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	<title>ViaggioIdealeMete Ideali</title>
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		<title>Sharm El Sheik &#8211; Sheraton Dolphin Resort</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 17:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egitto, terra di contraddizioni, di arte e sapori, di antiche tradizioni, di natura incontaminata e di sole caldo tutto l&#8217;anno. Questo è il video della mia vacanza a Sharm El Sheik presso lo Sheraton Dolphin Resort realizzata dal 7 al 14 marzo 2009. 
Il ViloraClub Sheraton Sharm Dolphin Resort è parte del complesso alberghiero internazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2010/01/sharm-el-sheik-sheraton-dolphin-resort/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Egitto, terra di contraddizioni, di arte e sapori, di antiche tradizioni, di natura incontaminata e di sole caldo tutto l&#8217;anno. Questo è il video della mia vacanza a Sharm El Sheik presso lo Sheraton Dolphin Resort realizzata dal 7 al 14 marzo 2009. </p>
<p>Il ViloraClub Sheraton Sharm Dolphin Resort è parte del complesso alberghiero internazionale &#8220;Sheraton Sharm Hotel, Resort &#038; Villas&#8221;. Il complesso si adagia sulla costa denominata Al Pasha ed è costituito da un corpo centrale circondato da vari Resort e Ville. Il Dolphin Resort è composto da un aera indipendente con propria piscina, bar e un anfiteatro. Inoltre, sono a disposizione dei clienti del ViloraClub tutte le strutture ed i servizi del complesso Sheraton Sharm Hotel, Resort &#038; Villas. </p>
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		<title>Video della Cappadocia (Turchia)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 22:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Cappadocia (in turco: Kapadokya; greco Καππαδοκία) è una regione storica dell&#8217;Anatolia, un tempo ubicata nell&#8217;area corrispondente all&#8217;attuale Turchia centrale, che comprende parti delle province di Cesarea, Aksaray, Niğde e Nevşehir.
La Cappadocia si caratterizza per una formazione geologica unica al mondo e per il suo patrimonio storico e culturale. Nell&#8217;anno 1985 è stata inclusa dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/12/video-della-cappadocia-turchia/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>La Cappadocia (in turco: Kapadokya; greco Καππαδοκία) è una regione storica dell&#8217;Anatolia, un tempo ubicata nell&#8217;area corrispondente all&#8217;attuale Turchia centrale, che comprende parti delle province di Cesarea, Aksaray, Niğde e Nevşehir.</p>
<p>La Cappadocia si caratterizza per una formazione geologica unica al mondo e per il suo patrimonio storico e culturale. Nell&#8217;anno 1985 è stata inclusa dalla UNESCO nella lista dei siti patrimonio dell&#8217;Umanità, con una superficie protetta di 9576 ha.</p>
<p>La regione che attualmente prende il nome di Cappadocia è molto più piccola di quello che era l&#8217;antico regno di Cappadocia di epoca ellenistica.</p>
<p>Il parco nazionale di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia sono stati dichiarati patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;UNESCO.</p>
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		<title>L&#8217;isola di Bora Bora (video)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 21:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bora Bora è un&#8217;isola facente parte dell&#8217;arcipelago delle Isole della Società, precisamente nel gruppo delle Isole Sottovento, nell&#8217;Oceano Pacifico. Amministrativamente è ricompresa nella Collettività d&#8217;Oltremare della Polinesia francese e comprende l&#8217;omonimo comune (capoluogo Vaitape), cui appartiene anche l&#8217;atollo di Tupai.
Situata a 250 km a nord-ovest di Tahiti, Bora Bora presenta una conformazione alquanto singolare. L&#8217;isola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/12/lisola-di-bora-bora-video/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Bora Bora</strong> è un&#8217;isola facente parte dell&#8217;arcipelago delle Isole della Società, precisamente nel gruppo delle Isole Sottovento, nell&#8217;Oceano Pacifico. Amministrativamente è ricompresa nella Collettività d&#8217;Oltremare della <strong>Polinesia francese</strong> e comprende l&#8217;omonimo comune (capoluogo Vaitape), cui appartiene anche l&#8217;atollo di Tupai.</p>
<p>Situata a 250 km a nord-ovest di Tahiti, Bora Bora presenta una conformazione alquanto singolare. L&#8217;isola propriamente detta sorge infatti al centro di una laguna, circondata a nord e a est da due lunghi motu, chiamati rispettivamente Motu Mute (su cui sorge anche l&#8217;aeroporto di Bora Bora) e Motu Piti Aau. A nord-est la barriera corallina affiora con piccoli motu, separati da brevi tratti di mare di poca profondità, e con l&#8217;isolotto di Tevairoa. Infine a sud-ovest sorge un altro motu, Motu Toopua. Tra quest&#8217;ultimo e Tevairoa si trova un altro piccolo isolotto, Teavanui, in prossimità del quale è presente l&#8217;unico punto in cui la barriera corallina si interrompe e attraverso il quale la laguna può comunicare (specie a livello di collegamenti navali) con l&#8217;Oceano. Per il resto la barriera corallina cinge Bora Bora come una diga, e questo anche a sud, ove non affiorano dall&#8217;acqua motu o isolotti.</p>
<p>La particolare forma suddetta si deve all&#8217;origine di Bora Bora, che in epoche remote (si stima durante il Pliocene superiore, precisamente tra 3,45 e 3,10 milioni di anni fa) era un gigantesco complesso vulcanico, che con il passare degli anni subì un progressivo inabissamento. Di esso oggi resta un vulcano spento, il monte Otemanu (727 metri), massima cima di Bora Bora.</p>
<p>Il principale centro di Bora Bora è <strong>Vaitape</strong> (4.927 abitanti), che è anche capoluogo comunale, nonché dell&#8217;omonimo comune associato. Altri centri rilevanti sono Faanui e Anau.</p>
<p>Come gran parte delle isole polinesiane, Bora Bora basa la propria economia essenzialmente sulla pesca e sul turismo. I più importanti centri turistici sorgono sui motu e sono frequentati ogni anno da migliaia di visitatori. Per la sua bellezza Bora Bora è chiamata la &#8220;perla del Pacifico&#8221;.</p>
<p>A livello sportivo, Bora Bora è, insieme alle vicine Huahine, Raiatea e Tahaa, una delle quattro isole tra le quali si svolge l&#8217;Hawaiki Nui Va&#8217;a, competizione internazionale di piroghe polinesiane (va&#8217;a).</p>
<p><strong>Storia</strong></p>
<p>Abitata fin dal IV secolo d.C. dagli antichi polinesiani (che la chiamarono Vava&#8217;u), fu avvistata per la prima volta dagli europei nel 1722, con il navigatore olandese Jakob Roggeveen. Nel 1769 fu nuovamente avvistata da James Cook, che vi pose per la prima volta piede nel 1777. Circa mezzo secolo dopo, precisamente nel 1820, la London Missionary Society vi fondò una missione. Nel 1842, tuttavia, l&#8217;isola fu trasformata in protettorato francese.</p>
<p>Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bora Bora ospitò una base statunitense, comprensiva di 5.000 soldati e 9 navi. L&#8217;isola fu dotata anche di un sistema di fortificazioni, per difendersi dagli attacchi dei giapponesi.</p>
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		<title>La Monument Valley (video)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 21:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/12/la-monument-valley-video/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>La <strong>Monument Valley</strong> è un&#8217;icona degli Stati Uniti occidentali. Il pianoro desertico è in realtà di origine fluviale e si trova al confine tra Utah e Arizona in un&#8217;area abbastanza isolata quanto estesa che dista più di 70 km dalla cittadina più vicina: Kayenta. La strada che conduce alla Monument Valley nella parte terminale è altrettanto famosa: essa segue un percorso rettilineo in leggera discesa che dà al viaggiatore l&#8217;impressione di calarsi all&#8217;interno della valle. La strada principale che conduce al luogo è la <strong>Highway 163</strong>. Il territorio è prevalentemente pianeggiante ad eccezione del fatto che la pianura è cosparsa da una sorta di guglie dette <em>butte</em> o <em>mesas</em>. Questi edifici naturali formati da roccia e sabbia hanno la forma di torri dal colore rossastro (causato dall&#8217;ossido di ferro) con la sommità piatta più o meno orizzontale; alla base si accumulano detriti composti da pietrisco e sabbia.</p>
<p>La zona è abitata da indiani <strong>Navajo</strong> ai quali era stata destinata come riserva. Gli indiani si occupano dell&#8217;organizzazione sebbene non vi siano motel o alberghi nella valle e durante le escursioni, che è possibile in una certa misura effettuare con il proprio veicolo, si trovano una discreta quantità di bancarelle con le quali i Navajo vendono le loro manifatture.</p>
<p>Non è raro incontrare un set cinematografico durante la visita lungo le numerose strade sterrate che percorrono la valle infatti il luogo fa spesso da ambientazione a film western come in passato.</p>
<p>Al <strong>Monument Valley Visitor Center</strong> è possibile scegliere di visitare la vallata con una guida Navajo a cavallo della durata di 4 ore circa oppure in macchina della durata di 2 ore. La strada sterrata che percorre la valle è sconsigliata alle macchine che non siano fuoristrada in quanto è pericolosa e dissestata. Durante le piogge torrenziali che saltuariamente si scatenano nella valle alcune zone potrebbero allagarsi nell&#8217;arco di pochi minuti lasciando il guidatore in panne.</p>
<p>La tribù dei Navajo vive ancora nella Monument Valley ed è possibile, con discrezione, dialogare con alcuni durante la visita nel parco.</p>
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		<title>Vacanze in Mongolia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 21:08:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La voglia di trascorrere una vacanza in un luogo lontano dalle solite mete turistiche, ci fa optare per un viaggio in Mongolia. Espletate le pratiche burocratiche (consistenti nella richiesta del visto al consolato onorario mongolo con sede a Torino, e successiva spedizione del passaporto tramite corriere convenzionato che nell&#8217;arco di pochi giorni ci riconsegnerà a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1728" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Mongolia.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Mongolia-300x107.jpg" alt="Mongolia" title="Mongolia" width="300" height="107" class="size-medium wp-image-1728" /></a><p class="wp-caption-text">Mongolia</p></div>
