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	<title>ViaggioIdeale &#187; Info</title>
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	<description>Racconti, video, foto e informazioni utili per i tuoi viaggi</description>
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		<title>Las Terrenas (Samanà), Repubblica Dominicana</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:11:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Las Terrenas si trova nella parte nord-orientale dell&#8217;isola, sulla costa Nord della penisola di Samanà (l’estremo Nordest della Repubblica Dominicana, sicuramente una delle zone a tutt&#8217;oggi più incontaminate e lontane dal turismo di massa), ed è incassata tra le colline assolate, costellate di palme e attorniate da numerose spiagge praticamente ancora vergini. Un arcobaleno dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1894" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/02/plage_las_galeras2.jpg"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2010/02/plage_las_galeras2-300x225.jpg" alt="Repubblica Dominicana" title="Repubblica Dominicana" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1894" /></a><p class="wp-caption-text">Repubblica Dominicana</p></div>
<p><strong>Las Terrenas</strong> si trova nella parte nord-orientale dell&#8217;isola, sulla costa Nord della penisola di Samanà (l’estremo Nordest della Repubblica Dominicana, sicuramente una delle zone a tutt&#8217;oggi più incontaminate e lontane dal turismo di massa), ed è incassata tra le colline assolate, costellate di palme e attorniate da numerose spiagge praticamente ancora vergini.</p>
<p>Un arcobaleno dai colori vivi e brillanti elargiti con grande generosità dalla natura, costituiscono questi luoghi, che sono veri e propri paradisi, costeggiati per 20 km circa da un <strong>mare calmo, limpido e ricco di pesci</strong> per gli amanti della pesca subacquea.</p>
<p>In prossimità del famoso <strong>Parco Nazionale de Los Haitises,</strong> situato nella baia di Samanà ogni anno da metà dicembre ad aprile si danno appuntamento circa tremila balene, puntuali come balene svizzere, per partorire e allattare i loro piccoli. Vengono nelle acque protette, calme e calde della baia per riprodursi e poi se ne ritornano in alto mare. Sono megattere, tra le balene più grandi esistenti nell&#8217;Atlantico. Lunghe fino a 18 metri, pesano tra le 55 e le 65 tonnellate. Sono nere o grigio scuro con la gola e le pinne bianche. Quando risalgono in superficie e soffiano il getto arriva fino a 3 metri. Spettacolo imperdibile che almeno una volta nella vita vale la pena di essere visto! Vengono organizzate escursioni, per lo più guidate da persone locali esperte della zona che a prezzi ragionevoli permettono di poter osservare questo meraviglioso spettacolo da veramente molto, ma molto vicino! A Samanà c&#8217;è anche l&#8217;agenzia di KIM BEDDALL, una biologa marina canadese che sa tutto sulle megattere e ogni giorno organizza i battelli per il whale-watching a 45-50 dollari a persona per due ore tra le balene innamorate e i loro sonori rituali d&#8217;amore.</p>
<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2010/02/las-terrenas-samana-repubblica-dominicana/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Las Terrenas è famosa sia per la lunga e splendida spiaggia, caratterizzata dalle sue limpide acque e dalla sua sabbia dorata, sia per la presenza di molti ristorantini e bar sulla spiaggia che servono squisite specialità di qualsiasi cucina, dai frutti di mare freschi a quella italiana. A <strong>Playa Bonita</strong> potete spesso trovarvi, specialmente nell&#8217;ora di pranzo, in mezzo a grigliate di pesce improvvisate, dove fra aragoste arrostite in riva al mare e birra gelata c&#8217;è anche qualche musicista locale che vi intrattiene con la chitarra al suono melodioso della musica tipica!</p>
<p>Qui il tempo per molti aspetti sembra essersi fermato, ad almeno venti anni fa, ed ancora (nonostante il progresso avanzi) è facile vedere carretti trainati da cavalli. Fino a 15 anni fa qui non arrivava nemmeno la luce elettrica e le giornate erano scandite ancora dai ritmi della natura, per cui la giornata finiva quando calava il sole. Ora molte cose sono cambiate da allora e la modernità è arrivata anche qui in molti suoi aspetti, ma nonostante tutto si vive ancora una vita sana, dai ritmi umani, che non è stata troppo intaccata dalle masse turistiche. Pur presentando ormai moltissime strutture alberghiere, molte delle quali internazionali, questa zona per ora ha mantenuto il suo aspetto naturale inalterato grazie alla fitta vegetazione del territorio, ed alle vie di comunicazione ancora precarie che ne hanno mantenuto un certo isolamento. Il capoluogo della regione è <strong>Santa Barbara de Samana</strong>, affacciata sull&#8217;omonimo golfo nella parte sud della penisola; la località turisticamente più importante è appunto Las Terrenas a circa 40 km di strada ormai tutta asfaltata per fortuna! Queste terre offrono sicuramente la possibilità di soggiornare in estrema tranquillità in ambienti da sogno, a sconto, chiaramente della mondanità della Capitale. Per coloro che soggiornano in <strong>Boca Chica</strong> o zone limitrofe passare una settimana in questa zona può essere una piacevole escursione. </p>
<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2010/02/las-terrenas-samana-repubblica-dominicana/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>A Las Terrenas si trovano inoltre moltissimi pittori haitiani da cui potrete comprare dei bellissimi e coloratissimi quadri su tela con colori acrilici. Alcuni sono delle vere opere d&#8217;arte. La scelta è vastissima, starà a voi trovare quello che più vi piace.</p>
<p>La <strong>moneta usata è il pesos dominicano</strong> (RD$) che varia nel cambio di valuta con il dollaro e l&#8217;euro molto frequentemente, perciò se volete sapere quanto vi potrebbe servire al momento del vostro viaggio informatevi prima di partire per avere notizie sulla situazione economica attuale.</p>
<p>Arrivare a Samana non è comodo, e questo, come detto precedentemente, ha contribuito a mantenere intatta la natura. La zona non è ancora dotata di un aeroporto internazionale, che a tutt&#8217;oggi in fase di costruzione non consente di fare previsioni per la sua apertura; e le strade che uniscono la regione alle città principali della RD sono modeste ed abbastanza insufficienti. Il turista che dopo 12 ore di volo arriva in RD deve sobbarcarsi ancora un lungo viaggio&#8230; ma una volta arrivato verrà ripagato della fatica che poi ha comunque in sé un ché di avventuroso e ci permette di immergerci sin da subito nella realtà dominicana.</p>
<p>Per maggiori informazioni visitate il sito <a href="http://www.playalasterrenas.it">playalasterrenas.it</a>, troverete tantissime altre informazioni su questa meravigliosa località.</p>
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		<title>Australia, il Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 21:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Parco Nazionale di Kata Tjuta è forse l&#8217;icona più famosa d&#8217;Australia. Chi non conosce il monolite rosso al centro di questo continente chiamato Uluru (Ayers Rock). Le aspettative per questa visita sono sempre molto elevate, e quando si approcia il parco viene automatico chiedersi se tutta questa distanza percorsa, non soltanto dall&#8217;Italia, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1392" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/07/australia-il-parco-nazionale-di-kata-tjuta-uluru/uluru/" rel="attachment wp-att-1392"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/07/Uluru-300x225.jpg" alt="Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru" title="Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1392" /></a><p class="wp-caption-text">Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru</p></div>
