậce. Antichi palazzi si riflettono nelle acque del Vieux Bassin e nelle viuzze si possono ammirare i caratteristici edifici a graticcio che ospitano botteghe di artisti, pittori e scultori. Molto affollata dai turisti durante il giorno e la sera, magica con le primi luci dell&#8217;alba, quando i primi raggi solari iniziano a lambire le antiche facciate formando riflessi dorati nel Vieux Bassin.</p>
<p>Il mattino dopo partiamo alla volta di <strong>Dieppe</strong>, il punto più a nord est della Normandia che visiteremo. Per arrivarci, percorriamo il <strong>Ponte di Normandia</strong>, che fino al 1998 è stato il più lungo ponte a tiranti d&#8217;Europa. Passarci sopra (pagamento pedaggio) è veramente impressionante e, dopo averlo oltrepassato, è possibile fermarsi in un&#8217;area di sosta predisposta con passerella sospesa, per poterlo ammirare con calma.<br />
Arriviamo a Dieppe e parcheggiamo nei pressi della spiaggia. Il vento è forte e nel cielo cupi nuvoloni neri danzano veloci. A sud, si intravedono le alte <strong>falesie della Cộte d&#8217;Albậtre</strong> e una luce irreale illumina il mare spumeggiante.</p>
<p>&#8220;A Dieppe, la luce brilla come un gioiello&#8221; recitava Matisse. Incorniciata da alte scogliere, Dieppe è la spiaggia più vicina a Parigi; ne visitiamo il complesso portuale adiacente alla città vecchia con i suoi alti palazzi dai tetti neri in ardesia.<br />
Il tour con il trenino ci permette di esplorare i luoghi più caratteristici della cittadina e alla sera torniamo alla spiaggia per goderci il tramonto.</p>
<p>Il giorno successivo, ci spostiamo nella zona di <strong>Fécamp</strong>, cittadina a lungo capitale della pesca al merluzzo. Il vento è sempre molto fastidioso e, dopo un lauto pasto a base di cozze e una breve passeggiata sulla spiaggia, ci dirigiamo verso <strong>Cap Fagnet</strong>, in cima alla falesia a nord di Fécamp. Il paesaggio è maestoso: bianche scogliere a picco si affacciano su un mare in burrrasca, il sole buca le nuvole e i suoi raggi colpiscono i verdi pascoli. Dal 2006 sul Capo sorgono 5 aeromotori per la produzione di energia eolica, rendendo così il paesaggio circostante quasi irreale.</p>
<div id="attachment_1651" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0531_028_normandia_gallery-.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0531_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Etretat (Cote d&#039; Albatre) Falesia d&#039;Aval - Francia" title="Etretat (Cote d&#039; Albatre) Falesia d&#039;Aval - Francia" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1651" /></a><p class="wp-caption-text">Etretat (Cote d' Albatre) Falesia d'Aval - Francia</p></div>
<p>Seguendo la costa verso sud, nel tardo pomeriggio ci spostiamo ad <strong>Étretat</strong> che, con la <strong>Falesia d&#8217;Aval</strong> e la <strong>Falesia d&#8217;Amont</strong>, è, credo, il luogo più caratteristico della Costa d&#8217;Alabastro. Appena arrivati, un forte temporale fa fuggire i turisti, ma, dopo pochi minuti, il cielo si squarcia e annuncia una magnifica serata.<br />
Il vento non manca, ma la quasi assenza di persone sulla spiaggia invoglia a percorrerla per ammirare le imponenti falesie che, con la luce dorata del tramonto, assumono anch&#8217;esse il colore dell&#8217;oro. Il mare è molto agitato e alcuni surfisti ne cavalcano le onde.<br />
Da qui si può ammirare la famosa &#8220;proboscide d&#8217;elefante&#8221; della Falesia d&#8217;Aval che si immerge nel mare e, dalla spiaggia di Étretat, si possono raggiungere le sommità delle falesie, che assumono colorazioni diverse a seconda delle ore del giorno e la luminosità del luogo è un vero e proprio spettacolo della natura. Alle 21 il sole è ancora alto nel cielo; Alice (nostra figlia) getta i ciottoli della spiaggia in mare, convinta che più le pietre sono grosse, più il mare si arrabbia.</p>
<p>Viste le bellezze naturali della Normandia, decidiamo di saltare la Cộte Fleurie, sede delle più eleganti cittadine balneari del nord della Francia, e ci catapultiamo verso ovest di Honfleur a <strong>Courseulles sur Mer</strong>, sulla cui spiaggia (settore di Juno Beach) sbarcarono, il 12 giugno 1944, Winston Churchill e, il 14, il generale De Gaulle. Qui visitiamo il &#8220;<strong>Centre Juno Beach</strong>&#8220;, che racconta il ruolo del Canada nella seconda guerra mondiale.<br />
Spostandoci lungo la strada che costeggia il mare, è possibile vedere dall&#8217;alto tutte le spiagge utilizzate dagli Alleati per lo Sbarco in Normandia e i resti delle batterie di difesa tedesche. Ad <strong>Arromanches les Bains</strong> sono ancora visibili i resti del porto artificiale costruito con cassoni in cemento armato. In loco, moltissimi tabelloni e cartine che illustrano le operazioni dello sbarco. Poco più a ovest, <strong>Omaha Beach</strong>, il settore americano delle operazioni con il più alto numero di soldati uccisi tra gli alleati.<br />
L&#8217;aspetto austero e desolato che caratterizza la parte orientale della spiaggia, stretta e addossata ad una brulla scarpata, sembra rievocare gli avvenimenti tragici e gloriosi che vi si svolsero.<br />
<div id="attachment_1653" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0921_028_normandia_gallery-.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0921_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Cimitero americano a Colleville-sur-Mer - Francia" title="Cimitero americano a Colleville-sur-Mer - Francia" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1653" /></a><p class="wp-caption-text">Cimitero americano a Colleville-sur-Mer - Francia</p></div>Molto interessante ed educativa la visita al <strong>cimitero americano di Colleville sur mer</strong>, che accoglie nei suoi curatissimi prati all&#8217;inglese 9387 croci in marmo bianco di Carrara, allineate in un silenzio commovente.</p>
<p>Il viaggio procede e il 14 agosto ci dirigiamo ancora verso ovest, a <strong>Cherbourg-Octeville</strong>, situata sulla costa settentrionale della penisola del Cotentin.<br />
La penisola del Cotentin è un territorio selvaggio e autentico, modellato dal vento e dal mare. Dai suoi punti panoramici si diventa partecipi di uno straordinario spettacolo naturale, dai colori cangianti delle baie all&#8217;imponenza dei promontori che vi si affacciano.<br />
Qui fisseremo il nostro &#8220;campo base&#8221; per i prossimi giorni.</p>
<p><strong>Cherbourg</strong> è una cittadina di mare, dotata della più grande rada artificiale del mondo che ospita più porti: turistico, militare, mercantile e peschereccio. Per la gioia di Alice visitiamo <strong>La Cité de la mer</strong>, dove è possibile ammirare l&#8217;acquario dedicato all&#8217;esplorazione dei fondali marini e salire a bordo del Redoutable (&#8220;Il Temibile&#8221;) il primo sommergibile nucleare francese.</p>
<p>Il giorno di ferragosto, torniamo verso le spiagge dello sbarco per recarci a <strong>St Vaast la Hougle</strong>, all&#8217;estremità del quale spicca <strong>Fort de la Hougle</strong>, con le sue distese di sabbia ricoperte di conchiglie durante la bassa marea. Da St Vaast è possibile raggiungere a piedi (in determinati momenti) la piccola <strong>isola di Tatihou</strong>.<br />
Il tempo è stabile e Alice, infilata la muta, approfitta della calda giornata senza vento per fare il bagno nelle limpide e calme acque.<br />