<p>La voglia di trascorrere una vacanza in un luogo lontano dalle solite mete turistiche, ci fa optare per un <strong>viaggio in Mongolia</strong>. Espletate le pratiche burocratiche (consistenti nella richiesta del visto al consolato onorario mongolo con sede a Torino, e successiva spedizione del passaporto tramite corriere convenzionato che nell&#8217;arco di pochi giorni ci riconsegnerà a domicilio il tutto), siamo pronti per la partenza. La Mongolia è una destinazione ancora relativamente poco battuta, e sono poche le compagnie aeree che vi arrivano. Per chi viaggia dall&#8217;Italia la scelta <strong>Aeroflot</strong> è pressoché obbligata. Per risparmiare qualche centinaio di euro a testa partiamo da Milano anziché dalla molto più comoda Venezia: dobbiamo fare scalo a Mosca, dove non possiamo uscire dalla zona internazionale dell&#8217;aeroporto a meno di non essere in possesso di visto russo. Poco male, perché all&#8217;andata dobbiamo aspettare solo due ore prima di imbarcarci per <strong>Ulan Bator</strong>. Il volo dalla capitale russa a quella mongola si rivela scomodissimo: i sedili sono stretti e a fianco di uno di noi è seduto un belga di notevole stazza che per tutto il viaggio non fa altro che bere vino, vodka e… sudare. Arriviamo comunque vivi e vegeti in Mongolia alle 7 di mattina e, dopo aver cambiato un po&#8217; di soldi, ci facciamo portare in centro da un tassista improvvisato. Non abbiamo prenotato un posto per dormire e perdiamo la mattina a cercarne uno. Notiamo subito come gli alberghi qui siano pochi e molto cari rispetto agli standard asiatici: decidiamo quindi di orientarci verso una ben più accessibile guesthouse. Ne dobbiamo girate diverse prima di trovarne una che avesse una stanza doppia libera. Alla fine troviamo posto alla <strong>Khongor Guesthouse</strong>: inizialmente vorremmo pernottare lì per una sola notte e poi cercare qualcos&#8217;altro. Ma poi il prezzo economico (circa 9 euro al giorno per la stanza), la possibilità di poter prenotare tour direttamente, e la posizione centrale ci fanno decidere di rimanere lì per tutto il periodo di ferie, o perlomeno per i giorni che resteremo ad Ulan Bator, visto che una parte considerevole della nostra permanenza in Mongolia la trascorreremo in giro per le sterminate lande desolate del Paese.</p>
<div id="attachment_1720" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCN3421.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DSCN3421-300x224.jpg" alt="Ulan Bator" title="Ulan Bator" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-1720" /></a><p class="wp-caption-text">Ulan Bator</p></div>
<p>Al di fuori della capitale è pressoché impossibile viaggiare da soli: la rete ferroviaria è limitata al solo asse nord-sud (si tratta della linea che unisce la Russia alla Cina) e i minibus adibiti a trasporto pubblico sono utilizzati quasi esclusivamente dai mongoli per trasportare le merci ingombranti che acquistano nella capitale fino agli angoli più sperduti dello Paese. Per spostarsi da un posto all&#8217;altro della Mongolia ci vogliono ore e ore, talvolta giornate, di viaggio in dissestate strade di terra battuta (quelle asfaltate sono rare e per lo più situate nei pressi della capitale), ma quando si arriva a destinazione si dimenticano i disagi fin lì sopportati. Non resta quindi che affidarsi ai tour organizzati, che permettono di noleggiare una jeep (o, più spesso, un minivan) con autista e sono comprensivi di pernottamenti e pasti (e non è cosa da poco, per noi vegetariani, avere qualcuno che ci metta a disposizione piatti adeguati in un Paese in cui la dieta è quasi esclusivamente carnivora). La nostra prima destinazione è il <strong>monastero di Amarbayasgalant</strong>. Il termine &#8220;cattedrale nel deserto&#8221; è quanto mai adeguato per definire questo monastero. Si tratta di una bellissima costruzione attorniata da mura, situata in mezzo al nulla. Amarbayasgalant è uno dei principali templi buddisti della Mongolia ed ha un fascino enorme: a livello architettonico ricorda molto lo stile cinese piuttosto che quello tibetano, e così sarà per gran parte degli edifici religiosi che avremo modo di vedere in Mongolia. </p>
<div id="attachment_1724" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Gher_Mongola.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/Gher_Mongola-300x224.jpg" alt="Gher della Mongolia" title="Gher della Mongolia" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-1724" /></a><p class="wp-caption-text">Gher della Mongolia</p></div>
<p>La notte dormiamo in una <strong>gher</strong> (la tipica tenda circolare dei nomadi mongoli). E&#8217; un&#8217;esperienza indimenticabile: fuori c&#8217;è un bellissimo cielo stellato e dormire in mezzo alla natura lontani dal tran tran del mondo occidentale fa bene allo spirito.<br />
Il giorno seguente lo trascorriamo assieme ad una famiglia di nomadi: li osserviamo nelle loro attività quotidiane, legate in particolar modo all&#8217;allevamento, e giochiamo con i bambini a giochi in cui si inventano loro tutte le regole (ad esempio, una dama in cui solo loro possono mangiare le nostre pedine…). Come spesso accade in Asia, veniamo scambiati per americani. Chissà poi perché ogni occidentale viene considerato uno yankee… per quanto ci riguarda, tutto vorremmo sembrare a parte che sudditi dell&#8217;impero a stelle e strisce.</p>
<p>Dormiamo ancora in una gher, ma questa volta non si tratta più di una tenda solo per noi come quella della prima notte. Da ora in avanti dovremo abituarci a dormire assieme alle famiglie nomadi, in tende che non brillano certo per pulizia: anche questa, tuttavia, è un&#8217;esperienza da fare!</p>
<p>Ritorniamo ad Ulan Bator e ci ritempriamo prima di intraprendere un altro lungo viaggio, questa volta con destinazione <strong>Karakorum</strong>: non si tratta dell&#8217;omonima catena montuosa, ma della vecchia capitale dell&#8217;impero mongolo. In realtà, dei fasti dell&#8217;epoca non resta nulla. La città fu rasa al suolo dai cinesi e dalle rovine sono stati costruiti degli edifici religiosi circondati da mura su cui si ergono 108 stupa (monumenti votivi utilizzati per conservare reliquie) bianchi: il <strong>monastero di Erdene Zuu</strong>.</p>
<div id="attachment_1726" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/ErdeneZuu.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/ErdeneZuu-224x300.jpg" alt="Monastero Erdene Zuu" title="Monastero Erdene Zuu" width="224" height="300" class="size-medium wp-image-1726" /></a><p class="wp-caption-text">Monastero Erdene Zuu</p></div>
<p>Il colpo d&#8217;occhio dell&#8217;insieme è sensazionale e ripaga di tutte le ore passate nel minivan a sobbalzare per ogni buca. Trascorriamo qualche ora a visitare i diversi templi, immergendoci nella pace del luogo. La sera assistiamo ad uno spettacolo caratterizzato dall&#8217;esibizione canora di un anziano che ci fa conoscere il <strong>Khoomei</strong>, il canto gutturale tipico delle popolazioni mongole (va detto che di per sé la lingua mongola presenta già diversi suoni gutturali): assistiamo anche alle prodezze di una giovanissima contorsionista, e poi andiamo a goderci il meritato riposo in una gher situata all&#8217;interno di un villaggio turistico (se così si può chiamare). Il giorno seguente facciamo una breve escursione alla Boovon Khad, una roccia fallica meta di pellegrinaggio da parte delle donne che vogliono avere figli. Fatte le foto e le battute di rito, riprendiamo il cammino verso Ulan Bator. Per strada ci imbattiamo in una manifestazione ludica tipica della Mongolia: si tratta di una selezione locale per il <strong>Naadam</strong>, la più grande manifestazione sportiva che si svolge nel Paese, nella quale gli atleti gareggiano in tre discipline sportive (lotta, equitazione e tiro con l&#8217;arco).</p>
<p>Dopo qualche giorno di relax nella capitale, è la volta della terza ed ultima escursione: quella nel <strong>deserto del Gobi</strong>, che ci terrà impegnati per cinque giorni. Pur preferendo viaggiare da soli (cioè senza altri turisti), il caso vuole che due ragazze giapponesi abbiano organizzato con la stessa agenzia il nostro stesso tour per i medesimi giorni. Quindi, anche se con automezzi diversi, facciamo il viaggio assieme. Man mano che ci addentriamo nel deserto, la prima cosa che viene da pensare è che non è poi così diverso dal resto della Mongolia. Si tratta di una steppa con una vegetazione composta quasi esclusivamente da erba e piccoli arbusti, con l&#8217;alternanza di zone più brulle e di altre un po&#8217; più rigogliose. Soltanto, con l&#8217;incidere dei chilometri scompaiono via via le aquile che invece nel resto del Paese volano numerosissime in cielo e che spesso capita di incrociare appollaiate per terra o sopra qualche palo ad appena pochi passi di distanza. Il primo giorno di viaggio ci fermiamo a <strong>Baga Gazariin Chuluu</strong>, una montagna di granito in cui la roccia è modellata a formare un paesaggio che pare extraterrestre. Qui un tempo sorgevano dei templi, e qualche rovina, anche se ormai quasi inglobata dalle rocce, si può ancora intravedere. Dopo aver trascorso la notte in una gher, la mattina siamo pronti per ripartire: prossima tappa è il deserto come viene pensato nell&#8217;immaginario collettivo, che occupa soltanto una piccola parte della superficie del Gobi; noi abbiamo l&#8217;opportunità di vedere le <strong>dune di sabbia di Moltsog</strong>. Sembra di stare in una grande spiaggia in un ambiente, però, montuoso anziché marino. Ci divertiamo per un po&#8217; a scorrazzare tra le dune e ripartiamo quindi alla ricerca di una gher in cui dormire. Molto spesso le guide dei tour vanno alla ricerca sul momento di un posto dove passare la notte: i nomadi sono ospitali e, particolare non trascurabile, non disdegnano qualche <strong>togrog</strong> (la moneta mongola). </p>