<p>Il Parco Nazionale di Kata Tjuta è forse l&#8217;icona più famosa d&#8217;Australia. Chi non conosce il monolite rosso al centro di questo continente chiamato Uluru (Ayers Rock). Le aspettative per questa visita sono sempre molto elevate, e quando si approcia il parco viene automatico chiedersi se tutta questa distanza percorsa, non soltanto dall&#8217;Italia, ma anche all&#8217;interno dell&#8217;Australia, verrà poi ripagata in modo adeguato.</p>
<p>Certo è che il parco è uno dei pochi posti in Australia inclusi nel lista dell&#8217;Unesco World Heritage. La visita è quindi normalmente nella lista dei posti da vedere per ogni viaggio in questo continente. Anche se una buona parte dei turisti dedica solo 1 giorno a questa parte remota, è suggerito pianificare almeno 2 giorni. Questo vi permetterà di vedere Uluru al tramonto e all&#8217;alba, con i suoi magnifici colori, oltre visitare <strong>Kata Tjuta</strong> (the Olgas) con la sua bellissima <strong>Valle dei venti</strong>.</p>
<p>Il Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru si trova esattamente nel mezzo dell&#8217;Australia ed è uno tra i siti che, geograficamente, è tra i più isolati al mondo. Uluru, il monolita rosso, può essere paragonato ad un grosso iceberg del deserto, infatti ben 5-6 km di questa roccia risede sotto terra e risulta non visibile. Per chi non venisse ripagato dallo spettacolo di Uluru, che può risultare sotto le aspettative, è consigliata la visita a Kata Tjuta, il secondo posto d&#8217;interesse del parco, caratterizzato da ben 36 teste (formazioni rocciose alte fino a 540 metri) e una varietà di paesaggi, compresa la bellissima Valle dei Venti, che lascia veramente a bocca aperta.</p>
<p><strong>Quando visitare</strong><br />
Il caldo e l&#8217;umidità sono un fattore importante per considerare la visita al Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru. Mentre Uluru non chiude mai, a meno che vogliate fare l&#8217;arrampicata (non suggerita), Kata Tjuta chiude la valle dei venti in caso la temperatura salga oltre i 36 gradi dopo le 11am. Chiaramente non si viene in Australia solo per questo parco quindi non rimane che essere preparati alle condizioni del periodo che si visita questo continente, che possono essere, in base ai mesi, completamente differenti, e qualche volta anche sorprendenti. Riassumendo in poche parole:</p>
<p>- da Novembre a Marzo le temperature possono salire fino a 45 gradi durante il giorno, e possono anche esserci delle giornate di pioggia, anche se non sono rari periodi di anni senza pioggia. In questi mesi concentrate le visite al mattino molto presto (alba) ed in tardo pomeriggio.<br />
- da Giugno fino a Settembre le temperature durante la giornata sono molto piacevoli, intorno ai 20 gradi perfetti per visitare e camminare nei siti. Attenzione che le notti possono essere molto fredde, anche sotto zero, e anche di giorno potrebbe esserci quel vento fresco che richiede un maglione. Se campeggiate portatevi l&#8217;equipaggiamento giusto per la notte.<br />
- negli altri mesi le temperature sono più moderate</p>
<p><strong>Permessi\Tariffe</strong><br />
Il parco rimane aperto dalle 5.00 am alle 9.00 pm tra Dicembre e Febbraio, questo periodo si accorcia in base alle ore di sole nella giornata. Il centro culturale é invece aperto dalle 7.00 am alle 6.00 pm. L&#8217;ingresso é libero per i ragazzi sotto i 16 anni mentre per gli adulti esistono due tipi di permessi/biglietti:</p>
<p>- Standard 3 Day Pass a $25.00<br />
- Annual Individual Ticket a $32.50, da considerare solo quando si voglia stare piú di tre giorni </p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
Il centro abitato più vicino è Alice Springs a circa 470Km. Stazioni di benzina sono presenti lungo il tragitto, circa ogni 100Km.<br />
- <strong>In aereo</strong>: l&#8217;aereoporto si trova a circa 5 km dal Yulara Resort. L&#8217;unica compagnia di linea a volare a Uluru è Qantas, con voli giornalieri da <strong>Alice Springs</strong> o da altre città con scalo comunque a Alice Springs. Esistono altri voli charter ma questi sono organizzati da grandi tour operator.<br />
- <strong>In autobus</strong>: Greyhound Australia è l&#8217;unica compagnia ufficiale di bus che collega Alice Springs con Uluru, in circa 5 ore. Non esistono collegamenti diretti con Adelaide.<br />
- <strong>In auto</strong>: preparatevi per lunghe distanze, acqua e controllate sempre il livello della benzina. Non è inusuale incontrare anche una sola auto in 100km di tragitto. I benzinai si trovano a distanza di 50-100Km, ma meglio fermarsi in eccesso, che in difetto, evitando di rimanere senza benzina nel deserto, con 40-50 gradi sotto il sole. La Stuart Hwy collega Alice Springs alla stazione di benzina Erldunda (2 ore); da qui la statale 4, Lasseter Hway, vi porterà direttamente al parco (3 ore). Traffico ovviamente inesistente. Soltanto da 2 anni sono stati introdotti i limiti di velocità oggi a 110Km. E&#8217; facile passare questo limite, vista l&#8217;assenza del traffico e la strada sempre e comunque dritta, ma non é suggerito in quanto la polizia installa frequentemente laser per il controllo della velocità.</p>
<p>Se avete deciso di affittare una macchina a Alice Springs, accertatevi che sia a chilometraggio illimitato. Oltre le solite compagnie come Avis, Budget e Europcar, é consigliato anche verificare con <strong>Outback Auto Rentals</strong>, un fornitore locale, e <strong>AutoEurope,</strong> uno dei rari operatori che affittano a chilometraggio illimitato. Attenzione che tendono a fatturare i Km oltre 100/giorno, fate scrivere unlimited mileage sul contratto, per non avere brutte sorprese dopo (controllate la carta di credito comunque e fatevi dare il numero di telefono, nel caso potete almeno ritelefonare).</p>
<p>Inoltre l&#8217;assicurazione della macchina normalmente non copre se viaggiate fuori strada, anche sterrato, con un 2WD e se viaggiate di notte, comunque sconsigliato per la massiccia presenza di animali sulle strade. Prima di partire fate quindi il conto delle ore (almeno 5 ore prima del calar del sole). Ricordatevi inoltre che il Territorio del Nord ha un&#8217;ora diversa dagli altri stati. </p>
<p><strong>Da vedere</strong><br />
- <strong>Uluru-Kata Tjuta Cultural Center</strong>. Lasciate la visita del centro quando la giornata diventa più calda, soprattutto se venite a Gennaio-Febbraio. Non perdetevela però, perchè qui troverete dei murali che vi faranno capire meglio la storia e la cultura aborigena. L&#8217;interno del centro offre una mostra sulle usanze odierne con una descrizione delle piante della zona e di come gli Aborigeni riescono a vivevere con i prodotti del posto.<br />