Nel pomeriggio, decidiamo di visitare la zona di <strong>Barfleur</strong> dove, dalla sommità del <strong>faro Raz de Barfleur</strong>, è possibile ammirare la costa est del Cotentin. Il faro è alto 75 metri e, dopo aver salito i 349 scalini della scala a chiocciola racchiusa all&#8217;interno, il panorama toglie davvero il fiato.</p>
<p>Un altro posto assolutamente da non perdere nella penisola è la punta estrema a nord, denominata <strong>Cap de la Hague</strong>. Ci arriviamo una sera al calar del sole. Il posto è davvero selvaggio: brughiera a vista d&#8217;occhio, scogli e&#8230; qualche turista.<br />
Proprio qui, godiamo del più bel tramonto di tutto il viaggio, con contorno di luna piena nel cielo. Possibilità di pernottare in camper nel parcheggio a pochi metri dal mare.</p>
<p>Un&#8217;altra meta di grande fascino a sud di Cap de la Hague è senza dubbio <strong>Carteret</strong>, con le sue dune di sabbia. Abbiamo la fortuna di arrivarci dopo un temporale e la spiaggia di sabbia finissima è deserta. Le dune sferzate dal vento forte sono molto suggestive e l&#8217;assenza di elementi umani ne accresce il fascino.<br />
Ci spostiamo a <strong>Cap de Carteret</strong>, dove sarà possibile effettuare il giro del capo a piedi e godersi con un solo colpo d&#8217;occhio tutta la zona.</p>
<div id="attachment_1655" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1664_028_normandia_gallery-.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1664_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Le Mont St. Michel" title="Le Mont St. Michel" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1655" /></a><p class="wp-caption-text">Le Mont St. Michel</p></div>
<p>Mancano ormai pochi giorni alla fine della vacanza, quindi decidiamo di spostarci verso <strong>Le Mont–St–Michel</strong> per visitare la famosa abbazia e le zone limitrofe.<br />
Fissiamo così l&#8217;ultimo campo base ad <strong>Avranches</strong>, piccola cittadina che occupa una posizione unica su di uno sperone granitico. Dalla collina di Avranches si stende la baia del celebre monte.<br />
Per tutto il viaggio ho sentito parlare di ostriche e, leggendo la nostra guida, scopro che la località che si proclama &#8220;capitale dell&#8217;ostrica di Normandia&#8221; è <strong>Gouville-sur-Mer</strong>, sita sulla costa a nord di Avranches. La sua visita si rivela una vera sorpresa.<br />
Dune di sabbia sulle quali sono poste piccole casette in legno verniciate di bianco con i tetti colorati, ma delle ostriche neanche l&#8217;ombra e in zona neppure una persona a cui chiedere informazioni. Dopo aver pranzato al riparo dal vento vicino ad una di queste casette, ci apprestiamo a ripartire. Getto un ultimo sguardo al mare e mi accorgo che sta arrivando la bassa marea. All&#8217;improvviso spuntano dalle acque dei tavolati metallici con sopra le ostriche raccolte in sacchi di plastica traforati ricoperti di alghe verdi.<br />
La spiaggia fino a quel momento deserta viene invasa da decine di persone armate di secchiello e rastrello che setacciano la sabbia a caccia di molluschi. Assolutamente da non perdere.</p>
<div id="attachment_1656" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/2153_028_normandia_gallery-.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/2153_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Le Mont St. Michel di notte" title="Le Mont St. Michel di notte" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1656" /></a><p class="wp-caption-text">Le Mont St. Michel di notte</p></div>
<p>Un giorno viene completamente dedicato alla visita di Mont st Michel e qui bisogna riabituarsi alla folla e alla confusione. Per evitarla, consigliamo assolutamente una visita notturna.<br />
Un suggerimento: leggete bene i cartelli che segnalano gli orari delle maree collocati nei parcheggi predisposti, eviterete così brutte sorprese al ritorno.<br />
Per godere appieno del misticismo del luogo non perdetevi infine il tramonto sulla baia visto dai piccoli villaggi o dai numerosi punti panoramici, come Caban Vauban, distribuiti sulla costa che da Avranches porta a nord verso Granville.</p>
<p>In questo viaggio alla scoperta delle bellezze naturali della Normandia abbiamo volutamente tralasciato le grandi città come Caen e Rouen preferendo il girovagare, a volte senza una meta precisa, lungo le coste e nella campagna disseminata di cascinali in pietra con i tetti in nera ardesia e animali allevati allo stato semi brado.<br />
Sembra impossibile, ma la maggior parte dei turisti si concentra a Mont-st-Michel.<br />
In questo tour abbiamo camminato su spiagge lunghissime senza incontrare anima viva e passeggiato su scogliere dove il solo compagno era il vento.<br />
Con un po&#8217; di intraprendenza, chiunque può trovare in Normandia dei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.</p>
<p>Dario Bonetto<br />
<a href="http://www.historicando.net">www.historicando.net</a></p>
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		<title>Provenza e dintorni, il colore viola e non solo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 22:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[3 luglio 2005 ore 9.41 del mattino, partiamo. Direzione: Provenza, Francia. Abbiamo prenotato comodamente da casa un appartamentino, per meglio dire una stanza con bagno presso Le Clos des Lavandes a Luberon. Fidatevi del sito Gite des France, è una garanzia. All&#8217;arrivo veniamo accolti calorosamente dalla proprietaria che ci fa vedere la stanza. Aprendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1625" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/clos_20de_20lavandes.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/clos_20de_20lavandes-300x225.jpg" alt="Le Clos des Lavandes - Luberon" title="Le Clos des Lavandes - Luberon" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1625" /></a><p class="wp-caption-text">Le Clos des Lavandes - Luberon</p></div>
<p>3 luglio 2005 ore 9.41 del mattino, partiamo. Direzione: Provenza, Francia.</p>
<p>Abbiamo prenotato comodamente da casa un appartamentino, per meglio dire una stanza con bagno presso <a href="http://pagesperso-orange.fr/leclosdeslavandes/">Le Clos des Lavandes</a> a Luberon. Fidatevi del sito <a href="http://www.gites-de-france.com/">Gite des France</a>, è una garanzia. </p>
<p>All&#8217;arrivo veniamo accolti calorosamente dalla proprietaria che ci fa vedere la stanza. Aprendo la persiana rigorosamente di colore lilla ne e&#8217; uscito un profumo di pulito veramente inebriante. La stanza ha un piccolo balconcino a terrazzo con l&#8217;ombrellone immerso nel vasto giardino della maison. Anche il bagno piccolo ma arredato anch&#8217;esso in maniera divina ti da già la sensazione che passerai una settimana fantastica.  </p>
<p>La mattina del 4 luglio ci siamo svegliati ed aprendo le imposte le cicale ci hanno dato il<br />
benvenuto, il fruscio della lavanda nel giardino riecheggia e il profumo di torta ci fa vestire velocemente per affrontare una abbondane colazione nel patio. Sul tavolo le loro marmellate erano già li pronte per gli ospiti, le torte appetitose ci stavano attendendo.</p>