<div id="attachment_1733" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DesertoGobi.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/11/DesertoGobi-300x225.jpg" alt="Deserto del Gobi" title="Deserto del Gobi" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1733" /></a><p class="wp-caption-text">Deserto del Gobi</p></div>
<p>Il tour nel Gobi riparte l&#8217;indomani con le visite a <strong>Bayanzag</strong> e a <strong>Temeen Shavar</strong>: si tratta di paesaggi dominati dal colore rosso della terra e da vegetazione molto rada. In età remote qui doveva esserci una presenza piuttosto nutrita di dinosauri, tant&#8217;è che nei dintorni si continuano a trovare resti di questi animali preistorici.</p>
<p>Ci trasferiamo poi a <strong>Yoliin</strong>, una zona di montagna con sentieri molto piacevoli da percorrere, che si snodano tra rocce ruscelli e dai quali scorgiamo vari animali tra cui diverse marmotte. La sera, prima di andare a coricarci (ovviamente, ancora in una gher), veniamo convinti a fare un giro in cammello, nonostante una certa contrarietà all&#8217;utilizzo degli animali a fini ludici. Fatto sta che a fine cavalcata, Gabriele viene disarcionato e cade rovinosamente a terra, facendosi male ma, fortunatamente, non troppo. Siamo in mezzo al deserto, a centinai di chilometri dal più vicino ospedale e i cellulari non prendono: non ci si può permettere di lamentare dolori. L&#8217;autista della jeep ci porge due bicchieri di vodka &#8220;Chinggis&#8221; a mo&#8217; di medicina e tutto finisce lì.</p>
<p>Comincia la mattina successiva la lunga marcia verso Ulan Bator: dopo ore e ore di viaggio ci fermiamo a pernottare nell&#8217;ennesima gher nei pressi della cittadina di <strong>Erdene Dalai</strong>. Quest&#8217;ultima è un agglomerato di case per lo più in legno e lamiera con qualche edificio in mattoni di impronta sovietica. Come in tutti gli altri centri abitati (sono tutti simili, se si eccettua Ulan Bator, che fa storia a sé), i bagni sono posti poco distanti dalle ultime case e consistono di una casetta in legno (o, talvolta, costruita con l&#8217;abitacolo di un camion) che poggia su delle assi posizionate in maniera tale da lasciare una fessura piuttosto ampia; la fessura a sua volta si apre sopra una buca profonda che rappresenta la rete fognaria.</p>
<p>Ormai siamo stanchi di trascorrere gran parte della giornata a guardare fuori dal finestrino paesaggi che dopo un po&#8217; risultano essere sempre uguali. Passiamo ore a contare i copertoni dei camion che vengono abbandonati in gran numero ai bordi della strada e quando arriviamo a Ulan Bator (nel tardo pomeriggio) non possiamo esimerci dal recarci a rilassarci al chioschetto della Tiger (ottima birra mongola).</p>
<p>Per quanto riguarda Ulan Bator, l&#8217;abbiamo visitata approfittando dei giorni di intervallo tra un tour e l&#8217;altro: la città ci è subito piaciuta tantissimo. Piuttosto inquinata (come molte città asiatiche), appare ai visitatori come un misto di vecchia capitale di stampo sovietico e città in continuo mutamento in cui trovano posto, gli uni accanto agli altri, modernissimi centri commerciali e piccole bancarelle in cui si vendono sigarette e frutta e che fungono anche da telefoni pubblici (sopra un banchetto è posizionato un telefono collegato chissà dove di cui i mongoli usufruiscono spesso!). Prendiamo subito confidenza con i luoghi più conosciuti: il centro è costituito da <strong>Piazza Sukhbathaar</strong>, la classica piazza di vaste dimensioni di stampo sovietico dominata dal palazzo del Parlamento presso il quale è situata una statua di <strong>Gengis Khan</strong> (una statua di modeste dimensioni, in attesa di quella molto più grande che le autorità hanno in cantiere di costruire). Non distante vi è un grande centro commerciale in cui si trova un po&#8217; di tutto e che fungerà come punto di riferimento sia per cambiare soldi che per l&#8217;acquisto di diverse cose. Tra i luoghi che visitiamo il più incantevole è di sicuro il <strong>Monastero di Gandan</strong>, nel quale assistiamo ad una cerimonia cui partecipavano decine e decine di monaci oltre a numerosi fedeli. Per il resto, visitiamo un paio di musei (<strong>Museo di storia naturale</strong> e <strong>Museo Nazionale di storia mongola</strong>) mentre rinunciamo ad altri luoghi che magari avrebbero anche meritato una visita, preferendo bighellonare un po&#8217; per la città, che dal nostro punto di vista merita veramente di essere conosciuta non soltanto da un punto di vista turistico. La penultima sera andiamo alla <strong>collina di Zaisan</strong>, dove si trova un Memoriale dedicato all&#8217;antica amiciza mongolo-sovietica. Si tratta di un insieme monumentale imponente, di stampo tipicamente socialista, sopravvissuto al cambio di regime avvenuto in seguito alla disgregazione dell&#8217;U.R.S.S. La collina è frequentata abitualmente dai giovani del posto, che vi si recano per trascorrere dei momenti romantici. Il panorama di Ulan Bator che si vede da qui è sensazionale, e ci lascia tanta malinconia, visto che siamo ormai agli sgoccioli del nostro viaggio. Scesi dalla collina, visitiamo anche un parco che si trova nei dintorni, caratterizzato dalla presenza di una grande statua dorata di Buddha: anche qui è pieno di gente che ne approfitta per una passeggiata o per pregare. Arriviamo così alla fine della vacanza: l&#8217;ultimo giorno ad Ulan Bator lo dedichiamo allo shopping (tra le altre cose, troviamo anche la maglia della nazionale di calcio mongola, una chicca…) e a sedute di massaggi (qua veramente economici). La mattina dopo ci imbarchiamo nuovamente su un volo Aeroflot diretto a Mosca e, dopo sette interminabili ore trascorse all&#8217;aeroporto Sheremetyevo in attesa della coincidenza, a malincuore saliamo sull&#8217;aereo che ci riporterà in Italia.</p>
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		<title>Madagascar, l&#8217;isola rossa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 21:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di attesa, il 29 maggio 2005 atterriamo ad Antananarivo. Ci attende Mahery: il simpatico autista che ci guiderà durante questi giorni nella sua terra.
La prima tappa è Antsirabe, una cittadina ricca di contraddizioni, con alberghi di lusso accanto a ristoranti e locali privi delle più basilari norme igieniche, e taxi che sfrecciano, superando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1678" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar087.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar087-300x225.jpg" alt="Morondava - Viale dei baobab" title="Morondava - Viale dei baobab" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1678" /></a><p class="wp-caption-text">Morondava - Viale dei baobab</p></div>
<p>Dopo mesi di attesa, il 29 maggio 2005 atterriamo ad Antananarivo. Ci attende Mahery: il simpatico autista che ci guiderà durante questi giorni nella sua terra.</p>
<p>La prima tappa è <strong>Antsirabe</strong>, una cittadina ricca di contraddizioni, con alberghi di lusso accanto a ristoranti e locali privi delle più basilari norme igieniche, e taxi che sfrecciano, superando a colpi di clacson i numerosi pousse-pousse, una sorta di risciò, trainati da uomini, nella maggior parte dei casi scalzi.</p>
<p>L&#8217;indomani giungiamo a <strong>Ranomafana</strong>. In attesa dell&#8217;ora di cena, andiamo a vedere cosa ci offre questo paesino. Numerosi bambini ci guardano passare e ci sorridono. Questo Madagascar inizia ad affascinarci. Prima di iniziare la visita del <strong>Parco di Ranomafana</strong>, le raccomandazioni della guida sono: &#8220;Attenzione a non scivolare e occhio alle sanguisughe&#8221;. La visita del parco dura più di tre ore, trascorse quasi senza accorgercene. In poco tempo vediamo un piccolo camaleonte e due lemuri: gli animali più rappresentativi del Madagascar. L&#8217;unico inconveniente sono le sanguisughe, infatti riescono a passare attraverso i calzettoni e quindi è necessario fermarsi per disinfettare la ferita.</p>
<p>Terminata la visita ripartiamo in direzione di <strong>Ambalavao</strong>. Andiamo subito alla scoperta del piccolo villaggio. Entriamo nel cortile di una scuola e veniamo circondati da bambini, con cui iniziamo a giocare. Chiediamo alle maestre il permesso di fare delle foto, e mostriamo loro le immagini impresse sul display delle nostre fotocamere. La loro gioia è alle stelle, ma la nostra probabilmente è ancora maggiore.</p>
<p>La tappa successiva è il <strong>Parco dell&#8217;Isalo</strong>. Percorrendo con la nostra jeep una strada in terra battuta passiamo davanti ad alcune capanne, dove vivono poche famiglie. Al nostro passaggio escono tutti fuori. Sembrano felici di avere visite, e ci mostrano le loro abitazioni di fango e paglia. Uno degli adulti ci mostra un bambino di pochi mesi, con una piaga tutta sporca sotto un braccio. L&#8217;unica cosa che possiamo fare è pulire quella ferita con il disinfettante che portiamo sempre con noi, e lasciare ai genitori delle salviettine disinfettanti, facendoci aiutare dalla nostra guida per spiegare loro come utilizzarle.</p>
<div id="attachment_1686" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar069.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar069-300x225.jpg" alt="Madagascar" title="Madagascar" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1686" /></a><p class="wp-caption-text">Madagascar</p></div>
<p>Dopo questo incontro lasciamo la jeep e proseguiamo a piedi, lungo l&#8217;argine di un torrente di acqua limpidissima, arrampicandoci sulle pietre, fino ad arrivare in un vero e proprio canyon. Quando il sole inizia a calare ripartiamo, perché dobbiamo percorrere a piedi i tre chilometri per tornare alla jeep. Anche oggi è stata una giornata intensa, così dopo cena andiamo a letto molto stanchi, ma estremamente soddisfatti.</p>
<p>L&#8217;indomani partiamo alla volta di <strong>Ifaty</strong> lasciando la strada asfaltata ed imboccando una strada sconnessa e polverosa, che si trasforma poi in una pista sabbiosa che costeggia il mare. Ad Ifaty pernotteremo in un bungalow sulla spiaggia. All&#8217;esterno siamo circondati da palme, banani e molte piante grasse.</p>
<p>Un uomo conosciuto sulla spiaggia ci invita da lui per la cena. La sua abitazione è molto piccola, sarà circa quattro metri per tre, e per fare posto a noi, tutta la famiglia è seduta fuori. Ci hanno apparecchiato un piccolo tavolo, su cui stanno precisi due piatti. Ci portano del riso e dei pesci alla griglia, e per dessert delle banane flambé. E&#8217; tutto veramente buono, ed è un&#8217;esperienza molto piacevole.</p>