- <strong>Uluru (Ayers Rock)</strong>. L&#8217;aspettativa cresce con l&#8217;approcio a questo grosso monolite. Il deserto rosso fa sempre più spazio a questa roccia immensa e improvvisamente ve la trovate di fronte dopo alcune curve e piccole colline che la nascondano negli ultimi Km. Scordatevi del viaggio fatto per arrivare qui e incominciate a godervela in silenzio, sempre che potete, perchè l&#8217;orda di turisti può essere a volte irritante (ma non siete anche voi uno dei tanti turisti?). Approciando Ayers Rock, vi accorgerete che non è poi quel pezzo unico che immaginavate, esistono piccoli canyon e laghetti (pozze) inaspettati. Prendete il vostro tempo e fate la camminata attorno al monolite (10Km in circa 3-4 ore, facile). Non perdetevi il tramonto e possibilmente anche l&#8217;alba. L&#8217;aspetto negativo di entrambi i momenti è la massa di turisti e bus che farebbero di tutto per avere uno spazio aperto per fare una foto, preparano colazione al mattino e brindano alla sera con il sole che scende dietro la roccia. Può risultare esagerato. Non fatevi la domanda se è giusto o meno arrampicarsi; sappiate che gli aborigeni non sono d&#8217;accordo, in quanto posto sacro, e anche se la terra è in affitto all&#8217;uomo bianco, con le sue leggi, non sembra proprio corretto procedere. C&#8217;è da chiedersi perchè le autorità Australiane non la blocchino del tutto invece che cercare di convincere i turisti.<br />
- <strong>Kata Tjuta (the Olgas)</strong>. Situato a 55Km circa da Yulara questo sito non è sicuramente secondo a Uluru, anzi, molti visitatori lo trovano addirittura più interessante. Sicuramente è più vario, con 36 picchi rocciosi (Kata Tjuta significa molte teste in aborigeno) alti fino a 546 metri. Quando Ernest Giles scoprì Kata Tjuta nel 1872, riportò nel suo manoscritto che Uluru è si più antico e sublime ma le Olgas sono magnifiche e grottesche. Effettivamente è intrigante pensare come queste due formazioni, una volta appartenenti alla medesina catena montagnosa, possano essere così differenti. A pochi Km dalle Olgas fermatevi al punto di vista, molto meno affollato di Uluru, avrete la possibilità di fare delle bellissime foto con un interessante paesaggio desertico. Arrivati al parcheggio non perdetevi l&#8217;immancabile camminata nella valle dei venti, magnifica, per alcuni la parte più bella del parco. Se la giornata è calda iniziatela molto presto perchè rischiereste di trovarla chiusa se la temperatura sale oltre i 36 gradi alle 11.00 am. </p>
<p><strong>Attività ricreative</strong><br />
Le principali attivitá ricreative sono legate alle camminate nei siti sopra riportati. In particolare vengono suggeriti i seguenti sentieri:<br />
- <strong>Base di Uluru</strong> (10 Km, 3-4 ore, facile): è un sentiero che segue il perimetro di Uluru. Potrete vedere da vicino ogni angolo nascosto.<br />
- <strong>Kuniya Walk e Mutitjulu Waterhole in Uluru</strong> (1Km, 45 minuti, facile): lasciate la macchina al parcheggio Kuniya. Da qui seguite il semplice tragitto che vi porterà alla pozza (waterhole). Molto bella al mattino presto, con il sole che crea delle ombre interessanti per le vostro più belle foto.<br />
- <strong>Valle dei venti</strong> (7,4 Km, 3 ore, difficoltà media): qui camminerete in spettacolari canyon con vista mozzafiato, soprattutto nella seconda parte del tragitto. La camminata più bella del parco. </p>
<p>Altre attività sono organizzate dal Yulara Resort. Qui potrete optare per un giro con cammello, oppure con Harley, o ancora con elicottero. La scelta é vasta, ma si paga un certo margine dovuto al posto.</p>
<p><strong>Dove mangiare e bere</strong><br />
Per il mangiare, bere e dormire, non vi é molta scelta a Uluru. C’é solo un resort, il Yulara Resort. All’interno potrete optare per la soluzione a budget limitato, o per il super-lusso.<br />
- <strong>Sounds of Silence</strong>. 155$. Da fare o non fare, questa é la domanta che si fanno molti viaggiatori. L&#8217;esprienza é molto turistica ovviamente, ma questo é un resort e voi siete turisti, quindi nessuna sorpresa. L&#8217;esperienza non é culinaria, niente di eccezionale, ma l&#8217;ambiente qui é organizzato, con vista di Uluru con il calar del sole. La scelta é molto personale.<br />
- <strong>Pioneer BBQ and Bar</strong>. Attenzione!! La carne viene servita fino alle 9.00 pm. 15$-25$. BBQ fai da te in questo resort. Ispirati da Ikea, pagherete alla cassa il piatto che volete e vi sará data la carne che dovrete cuocere voi stessi sul barbeque. Questo ristorante si trova proprio accanto al campeggio, é quindi la soluzione ideale per i viaggiatori coscienziosi, nel caso non vogliate cucinare da soli. Musica dal vivo accompagna la serata. Portate con voi la chiave del resort dove siete (o le carte del campeggio), altrimenti non vi servono alcolici.<br />
- <strong>Outback Pioneer Hotel</strong>. Musica dal vivo stile western, tavoli e panche di fronte al palco. Un bel bancone che offre birre tipiche dell&#8217;Outback (suggerita la NT). Una serata senza nulla d&#8217;eccezionale, ma quello che offre questo resort. Portate con voi la chiave del resort dove siete (o le carte del campeggio), altrimenti non vi servono alcolici.</p>
<p><strong>Dove alloggiare</strong><br />
Una soluzione alternativa al Yulara resort é la stazione Curtin Springs che si trova a 85 Km da Uluru. Una esperienza unica, in mezzo al deserto, ma vi perderete l’alba e il tramonto al monolite.<br />
- <strong>Ayers Rock Campground</strong>, 20$(tenda)/150$(bungalow 6 persone). L&#8217;alternativa meno costosa per dormire a Uluru. Se intendete campeggiare durante i mesi di Giugno-Settembre, preparatevi con sacco a pelo pesante, perche&#8217; la temperatura puo&#8217; scendere anche al di sotto dello 0 di notte. Il bungalow è perfetto per 4 persone, per 6 è un po&#8217; stretto con una piccola stanza doppia e un&#8217;altra stanzetta con 4 letti stile dormitorio (o catacomba per quanto sono stretti)<br />
- <strong>Outback Pioneer Hotel</strong>, da 200$. Appartamenti e stanze a 2 stelle (lodge) o 3 stelle<br />
- <strong>Curtin Springs Station</strong>, Lasseter Hwy (85Km da Uluru), 65$-150$. Probabilmente l&#8217;alloggio a miglior rapporto qualita&#8217;-prezzo nella zona di Uluru. Si trova a 85Km dal monolite, il che vuol dire che é comunque conveniente per la visita in giornata ma vi perderete l&#8217;alba e il tramonto, perché non é assolutamente consigliato viaggiare di notte nell&#8217;outback. Ottimo cibo nel ristorante, é un&#8217;ottima alternativa se comunque pensate di perdervi il calare o sorgere del sole. </p>
<p><strong>Avvertenze</strong><br />
Nessun problem con furti o malvivenza, ovviamente. Fate solo attenzione a possibili serpenti anche se rarissimi nel resort. Se siete in campeggio, ricordatevi di chiudere sempre la tenda, per non trovarvi delle sorprese di notte.<br />
Comunicazioni: avrete il segnale per il telefonino a Uluru, con tutti gli operatori. Sulla strada per Uluru, il segnale e&#8217; completamente assente (se non in rare zone) tranne che per Telstra, l&#8217;unico operatore veramente a copertura nazionale. Se pensate di avventurarvi in 4WD per molti giorni, soprattutto in tracciati poco battuti, considerate l&#8217;opzione di affittare un telefono satellitare. </p>
<p><strong>Flora e fauna</strong><br />
Il parco, a prima vista, può risultare un grosso arido deserto. In realtà molti sono gli animali che risiedono in questa zona, a partire dai canguri rossi, dai dingoes ed altri animali della famiglia dei marsupiali. Non mancano ovviamente i serpenti a cui bisogna sempre prestare molta attenzione. Visitate il Centro Informazioni, proprio all&#8217;ingresso del centro vi sono degli interessanti murali che raccontano l&#8217;evoluzione del parco nel corso dei millenni con menzione agli animali che lo abitano. L&#8217;interno del centro riporta anche foto e ed alcuni esemplari.</p>
<p>Le piante in questa parte d&#8217;Australia sono tipiche dell&#8217;outback, ovvero grasse e legate alle zone desertiche. La mulga è una tipica pianta del centro Australia, con tronco molto duro, usato per la creazione di utensili da parte degli aborigeni. Sono presenti anche eucalipti, anche se non estremamente comuni.</p>