<div id="attachment_1627" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/gole_20del_20verdon_204.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/gole_20del_20verdon_204-300x225.jpg" alt="Gole del Verdon" title="Gole del Verdon" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1627" /></a><p class="wp-caption-text">Gole del Verdon</p></div>
<p>Ora andiamo verso <strong>Merindol</strong> e poi via verso <strong>Roque d&#8217;Anthéron</strong> per visitare l&#8217;<strong>Abbazia di Silvacane</strong> che ha un chiostro cistercense molto carino con un organo antico dislocato sopra l&#8217;entrata. La zona offre platani e sequoie maestose. Anche quest&#8217;anno si è tenuto come sempre il festival internazionale di pianoforte. Imbocchiamo la 952 direzione <strong>Gole del Verdon</strong>, suggestive! Sono il grande Canyon europeo. Il fiume colore verde smeraldo che scende forma 5 laghi artificiali fatti da 5 dighe creando così energia idroelettrica. In alcuni punti arriva a 700 metri ed e&#8217; uno strapiombo vertiginoso. Abbiamo costeggiato tutta la cresta in un panorama unico.</p>
<div id="attachment_1630" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/roussignol_20dintorni.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/roussignol_20dintorni-300x225.jpg" alt="Valle di Roussignol" title="Valle di Roussignol" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1630" /></a><p class="wp-caption-text">Valle di Roussignol</p></div>
<p>Questa mattina si parte per <strong>Roussignol</strong>, una valle interamente color ocra. Si parcheggia fuori. Per entrare si paga dopodiché si sceglie il sentiero da percorrere a piedi. Non è difficile, si sale e si scende molto lentamente, ma la sensazione è molto particolare, si è attorniati solo ed esclusivamente dal color ocra. Attenzione all&#8217;abbigliamento anche le scarpe si possono compromettere. Quindi indossate capi poco costosi, così se non verrà via il colore non sarete tanto dispiaciuti. All&#8217;uscita ci sono tutti i negozietti che vendono i colori per dipingere.</p>
<p>Altro luogo da visitare assolutamente in Provenza è <strong>Senanque</strong>, con la sua Abbazia immersa nella lavanda, costruita dai monaci nel 1148. Si può visitare. All&#8217;interno c&#8217;è il chiostro con giardino alla francese. Il refettorio ed il dormitorio dove i monaci rispettavano il sonno/veglia. Ingresso: 6 euro. Come sempre all&#8217;uscita il negozio con i souvenir.</p>
<p><strong>Sault</strong> è un paradiso immerso nel viola. Tutte le strade della zona sono coltivate a lavanda in fazzoletti di terreno ben delineati. Questo borgo provenzale è coccolato dalla lavanda che le dà un tocco magico. Da Sault si arriva agilmente alle gole della Nesque (<strong>Gorge de la Nesque</strong>). Basta prendere la D942 e qui potete ammirare per chilometri ulivi e querce che si snodano attraverso gole e gallerie. Il punto migliore è senza dubbio <strong>Castellaras</strong>, siamo a circa 900 metri di altezza. In questa regione non bisogna percorre le strade principali ma le secondarie come la 30 oppure la 34. Certo sono strette, ma i panorami insoliti di campi di lavanda sono impagabili.</p>
<div id="attachment_1619" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/isle_20sur_20la_20sourge_206.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/isle_20sur_20la_20sourge_206-300x225.jpg" alt="Isle sur la Sorgue" title="Isle sur la Sorgue" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1619" /></a><p class="wp-caption-text">Isle sur la Sorgue</p></div>
<p>Vicino a <strong>Lacoste</strong> c&#8217;è l&#8217;<strong>Isle sur la Sorgue</strong> il fiume ci passa in mezzo e dà vita a tanti canali. E&#8217; la più provenzale delle città viste fino ad ora con il suo mercato domenicale di Brocantage. E quello del pesce che si sviluppa lungo il fiume. Da Lacoste si può anche raggiungere il <strong>Mont Ventoux</strong>. Non ci vogliamo perdere il panorama da 1912 metri, l&#8217;auto si arrampica fino in cima, la giornata è tersa ma l&#8217;aria che in vetta non manca mai penetra tra gli orditi e le trame della mia giacca di lana. Non riesco neppure ad avere una postura eretta. </p>
<div id="attachment_1631" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/ponte_20di_20millau_202.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/ponte_20di_20millau_202-300x225.jpg" alt="Ponte di Millau" title="Ponte di Millau" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1631" /></a><p class="wp-caption-text">Ponte di Millau</p></div>
<p>Ci dirigiamo infine verso <strong>Millau</strong> per ammirare il ponte veicolare più alto del mondo, siamo nella <strong>Alvernia</strong>. Abbiamo preso la N9, ci passa proprio sotto. Maestoso. Ci sentiamo proprio dei microbi vicino al lui. Le foto si sprecano, è leggermente più alto della Tour Eiffel. Parte da un lato della montagna attraversa la valle e termina sul lato opposto.</p>
<p>Ultima tappa è <strong>Carcassonne</strong>, con il suo fiabesco castello e l&#8217;aria pregna di storia. La cittadella è fatta di tortuose viuzze, di botteghe e vecchie costruzioni. L&#8217;impatto è veramente unico. Di sera la sua illuminazione rende tutto irreale, sembra veramente di far parte di qualche favola. Purtroppo la nostra di fiaba e terminata e ci dirigiamo verso casa. Quest&#8217;anno in auto abbiamo fatto solo 2300 km!</p>
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		<title>Toda Cuba! Il mio viaggio lungo tutta l&#8217;isola&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 21:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso chi viaggia non lo fa per conoscere, e chi vuol conoscere spesso è disinteressato… Andare a visitare, ad esempio, la Statua della Libertà e rimanerne affascinati non basta per dire che l&#8217;America è il paese dei sogni che divengono realtà. Perché se tutt&#8217;intorno fosse pieno di barboni in cerca di elemosina, che non hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1596" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/08/toda-cuba-il-mio-viaggio-lungo-tutta-lisola/cuba-3/" rel="attachment wp-att-1596"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/cuba-300x192.gif" alt="Cuba" title="Cuba" width="300" height="192" class="size-medium wp-image-1596" /></a><p class="wp-caption-text">Cuba</p></div>
<p>Spesso chi viaggia non lo fa per conoscere, e chi vuol conoscere spesso è disinteressato…</p>
<p>Andare a visitare, ad esempio, la Statua della Libertà e rimanerne affascinati non basta per dire che l&#8217;America è il paese dei sogni che divengono realtà. Perché se tutt&#8217;intorno fosse pieno di barboni in cerca di elemosina, che non hanno di che vivere, allora forse potrei anche dire che l&#8217;America non è il paese che fa per me!</p>
<p>Questa sete di conoscenza mi porta a visitare i luoghi più disparati ed a scegliere le mete più incomprensibili… Ed è così che decido di visitare Cuba, il paese di Fidel, il leader maximo, quello più amato, più odiato, più discusso al mondo. Vado per vedere come vive la gente, per capire se tutto ciò che si narra di Cuba sia vero oppure no!</p>
<p>E arrivo in questo paese dove tutto è statale, dove la concorrenza non esiste, è lo stato che decide i prezzi, pesos più, pesos meno. Vedo subito che per chi non è cubano è difficile comprendere la realtà del luogo, ma non mi lascio scoraggiare sebbene il &#8220;très très difficile à comprendre&#8221; ripetutomi da una guida locale.</p>