<p>Sveglia all&#8217;alba ed inizia la vera avventura. A bordo della nostra jeep imbocchiamo una pista di sabbia, che attraversa vari villaggi dove, nonostante l&#8217;ora mattutina, c&#8217;è già molta vita.</p>
<p>La stagione delle piogge è terminata da poco e la nostra è la prima vettura a fare questo percorso da quando la pista è stata nuovamente aperta (durante la stagione delle piogge viene chiusa), quindi alcuni tratti potrebbero essere difficilmente praticabili.</p>
<p>La jeep passa precisa in mezzo ai cespugli ed alcuni abitanti di un villaggio ci vengono incontro per suggerirci di cambiare pista perché quella che stiamo percorrendo è in pessime condizioni. Sono oltre due ore che viaggiamo, senza incontrare nemmeno un mezzo a motore. Iniziamo a vedere numerosi baobab, che si ergono maestosi dalla terra rossa, e all&#8217;ombra di uno di questi ci prepariamo un bel piatto di pasta.</p>
<div id="attachment_1677" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_221.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_221-300x204.jpg" alt="Madagascar - Corsa sulle dune" title="Madagascar - Corsa sulle dune" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1677" /></a><p class="wp-caption-text">Madagascar - Corsa sulle dune</p></div>
<p>Al primo villaggio che incontriamo ci fermiamo per chiedere informazioni sulla strada e ne approfittiamo per salire in cima ad una grande duna di sabbia, dalla cui sommità possiamo ammirare un mare stupendo. Una cinquantina di bambini ci seguono, con un misto di stupore e curiosità, e ci divertiamo a correre tutti insieme su e giù su quella bellissima duna.</p>
<p>Raggiungiamo <strong>Andavadoaka</strong>, un caratteristico villaggio di pescatori dove trascorreremo la notte, in un bungalow di legno un po&#8217; malridotto, a pochi passi dal mare.</p>
<p>Di prima mattina ci uniamo a due ragazzi del villaggio, che ci accolgono sulla loro piroga, con una vela logora e più volte ricucita. Il mare è di una calma unica e l&#8217;acqua molto chiara ci permette di ammirare varie specie di pesci, tra cui delle bellissime stelle marine. Raggiungiamo un isolotto dove una barchetta ha appena raggiunto la riva e dei pescatori stanno ripulendo le reti, da cui tolgono anche due piccoli squali. Ne approfittiamo per fare un bel bagno, dopodiché compriamo un&#8217;aragosta appena pescata, che i nostri barcaioli ci cucineranno sulla griglia. E&#8217; giunta l&#8217;ora di lasciare anche questo paradiso.</p>
<p>Il mattino successivo raggiungiamo la riva di un fiume, dove una chiatta ci attende per traghettarci sulla sponda opposta. Un uomo di questo villaggio sale sulla jeep con noi, per indicarci la strada, perché in molti punti la pista sparisce in mezzo alla boscaglia e senza l&#8217;aiuto di qualcuno del posto sarebbe facilissimo perdersi. Oggi il percorso è stato molto impegnativo: abbiamo impiegato circa 10 ore per percorrere 180 Km.</p>
<p>Ci prepariamo a trascorrere la notte in un bungalow di legno che lascia molto a desiderare, senza dubbio il peggiore tra quelli trovati fino ad oggi. Il bagno e la doccia sono esterni ed in pessime condizioni e così decidiamo che stasera eviteremo di lavarci…</p>
<p>Dopo un&#8217;altra giornata servita solo da trasferimento, ripartiamo di buon mattino. Dopo un centinaio di chilometri, percorsi in circa 5 ore, giungiamo a <strong>Belo Sur Mer</strong>. Troviamo alloggio in uno spazioso e accogliente bungalow sulla spiaggia, dove rimarremo per due notti. Il livello di questa struttura è molto superiore a quello dei posti dove abbiamo alloggiato fino ad ora e, sinceramente, dopo alcuni giorni di vera avventura, non disdegniamo un po&#8217; di comodità.</p>
<p>Sulla spiaggia ci sono dei cantieri navali molto artigianali, dove vengono costruite le tipiche piroghe ricavate dai tronchi degli alberi, ma anche altre imbarcazioni più grandi utilizzate per il trasporto delle merci; tutto è molto rudimentale, ma proprio per questo spettacolarmente bello.</p>
<p>La mattina successiva, alla luce di una lanterna a petrolio, facciamo colazione poi andiamo a pescare. Tornati sulla spiaggia, attendiamo gli altri pescatori che rientrano al tramonto e, con l&#8217;interesse e la curiosità di due bambini, terminiamo la nostra giornata insieme a loro.</p>
<div id="attachment_1684" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_226.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_226-300x204.jpg" alt="Morondava - Viale dei baobab" title="Morondava - Viale dei baobab" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1684" /></a><p class="wp-caption-text">Morondava - Viale dei baobab</p></div>
<p>L&#8217;indomani lasciamo questo posto alla volta di <strong>Morondava</strong>, località nota per i suoi baobab. Imbocchiamo la solita pista sconnessa immersa nella vegetazione, incontrando soltanto alcuni carretti trainati da zebù. Dopo molte ore siamo a Morondava, dove andiamo a vedere il tramonto dal famoso viale dei baobab, il punto più fotografato di tutto il Madagascar (così dicono).</p>
<p>Il mattino successivo la sveglia è alle 06.00. E&#8217; ancora notte ma per la strada c&#8217;è già vita. Ci dirigiamo verso il villaggio di <strong>Belo-sur-Tsiribihina</strong>, per raggiungere il &#8220;<strong>Parc National des Tsingy</strong>&#8220;, dove trascorreremo la notte in un vecchio bungalow di legno, utilizzato probabilmente come magazzino. Viste le sue pessime condizioni strutturali ed igieniche, decidiamo che dormiremo senza nemmeno spogliarci.</p>
<div id="attachment_1682" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_099.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_099-204x300.jpg" alt="Lemure del Madagascar" title="Lemure del Madagascar" width="204" height="300" class="size-medium wp-image-1682" /></a><p class="wp-caption-text">Lemure del Madagascar</p></div>
<p>Il mattino successivo visitiamo il &#8220;<strong>grande Tsingy</strong>&#8220;, un parco caratterizzato da rocce affilatissime, canyon stretti e profondi e ponti sospesi. Nel parco, tra le meraviglie scolpite dalla natura, assistiamo ad uno spettacolo inatteso: una famiglia di lemuri salta da un ramo all&#8217;altro a pochi metri da noi. Li ammiriamo per un po&#8217; ma poi siamo costretti ad andarcene perché le zanzare mi stanno divorando. Arriviamo a Belo-sur-Tsiribihina quando il sole sta tramontando e troviamo alloggio in un alberghetto misero, ma senza dubbio più accogliente del bungalow di ieri sera.</p>
<p>Siamo molto stanchi ed io non sto affatto bene, perché sono piena di punture di zanzare: su tutto il corpo sono riuscita a contarne oltre 250! Siamo anche un po&#8217; preoccupati, perché temiamo che tutte queste punture possano portare un&#8217;infezione, ma per il momento cerchiamo di non pensarci. Come sempre, decideremo come affrontare il problema nel momento in cui dovesse presentarsi. Il giorno successivo assisteremo all&#8217;ultimo tramonto sul mare del Madagascar.</p>
<p>La serata scorre piacevolmente, anche se la tristezza, sia in noi che in Mahery, inizia a prendere il posto dell&#8217;allegria e della spensieratezza, perché questo bellissimo viaggio sta giungendo al termine.</p>
<p>Il mattino successivo la partenza è alle 06.00. Fuori dalle abitazioni ci sono molti fuochi accesi, nei corsi d&#8217;acqua lungo la strada molte persone si stanno lavando e la strada è già piena di carretti carichi di merci e bambini a piedi che vanno a scuola.</p>
<p>Dopo oltre 10 ore di un bellissimo susseguirsi di paesaggi naturali diversi, ci avviciniamo ad <strong>Antsirabe</strong>, la cittadina dove trascorremmo la nostra prima notte malgascia e dove, purtroppo, passeremo anche l&#8217;ultima.</p>
<p>Il 14 giugno siamo proprio alla fine. Partiamo in direzione di <strong>Antananarivo</strong>, dove Mahery ci farà conoscere sua moglie e sua figlia; per pranzo, infatti, saremo ospiti nella loro piccola casa, semplice ma dignitosa. Siamo tutti visibilmente tristi; il momento dei saluti è veramente difficile, perché siamo consapevoli che difficilmente potremo incontrarci di nuovo.</p>
<p>Il viaggio di ritorno scorre regolarmente, ma appena atterrati a Milano, il caos, lo smog, il traffico, le suonerie dei telefonini e la frenesia del nostro stile di vita ci fanno già rimpiangere il Madagascar.</p>
<p>Ringraziamo Mahery e la popolazione malgascia, per averci fatto capire che due &#8220;vasah&#8221; italiani possono sentirsi a casa propria anche in Madagascar.</p>
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		<title>La mia Kastellorizo (Grecia)</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 11:11:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se chiedete ad un greco dove sia Kastellorizo, probabilmente non vi saprà rispondere. Se la cercate su una cartina della Grecia, troverete la piccola isola all&#8217;interno di un rettangolo staccato in basso a destra, non ben definito. Kastellorizo, conosciuta anche con il nome di Megisti, ha un fascino misterioso, dovuto a più fattori; il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1666" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/01Hellas.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/01Hellas-300x200.jpg" alt="Kastellorizo (Grecia)" title="Kastellorizo (Grecia)" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-1666" /></a><p class="wp-caption-text">Kastellorizo (Grecia)</p></div>
<p>Se chiedete ad un greco dove sia <strong>Kastellorizo</strong>, probabilmente non vi saprà rispondere. Se la cercate su una cartina della Grecia, troverete la piccola isola all&#8217;interno di un rettangolo staccato in basso a destra, non ben definito. Kastellorizo, conosciuta anche con il nome di <strong>Megisti</strong>, ha un fascino misterioso, dovuto a più fattori; il primo è la posizione geografica: 72 miglia marine ad est di Rodi (circa 40 minuti di volo, qualche ora di navigazione), solo 2 miglia a sud della costa turca. Ciò spiega la massiccia presenza di militari greci per contrastare (un&#8217;improbabile) invasione e il vano tentativo di scostarsi dall&#8217;influenza musulmana: lo stesso simbolo dell&#8217;isola è una croce legata ad un&#8217;ancora, unione della cristianità e del mare. A queste culture si aggiunge quella italiana: il nome Kastellorizo deriva da “<strong>castello rosso</strong>”, immagine che evoca le rovine della fortezza che si tingono al tramonto. Diventata famosa grazie al <strong>film premio oscar Mediterraneo</strong>, l&#8217;isola è stata abitata da militari italiani durante la seconda guerra mondiale e ancora oggi è possibile incontrare qualche vecchio che parla correntemente la nostra lingua. Ah, non preoccupatevi se non fate in tempo a vedervi il film prima della partenza: in agosto ogni ristorante assicura almeno una proiezione serale!</p>