<p>Se siete così fortunati d&#8217;arrivare dopo una pioggia noterete subito come poca acqua possa improvvisamente svegliare il deserto. Il verde vince sul marrone e il rosso. Le piante crescono con una velocità impensabile. E&#8217; come se la natura improvvisamente voglia sfruttare quella poca acqua per concentrare un anno di vita in pochi giorni, magari una settimana. </p>
<p><strong>Storia del parco</strong><br />
La presenza umana su questo sito risale a oltre 10.000 anni fa (alcuni libri riportano fino a 20.000 anni or sono). Ovviamente si parla di una presenza aborigena che tuttora qui risiede con gli Anangu. Qualche anno fà, vi è stato però un accordo tra Parks Australia e gli Anangu per un affitto di 99 anni del parco. I soldi ricevuti vengono poi investiti per progetti a sfondo comunitario e culturale per le popolazioni aborigene.</p>
<p>L&#8217;uomo bianco ha approciato questa parte d&#8217;Australia solo a fine 800 e gli esploratori del tempo, tra cui Ernest Giles e William Gosse, rinominarono i siti richiamando i nomi della regina Olga di Wurttemberg (Kata Tjuta) e del primo Ministro dell&#8217;Australia Meridionale, Henry Ayers (Uluru). Da allora la presenza bianca aumentó, ma non in modo considerevole, fino al 1950, quando venne costruito anche un piccolo aereoporto. Quelli furono anche i primi tempi in cui le due culture, bianca ed aborigena, incominciarono a scontrarsi.</p>
<p>Nel 1970 iniziò la costruzione del Yulara Resort, ancora oggi centro unico per la ricezione turistica. Se da un lato questo aumentò notevolmente l&#8217;afflusso turistico, arrivato oggi a 50.000 persone l&#8217;anno, dall&#8217;altro lato aiutò a riorganizzare la zona in modo più vivibile per entrambe le culture.</p>
<p>Come si può leggere nel Centro Informazione, il parco è stato riconosciuto di proprietà aborigena solo nel 1985, dopo molte lotte non soltanto legali ma anche mediatiche, con la firma del contratto d&#8217;affitto a Parks Australia per 99 anni.</p>
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		<title>Barcellona economica: consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 23:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Info utili per una vacanza economica a Barcellona. Alcuni consigli su come risparmiare il più possibile senza rinunciare a nulla (o quasi). Barcellona è una delle città spagnole più visitate dai turisti, se progettate bene il vostro viaggio prima di partire vi renderete conto che potreste spendere davvero poco per visitarla. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1338" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/07/barcellona-economica-consigli-e-info-utili-di-viaggio/barcelona_casa_mila_gaudi/" rel="attachment wp-att-1338"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/07/Barcelona_casa_mila_gaudì-300x225.jpg" alt="Barcelona - Casa Mila Gaudì" title="Barcelona - Casa Mila Gaudì" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1338" /></a><p class="wp-caption-text">Barcelona - Casa Mila Gaudì</p></div>
<p>Barcellona è il capoluogo della Catalogna, nonché una delle città spagnole più visitate dai turisti, ma se progettate bene il vostro viaggio prima di partire vi renderete conto che potreste spendere davvero poco per visitarla. Di seguito troverete solo i consigli su come risparmiare il più possibile senza rinunciare a nulla (o quasi); per tutto il resto consultate l&#8217;articolo completo su <a target="_blank" href="http://www.wikivoyage.org/it/Barcellona">wikivoyage</a>.</p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
Grazie ai voli low cost, il modo più veloce ed economico per raggiungere Barcellona dall&#8217;Italia è sicuramente l&#8217;aereo. I <strong>voli low cost</strong> non atterrano all&#8217;aeroporto di Barcelona (BCN), ma all&#8217;aeroporto di Girona-Costa Brava (GRO) che si trova a 12 km da Girona e 100km da Barcellona. La Ryanair parte da Alghero, Bergamo, Bologna, Cagliari, Forlì, Perugia, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Torino e Treviso. La Easyjet vola solo da Milano Malpensa. Gli <strong>autobus della Barcelona Bus</strong> collegano l&#8217;aeroporto con Barcellona e fanno capolinea alla Estació d&#8217;autobusos Barcelona Nord. Il tragitto dura un po&#8217; meno di un&#8217;ora e il biglietto di sola andata costa circa 12 €, ma vi conviene prendere direttamente il biglietto di andata e ritorno che costa 21 €.</p>
<p><strong>Muoversi a Barcellona</strong><br />
Molte attrazioni turistiche sono raggiungibili a piedi, ma altrettante è consigliabile raggiungerle con i mezzi pubblici. Il biglietto di corsa singola per la <strong>metropolitana </strong>costa dai 1,30 € a 6,40 € a seconda delle 6 zone che si intende percorrere, mentre il biglietto di corsa singola per gli autobus è di 1,30-5,40 €. Esistono diversi tipi di abbonamenti turistici ma forse la soluzione migliore è la <strong>Travel card T-10</strong> che al costo di 7.20 € offre la possibilità di usufruire di 10 corse (anche in più persone). L&#8217;<strong>autobus turistico</strong> invece può essere una soluzione interessante per chi intende visitare molte attrazioni turistiche in quanto raggiunge anche quelle fuori mano e propone 3 itinerari al costo di 20 € (bambini 12 €) per 1 giorno oppure 26 € (bambini 16 €) per due giorni, e sono inclusi diversi buoni sconto per l&#8217;ingresso ad alcuni musei, tour guidati, trasporti e fastfood. Date comunque prima un&#8217;occhiata al sito in modo da capire se gli sconti proposti sono di vostro interesse, perché se no non conviene.</p>
<p><strong>Scoprire la città</strong><br />
Barcellona propone due card per i turisti: la <strong>Barcelona Card</strong> consente di usufruire gratuitamente dei trasporti pubblici e sconti/ingressi gratuiti in oltre 100 musei e l&#8217;<strong>Articket</strong> che invece consente l&#8217;accesso ai 7 principali centri d&#8217;arte della città al costo di 20€. La prima card offre molti sconti (e costa dai 25 ai 40€) ma è da chiedersi se avete veramente intenzione di visitare tutti questi musei &#8211; non fatevi tentare troppo dall&#8217;offerta perché facendo bene due conti e programmando bene il vostro itinerario riuscirete a risparmiare di più senza acquistarla &#8211; mentre la seconda tessera è un affare per gli appassionati dell&#8217;arte in quanto include l&#8217;ingresso gratuito ai seguenti musei Museu Picasso (5,80€), Fundació Caixa Catalunya-Casa Milà (9,50€), Fundació Antoni Tàpies, Museu d&#8217;Art Contemporani de Barcelona (MACBA) (7,50€), Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB) (4,50€), Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC) (8,50€) e Fundació Joan Miró (8€).</p>
<p><strong>Ingresso gratuito</strong><br />
La chiese sono tutte a ingresso gratuito.</p>
<p>- <strong>Park Güell</strong> sorge sulle pendici del monte Pelat (montagna calva). Nel 1900 il conte Eusebi Güell commissionò a Gaudí la realizzazione di questo parco che doveva ospitare 60 abitazioni, anche se l&#8217;opera non fu mai terminata e ad oggi vi sono solo 3 case (di cui una è la Casa/museo Gaduí dove visse l&#8217;artista). Entrando dall&#8217;ingresso principale si possono notare le due casette che Gaudí disegnò ispirandosi alla favola di Hansel e Gretel, e la scalinata sulla quale si trova la famosa Salamandra coperta di trencadis (collage di pezzi di ceramica/vetro). In cima alla scalinata sarebbe dovuto sorgere il mercato di cui oggi si possono notare le 86 colonne della Sala Hipostila. Indirizzo: Carrer Olot. Orario: da lunedì a domenica dalle 10 al tramonto. </p>
<p>- <strong>Parc Joan Miró</strong> sorto sulle ceneri del vecchio mattatoio che serviva la vicina arena. Il parco è caratterizzato dalla statua Dona i Ocell (Donna e uccello), opera di Mirò. Indirizzo: Carrer d&#8217;Aragò. </p>