<p>E comincio a girare: <strong>L&#8217;Avana</strong> non è molto diversa dalle nostre città, caos e confusione. Così dopo un breve e rapido giro del centro, che val la pena di visitare perché molto caratteristico, decido di allontanarmi. Farlo in treno è improponibile, &#8220;très très difficile à comprendre&#8221; come funziona prendere un treno. Il noleggio è la mia unica salvezza. E così con la mia auto fiammante faccio strada per <strong>Matanzas</strong> passando sul <strong>Puente Bacunayagua</strong> alto 110 metri, per loro un&#8217;opera pazzesca, per noi sarebbe semplicemente bello. Arrivata alla mia prima destinazione visito il museo farmaceutico, la stupenda <strong>botica</strong> creata dal dottor Ernest Triolet, un insieme di &#8220;remedios&#8221; quasi alchimistici fatti di tanta tradizione omeopatica e di cure medico-scientifiche di sicura efficacia, qui tutto è curato e mantenuto perfettamente, in onore alla memoria di un uomo, Ernest Triolet, che diede tutta la sua vita per il bene altrui. Ed è proprio all&#8217;uscita dalla visita della stupenda Farmacia adibita ormai a museo, che incontro il primo, ma non unico, omosessuale della mia vacanza, e comincio a notare che se da un lato la legge li perseguita, dall&#8217;altro la gente li accoglie, ed è così che capisco che sono perseguitati se fanno qualcosa che non dovrebbero, come prostituirsi o &#8220;non stare al loro posto&#8221;. Che la gente sia così tollerante e priva di pregiudizi, mi fa già amare particolarmente questo luogo. Attraverso il piccolo e caratteristico ponte di pietra detto &#8220;concordia&#8221; per arrivare al mosaico del &#8220;Che&#8221; e poi riparto subito per Varadero, giusto il tempo per rimanere delusa dalla sua aridità, dalla sua falsità. In pieno contrasto con la pienezza dei sentimenti della donna conosciuta a Remedios, che mi narrò di aver avuto l&#8217;emozione più grande della sua vita quando strinse la mano di Che Guevara. Questa donna mi fa capire che ormai il comunismo non è più molto ben visto a Cuba perché mi dice &#8220;sono comunista, però io sono una brava persona&#8221;, un intero universo in questa frase. Non è capodanno e non posso quindi vedere i bellissimi fuochi d&#8217;artificio che fanno in questa città, così riparto alla volta di <strong>cayo Santa Maria</strong>, la spiaggia più bella che io abbia mai visto al mondo, fine e bianca, ed il mare con il suo mondo nuovo dentro, credo proprio che Dio volesse dare uno specchio del paradiso.</p>
<p>Prendo poi la strada per <strong>Florencia</strong>, dove volevo assistere ad uno dei famosi rodei che organizzano nella zona e invece trovo la festa del Carnevale con animazione in piazza ed ogni tipo di cibo servito tra le bancarelle. E&#8217; speciale la loro pizza, cotta in piccoli forni portatili. E strada facendo do un passaggio ad una signora che mi presenta a tutto il paese, con grande imbarazzo da parte mia, ma soprattutto compro il caffè cubano, buonissimo, in una di quelle botteghe &#8220;solo per cubani&#8221; dove si compra con la tessera… Dopo essermi riposata dalla festa faccio colazione con il loro buonissimo yogurt di soia, un&#8217;altra squisitezza, e parto per <strong>Santa Clara</strong>, città icona del mito di Che Guevara, il suo mausoleo, il treno, tutto sulla sua guerriglia è descritto minuziosamente. In ogni dove, un po&#8217; in tutta Cuba è costante la presenza di Guevara e Fidel e Cienfuegos e i protagonisti della rivoluzione… Eviva Cuba, eviva el compagnero, eviva la revoluciòn….</p>
<p>Gusto la mia solita &#8220;comida&#8221; ossia pranzo e/o cena cubana e mi dirigo verso <strong>Jatibonico</strong>. In questa cittadina della provincia di Sancti Spiritus si trovano diverse <strong>fabbriche di sigari</strong>, quelle vere, non quelle per turisti… Ne voglio visitare una ma non mi fanno entrare, però lì conosco Omar e la sua famiglia, Omar è un cubano che lavora nella fabbrica e mi regala un sigaro e io lo fumo tutto per intero e subito, è buonissimo, il suo sapore scende in gola e sale fino al cervello. Hola Omar, parto per <strong>Camguey</strong> splendida città coloniale con i suoi onnipresenti &#8220;tinajones&#8221; i grandi orci per la raccolta dell&#8217;acqua piovana simbolo della città. Nella periferia fermatevi a gustare il latte di cocco fresco.</p>
<p>Subito proseguo per <strong>Holguìn</strong>, la città dei parchi, a me non piace molto e allora seguo la strada 6-241 per banes, questa è una strada che scende verso la costa e si insinua nelle verdi vallate del Grupo Montanoso Maniabòn, dove giunti alla Central Rafael Freyre potete fare un giro sui vecchi treni a vapore che durante la zafra (raccolta della canna da zucchero) circolano quotidianamente tra i mogotes della zona, lasciandovi ammaliare dall&#8217;ambientazione caratteristica che sembra portarvi indietro nel tempo.<br />
<strong><br />
Proseguendo verso </strong>Playa Esmeralda e Guardalavaca rimango delusa perché qui il ciclone quest&#8217;anno ha devastato la spiaggia… Ma mi rifaccio appena arrivo nel piccolo villaggio di <strong>Yaguajay</strong> dove rimango affascinata dal <strong>Museo Aborigen Chorro de Maita</strong>, ambientazione simile, nel suo piccolo, all&#8217;immenso esercito di terracotta cinese. Questa strada mi conduce verso <strong>Banes</strong>, passando attraverso ai luoghi del principale sito precolombiano di Cuba, e ai discendenti degli Indio che un tempo popolavano questa splendida isola. Ed è qui che una donna mi fa entrare in casa sua, una di quelle tipiche fatte di paglia, e che mi fa salire su un mogote circostante ad ammirare il paesaggio e gli effetti devastanti dell&#8217;uragano che in quest&#8217;area ha causato fin troppi danni. Con quella vista nel cuore mi fermo a Banes a visitare il Museo Indocubano e la Chiesa dove si &#8220;casò&#8221; Fidel Castro.</p>
<p>Un po&#8217; tutte le strade di Cuba sono in buone condizioni a parte i rischi di buche, biciclette e carri trainati da buoi, ma <strong>la strada che da Banes porta a Baracoa è terribile</strong>, cinque ore di strada dissestata&#8230; La sconsiglio vivamente sebbene il paesaggio sia ancora una volta mozzafiato!</p>
<p><strong>Baracoa</strong> è la città più pittoresca dell&#8217;isola, piccola e raccolta circondata da montagne ricoperte di foresta pluviale, tutt&#8217;intorno è un susseguirsi di splendide spiagge e di percorsi di montagna. Io dopo aver visitato il busto del Taino, fiero e orgoglioso, miro e ammiro la <strong>Cruz de la Parra</strong>, ossia la Croce che Colombo infilzò sulla spiaggia giunto nel nuovo mondo. La leggenda secondo cui il genovese sbarcò lì è stata disattesa da fonti storiche, ma il fascino per una così bella e antica croce rimane. Un giro sul Malecòn giusto il tempo di farmi fare una doccia gelata dalle acque che si frastagliano sulle rocce, fate molta attenzione… E poi alla <strong>Casa de Chocolate</strong>, vera chicca del posto! Gustando il loro meraviglioso coco dolce mi allontano nei dintorni dove faccio un giro in barca sul fiume ad ammirare la splendida vegetazione della riva, che nel suo piccolo mi porta alla mente il Rio delle Amazzoni, anzi i suoi affluenti minori… Finito il giro nel fiume si va alla finca (fattoria) si assaggia il cocco fresco, si fa un giro tra i vari animali e ci si sofferma sui galli da combattimento, sport che nella zona è molto praticato. Torno al mio carro (auto) e lo trovo perfettamente limpio e pulito, la gente mi fa una festa mai vista e lascio qualche regalo per fare tutti contenti. Ma le bellezze del luogo continuano lungo la Farola, strada di montagna che congiunge Baracoa a Cajobabo, lungo una catena montuosa ricca di freddo e di gente da un grande cuore, che baratta cibo per vestiti. Sembra di essere sulle montagne della Sicilia…</p>