<p>La prima volta che ho soggiornato a Kast mi aspettavo un&#8217;isola povera, la cui economia fosse basata unicamente sulla pesca. In realtà mi sbagliavo di grosso! Durante la stagione estiva (seconda metà di luglio e agosto) l&#8217;isola è frequentatissima da lussuosi mega yacht e i pochi isolani si contendono i clienti propinando conti salatissimi, più che raddoppiati e marchiati con la X di xenos &#8211; straniero. In questo periodo camminare lungo il kordoni, il bacino su cui si affacciano le case, diventa uno slalom impossibile tra i tavolini e le sedie, in un inferno di divertimento sfarzoso, lussuoso e mercenario, che non riflette affatto la pace e la solitudine del luogo. Recatevi invece a settembre o inizio ottobre e ve ne innamorerete. L&#8217;isola ritorna di proprietà della natura, che decide arrivi e partenze (in caso di vento forte l&#8217;aereo giornaliero non decolla) e che scandisce il tempo ad un ritmo incomprensibile, ma non casuale. Potrete godere del blu intenso del mare profondo e del rosso purpureo dei tramonti, e rivivere gli attimi del film davanti alla casetta azzurra o mangiando la moussaka a horaki, il ristorante dove sono state girate le scene del matrimonio. Sere intere sul tetto del faros ad ammirare il cielo stellato e le fioche luci di Kas, la città turca sull&#8217;altra costa, accompagnati dallo sciacquio delle onde.</p>
<p>Kastellorizo va vissuta ed è il rifugio perfetto per chi vuole scappare, ma è ancora più perfetta nei ricordi di chi ha saputo allontanarsene.</p>
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		<title>Viaggio in Normandia, &#8220;tra il cielo e il mare&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 13:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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Dopo aver acquistato una guida e scaricato l&#8217;impossibile da internet, pianifichiamo a grandi linee il nostro tour. La nostra prima meta sarà la cittadina di Honfleur che ci permetterà di visitare la parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1643" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1041_028_tris_galley_normandia.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1041_028_tris_galley_normandia-300x197.jpg" alt="Pointe de la Hague, Goury e il suo Faro - Francia" title="Pointe de la Hague, Goury e il suo Faro - Francia" width="300" height="197" class="size-medium wp-image-1643" /></a><p class="wp-caption-text">Pointe de la Hague, Goury e il suo Faro - Francia</p></div>
<p>Sono sempre stato attratto dall&#8217;acqua e dal mare in burrasca, un elemento fotograficamente irresistibile. Un viaggio in Normandia mi sembrava la giusta conseguenza.</p>
<p>Dopo aver acquistato una guida e scaricato l&#8217;impossibile da internet, pianifichiamo a grandi linee il nostro tour. La nostra prima meta sarà la cittadina di Honfleur che ci permetterà di visitare la parte a nord est della Normandia con le alte scogliere e le spiagge a ciottoli. La partenza è fissata per il 9 agosto e percorriamo, partendo da Airasca (TO), i 980 Km di distanza in 2 giorni.</p>
<div id="attachment_1648" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0891_028_normandia_gallery-.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0891_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Città di Honfleur e il Vieux Bassin all&#039;alba - Francia" title="Città di Honfleur e il Vieux Bassin all&#039;alba - Francia" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1648" /></a><p class="wp-caption-text">Città di Honfleur e il Vieux Bassin all'alba - Francia</p></div>
<p><strong>Honfleur</strong> è una bellissima cittadina situata sull&#8217;estuario della Senna attraversato dall&#8217;imponente Ponte di Normandia, alle porte del Pays d&#8217;Auge e della Cộte de Grậce. Antichi palazzi si riflettono nelle acque del Vieux Bassin e nelle viuzze si possono ammirare i caratteristici edifici a graticcio che ospitano botteghe di artisti, pittori e scultori. Molto affollata dai turisti durante il giorno e la sera, magica con le primi luci dell&#8217;alba, quando i primi raggi solari iniziano a lambire le antiche facciate formando riflessi dorati nel Vieux Bassin.</p>
<p>Il mattino dopo partiamo alla volta di <strong>Dieppe</strong>, il punto più a nord est della Normandia che visiteremo. Per arrivarci, percorriamo il <strong>Ponte di Normandia</strong>, che fino al 1998 è stato il più lungo ponte a tiranti d&#8217;Europa. Passarci sopra (pagamento pedaggio) è veramente impressionante e, dopo averlo oltrepassato, è possibile fermarsi in un&#8217;area di sosta predisposta con passerella sospesa, per poterlo ammirare con calma.<br />
Arriviamo a Dieppe e parcheggiamo nei pressi della spiaggia. Il vento è forte e nel cielo cupi nuvoloni neri danzano veloci. A sud, si intravedono le alte <strong>falesie della Cộte d&#8217;Albậtre</strong> e una luce irreale illumina il mare spumeggiante.</p>
<p>&#8220;A Dieppe, la luce brilla come un gioiello&#8221; recitava Matisse. Incorniciata da alte scogliere, Dieppe è la spiaggia più vicina a Parigi; ne visitiamo il complesso portuale adiacente alla città vecchia con i suoi alti palazzi dai tetti neri in ardesia.<br />
Il tour con il trenino ci permette di esplorare i luoghi più caratteristici della cittadina e alla sera torniamo alla spiaggia per goderci il tramonto.</p>
<p>Il giorno successivo, ci spostiamo nella zona di <strong>Fécamp</strong>, cittadina a lungo capitale della pesca al merluzzo. Il vento è sempre molto fastidioso e, dopo un lauto pasto a base di cozze e una breve passeggiata sulla spiaggia, ci dirigiamo verso <strong>Cap Fagnet</strong>, in cima alla falesia a nord di Fécamp. Il paesaggio è maestoso: bianche scogliere a picco si affacciano su un mare in burrrasca, il sole buca le nuvole e i suoi raggi colpiscono i verdi pascoli. Dal 2006 sul Capo sorgono 5 aeromotori per la produzione di energia eolica, rendendo così il paesaggio circostante quasi irreale.</p>
<div id="attachment_1651" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0531_028_normandia_gallery-.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0531_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Etretat (Cote d&#039; Albatre) Falesia d&#039;Aval - Francia" title="Etretat (Cote d&#039; Albatre) Falesia d&#039;Aval - Francia" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1651" /></a><p class="wp-caption-text">Etretat (Cote d' Albatre) Falesia d'Aval - Francia</p></div>
<p>Seguendo la costa verso sud, nel tardo pomeriggio ci spostiamo ad <strong>Étretat</strong> che, con la <strong>Falesia d&#8217;Aval</strong> e la <strong>Falesia d&#8217;Amont</strong>, è, credo, il luogo più caratteristico della Costa d&#8217;Alabastro. Appena arrivati, un forte temporale fa fuggire i turisti, ma, dopo pochi minuti, il cielo si squarcia e annuncia una magnifica serata.<br />
Il vento non manca, ma la quasi assenza di persone sulla spiaggia invoglia a percorrerla per ammirare le imponenti falesie che, con la luce dorata del tramonto, assumono anch&#8217;esse il colore dell&#8217;oro. Il mare è molto agitato e alcuni surfisti ne cavalcano le onde.<br />
Da qui si può ammirare la famosa &#8220;proboscide d&#8217;elefante&#8221; della Falesia d&#8217;Aval che si immerge nel mare e, dalla spiaggia di Étretat, si possono raggiungere le sommità delle falesie, che assumono colorazioni diverse a seconda delle ore del giorno e la luminosità del luogo è un vero e proprio spettacolo della natura. Alle 21 il sole è ancora alto nel cielo; Alice (nostra figlia) getta i ciottoli della spiaggia in mare, convinta che più le pietre sono grosse, più il mare si arrabbia.</p>
<p>Viste le bellezze naturali della Normandia, decidiamo di saltare la Cộte Fleurie, sede delle più eleganti cittadine balneari del nord della Francia, e ci catapultiamo verso ovest di Honfleur a <strong>Courseulles sur Mer</strong>, sulla cui spiaggia (settore di Juno Beach) sbarcarono, il 12 giugno 1944, Winston Churchill e, il 14, il generale De Gaulle. Qui visitiamo il &#8220;<strong>Centre Juno Beach</strong>&#8220;, che racconta il ruolo del Canada nella seconda guerra mondiale.<br />
Spostandoci lungo la strada che costeggia il mare, è possibile vedere dall&#8217;alto tutte le spiagge utilizzate dagli Alleati per lo Sbarco in Normandia e i resti delle batterie di difesa tedesche. Ad <strong>Arromanches les Bains</strong> sono ancora visibili i resti del porto artificiale costruito con cassoni in cemento armato. In loco, moltissimi tabelloni e cartine che illustrano le operazioni dello sbarco. Poco più a ovest, <strong>Omaha Beach</strong>, il settore americano delle operazioni con il più alto numero di soldati uccisi tra gli alleati.<br />
L&#8217;aspetto austero e desolato che caratterizza la parte orientale della spiaggia, stretta e addossata ad una brulla scarpata, sembra rievocare gli avvenimenti tragici e gloriosi che vi si svolsero.<br />
<div id="attachment_1653" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0921_028_normandia_gallery-.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/0921_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Cimitero americano a Colleville-sur-Mer - Francia" title="Cimitero americano a Colleville-sur-Mer - Francia" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1653" /></a><p class="wp-caption-text">Cimitero americano a Colleville-sur-Mer - Francia</p></div>Molto interessante ed educativa la visita al <strong>cimitero americano di Colleville sur mer</strong>, che accoglie nei suoi curatissimi prati all&#8217;inglese 9387 croci in marmo bianco di Carrara, allineate in un silenzio commovente.</p>