<p>- <strong>Font màgica de Montjuïc</strong> posta ai piedi del Palau Nacional, fu progettata da Carles Buïgas nel 1929 (in occasione dell&#8217;Esposizione Internazionale) e costruita in meno di un anno. Per permettere la costruzione della fontana nel 1928 vennero demolite le Quattro colonne di Josep Puig i Cadafalch. Negli orari serali (da giovedì a domenica dalle 21.30 alle 23.30; da ottobre solo il venerdì e sabato dalle 19 alle 21) propone un favoloso spettacolo di luci, suoni, colori, giochi d&#8217;acqua e musica. </p>
<p>- <strong>Caixa Forum</strong> ex-fabbrica tessile di Casarramona trasformata nel 2002 nella sede della Fondazione &#8220;la Caixa&#8221;. La grande banca catalana finanzia questo centro di esposizione di arte moderna e la collezione delle opere cambia a rotazione tre volte all&#8217;anno. L&#8217;edificio è stato progettato dall&#8217;architetto modernista Josep Puig i Cadafalch, mentre il più moderno ingresso è stato aggiungo dall&#8217;architetto giapponese Arata Isozaki. Indirizzo: Av. Marquès de Comillas 6-8, tel. +34 093 4768600. Orario: da lunedì a domenica dalle 10 alle 20 (sabato fino alle 22). </p>
<p>- <strong>Palau Güell</strong> edificato da Gaudì su commissione di Eusebi Güell che voleva avere un nuova dimora a Barcellona. Dal 1984 fa parte del Patrimonio dell&#8217;Umanità UNESCO ed è l&#8217;unico edificio che Gaudí terminò completamente e non ha subito future modificazioni significative. Momentaneamente l&#8217;edificio è in fase di ristrutturazione e sono visitabili solo il pianoterra e i sotterranei che erano destinati alla scuderia per i cavalli. Indirizzo: Nou de la Rambla 3-5, tel. +34 93 3173974, fax +34 93 3173779. Orario: da martedì a sabato dalle 10 alle 14.30. </p>
<p>- <strong>Anella Olímpica</strong> zona dove si svolsero i Giochi Olimpici del 1992. L&#8217;Estadu Olímpic Lluís Companys fu progettato già nel 1929 perché avrebbe dovuto essere un&#8217;alternativa ai Giochi olimpici di Berlino, anche se poi venne tutto annullato a causa della Guerra civile spagnola. All&#8217;interno dell&#8217;Anella Olímpica c&#8217;è anche il <strong>Palau Sant Jordi</strong> progettato dall&#8217;architetto giapponese Arata Isozaki. Oggi il Palau Sant Jordi è la principale struttura di Barcellona per i concerti e grandi eventi. Indirizzo: Passeig Olímpic 5-7, tel. +34 093 4262089. Orario: ogni giorno dalle 10 alle 18 (da maggio a settembre fino alle 20). </p>
<p>- <strong>Mercato del Bor</strong>n struttura ottocentesca in ferro battuto. Orario: sabato dalle 10 alle 20, domenica dalle 10 alle 15.</p>
<p>- <strong>Hospital de la Santa Creu i Sant Pau</strong> opera del modernista Lluís Domèneche i Montaner. Lo storico ospedale è ancora in funzione, con quasi 50 padiglioni. Al turista è consentito passeggiare nel giardino tra un padiglione e l&#8217;altro, tutti diversi tra loro. Indirizzo: C. Sant Antoni Maria Claret 167, tel. +34 093 2562504. </p>
<p>- <strong>Palau Reial de Pedralbes</strong> tra il 1919 e il 1931 fu la residenza della famiglia reale spagnola quando veniva in visita a Barcellona. Attualmente il palazzo ospita il Museo della Ceramica e il Museo della Arti decorative, ed è circondato da un giardino in cui si trova anche la Font de Gaudí. L&#8217;accesso al giardino è gratuito. </p>
<p>- <strong>Jardins Mossèn Costa i Llobera</strong>  dal lato del porto di Montjuïc si trova un fantastico giardino ricco di cactus e piante grasse provenienti da tutto il mondo. Indirizzo: Ctra de Miramar 1. Orario: dalle 10 al tramonto. </p>
<p>- <strong>Parc de la Ciutadella</strong> in passato era l&#8217;unico parco della città. Oggi è caratterizzato dalla Cascada monumento-fontana, dal laghetto che offre la possibilità di fare un giro con la barca a remi, dai giochi per i bambini e dalle numerose statue. Indirizzo: Passeig de Picasso. Orario: tutti i giorni dalle 10 al tramonto. </p>
<p>- <strong>Parc Espanya Industrial</strong> il parco si trova proprio dietro la stazione di Sants ed è caratterizzato da un laghetto (a volte prosciugato) e da 10 torri futuristiche simili a dei fari. Anche questa zona fu rinnovatain occasione dei Giochi Olimpici. Indirizzo: Carrer de Watt 24. Orario: tutti i giorni dalle 10 al tramonto. Metro: linea verde L3 fermata Sants-Estació; bus turistico linea blu. </p>
<p><strong>Gratuito limitato</strong><br />
Diversi musei sono gratuiti la prima domenica del mese e di seguito ve ne proponiamo alcuni. Recentemente il sindaco ha deciso che da 1° aprile 2009 i musei municipali saranno gratuiti ogni domenica pomeriggio dalle 15 alle 20.</p>
<p>- <strong>Museu Picasso</strong> propone la collezione più completa e significativa del mondo delle prime opere effettuate da Picasso. Indirizzo: Montcada 15-23, tel. +34 93 2563000. Orario: da martedì a domenica e festivi dalle 10.00 alle 20.00. Ingresso gratuito: under 16 e ogni prima domenica del mese. </p>
<p>- <strong>Museu Nacional d&#8217;Art de Catalunya (MNAC)</strong> ha sede nel Palau Nacional ed espone dipinti e sculture dell&#8217;arte catalana dal periodo romanico fino a metà del XX secolo. L&#8217;edificio in stile neobarocco fu realizzato per essere il cuore dell&#8217;Esposizione internazionale. L&#8217;esposizione è suddivisa in due piani ed è composta da percorsi dedicati al periodo Romanico, Gotico, Rinascente e Barocco, Arte moderna e Numismatica. All&#8217;interno sono esposte anche alcune opere di Gaudí, Dalì e Picasso. Indirizzo: Parc de Montjuïc, tel. +34 93 6220376. Orario: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 19.00, domenica e festivi dalle 10.00 alle 14.30. Ingresso gratuito: under 15 e over 65. </p>
<p>- <strong>Museu d&#8217;Art Contemporani de Barcelona (MACBA)</strong> Una vasta collezione di opere d&#8217;arte della seconda metà del XX secolo.  Indirizzo: Plaça dels Angels 1, tel. +34 93 4120810. Orario estivo (da fine giugno a fine settembre): nei giorni feriali dalle 11.00 alle 20.00 (martedì e venerdì fino a mezzanotte), sabato dalle 10.00 alle 20.00 e domenica dalle 10.00 alle 15.00. Orario invernale (da fine settembre a fine giugno): nei giorni feriali (chiuso martedì) dalle 11.00 alle 19.30, sabato dalle 10.00 alle 20.00 e domenica dalle 10.00 alle 15.00. Ingresso gratuito: over 65 e under 14. </p>
<p>- <strong>Cosmo Caixa</strong> un &#8216;science centre&#8217; ricco di sezioni interattive e divertenti soprattutto per i bambini e ragazzi. Il museo è diviso in diverse sezioni: il muro geologico, la foresta pluviale ricostruita in una sala a parte dove ammirare la flora e fauna tipica di quell&#8217;area, la sala degli exhibit hands-on dove scoprire e giocare con gli esperimenti scientifici, il planetario per imparare a trovare le costellazioni, e il toca-toca per conoscere meglio la natura e gli animali. Indirizzo: Teodor Roviralta 47-5, tel. +34 93 2126050. Orario: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 20.00. Ingresso gratuito: prima domenica del mese, e dopo le ore 17 (sabato, domenica e festivi dopo le ore 18). </p>
<p>- <strong>Museu Frederic Marès</strong> fondato nel 1946 ospita oggetti di uso quotidiano e dell&#8217;arte religiosa della collezione dello scultore Frederic Marès (1893-1991). Indirizzo: Pl. Sant Iu 5-6, tel. +34 93 2563500. Orario: da martedì a sabato dalle 10 alle 19, domenica e festivi dalle 10 alle 15. Ingresso gratuito: la prima domenica di ogni mese e mercoledì pomeriggio. </p>