<p>Alla volta di <strong>Santiago de Cuba</strong> con il suo bellissimo centro storico e la Casa de la Trova, (proprio vicino al Museo del Carnevale) belle un po&#8217; dappertutto, dove chi conosce i passi può lasciarsi ammaliare dalle bellissime danze caraibiche! El Cobre invece ti ammalia con il fascino del suo volto da bambola…</p>
<p>E infine decido di attraversare la costa sud per arrivare a <strong>Manzanillo</strong>, qui la strada è ancor più terrificante di quella che ho fatto per arrivare a Baracoa… Lungo la via solo caldo, sole e deserto, <strong>il deserto di Cuba</strong>, con le sue strada che costeggiano il mare con il rischio di essere trascinati via dal mare e i ponti spezzati in due che vengono indicati come &#8220;in malo stato&#8221; ma transitabili! Pilon, Marea del Portillo e Manzanillo sono indicati come i luoghi più pescosi dell&#8217;isola ed in effetti troviamo dei gamberoni gustosissimi, assaggiati e cucinati in casa di una signora che ci apre le porte di casa sua, le porte veramente sono sempre aperte, come un tempo in casa da mia nonna, oggi sarebbe pericolosissimo da noi, lì è la normalità, la gente di valore ha solo la TV che si guarda tutti insieme la sera e che si tiene sotto chiave di giorno, perché si sa anche in Paradiso può passare un demone!</p>
<p>E poi dritto verso l&#8217;ultima tappa del mio viaggio, dulcis in fundo <strong>Trinidad</strong>, dove l&#8217;Aragosta offerta ai turisti è tantissima, dove questa cittadina merita il Patrimonio mondiale dell&#8217;umanità, simbolo di un&#8217;isola dove la gente danza e canta per le strade, pur rispettando la quiete dei luoghi. Il mare è stupendo e i fondali tipici del reef corallino fra il più ricco di vita del pianeta, attira da lungi gli appassionati di snorkeling e sport acquatici e immersioni. Con la spugna vaso, il pesce chirurgo azzurro, la tubaste, il pesce angelo-reale, il sergente maggiore ecc…</p>
<p>Se avete tempo potete visitare la <strong>Baia dei Porci</strong> e la <strong>Sierra Maestra</strong> dove si va solo con visite guidate perché luoghi politici della rivoluzione. Sconsiglio infine il lato ovest dell&#8217;isola o meglio potete arrivare solo fino al Pan de Guajabon e la strada piena di coltivazioni di riso e caffè e tabacco ma la città di Pinar del Rio è piena di pazzie ed è orrenda!</p>
<p>La vacanza si conclude assaporando del buon rum a L&#8217;Avana e acquistando dei ricordi per mantenere viva la memoria di un viaggio indimenticabile!!!!!!!</p>
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		<title>Ricordi giapponesi</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 21:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAP 1. SHOCK 18 dicembre 2007 &#8211; Osaka Milano-Tokyo, circa 13 ore di volo, anni luce di distanza culturale. Visitando il Giappone si comprende il perchè i nipponici fotografino ossessivamente ogni angolo delle nostre belle città: lì tutto è diverso, gli edifici, le strade, i prodotti al supermercato, le professioni, i divertimenti, il modo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1582" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/giappone.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/giappone-300x225.jpg" alt="Kyoto - Tempio Kinkaku-ji" title="Kyoto - Tempio Kinkaku-ji" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1582" /></a><p class="wp-caption-text">Kyoto - Tempio Kinkaku-ji</p></div>
<p><strong>CAP 1. SHOCK</strong><br />
18 dicembre 2007 &#8211; Osaka</p>
<p>Milano-Tokyo, circa 13 ore di volo, anni luce di distanza culturale.<br />
Visitando il Giappone si comprende il perchè i nipponici fotografino ossessivamente ogni angolo delle nostre belle città: lì tutto è diverso, gli edifici, le strade, i prodotti al supermercato, le professioni, i divertimenti, il modo di esprimersi e di comunicare. La conseguenza è una fase iniziale di shock anestetizzato dall&#8217;euforia, abbagliato dalle grandi insegne luminose intermittenti, quasi un&#8217;ambientazione da Blade Runner, disorientato per l&#8217;assenza delle vie e dei numeri civici, sicurezza spaziale insita nella mente di un occidentale, perplesso dalle indicazioni stradali di passanti gentili, talmente cordiali da aiutarti nonostante non abbiano idea di dove tu voglia realmente andare, anche a costo di dirigerti dalla parte opposta.<br />
Non preoccupatevi, lo shock dura solo pochi giorni, poi interviene la fase di adattamento, che ti permette di capire&#8230; o almeno di credere di capire.</p>
<p><strong>CAP 2. NON SOLO SUSHI E SASHIMI</strong><br />
19 dicembre 2007 &#8211; Osaka<br />
29 dicembre 2007 &#8211; Tokyo/Ueno</p>
<p>Il cibo occupa una parte importante nella vita quotidiana giapponese. Percorrendo le vie, si possono vedere piccoli ristorantini, a volte più simili a baracche, gremiti di clienti alla ricerca di uno spuntino, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Spesso il pasto si accompagna ad altre forme di divertimento, come il karaoke: anziani dall&#8217;aria affaticata, un po&#8217; brilli di sake, ringiovaniscono appena afferrano il microfono e si lanciano in performance canore improbabili!<br />
La città nipponica più famosa per l&#8217;arte culinaria è Osaka e in effetti la mia esperienza lo conferma. Il sushi e il sashimi, preparati alla ricerca di un&#8217;armonia estetica e di un equilibrio di sapori, sono economici e non c&#8217;è differenza di prezzo tra i molteplici tipi che si possono scegliere.</p>
<p>Un&#8217;esperienza da provare è il <strong>Mongio</strong> nel quartiere di Ueno a Tokyo, una scoperta unica grazie alla nostra amica Kaori. Si tratta di ristoranti modesti, che si trovano al secondo o terzo piano di edifici piuttosto anonimi, riconoscibili solo dalle enormi insegne al neon: per chi non legge i kanji intuire che si tratti di locali pubblici è davvero impossibile! L&#8217;odore di frittura è talmente forte che all&#8217;entrata i clienti vengono invitati a chiudere soprabiti e borse in sacconi di plastica; una volta accomodati davanti a piastre da cucina, una cameriera accende la bombola del gas e prende le ordinazioni&#8230; degli ingredienti! Infatti, armati di spatole e salsa di soia, sono gli stessi clienti che devono cucinarsi la pietanza scelta, cercando di seguire le istruzioni (ovviamente in giapponese) affisse alle pareti. I risultati sono delle specie di frittate saporite a base di carne macinata o pesce (es. piccoli gamberetti). Surreale, ma ci siamo tornati più volte!</p>
<p><strong>CAP 3. CIOCCOLATINI&#038;ORIGAMI</strong></p>