<p>Il viaggio procede e il 14 agosto ci dirigiamo ancora verso ovest, a <strong>Cherbourg-Octeville</strong>, situata sulla costa settentrionale della penisola del Cotentin.<br />
La penisola del Cotentin è un territorio selvaggio e autentico, modellato dal vento e dal mare. Dai suoi punti panoramici si diventa partecipi di uno straordinario spettacolo naturale, dai colori cangianti delle baie all&#8217;imponenza dei promontori che vi si affacciano.<br />
Qui fisseremo il nostro &#8220;campo base&#8221; per i prossimi giorni.</p>
<p><strong>Cherbourg</strong> è una cittadina di mare, dotata della più grande rada artificiale del mondo che ospita più porti: turistico, militare, mercantile e peschereccio. Per la gioia di Alice visitiamo <strong>La Cité de la mer</strong>, dove è possibile ammirare l&#8217;acquario dedicato all&#8217;esplorazione dei fondali marini e salire a bordo del Redoutable (&#8220;Il Temibile&#8221;) il primo sommergibile nucleare francese.</p>
<p>Il giorno di ferragosto, torniamo verso le spiagge dello sbarco per recarci a <strong>St Vaast la Hougle</strong>, all&#8217;estremità del quale spicca <strong>Fort de la Hougle</strong>, con le sue distese di sabbia ricoperte di conchiglie durante la bassa marea. Da St Vaast è possibile raggiungere a piedi (in determinati momenti) la piccola <strong>isola di Tatihou</strong>.<br />
Il tempo è stabile e Alice, infilata la muta, approfitta della calda giornata senza vento per fare il bagno nelle limpide e calme acque.<br />
Nel pomeriggio, decidiamo di visitare la zona di <strong>Barfleur</strong> dove, dalla sommità del <strong>faro Raz de Barfleur</strong>, è possibile ammirare la costa est del Cotentin. Il faro è alto 75 metri e, dopo aver salito i 349 scalini della scala a chiocciola racchiusa all&#8217;interno, il panorama toglie davvero il fiato.</p>
<p>Un altro posto assolutamente da non perdere nella penisola è la punta estrema a nord, denominata <strong>Cap de la Hague</strong>. Ci arriviamo una sera al calar del sole. Il posto è davvero selvaggio: brughiera a vista d&#8217;occhio, scogli e&#8230; qualche turista.<br />
Proprio qui, godiamo del più bel tramonto di tutto il viaggio, con contorno di luna piena nel cielo. Possibilità di pernottare in camper nel parcheggio a pochi metri dal mare.</p>
<p>Un&#8217;altra meta di grande fascino a sud di Cap de la Hague è senza dubbio <strong>Carteret</strong>, con le sue dune di sabbia. Abbiamo la fortuna di arrivarci dopo un temporale e la spiaggia di sabbia finissima è deserta. Le dune sferzate dal vento forte sono molto suggestive e l&#8217;assenza di elementi umani ne accresce il fascino.<br />
Ci spostiamo a <strong>Cap de Carteret</strong>, dove sarà possibile effettuare il giro del capo a piedi e godersi con un solo colpo d&#8217;occhio tutta la zona.</p>
<div id="attachment_1655" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1664_028_normandia_gallery-.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/1664_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Le Mont St. Michel" title="Le Mont St. Michel" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1655" /></a><p class="wp-caption-text">Le Mont St. Michel</p></div>
<p>Mancano ormai pochi giorni alla fine della vacanza, quindi decidiamo di spostarci verso <strong>Le Mont–St–Michel</strong> per visitare la famosa abbazia e le zone limitrofe.<br />
Fissiamo così l&#8217;ultimo campo base ad <strong>Avranches</strong>, piccola cittadina che occupa una posizione unica su di uno sperone granitico. Dalla collina di Avranches si stende la baia del celebre monte.<br />
Per tutto il viaggio ho sentito parlare di ostriche e, leggendo la nostra guida, scopro che la località che si proclama &#8220;capitale dell&#8217;ostrica di Normandia&#8221; è <strong>Gouville-sur-Mer</strong>, sita sulla costa a nord di Avranches. La sua visita si rivela una vera sorpresa.<br />
Dune di sabbia sulle quali sono poste piccole casette in legno verniciate di bianco con i tetti colorati, ma delle ostriche neanche l&#8217;ombra e in zona neppure una persona a cui chiedere informazioni. Dopo aver pranzato al riparo dal vento vicino ad una di queste casette, ci apprestiamo a ripartire. Getto un ultimo sguardo al mare e mi accorgo che sta arrivando la bassa marea. All&#8217;improvviso spuntano dalle acque dei tavolati metallici con sopra le ostriche raccolte in sacchi di plastica traforati ricoperti di alghe verdi.<br />
La spiaggia fino a quel momento deserta viene invasa da decine di persone armate di secchiello e rastrello che setacciano la sabbia a caccia di molluschi. Assolutamente da non perdere.</p>
<div id="attachment_1656" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/2153_028_normandia_gallery-.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/2153_028_normandia_gallery--300x201.jpg" alt="Le Mont St. Michel di notte" title="Le Mont St. Michel di notte" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-1656" /></a><p class="wp-caption-text">Le Mont St. Michel di notte</p></div>
<p>Un giorno viene completamente dedicato alla visita di Mont st Michel e qui bisogna riabituarsi alla folla e alla confusione. Per evitarla, consigliamo assolutamente una visita notturna.<br />
Un suggerimento: leggete bene i cartelli che segnalano gli orari delle maree collocati nei parcheggi predisposti, eviterete così brutte sorprese al ritorno.<br />
Per godere appieno del misticismo del luogo non perdetevi infine il tramonto sulla baia visto dai piccoli villaggi o dai numerosi punti panoramici, come Caban Vauban, distribuiti sulla costa che da Avranches porta a nord verso Granville.</p>
<p>In questo viaggio alla scoperta delle bellezze naturali della Normandia abbiamo volutamente tralasciato le grandi città come Caen e Rouen preferendo il girovagare, a volte senza una meta precisa, lungo le coste e nella campagna disseminata di cascinali in pietra con i tetti in nera ardesia e animali allevati allo stato semi brado.<br />
Sembra impossibile, ma la maggior parte dei turisti si concentra a Mont-st-Michel.<br />
In questo tour abbiamo camminato su spiagge lunghissime senza incontrare anima viva e passeggiato su scogliere dove il solo compagno era il vento.<br />
Con un po&#8217; di intraprendenza, chiunque può trovare in Normandia dei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.</p>
<p>Dario Bonetto<br />
<a target="_blank" href="http://www.historicando.net" >www.historicando.net</a></p>
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		<title>Australia, il Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 21:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Parco Nazionale di Kata Tjuta è forse l&#8217;icona più famosa d&#8217;Australia. Chi non conosce il monolite rosso al centro di questo continente chiamato Uluru (Ayers Rock). Le aspettative per questa visita sono sempre molto elevate, e quando si approcia il parco viene automatico chiedersi se tutta questa distanza percorsa, non soltanto dall&#8217;Italia, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1392" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/07/australia-il-parco-nazionale-di-kata-tjuta-uluru/uluru/"  rel="attachment wp-att-1392"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/07/Uluru-300x225.jpg" alt="Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru" title="Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1392" /></a><p class="wp-caption-text">Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru</p></div>
<p>Il Parco Nazionale di Kata Tjuta è forse l&#8217;icona più famosa d&#8217;Australia. Chi non conosce il monolite rosso al centro di questo continente chiamato Uluru (Ayers Rock). Le aspettative per questa visita sono sempre molto elevate, e quando si approcia il parco viene automatico chiedersi se tutta questa distanza percorsa, non soltanto dall&#8217;Italia, ma anche all&#8217;interno dell&#8217;Australia, verrà poi ripagata in modo adeguato.</p>
<p>Certo è che il parco è uno dei pochi posti in Australia inclusi nel lista dell&#8217;Unesco World Heritage. La visita è quindi normalmente nella lista dei posti da vedere per ogni viaggio in questo continente. Anche se una buona parte dei turisti dedica solo 1 giorno a questa parte remota, è suggerito pianificare almeno 2 giorni. Questo vi permetterà di vedere Uluru al tramonto e all&#8217;alba, con i suoi magnifici colori, oltre visitare <strong>Kata Tjuta</strong> (the Olgas) con la sua bellissima <strong>Valle dei venti</strong>.</p>
<p>Il Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru si trova esattamente nel mezzo dell&#8217;Australia ed è uno tra i siti che, geograficamente, è tra i più isolati al mondo. Uluru, il monolita rosso, può essere paragonato ad un grosso iceberg del deserto, infatti ben 5-6 km di questa roccia risede sotto terra e risulta non visibile. Per chi non venisse ripagato dallo spettacolo di Uluru, che può risultare sotto le aspettative, è consigliata la visita a Kata Tjuta, il secondo posto d&#8217;interesse del parco, caratterizzato da ben 36 teste (formazioni rocciose alte fino a 540 metri) e una varietà di paesaggi, compresa la bellissima Valle dei Venti, che lascia veramente a bocca aperta.</p>
<p><strong>Quando visitare</strong><br />
Il caldo e l&#8217;umidità sono un fattore importante per considerare la visita al Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru. Mentre Uluru non chiude mai, a meno che vogliate fare l&#8217;arrampicata (non suggerita), Kata Tjuta chiude la valle dei venti in caso la temperatura salga oltre i 36 gradi dopo le 11am. Chiaramente non si viene in Australia solo per questo parco quindi non rimane che essere preparati alle condizioni del periodo che si visita questo continente, che possono essere, in base ai mesi, completamente differenti, e qualche volta anche sorprendenti. Riassumendo in poche parole:</p>
<p>- da Novembre a Marzo le temperature possono salire fino a 45 gradi durante il giorno, e possono anche esserci delle giornate di pioggia, anche se non sono rari periodi di anni senza pioggia. In questi mesi concentrate le visite al mattino molto presto (alba) ed in tardo pomeriggio.<br />
- da Giugno fino a Settembre le temperature durante la giornata sono molto piacevoli, intorno ai 20 gradi perfetti per visitare e camminare nei siti. Attenzione che le notti possono essere molto fredde, anche sotto zero, e anche di giorno potrebbe esserci quel vento fresco che richiede un maglione. Se campeggiate portatevi l&#8217;equipaggiamento giusto per la notte.<br />