<p>- <strong>Sagrada Familia</strong>. Nel 1866 l&#8217;allora nata associazione spirituale dei devoti di San Giuseppe si pose l&#8217;obiettivo di costruire un tempio dedicato alla Sacra Famiglia. A seguito dei disaccordi con il primo architetto, a condurre la realizzazione dell&#8217;imponente opera subentrò Gaduí che lavorò a questo progetto per 40 anni. Negli ultimi 15 anni di vita si dedicò completamente ad essa. Purtroppo durante la guerra civile spagnola numerosi disegni e alcune parti della chiesa vennero distrutti e la sua costruzione riprese solo dopo diversi anni. La chiesa è tutt&#8217;ora in fase di costruzione e una volta terminata avrà 18 torri che rappresentano i 12 apostoli, i 4 evangelisti, la Madonna e la più alta sarà dedicata a Gesù. Nel sotterrano della chiesa è allestito il museo della sua storia. Indirizzo: C. Mallorca 401, tel. +34 932 080414. Orario: da ottobre a marzo dalle 9.00 alle 18.00, da a aprile a settembre dalle 9.00 alle 20.00. Ingresso gratuito: under 12. </p>
<p>- <strong>Castell de Montjuïc</strong> roccaforte del Settecento al cui interno ha sede il Museo militare. La sua funzione era proteggere la città dagli attacchi dal mare. In origine ci fu solo una torre di avvistamento, ma nel 1640 venne edificata la prima fortificazione durante la rivolta contro Felipe IV e in seguito (1694) fu trasformata in castello. Tel. +34 093 3298613. Ingresso gratuito: per la parte esterna; interno solo under 8. </p>
<p>- <strong>Museu Etnològic</strong> collezione di oggetti appartenenti a culture dell&#8217;Africa, Asia, America latina e Oceania. Indirizzo: Pg. Santa Madron 16-22, tel. +34 093 4246807. Orario: da ottobre a giugno dalle 10 alle 14 (materdì e giovedì fino alle 19, chiuso il lunedì); da luglio a settembre da martedì a sabato dalle 12 alle 20, domenica e festivi dalle 11 alle 15. Ingresso gratuito: under 12 e la prima domenica del mese. </p>
<p>- <strong>Museu de les Arts Decoratives</strong>, museo delle arti decorative al Palau Reial de Pedralbes. Indirizzo: Av. Diagonal 686, tel. +34 093 2563465. Orario: da martedì a sabato dalle 10 alle 18, domenica e festivi dalle 10 alle 15. Ingresso gratuito: prima domenica del mese e under 16. </p>
<p>- <strong>Museu de Ceràmica</strong> fondato nel 1966, il museo della ceramica spagnola è situato dal 1990 nel palazzo reale. Indirizzo: Av. Diagonal 686, tel. +34 093 2563465. Orario: da martedì a sabato dalle 10 alle 18, domenica e festivi dalle 10 alle 15. Ingresso gratuito: prima domenica del mese. </p>
<p>- <strong>Museu d&#8217;Història de la Ciutat</strong> un ottimo modo per conoscere la città attraverso duemila anni storia narrati in questo museo. Indirizzo: Pl. del Rei, tel. +34 93 2562122. Ingresso gratuito: primo sabato del mese. </p>
<p>- <strong>Jardí Botànic</strong>, dal 1999 raccoglie circa 1.500 specie di piante mediterranee provenienti da tutto il mondo divise in sezioni: Australia, Africa meridionale, Cile, California, Mediterraneo orientale, Mediterraneo occidentale, Nordafrica e Isole Canarie. Indirizzo: Parc de Montjuïc, tel. +34 93 4264935. Orario: da novembre a gennaio dalle 10.00 alle 17.00, a febbraio, marzo e ottobre fino alle 18.00, aprile, maggio e settembre fino alle 19.00, giugno, luglio e agosto fino alle 20.00. Ingresso gratuito: under 16 e ultima domenica di ogni mese. </p>
<p>- <strong>Museu Tèxtil i d&#8217;Indumentària</strong> Indirizzo: Av. Diagonal 686. Ingresso gratuito: prima domenica del mese.</p>
<p>- <strong>Monestir de Pedralbes</strong>, il museo-monastero di Pedralbes in stile gotico catalano è stato aperto al pubblico nel 1983 e nel 1991 fu dichiarato monumento storico artistico. Il monastero fu costruito nel 1326 dal re Jaime II (Giacomo II d&#8217;Aragona) per la sua quarta moglie Elisenda de Moncada. Quando il re morì la regina Elisenda si rinchiuse fino alla sua morte (1367) in un palazzo attiguo al monastero delle clarisse. Indirizzo: Baixada del Monestir 9, tel. +34 93 2039282. Orario: da martedì a domenica e festivi dalle 10 alle 14, chiuso il lunedì e nei giorni 1/1, 1/5, 24/6, 25/12, 26/12 e Venerdì Santo. Ingresso gratuito: under 16 e prima domenica del mese. </p>
<p><strong>Dove mangiare</strong><br />
Se volete mangiare al fast food, al posto dei soliti fast-food americani scegliete quelli spagnoli come Bocatta o Pans &#038; Company che propongono panini decisamente più sani e altrettanto economici. I ristoranti nelle zone più turistiche come la Rambla non hanno sempre un buon rapporto tra qualità e prezzo, ma basta spostarsi di qualche metro nelle stradine interne e trovare qualche locale tipico dove mangiare decisamente meglio e a prezzi più convenienti. Due posti consigliati dove mangiare degli ottimi piatti locali spendendo poco sono:</p>
<p>- <strong>Los Pescadores</strong>, un piccolo locale spartano, frequentato dalla gente del posto dove di mangia dell&#8217;ottimo pesce a buon prezzo. C. Maquinista 48, Barceloneta, tel. +34 93 3193058<br />
- <strong>Romesco</strong>, un piccolissimo ristorante economico sempre affollato da turisti e gente del posto. C. Sant Pau 28, tel. +34 93 3189381. </p>
<p><strong>Dove alloggiare</strong><br />
Se state cercando una sistemazione economica in centro città vi conviene cercarla direttamente sul posto in quanto le pensioni poco costose, per tenere i prezzi bassi, non dispongono di siti internet e tantomeno sono prenotabili attraverso i principali portali in rete. Questi alloggi si trovano soprattutto nella zona della Rambla (quindi in pieno centro), di solito sono caratterizzate da arredamento modesto e assenza di ascensore, ma in compenso sono pulite e una camera doppia con bagno può costare sui 35-40 € a notte (per camera!). Un esempio è la <strong>Pensione Solarium</strong> in La Guardia 13, Ramblas, tel. +34 93 3184873.</p>
<p><strong>Shopping</strong><br />
I negozi più piccoli chiudono durante l&#8217;ora di pranzo (13-14) e riaprono verso le 16-17, mentre quelli più grandi rimangono aperti non-stop fino alle 20-21 (alcuni anche 22). Il Barri Gotic è la zona dello shopping per tutte le tasche, mentre il Passeig de Gràcia e La Diagonal sono dedicati all&#8217;alta moda. Per gli amanti della moda Barcellona offre numerosi negozi di marchi spagnoli come Zara, Mango, Desigual e stilisti tra cui Custo e Antonio Miro. Tra i grandi magazzini spicca El Corte Inglés. Nei negozi di Barcellona è possibile trovare degli ottimi articoli in pelle (scarpe, borse, cappotti etc.) a prezzi molto più economici rispetto all&#8217;Italia, e quasi sempre sono articoli fabbricati sull&#8217;isola di Maiorca. </p>
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		<title>Kenya, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 22:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Kenya si trova a cavallo dell’Equatore e si affaccia sulle sabbie coralline dell’Oceano indiano. Più precisamente confina a nord con il Sudan, e oltre il deserto del Chalbi, con l’Etiopia; a est con la Somalia e l&#8217;oceano Indiano, a sud con la Tanzania e a ovest con l’Uganda. Le coste interamente protette dalla barriere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_950" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/kenya-info-utili-di-viaggio/kenya/" rel="attachment wp-att-950"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/06/kenya-300x200.jpg" alt="Kenya" title="Kenya" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-950" /></a><p class="wp-caption-text">Kenya</p></div>