<p>Spinti dall&#8217;atmosfera natalizia e forse da una pre-nostalgia di casa, abbiamo portato in viaggio dei sacchetti riempiti con cioccolatini e caramelle tipicamente italiani, piccoli omaggi per destinatari ignoti. I giapponesi si sono rivelati un popolo poco diffidente e le reazioni alla consegna dei doni sono state sorprendenti: in particolare un ragazzo a Kyoto, che ci aveva indicato il bus per raggiungere l&#8217;albergo prenotato, si è tolto il berretto per l&#8217;emozione e commosso ci ha stretto la mano più volte ringraziandoci incredulo. Altri bambini in metro, spinti ad accettare i dolci dai nonni, hanno tentato di piegare l&#8217;incarto delle caramelle per creare piccoli origami. Conoscendo un po&#8217; alcuni giapponesi ho realizzato una sorta di predisposizione genetica: consegna loro un pezzo di carta, più o meno grande o colorato, e in pochi minuti vedrai creare nelle loro mani un <strong>origami</strong>. Ne conservo ancora uno, dono inaspettato di una barista di Kyoto: basta soffiarci e l&#8217;origami si gonfia come una piccola lanterna. Delizioso.</p>
<p><strong>CAP 4. ILLUSIONI DI CARTA</strong><br />
23 dicembre 2008 &#8211; Hiroshima</p>
<p>06/08/1945 ore 8:15. Questo momento ha segnato la fine di un&#8217;epoca e ne ha prepotentemente aperto una nuova: l&#8217;era della bomba atomica.<br />
<strong>Hiroshima</strong> è ora una qualsiasi città giapponese, la ricostruzione ha volutamente cancellato il passato, lasciando come unico segno della distruzione la cupola del <strong>D-Dome</strong>: uno scheletro metallico piegato dalla forza dell&#8217;esplosione, ma miracolosamente non crollato.<br />
Negli anni &#8217;50 Kenzo Tange, architetto simbolo dell&#8217;architettura moderna giapponese, ha reso omaggio alle vittime progettando il Centro della Pace: i pilotis del museo rappresentano la volontà del popolo giapponese di rialzarsi da terra e di ricominciare.<br />
L&#8217;origami a forma di gru, animale della rinascita e dell&#8217;immortalità, racconta le conseguenze dell&#8217;esplosione, ben più distruttive della bomba stessa. La <strong>piccola Sadako</strong>, ammalata di leucemia per l&#8217;esposizione alle radiazioni, ne ha piegato a centinaia, illudendosi di poter guarire: morì, come molti altri bambini. Tutt&#8217;ora visitatori di Hiroshima continuano a piegare gru colorate, piccole illusioni di carta in memoria di Sadako e di tutte le vittime di una scelta inspiegabile.</p>
<p><strong>CAP 5. ESSENZA DEL VUOTO</strong><br />
24 dicembre 2007 &#8211; Kyoto/tempio Ryoan-ji</p>
<p>I giardini zen rappresentano un&#8217;immagine dell&#8217;universo ridotta agli elementi essenziali: pietra, sabbia, rocce. In occidente percorriamo gli spazi vuoti, in Oriente li osservano.</p>
<p>Il vuoto più rappresentativo è il giardino del <strong>tempio Ryoan-ji</strong>. Da qualunque punto lo si ammiri, è possibile contare solo quattordici delle quindici rocce disposte sul letto di sabbia bianca: un masso risulta sempre nascosto alla vista dagli altri, in un gioco di prospettiva entusiasmante. Progettato da uno dei più grandi architetti/paesaggisti del 1400, il giardino rappresenta il binomio tra il conoscibile razionale e l&#8217;invisibile irrazionale.</p>
<p>Assieme al più famoso <strong>tempio Kinkaku-ji</strong>, conosciuto come il Padiglione d&#8217;oro, Ryoan-ji è una meta assolutamente imperdibile a Kyoto.</p>
<p><strong>CAP 6. JAP ENTERNTEINMENT</strong><br />
28 dicembre 2007 &#8211; 7 gennaio 2008 – Tokyo</p>
<p>www.japan-guide.com/penfriend/ E&#8217; un sito che ho scoperto molti anni fa e che permette di entrare in contatto con ragazzi e ragazze giapponesi interessati a scrivere e incontrare coetanei stranieri. Abbiamo così conosciuto Kaori, Yukari e Satoshi, tre personalità forti, amanti dell&#8217;Italia (girare per Tokyo e poter comunicare in italiano ci ha sorpresi!) e disponibili da farci da ciceroni.<br />
Giornate indimenticabili a base di karaoke, negozi di manga (fumetti giapponesi), musica j-rock, pachinko e purikula. Per chi si chiedesse cosa siano i <strong>purikula</strong>, ha la stessa nostra reazione alla proposta di Kaori! Simili alle cabine per le fototessere, ma molto più grandi, colorate e tecnologiche, ti permettono di creare piccoli francobolli adesivi sulla base di foto scattate assieme ad amici e personalizzabili con vari temi divertenti, scritte e disegnini. Una divertente prova per testare la propria creatività, sicuramente da provare!</p>
<p><strong>CAP 7. L&#8217;ONSEN</strong></p>
<p>Fare il bagno in Giappone significa dedicare del tempo a se stessi, attraverso un rito che mira alla pulizia della propria persona, non soltanto fisica, e al rilassamento. Il corpo nudo va strofinato con uno straccio intriso di bagnoschiuma all&#8217;esterno della vasca, mentre si è seduti su un piccolo sgabello generalmente difronte ad uno specchio; solo dopo essersi risciacquati, ci si può immergere nell&#8217;onsen, la vasca colma d&#8217;acqua calda, prima escludendo le spalle (per evitare problemi legati alla pressione) e dopo qualche minuto fino al collo. Dopo una decina di minuti, è raccomandabile uscire, raffreddarsi con dell&#8217;acqua tiepida/fredda ed eventualmente rimmergersi per ulteriori dieci minuti.</p>
<p>In tutto il Giappone i bagni pubblici sono diffusissimi, ma la nostra esperienza a Kyoto si è rivelata disastrosa: le vasche, classificate con &#8220;hot&#8221; e &#8220;very hot&#8221; erano riempite con dell&#8217;acqua talmente bollente da non riuscire nemmeno a immergere il piede. Vecchiette dalla pelle completamente arrossata per il calore (per non dire cotta), guardavano perplesse i miei vani tentativi, ma ovviamente con fare talmente discreto da non mettermi a disagio. Molto più gradevoli gli onsen degli alberghi in cui ho alloggiato, con grandi vasche simili a vere piscine a getto continuo e con l&#8217;acqua dalla temperatura sopportabile anche per noi occidentali!</p>
<p><strong>CAP 8. SHOPPINH&#038;TEXTURE</strong><br />
04 GENNAIO 2008 &#8211; Tokyo/Ginza, Omotesando, Roppongi Hill</p>
<p>L&#8217;architettura giapponese riveste un ruolo fondamentale nella scena contemporanea. Architetti quali Tadao Ando, Toyo Ito o Seijima, sono diventati delle vere icone e le loro idee e modalità progettuali sono state esportate in tutto il mondo.<br />
Un percorso contemporaneo imperdibile a Tokyo è quello legato alle vie dello shopping: <strong>Ginza</strong>, <strong>Omotesando</strong>, <strong>Roppongi Hill</strong> propongono boutique di famosissimi marchi legati alla moda (tra cui Gucci, Tod&#8217;s, Dior, Prada, Louis Vitton), parallelepipedi puri riconoscibili dalle texture delle facciate, giochi di richiami ai marchi stessi e alle iconografie.</p>
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		<title>Lapponia, una terra dura dal cuore caldo</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 23:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1551" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/bagno_polare.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/bagno_polare-300x225.jpg" alt="" title="Finlandia - Bagno polare" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1551" /></a><p class="wp-caption-text">Finlandia - Bagno polare</p></div>
<p>La Lapponia esercita da sempre un grande fascino su chi vive in climi temperati. Se ne ha una visione romantica, di estese foreste e deserti di ghiaccio. E&#8217; il paese di Babbo Natale e delle renne, il luogo magico dove d&#8217;inverno non si vede il sole e che in estate regala lunghe giornate di luce. Indubbiamente è tutto vero&#8230; ma la Lapponia è anche una terra dura, difficile da scegliere come casa. E&#8217; un posto dove non c&#8217;è immigrazione, perchè il lavoro comunque scarseggia. Ci vuole fantasia per attirare molti turisti qui&#8230; ma i Lapponi evidentemente ne sono dotati e sono capaci di offrire ai visitatori esperienze davvero uniche.</p>