- negli altri mesi le temperature sono più moderate</p>
<p><strong>Permessi\Tariffe</strong><br />
Il parco rimane aperto dalle 5.00 am alle 9.00 pm tra Dicembre e Febbraio, questo periodo si accorcia in base alle ore di sole nella giornata. Il centro culturale é invece aperto dalle 7.00 am alle 6.00 pm. L&#8217;ingresso é libero per i ragazzi sotto i 16 anni mentre per gli adulti esistono due tipi di permessi/biglietti:</p>
<p>- Standard 3 Day Pass a $25.00<br />
- Annual Individual Ticket a $32.50, da considerare solo quando si voglia stare piú di tre giorni </p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
Il centro abitato più vicino è Alice Springs a circa 470Km. Stazioni di benzina sono presenti lungo il tragitto, circa ogni 100Km.<br />
- <strong>In aereo</strong>: l&#8217;aereoporto si trova a circa 5 km dal Yulara Resort. L&#8217;unica compagnia di linea a volare a Uluru è Qantas, con voli giornalieri da <strong>Alice Springs</strong> o da altre città con scalo comunque a Alice Springs. Esistono altri voli charter ma questi sono organizzati da grandi tour operator.<br />
- <strong>In autobus</strong>: Greyhound Australia è l&#8217;unica compagnia ufficiale di bus che collega Alice Springs con Uluru, in circa 5 ore. Non esistono collegamenti diretti con Adelaide.<br />
- <strong>In auto</strong>: preparatevi per lunghe distanze, acqua e controllate sempre il livello della benzina. Non è inusuale incontrare anche una sola auto in 100km di tragitto. I benzinai si trovano a distanza di 50-100Km, ma meglio fermarsi in eccesso, che in difetto, evitando di rimanere senza benzina nel deserto, con 40-50 gradi sotto il sole. La Stuart Hwy collega Alice Springs alla stazione di benzina Erldunda (2 ore); da qui la statale 4, Lasseter Hway, vi porterà direttamente al parco (3 ore). Traffico ovviamente inesistente. Soltanto da 2 anni sono stati introdotti i limiti di velocità oggi a 110Km. E&#8217; facile passare questo limite, vista l&#8217;assenza del traffico e la strada sempre e comunque dritta, ma non é suggerito in quanto la polizia installa frequentemente laser per il controllo della velocità.</p>
<p>Se avete deciso di affittare una macchina a Alice Springs, accertatevi che sia a chilometraggio illimitato. Oltre le solite compagnie come Avis, Budget e Europcar, é consigliato anche verificare con <strong>Outback Auto Rentals</strong>, un fornitore locale, e <strong>AutoEurope,</strong> uno dei rari operatori che affittano a chilometraggio illimitato. Attenzione che tendono a fatturare i Km oltre 100/giorno, fate scrivere unlimited mileage sul contratto, per non avere brutte sorprese dopo (controllate la carta di credito comunque e fatevi dare il numero di telefono, nel caso potete almeno ritelefonare).</p>
<p>Inoltre l&#8217;assicurazione della macchina normalmente non copre se viaggiate fuori strada, anche sterrato, con un 2WD e se viaggiate di notte, comunque sconsigliato per la massiccia presenza di animali sulle strade. Prima di partire fate quindi il conto delle ore (almeno 5 ore prima del calar del sole). Ricordatevi inoltre che il Territorio del Nord ha un&#8217;ora diversa dagli altri stati. </p>
<p><strong>Da vedere</strong><br />
- <strong>Uluru-Kata Tjuta Cultural Center</strong>. Lasciate la visita del centro quando la giornata diventa più calda, soprattutto se venite a Gennaio-Febbraio. Non perdetevela però, perchè qui troverete dei murali che vi faranno capire meglio la storia e la cultura aborigena. L&#8217;interno del centro offre una mostra sulle usanze odierne con una descrizione delle piante della zona e di come gli Aborigeni riescono a vivevere con i prodotti del posto.<br />
- <strong>Uluru (Ayers Rock)</strong>. L&#8217;aspettativa cresce con l&#8217;approcio a questo grosso monolite. Il deserto rosso fa sempre più spazio a questa roccia immensa e improvvisamente ve la trovate di fronte dopo alcune curve e piccole colline che la nascondano negli ultimi Km. Scordatevi del viaggio fatto per arrivare qui e incominciate a godervela in silenzio, sempre che potete, perchè l&#8217;orda di turisti può essere a volte irritante (ma non siete anche voi uno dei tanti turisti?). Approciando Ayers Rock, vi accorgerete che non è poi quel pezzo unico che immaginavate, esistono piccoli canyon e laghetti (pozze) inaspettati. Prendete il vostro tempo e fate la camminata attorno al monolite (10Km in circa 3-4 ore, facile). Non perdetevi il tramonto e possibilmente anche l&#8217;alba. L&#8217;aspetto negativo di entrambi i momenti è la massa di turisti e bus che farebbero di tutto per avere uno spazio aperto per fare una foto, preparano colazione al mattino e brindano alla sera con il sole che scende dietro la roccia. Può risultare esagerato. Non fatevi la domanda se è giusto o meno arrampicarsi; sappiate che gli aborigeni non sono d&#8217;accordo, in quanto posto sacro, e anche se la terra è in affitto all&#8217;uomo bianco, con le sue leggi, non sembra proprio corretto procedere. C&#8217;è da chiedersi perchè le autorità Australiane non la blocchino del tutto invece che cercare di convincere i turisti.<br />
- <strong>Kata Tjuta (the Olgas)</strong>. Situato a 55Km circa da Yulara questo sito non è sicuramente secondo a Uluru, anzi, molti visitatori lo trovano addirittura più interessante. Sicuramente è più vario, con 36 picchi rocciosi (Kata Tjuta significa molte teste in aborigeno) alti fino a 546 metri. Quando Ernest Giles scoprì Kata Tjuta nel 1872, riportò nel suo manoscritto che Uluru è si più antico e sublime ma le Olgas sono magnifiche e grottesche. Effettivamente è intrigante pensare come queste due formazioni, una volta appartenenti alla medesina catena montagnosa, possano essere così differenti. A pochi Km dalle Olgas fermatevi al punto di vista, molto meno affollato di Uluru, avrete la possibilità di fare delle bellissime foto con un interessante paesaggio desertico. Arrivati al parcheggio non perdetevi l&#8217;immancabile camminata nella valle dei venti, magnifica, per alcuni la parte più bella del parco. Se la giornata è calda iniziatela molto presto perchè rischiereste di trovarla chiusa se la temperatura sale oltre i 36 gradi alle 11.00 am. </p>
<p><strong>Attività ricreative</strong><br />
Le principali attivitá ricreative sono legate alle camminate nei siti sopra riportati. In particolare vengono suggeriti i seguenti sentieri:<br />
- <strong>Base di Uluru</strong> (10 Km, 3-4 ore, facile): è un sentiero che segue il perimetro di Uluru. Potrete vedere da vicino ogni angolo nascosto.<br />
- <strong>Kuniya Walk e Mutitjulu Waterhole in Uluru</strong> (1Km, 45 minuti, facile): lasciate la macchina al parcheggio Kuniya. Da qui seguite il semplice tragitto che vi porterà alla pozza (waterhole). Molto bella al mattino presto, con il sole che crea delle ombre interessanti per le vostro più belle foto.<br />
- <strong>Valle dei venti</strong> (7,4 Km, 3 ore, difficoltà media): qui camminerete in spettacolari canyon con vista mozzafiato, soprattutto nella seconda parte del tragitto. La camminata più bella del parco. </p>
<p>Altre attività sono organizzate dal Yulara Resort. Qui potrete optare per un giro con cammello, oppure con Harley, o ancora con elicottero. La scelta é vasta, ma si paga un certo margine dovuto al posto.</p>
<p><strong>Dove mangiare e bere</strong><br />
Per il mangiare, bere e dormire, non vi é molta scelta a Uluru. C’é solo un resort, il Yulara Resort. All’interno potrete optare per la soluzione a budget limitato, o per il super-lusso.<br />
- <strong>Sounds of Silence</strong>. 155$. Da fare o non fare, questa é la domanta che si fanno molti viaggiatori. L&#8217;esprienza é molto turistica ovviamente, ma questo é un resort e voi siete turisti, quindi nessuna sorpresa. L&#8217;esperienza non é culinaria, niente di eccezionale, ma l&#8217;ambiente qui é organizzato, con vista di Uluru con il calar del sole. La scelta é molto personale.<br />
- <strong>Pioneer BBQ and Bar</strong>. Attenzione!! La carne viene servita fino alle 9.00 pm. 15$-25$. BBQ fai da te in questo resort. Ispirati da Ikea, pagherete alla cassa il piatto che volete e vi sará data la carne che dovrete cuocere voi stessi sul barbeque. Questo ristorante si trova proprio accanto al campeggio, é quindi la soluzione ideale per i viaggiatori coscienziosi, nel caso non vogliate cucinare da soli. Musica dal vivo accompagna la serata. Portate con voi la chiave del resort dove siete (o le carte del campeggio), altrimenti non vi servono alcolici.<br />
- <strong>Outback Pioneer Hotel</strong>. Musica dal vivo stile western, tavoli e panche di fronte al palco. Un bel bancone che offre birre tipiche dell&#8217;Outback (suggerita la NT). Una serata senza nulla d&#8217;eccezionale, ma quello che offre questo resort. Portate con voi la chiave del resort dove siete (o le carte del campeggio), altrimenti non vi servono alcolici.</p>
<p><strong>Dove alloggiare</strong><br />
Una soluzione alternativa al Yulara resort é la stazione Curtin Springs che si trova a 85 Km da Uluru. Una esperienza unica, in mezzo al deserto, ma vi perderete l’alba e il tramonto al monolite.<br />
- <strong>Ayers Rock Campground</strong>, 20$(tenda)/150$(bungalow 6 persone). L&#8217;alternativa meno costosa per dormire a Uluru. Se intendete campeggiare durante i mesi di Giugno-Settembre, preparatevi con sacco a pelo pesante, perche&#8217; la temperatura puo&#8217; scendere anche al di sotto dello 0 di notte. Il bungalow è perfetto per 4 persone, per 6 è un po&#8217; stretto con una piccola stanza doppia e un&#8217;altra stanzetta con 4 letti stile dormitorio (o catacomba per quanto sono stretti)<br />
- <strong>Outback Pioneer Hotel</strong>, da 200$. Appartamenti e stanze a 2 stelle (lodge) o 3 stelle<br />
- <strong>Curtin Springs Station</strong>, Lasseter Hwy (85Km da Uluru), 65$-150$. Probabilmente l&#8217;alloggio a miglior rapporto qualita&#8217;-prezzo nella zona di Uluru. Si trova a 85Km dal monolite, il che vuol dire che é comunque conveniente per la visita in giornata ma vi perderete l&#8217;alba e il tramonto, perché non é assolutamente consigliato viaggiare di notte nell&#8217;outback. Ottimo cibo nel ristorante, é un&#8217;ottima alternativa se comunque pensate di perdervi il calare o sorgere del sole. </p>