<p>Il Kenya si trova a cavallo dell’Equatore e si affaccia sulle sabbie coralline dell’Oceano indiano. Più precisamente confina a nord con il Sudan, e oltre il deserto del Chalbi, con l’Etiopia; a est con la Somalia e l&#8217;oceano Indiano, a sud con la Tanzania e a ovest con l’Uganda. Le coste interamente protette dalla barriere coralline sono piuttosto frastagliate e arginate da profonde spiagge di sabbia bianca prodotta dalla naturale frantumazione dei giardini di corallo. Oltre la barriera vi è l’arcipelago di Lamu, sulla costa settentrionale kenyana poco sotto il confine somalo. Verso l’interno in genere si incontrano mangrovie e palme da cocco, poi una ristretta fascia lussureggiante di foresta scandagliata da ruscelli, dove si trovano piantagioni di cocco, agave da sisal, arachidi, banani e manghi oltre ai giganteschi baobab.</p>
<p><strong>I MONTI</strong></p>
<p>Il Kenya è una terra di altipiani e di monti isolati e molto alti. Verso occidente si incontra una fascia verticale con antichi vulcani fra cui il Kilimangiaro (5895 mt). Quando alla fine del XIX secolo questa zona d’Africa fu divisa in zone d’influenza il &#8220;tetto dell’Africa&#8221; spettò al Kenya; poi la regina Vittoria volle offrirlo in dono al cugino, Kaiser Guglielmo II, e la frontiera venne spostata di poco a nord: il Kilimangiaro fini’ per trovarsi nella zona d’influenza tedesca.<br />
Ancora a occidente si trova il monte Meru (4556 mt) e i colli Meto, relativamente bassi, mentre a nord ci sono i monti Cyulu, bassi vulcani di recente formazione (4000 anni). Proprio dove l’equatore incontra il centro della nazione c&#8217;è il monte Kenya (5199 mt), che dà il nome allo stato e che è il suo monte più alto.</p>
<p><strong>I FIUMI</strong></p>
<p>Il Kenya è decisamente arido. Solo il 7% delle terre riceve piogge sufficienti a renderle fertili e i fiumi, quand&#8217;anche riescano a fluire tutto l’anno, hanno carattere decisamente stagionale. Il Tana (chiamato Sagana sull’altopiano) nasce dal monte Kenya e sfocia nell’oceano poco a sud dell’isola di Lamu. L’Athi e lo Tsavo formano il Galana che raggiunge l’oceano a Malindi con il nome di Sabaki.<br />
Ancora Nzoia, Yala e Mara confluiscono nel lago Nyanza (ovvero il vecchio Vittoria, 68854 Kmq, il lago più esteso d’Africa che bagna oltre al Kenya anche la Tanzania e l’Uganda).</p>
<p><strong>LA COSTA</strong></p>
<p>L’uomo ha intensamente colonizzato la costa oceanica dell’Africa, ma ha limitato la costruzione dei suoi insediamenti a zone molto ristrette e solo raramente ha lasciato che i campi agricoli arrivassero a lambire le spiagge sabbiose.<br />
Dai 600mt e fino alla sabbia, tra campi di agavi, di anacardi e banani, arbusti di arachidi, troneggiano alberi verdissimi alti anche 30 mt: i manghi che provengono dall’Asia e forniscono ombra preziosa e un frutto polposo che, maturo, e’ considerato un nettare. A lambire la sabbia salata sono anche i cocchi, palme alte 40mt, probabilmente originarie della Malesia. Devono il loro proliferare lunghi il litorale all’uomo, ma anche alla straordinaria capacità dei frutti di conservare a lungo le proprietà germinative anche dopo essere stati immerse in mare. Spesso curvati dalla pressione dei venti, i tronchi di cocco sono utilizzati nella costruzione. Le foglie lunghe fino a 5mt e larghe fino a un metro, sono utilizzate per tessere stuoie e per coprire i tetti. Il frutto pesa ca. 1.5 kg e matura in 9-12 mesi; ha un esterno di legno molto duro utilizzato per la confezione di recipienti e bottoni. Internamente si crea una polpa dapprima cremosa quindi carnosa e infine, a frutto maturo, fibrosa. Localmente viene consumato ancora acerbo. Se ne trae anche un olio e dall’olio un burro.<br />
Infine lungo i delta dei fiumi, nelle baie o nelle lagune, dove l’alternanza delle mare spinge le acque salate all’interno, si trovano mangrovie, capaci di adattarsi a condizioni anche proibitive. Alte anche 15 mt, si riconoscono dalle tipiche radici che escono oltre il livello dell’acqua.</p>
<p><strong>LA SAVANA</strong></p>
<p>Oltre la fascia costiera, dove piove davvero poco ed il terreno s’impoverisce per la siccità dovuta agli intervalli tra le stagioni delle piogge, c&#8217;è una sterminata distesa dove proliferano le graminacee, alte anche due metri, che rinverdiscono solo dopo le precipitazioni. Crescono anche arbusti e alberi e la densità e l’altezza di questi determinano una decina di habitat all’interno dei quali vivono diverse specie di erbivori.<br />
In particolare i baobab abitano la savana, e vanno considerati come i giganti degli alberi africani per lo spessore del tronco che puo’ raggiungere una circonferenza anche di 40 mt. L’altezza è in genere di 9-10 mt, raramente raggiunge i 20 mt. Vive al di sotto dei 1200mt di quota, dove l’acqua cade abbondantemente solo durante limitati periodi dell’anno e il suo tronco spugnoso assume queste dimensioni per conservarvi l’acqua. Produce un fiore bianco enorme, il frutto è scuro, ovale e durissimo e contiene all’interno una polpa farinosa della quale le scimmie sono ghiotte. La riproduzione raramente è spontanea, spesso viene aiutata dagli elefanti i quali inghiottono il frutto per intero, che viene assorbito dai loro succhi gastrici e viene poi fertilizzato. Il baobab vive anche 3000 anni.</p>
<p><strong>I PARCHI NAZIONALI</strong></p>
<p>Il Kenya ha generosamente esteso le zone riservate alla conservazione della natura fino a comprendere il 10.6% dell’intero territorio nazionale, le ha suddivise in 56 aeree protette con statuto di parco nazionale e di riserve naturali. Nei parchi nazionali, che sono gestiti a livello nazionale (come ad esempio lo Tsavo), l’obbiettivo è quello di conservare l’ambiente senza interferenze da parte dell’uomo; alcune aree si possono visitare, altre sono off limits. All’interno dei parchi bisogna muoversi in auto e sulle piste, dalle quali è consentito allontanarsi solo entro limiti ben stabiliti che differiscono da parco a parco. E&#8217; divieto assoluto disturbare la fauna e non si può raccogliere nulla; ossa e corna si decalcificano e diventano fertilizzanti, le piume servono ad altri uccelli per costruirsi il nido.<br />
Nelle riserve naturali, che sono amministrate dalle autorità locali, (come ad esempio il Masai Mara), è consentito l’utilizzo limitato dell’ambiente per ragioni diverse da quelle della conservazione, ad esempio possono viverci quelle popolazioni che da secoli le hanno abitate e vi hanno portato al pascolo le proprie mandrie.</p>
<p><strong>IL CLIMA</strong></p>
<p>Il Kenya è compreso tra i 5 gradi a nord dell’Equatore e i 5 gradi a sud. Contrariamente a quanto si crede, il clima del paese è tutt’altro che equatoriale: l’altitudine dell’altopiano rende il clima temperato al punto che nelle zone di Nairobi e Arusha è gradevole coprirsi con un maglioncino nelle serate di luglio e agosto. Intorno ai 1500 mt di altitudine si hanno medie massime di 21 gradi a marzo e medie minime di 15 gradi da giugno a settembre. Le notti sono sempre fresche. La costa oceanica e l’arcipelago di Lamu hanno clima tropicale con monsoni e alisei che mitigano la calura (medie fra i 22-30 gradi). Da ottobre a marzo il vento Kaskazi arriva sulla costa nord-est, caldo e umido; da aprile a settembre è il turno del Kuzi che arriva da sud-est, più asciutto e temperato. Da dicembre a marzo il tempo è più umido, il caldo è maggiore da settembre-ottobre e da dicembre ad aprile.<br />
All’Equatore l’insolazione è costantemente di 12 ore al giorno. Il sole si alza intorno alle 6 (per gli Africani è la dodicesima ora della notte) e tramonta intorno alle 18 (la dodicesima ora di luce). Non esiste l’alternarsi delle stagioni come da noi, mentre è possibile rintracciarne le caratteristiche durante l’arco della giornata pur con temperature diverse a seconda dell’altitudine: all’alba è inverno, al mattino è primavera, mezzogiorno e pomeriggio sono estate, tramonto e sera l’autunno. A sostituire le stagioni sono le piogge portate dai monsoni. Le grandi piogge vanno da marzo a maggio, le piccole da novembre a meta’ dicembre; in altre parole è frequente un&#8217;acquazzone al pomeriggio da marzo a maggio e una pioggia neanche troppo violenta al pomeriggio da novembre a meta’ dicembre.<br />