<p>Siamo partiti una decina di giorni fa, sfruttando un convenientissimo volo Rynair sino a <strong>Tampere</strong> e di lì viaggiando verso il grande Nord in un comodo vagone letto. La prima tappa è stata <strong>Ylitornio</strong>, un gruppetto di case sulle rive del fiume Tornio, che divide la Finlandia dalla Svezia. E&#8217; a circa un&#8217;ora e mezzo di treno da <strong>Rovaniemi</strong> e altrettanto dista da <strong>Kemi</strong>. Qui ci aspettano i proprietari del lodge dove trascorreremo le prime due notti. Sono pronti a farci vivere alcune delle esperienze più belle del nostro viaggio: una corsa con la muta di husky, una gita in slitta con le renne e una passeggiata nella foresta guidando le motoslitte. </p>
<p>Letizia non vede l&#8217;ora di incontrare gli husky. Nemmeno si accorge dei -14 °C che ci accolgono. Siamo equipaggiati, ma in caso di emergenza gli organizzatori sono in grado di fornire ogni tipo di abbigliamento. Infatti decido di indossare una bella tuta da sci di tre taglie più grande, sotto la quale potere indossare tutto ciò che mi serve per sentirmi al caldo. Per fortuna dopo poche ore guadagniamo qualche grado e per tutta la giornata il termometro rimarrà sui -8° con tempo soleggiato.</p>
<p>Arrivano gli husky. Non avrei mai immaginato che fossero così simpatici qui, nel loro ambiente naturale. Sono vivaci e giocherelloni, pronti a farci correre sul letto del fiume ghiacciato. La nostra guida li prepara e prende con sè Letizia, adagiandola in una slitta ricoperta di pelli di renna. Io e Giulio siamo nell&#8217;altra slitta e decido di guidare per prima&#8230; eh eh! Seguiamo un rapido corso e partiamo&#8230; I cani sono velocissimi. Le zampette sollevano minuscole scaglie di ghiaccio che ci colpiscono in viso, ma per il resto l&#8217;esperienza è esaltante. Arriviamo in mezzo alla foresta e la nostra guida accende un piccolo fuoco per scaldare l&#8217;acqua e offrirci una bibita calda.</p>
<p>Il pomeriggio è dedicato alla visita di una fattoria dove si allevano le renne. I Sami, più comunemente conosciuti come lapponi, sono ormai tutti stanziali (dal 1950 hanno rinunciato al nomadismo), ma conservano molte delle loro tradizioni, come il rapporto speciale con le renne. Questi animali forniscono loro cibo, pelli per proteggersi dal freddo e sono ancora un importante mezzo di sostentamento. In fattoria ci accoglie un lappone nel tradizionale costume colorato. Ci insegna come prendere al lazo una renna (bhe&#8230;finta) e poi ci spiega come bardare l&#8217;animale per fargli trainare la slitta. Questa volta abbiamo a che fare con le bestie vere&#8230; per fortuna sono ben addestrate e molto mansuete. Ancora qualche spiegazione sui comandi essenziali e poi si parte. Sembra di vivere una scena di altri tempi: una carovana di slitte trainate da questi incredibili animali e tutto intorno solo il candore della neve e la magnificenza delle betulle. Anche qui ci fermiamo per una pausa ristoratrice: salsiccie cotte sul fuoco, bevande calde e un bel po&#8217; di licheni per le nostre renne.</p>
<p>Il giorno dopo è la volta della gita in motoslitta. Naturalmente dobbiamo seguire un ennesimo corso di sopravvivenza e poi siamo pronti a partire. Ci sarebbe la tentazione di lanciarsi sulla neve resca a tutta velocità e provare l&#8217;ebbrezza della vera libertà&#8230; tuttavia dobbiamo diligentemente seguire la nostra guida. La destinazione è un ruscello ghiacciato, dove proveremo a pescare alla maniera lappone, ossia facendo un buco nel ghiaccio. Non è un&#8217;operazione facile: occorre una specie di trivella lunga quasi un metro e mezzo! Una volta fatto il buco, si leva il ghiaccio in eccesso e si prova a calare la canna&#8230; di solito con poca fortuna.Infatti non prendiamo nulla&#8230; E&#8217; il momento dei saluti. </p>
<p>Raggiungiamo <strong>Kemi</strong> in circa due ore di autobus. La cittadina non ha assolutamente nulla di speciale, ma anche qui si possono vivere due esperienze straordinarie: la minicrociera in rompighiaccio e la visita al castello di ghiaccio più grande del mondo. Kemi si affaccia sul golfo di Botnia. Il Mar Baltico, in questo settore, perde quasi completamente la salinità, a causa dell&#8217;enorme quantità di acqua dolce dovuta al disgelo e ai fiumi che vi si gettano. Le conseguenze sono: pesci di acqua dolce e un &#8216;estrema facilità a ghiacciare. Proprio qui la <strong>rompighiaccio Sampo</strong> offre ai turisti l&#8217;occasione per vivere una straordinaria avventura di circa quattro ore. Si salpa per assistere alla lotta di questo colosso di acciaio contro la forza della natura. Il mare tutto intorno è un deserto bianco. Si può anche scendere e passeggiare, oppure si può vivere l&#8217;esaltante esperienza di un bagno in mezzo ai ghiacci (naturalmente equipaggiati con una muta galleggiante del tutto isolante). Entrare in acqua e stare abbracciata ad un piccolo iceberg è stato incredibile! </p>
<p>Kemi è anche il posto in cui ogni anno è costruito <strong>il grande castello di ghiaccio</strong> che ospita al suo interno persino un hotel e un ristorante.<br />
La costruzione è imponente&#8230; vi sono anche la chiesa, una sala giochi per i bimbi, una pista di discesa su ghiaccio con ciambelloni, sculture, saloni. Eravamo indecisi se dormire o no nell&#8217;hotel di ghiaccio e sinceramente sono contenta di non averlo fatto: la temperatura interna è mantenuta a -5°C e il ghiaccio dei letti è moderato da tantissime pelli di renne che emanano un odore un po&#8217; forte. Abbiamo, invece, pranzato al ristorante. </p>
<p>Dopo Kemi c&#8217;è stata la tappa forse più attesa da mia figlia: <strong>Rovaniemi</strong>, per l&#8217;incontro con Babbo Natale. Ho letto che l&#8217;anno scorso Santa Claus ha incontrato più di 300.000 persone da 190 paesi del mondo.<br />
L&#8217;incontro è sicuramente magico. Si percorre un corridoio incantato sino ad arrivare alla grande porta d&#8217;oro. Un elfo, all&#8217;entrata, prepara il grande avvenimento, che verrà filmato e fotografato. Babbo Natale parla un po&#8217; tutte le lingue. Letizia era così emozionata da non ricordarsi nemmeno il suo nome! L&#8217;entrata al <strong>Santa Village</strong> è gratuita&#8230; tanto si rifanno con le foto, i filmini e i vari regali.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno è stato dedicato alla visita dello zoo di <strong>Ranua</strong>, paesino a circa 80 Km da Rovaniemi. Non è proprio uno zoo, piuttosto un parco con spazi recintati dove gli animali hanno ampio movimento. L&#8217;incontro con gli orsi polari è stato davvero simpatico&#8230; peccato che gli orsi bruni fossero in letargo! La temperatura, però, non è stata clemente con noi durante la nostra ultima tappa: -25 per tutto il giorno!</p>
<p>In conclusione ho trovato la Lapponia una terra affascinante e difficile. Penso che occorra amarla molto per scegliere di vivere lì. La gente che ho incontrato è stata ospitale, caldamente cordiale. Sicuramente sono persone abituate a lavorare duramente, a trascorrere il tempo senza troppi agi. Persino i loro momenti di relax sono molto particolari: la piacevole sauna termina con un tuffo nella piscina di acqua gelata!<br />