<p><strong>Avvertenze</strong><br />
Nessun problem con furti o malvivenza, ovviamente. Fate solo attenzione a possibili serpenti anche se rarissimi nel resort. Se siete in campeggio, ricordatevi di chiudere sempre la tenda, per non trovarvi delle sorprese di notte.<br />
Comunicazioni: avrete il segnale per il telefonino a Uluru, con tutti gli operatori. Sulla strada per Uluru, il segnale e&#8217; completamente assente (se non in rare zone) tranne che per Telstra, l&#8217;unico operatore veramente a copertura nazionale. Se pensate di avventurarvi in 4WD per molti giorni, soprattutto in tracciati poco battuti, considerate l&#8217;opzione di affittare un telefono satellitare. </p>
<p><strong>Flora e fauna</strong><br />
Il parco, a prima vista, può risultare un grosso arido deserto. In realtà molti sono gli animali che risiedono in questa zona, a partire dai canguri rossi, dai dingoes ed altri animali della famiglia dei marsupiali. Non mancano ovviamente i serpenti a cui bisogna sempre prestare molta attenzione. Visitate il Centro Informazioni, proprio all&#8217;ingresso del centro vi sono degli interessanti murali che raccontano l&#8217;evoluzione del parco nel corso dei millenni con menzione agli animali che lo abitano. L&#8217;interno del centro riporta anche foto e ed alcuni esemplari.</p>
<p>Le piante in questa parte d&#8217;Australia sono tipiche dell&#8217;outback, ovvero grasse e legate alle zone desertiche. La mulga è una tipica pianta del centro Australia, con tronco molto duro, usato per la creazione di utensili da parte degli aborigeni. Sono presenti anche eucalipti, anche se non estremamente comuni.</p>
<p>Se siete così fortunati d&#8217;arrivare dopo una pioggia noterete subito come poca acqua possa improvvisamente svegliare il deserto. Il verde vince sul marrone e il rosso. Le piante crescono con una velocità impensabile. E&#8217; come se la natura improvvisamente voglia sfruttare quella poca acqua per concentrare un anno di vita in pochi giorni, magari una settimana. </p>
<p><strong>Storia del parco</strong><br />
La presenza umana su questo sito risale a oltre 10.000 anni fa (alcuni libri riportano fino a 20.000 anni or sono). Ovviamente si parla di una presenza aborigena che tuttora qui risiede con gli Anangu. Qualche anno fà, vi è stato però un accordo tra Parks Australia e gli Anangu per un affitto di 99 anni del parco. I soldi ricevuti vengono poi investiti per progetti a sfondo comunitario e culturale per le popolazioni aborigene.</p>
<p>L&#8217;uomo bianco ha approciato questa parte d&#8217;Australia solo a fine 800 e gli esploratori del tempo, tra cui Ernest Giles e William Gosse, rinominarono i siti richiamando i nomi della regina Olga di Wurttemberg (Kata Tjuta) e del primo Ministro dell&#8217;Australia Meridionale, Henry Ayers (Uluru). Da allora la presenza bianca aumentó, ma non in modo considerevole, fino al 1950, quando venne costruito anche un piccolo aereoporto. Quelli furono anche i primi tempi in cui le due culture, bianca ed aborigena, incominciarono a scontrarsi.</p>
<p>Nel 1970 iniziò la costruzione del Yulara Resort, ancora oggi centro unico per la ricezione turistica. Se da un lato questo aumentò notevolmente l&#8217;afflusso turistico, arrivato oggi a 50.000 persone l&#8217;anno, dall&#8217;altro lato aiutò a riorganizzare la zona in modo più vivibile per entrambe le culture.</p>
<p>Come si può leggere nel Centro Informazione, il parco è stato riconosciuto di proprietà aborigena solo nel 1985, dopo molte lotte non soltanto legali ma anche mediatiche, con la firma del contratto d&#8217;affitto a Parks Australia per 99 anni.</p>
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		<title>Croazia, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 21:31:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_307" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/croazia-consigli-e-info-utili-di-viaggio/croazia_krka_waterfalls/"  rel="attachment wp-att-307"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/croazia_krka_waterfalls-300x194.jpg" alt="Cascate nel Parco Nazionale di Krk" title="Cascate nel Parco Nazionale di Krk" width="300" height="194" class="size-medium wp-image-307" /></a><p class="wp-caption-text">Cascate nel Parco Nazionale di Krk</p></div>
<p>La Croazia è composta, oltre che dalla terra ferma, da ben 1.185 isole, di cui solo una cinquantina sono abitate, per un totale di 4.058 km di coste insulari. Le isole maggiori sono Cherso/Cres e Veglia/Krk. L&#8217;acqua è cristallina soprattutto in Dalmazia mentre le spiagge sono per tutti i gusti: di ciottoli, scogli, ghiaia e sabbia. Numerose spiagge e campeggi sono dedicate ai nudisti/naturisti e vengono contrassegnate con la sigla FKK. Laddove non fossero presenti è possibile appartarsi in qualche baia un po&#8217; distante dalle spiagge affollate per non esser squadrati da turisti infastiditi.</p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
I documenti sufficienti per entrare in Croazia sono il passaporto o la carta d&#8217;identità valida per l&#8217;espatrio. </p>
<p>In aereo &#8211; I principali aeroporti croati sono quelli di Zagabria, Spalato, Dubrovnik, Fiume-Veglia, Pola, Zara e Osijek. Sulle isole Brazza e Lussino atterrano soltanto aerei piccoli. La compagnia aerea nazionale è la Croatia Airlines.</p>
<p>In autobus &#8211; Dall&#8217;Italia ci sono collegamenti quotidiani da Trieste verso Pola, Fiume, Zara, Spalato e Dubrovnik, e pullman meno frequenti da Padova e Venezia verso l&#8217;Istria.</p>
<p>In auto &#8211; A Trieste i due principali ex-valichi di frontiera sono quello di &#8220;Rabuiese-Muggia&#8221; per chi è diretto in Istria e quello di &#8220;Pesek-Kozina&#8221; per chi viaggia verso l&#8217;entroterra o verso Fiume. Le autostrade croate sono di recente costruzione e in alcuni tratti ci sono ancora i lavori in corso. La nuova superstrada &#8220;Y&#8221; collega le varie destinazioni sulla penisola istriana, mentre l&#8217;autostrada che percorre la lunghezza di tutto il paese inizia subito dopo il confine croato e continua fino a Zagreb e Dubrovnik (al momento sull&#8217;ultimo tratto di questa autostrada procedono ancora con i lavori). Normalmente il traffico sull&#8217;autostrada è scorrevole, tranne nei pressi della galleria Sv. Rok, dove stanno costruendo la seconda galleria e perciò la strada si restringe ad un&#8217;unica corsia per 5 km. A volte succede che il tratto da Sv. Rok a Maslinac rimane chiuso al traffico, oppure aperto alle sole automobili con obbligo di velocità ridotto a 40 km/h, a causa di forte vento (non sarebbe la prima volta che una rulotte venga capovolta dalle raffiche). </p>
<p>In nave &#8211; Dall&#8217;Italia ci sono frequenti collegamenti con i traghetti della Jadrolinija e della BlueLine che effettuano le seguenti rotte:</p>
<p>    * da Ancona: per Zara (Zadar), Spalato (Split) e l&#8217;isola di Lesina (Hvar)<br />
    * da Pescara: per Spalato e l&#8217;isola di Veglia<br />
    * da Bari: per Dubrovnik/Ragusa e Spalato<br />
    * da Venezia: per Lussino (Lošinj), Pola (Pula), Parenzo (Poreč), Rovigno (Rovinj) e Rabac</p>
<p><strong>Come spostarsi</strong><br />
La Croazia è una meta ideale per la navigazione da diporto. Lungo tutta la costa e sulle isole ci sono numerose marine gestite dall&#8217;ACI Adriatic Croatia International. Chi non ha la propria imbarcazione può sempre noleggiarne una nei molti porti turistici, o prenotare una crociera charter fatta su richiesta. Per chi va in barca o la porta con se a rimorchio con l&#8217;auto, è opportuno fare attenzione alla normativa croata in materia di navigazione da diporto, più restrittiva di quella italiana. La patente nautica è praticamente sempre obbligatoria. Prima di utilizzare la propria barca ci si deve recare presso una capitaneria di porto dove potrà richiede la c.d. vignetta (previo pagamento di una tassa) e dove potrà far vidimare la lista delle persone che andranno a bordo dell&#8217;imbarcazione.</p>
<p><strong>Cosa vedere</strong><br />
    *  Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice un paradiso naturale assolutamente da non perdere che dal 1979 è entrato a fare parte dell&#8217;Patrimonio dell&#8217;Umanità.<br />
    * Il centro storico di Spalato con il Palazzo di Diocleziano (sito UNESCO dal 1979).<br />
    * Anfiteatro di Pola risalente al periodo dell&#8217;imperatore Augusto (30 a.c. &#8211; 14 d.c.) con una capienza di 5.000 persone.<br />
    * Centro storico di Trogir fondato dai Greci (Traugurion), in seguito civitas romana, che dal 1997 è nella lista dell&#8217;UNESCO.<br />
    * Città vecchia di Dubrovnik dal 1979 inclusa tra i siti del Patrimonio dell&#8217;Umanità.<br />
    * La Cattedrale di San Giacomo a Sebenicco (UNESCO).<br />
    * La muraglia di Ston.<br />
    * Zagabria la capitale croata.</p>
<p><strong>Divertimenti in Croazia</strong><br />
L&#8217;isola per eccellenza per il divertimento è Pag dove nei mesi estivi vengono organizzati i party in spiaggia già di pomeriggio per proseguire fino a tarda sera. Pag è l&#8217;unica isola che è stata trasformata in una piccola Ibiza dell&#8217;Adriatico, mentre le altre isole hanno mantenuto un livello di vita notturna non eccessivamente esagerato. Comunque nei mesi estivi tutte le principali località balneari (sia sulle isole che sulla costa) propongono una buona offerta di eventi e intrattenimento.</p>
<p><strong>Ricettività</strong><br />
In Croazia è possibile alloggiare in alberghi, appartamenti privati, ostelli, agriturismi, fari, case di pescatori e campeggi. Il campeggio libero è vietato su tutto il territorio. </p>
<p><strong>A tavola</strong><br />
Sulle coste il pesce appena pescato viene cucinato in modo eccezionale. Da provare obbligatoriamente sono i čevapčići (carne mista macinata e fatta alla griglia). L&#8217;acqua del rubinetto è potabile in tutta la Croazia. Uno dei prodotti croati più noti ai giovani è la Cedevita (polvere solubile con vitamine di solito al gusto di arancia) che viene servita anche nei bar, mentre le birre nazionali sono: Karlovačko (Karlovac) e Ožujsko (Zagabria). La Croazia è nota anche per gli ottimi vini e le grappe. </p>
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