Abbiamo provato anche noi&#8230; ma non ci sarebbe dispiaciuto galleggiare in acqua tiepida!<br />
Ho trovato poche concessioni al lusso, negli arredamenti e nell&#8217;architettura delle case. C&#8217;è l&#8217;essenziale, ma vi è anche la consapevolezza che nulla va sprecato, in condizioni ambientali così particolari. La Lapponia è una terra magica, quasi ipnotizzante nella sua monotona bellezza. A volte si macinano chilometri con l&#8217;impressione di essere fermi sempre nello stesso punto: betulle, neve, corsi d&#8217;acqua ghiacciati si alternano senza variazioni. Solo poche case colorate ci ricordano che c&#8217;è presenza umana. Un viaggio lassù è un&#8217;esperienza da vivere&#8230; sceglierla come casa è un atto d&#8217;amore che pochi fanno. </p>
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		<title>Assaggiando l&#8217;India, Goa</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 21:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[India]]></category>
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		<description><![CDATA[Si dice che il Goa non sia la vera India. E per molti aspetti è così. A differenza del resto del paese, qui i colonizzatori sono stati i Portoghesi e l’indipendenza è arrivata solo nel 1961. Del passato coloniale rimangono l’architettura di alcune ville e soprattutto alcune chiese maestose. A differenza della &#8220;vera&#8221; India, qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1541" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/pescatori.JPG"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/08/pescatori-300x225.jpg" alt="Goa - Pescatori" title="Goa - Pescatori" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1541" /></a><p class="wp-caption-text">Goa - Pescatori</p></div>
<p>Si dice che il Goa non sia la vera India. E per molti aspetti è così. A differenza del resto del paese, qui i colonizzatori sono stati i Portoghesi e l’indipendenza è arrivata solo nel 1961. Del passato coloniale rimangono l’architettura di alcune ville e soprattutto alcune chiese maestose. A differenza della &#8220;vera&#8221; India, qui il cattolicesimo è alquanto diffuso.</p>
<p>Siamo arrivati in un periodo ottimale per il turismo, a metà febbraio. Non pensate di venire a trascorrere le vacanze estive qui: da giugno a settembre soffiano i monsoni, in parole povere, piogge torrenziali e assoluta impossibilità di bagnarsi in mare! Siamo partiti da Londra, semplicemente perché il viaggio è molto più conveniente. Il Goa è meta prediletta di inglesi (e russi), per cui è facile trovare occasioni vantaggiose dal Regno Unito. A febbraio il <strong>clima</strong> è caldo e abbastanza secco. Non c’è molta escursione termica e anche di notte la temperatura è piacevole.</p>
<p>Il Goa è diviso in due distretti, Nord e Sud e proprio a sud ci siamo diretti, perché qui si trovano le spiagge più belle e tranquille. Sentirete spesso ripetere, anche dai locali, che in questo stato non c’è la povertà dilagante di altre zone dell’India. Sicuramente è vero. Paragonando ciò che ho visto con la mia esperienza in Kenya ho notato che qui le case in muratura sono molto più numerose. I pali della corrente elettrica sono abbastanza capillari. L’acqua corrente non arriva in tutte le abitazioni, ma ho visto molti rubinetti pubblici e pochissimi pozzi. Rimane il solito problema della raccolta dei rifiuti, praticamente assente, per cui i bordi delle strade sono spesso usati come piccole discariche.</p>
<p>Il Goa ha la grande fortuna di essere una meta turistica famosa, frequentata assiduamente da inglesi e russi. Di italiani qui ne capitano davvero pochi. Qualcuno si dirige a Nord, ma dove eravamo noi era davvero impossibile trovarne e tutti si stupivano che fossimo lì.</p>
<p>Se le condizioni generali sono migliori, è però vero che nel Goa si riversano migliaia di Indiani provenienti dagli stati confinanti. Arrivano con l’inizio della stagione turistica, per tentare di vendere i loro manufatti o semplicemente per elemosinare qualche rupia.<br />
Vivono in capanne o semplicemente sotto qualche bastone ricoperto da teli di fortuna.<br />
Non sono andati a scuola, quindi non parlano nemmeno inglese. Già, l’inglese… i primi giorni ero assolutamente in difficoltà a capire il modo indiano di interpretare questa lingua. Poi ci si abitua (poco). Comunque anche per gli Indiani, è una lingua imparata sui banchi di scuola ed è studiata solo come terza opzione, dopo la lingua locale e l’hindi. In conclusione, capirsi non è proprio facile.</p>
<p>Meta del nostro soggiorno è stata <strong>Morbor Beach</strong>, a <strong>Cavelossim</strong>. Qui il mare Arabico si infrange su spiagge bianchissime e lunghe. Vicino al nostro hotel sfocia il fiume Sal, uno dei principali dello stato. Risalirlo in barca è stata una bella avventura. In prossimità dell&#8217;estuario si svolge l&#8217;attività dei pescatori: i più fortunati hanno un piccolo peschereccio, ma tanti si arrangiano con barchette simili a gusci di noce. Il fiume è habitat di numerose specie di uccelli variopinti, una vera gioia per gli amanti del bird-watching. Lungo le sue rive si notano i soliti contrasti dei paesi del terzo mondo: ville degne di Miami affiancano misere baracche. Vi sono poi numerose costruzioni coloniali, adesso usate dai locali come abitazioni, ma in stato davvero pessimo, perché i soldi per la manutenzione non ci sono.</p>
<p>Il Goa non è solo mare e relax. E’ possibile addentrarsi nella <strong>jungla</strong> alla scoperta della fauna o per ammirare bellezze naturali. Per esempio, è assolutamente da non perdere l’escursione alle <strong>cascate di Dudhsagar</strong>, le più alte dello stato (200 metri). E&#8217; possibile persino nuotare nel punto più basso. L’acqua è freschissima e tonificante. Un cartello riporta i nomi di tutti coloro che sono affogati qui dal 2003 in poi… sono indiani, che spesso cercano di imitare i turisti e si gettano in queste acque profonde, che richiedono un minimo di capacità natatorie. Le scimmiette faranno di tutto per rubare il cibo, soprattutto banane e pomodori. Numerosi avvisi vietano di nutrirle, perché poi gli animaletti si abituano a ricevere cibo dall’uomo e sono incapaci di provvedere a loro stessi nei periodi in cui i turisti non ci sono.</p>
<p>Il Goa è anche rinomato per la <strong>cucina</strong>, soprattutto a base di pesce. E’ possibile mangiare di tutto: granchi enormi, aragoste, gamberi giganti (a prezzi davvero convenienti). Buonissimo è il pomfret, un pesce che evidentemente si trova solo in questo mare. Esistono anche vari tipi di vini locali, oppure vi è l’immancabile birra Kinghfisher.</p>
<p>E&#8217; stata una vacanza piacevole ed interessante. Il Goa è ideale per chi vuole avvicinarsi all&#8217;India in maniera graduale (per noi era obbligatorio, visto che Letizia ha solo 7 anni). Si può scegliere tranquillamente quanto e come immergersi nel paese. Non è vero che qui l’India non c’è. E&#8217; subito fuori dai resort e basta poco per comprenderlo. Qui c’è un grande equilibrio: i piccoli paesi hanno un solo luogo di culto che è al tempo stesso moschea, tempio indù e chiesa cattolica. Il Goa ha molto da insegnarci in materia di pacifica convivenza e rispetto. Non sarà la vera India, ma sicuramente ne è un felice aspetto. </p>
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