Nelle fasce basse degli altipiani semi desertici nel nord del Kenya il clima può essere più caldo, ma l’aria è assolutamente priva di umidità con medie di 27-30 gradi a novembre. Di sera però l’aria rinfresca.</p>
<p><strong>LA POPOLAZIONE</strong></p>
<p>Dando uno sguardo alla storia del paese, nonostante popoli estranei fossero presenti sulle regioni costiere da un migliaio d’anni, sostanzialmente c’era già un tessuto etnico stabile quando, appena un centinaio di anni fa, l’uomo bianco si è messo a giocare alla geografia politica con le savane e le foreste dell’Africa equatoriale.<br />
Seppur il concetto di popolo non corrisponda alla nostra idea di nazione (su una terra dai confine delimitati una o piu’ etnie gestiscono autonomamente il territorio in base ad uno statuto democraticamente scelto), bisogna pensare che 4 milioni di persone (tanti dovevano essere all’inizio del secolo i kenyoti), inquadrati in circa 60 tribù, erano riusciti a sopravvivere più che decorosamente in base alle proprie tradizioni e c’erano stati meno morti in duemila anni di conflitti etnici di quante non ce ne fossero stati nei due conflitti mondiali per guerre combattute all’estero.<br />
La dissoluzione degli imperi coloniali ha di fatto inventato nuove nazioni che non hanno tenuto conto delle realtà etniche, come non lo avevano fatto le nazioni civili alla conferenza di Berlino del 1885 quando si spartirono l’Africa in zone d’influenza.<br />
Una volta ottenuta l’indipendenza i nuovi Stati hanno dovuto riconoscere questi confini artificiali che hanno creato pochi paesi ricchi e altri destinati a restare deboli. E’ in quest’ottica che Kenya, Tanzania e Uganda hanno tentato di fondare la Comunità dell’Africa Orientale. Purtroppo però i nuovi stati avevano già assunto caratteristiche moderne che li rendevano incompatibili e che probabilmente non consentiranno loro di &#8220;progredire nella tradizione&#8221;.</p>
<p>In Kenya ci sono 42 tribù, alcune delle quali molto numerose, che hanno sempre mantenuto contatti a livello tribale persino all’interno dei movimenti per l’indipendenza. La popolazione cittadina è per la stragrande maggioranza maschile: gli uomini lavorano in città arrangiandosi alla meglio, mentre bambini e moglie (o mogli) restano in campagna sull &#8220;shamba&#8221; a lavorare la terra. Appena possibile l’uomo torna a casa in campagna.<br />
Oggi la popolazione del Kenya è di 32.8 milioni di abitanti e registra un notevole aumento demografico del 3.6% annuo dovuto al calo della mortalita’ infantile e all’innalzamento della soglia di vecchiaia per le migliorate condizioni igieniche e assistenziali. L’età media eè di 54 anni per la popolazione maschile e 57 per quella femminile.<br />
Solo un quarto del territorio riceve pioggia sufficiente per l’agricoltura e il 72.3% della popolazione ha finito per concentrarsi nelle zone migliori determinando una densità di 170/220 persone per kmq sulla costa.<br />
Sono le etnie più forti a mantenere vivo il concetto tribale che, pur avendo perso la sua funzione sociale, è ancora molto vitale.<br />
In Kenya esiste ancora questo tessuto tribale o per lo meno quello che resta dopo l’islamizzazione, l’evangelizzazione, la politicizzazione.<br />
Le tribù dell’altopiano sono più numerose e occupano alcune delle terre più fertili del Kenya, i più conosciuti sono i Kikuyu. Ci sono poi i Bajuni dell’arcipelago di Lamu, i Masai, i Samburu, etc&#8230;<br />
In Kenya abitano ancora 40000 arabi (di origine Omana, yemenita o saudita), 80000 asiatici (Indiani, Punjabi o Pakistani) e 45000 europei, di cui 5000 hanno preso la cittadinanza kenyota e 40000 mantengono la propria.</p>
<p><strong>LA LINGUA</strong></p>
<p>Le lingue ufficiali sono Inglese e Swahili. Quest’ultima trae il suo nome da sahel che vuol dire &#8220;fascia costiera&#8221;. A detta dei linguisti è la dodicesima lingua al mondo parlata da un quarantraquattresimo della popolazione mondiale. E’ costruita da circa il 50% di radice Bantu, il 30% di arabo e un buon 20% di inglese africanizzato. Lo Swahili si legge come si scrive per cui risulta facile agli Italiani. Uniche avvertenze: utilizzare le consonanti all’inglese e le vocali all’italiana.</p>
<p><strong>ISTRUZIONE</strong></p>
<p>Il tasso di alfabetizzazione del Kenya è del 79% circa, ovvero molto più alto di qualunque nazione confinante, e per la fascia d’età compresa tra 15 e 24 anni questa percentuale sale al 95%. Si tratta di un dato particolarmente significativo, considerando che l’istruzione in kenya è a pagamento, che le rette delle scuole secondarie sono elevate e che è difficile riuscire ad entrarvi. L’istruzione non è obbligatoria, ma la popolazione kenyota ci tiene moltissimo e ovunque si vedono scolari in uniforme, anche nelle più misere comunità rurali del kenya.<br />
Il 65% circa dei bambini in età scolare frequenta le 15000 scuole elementari del paese, ma soltanto il 26% dei ragazzi e il 22% delle ragazze riesce ad accedere alle 2500 scuole secondarie kenyote. La percentuale relativa all’università è molto più bassa, sopratutto per questioni economiche, e meno dell’8% della popolazione raggiunge la laurea.</p>
<p><strong>RELIGIONE</strong></p>
<p>Probabilmente corrisponde a verità che la maggior parte dei kenyoti, a eccezione delle province costiere e orientali, professano in un modo o nell’altro la religione cristiana, mentre quasi tutti quelli che vivono sulla costa del paese sono musulmani. Gli islamici corrispondono al 30% circa della popolazione e nelle regioni tribali piu’ isolate troverete un miscuglio di musulmani, cristiani ed etnie che seguono ancora le loro credenze ancestrali, anche se queste ultime sono decisamente una minoranza.<br />
La maggior parte delle persone che conducono un’esistenza tribale in kenya aderisce all’animismo, con credenze e rituali strettamente connessi alla stagione delle piogge. La divinità si manifesta generalmente nel sole, nella luna, nelle stelle, nel tuono, nel fulmini e negli alberi, sopratutto il fico selvatico. Anche i colori vengono associati alle divinità: il nero è considerato &#8220;fresco&#8221; e quindi buono, mentre il rosso e il bianco sono colori &#8220;caldi&#8221; e cattivi. Un’altra credenza molto diffusa è quella degli spiriti, che vivono in luoghi straordinari e possono essere violenti e imprevedibili. Stregoni e indovini fanno da intermediari con il mondo degli spiriti. La maggior parte delle tribù celebra dei riti di passaggio per uomini e donne, che segnano il confine tra l’infanzia e l’età adulta.</p>
<p><strong>L’ECONOMIA</strong></p>
<p>Il maggior problema economico del Paese ha radice sociale e demografica: l’incremento di popolazione del 3.6% annuo significa il raddoppio della popolazione in 19 anni. Gli analfabeti sono il 22% della popolazione. La situazione viene poi ulteriormente aggravate dalla morfologia e dal clima del Paese. La superficie del Kenya quasi doppia rispetto a quella italiana, è per buona parte arida: solo il 25% delle terre riceve pioggia sufficiente per dare pascoli, il 10% ne riceve a sufficienza per l’agricoltura. In tale situazione l’83% della terra rimane improduttiva. Il reddito annuo pro capite è di 339 dollari, ma questo dato dev’essere rapportato alla popolazione urbana, che rappresenta solo il 28%, ora l’economia sembra comunque essersi stabilizzata. La popolazione attiva è di circa 12 milioni di persone.<br />
L’agricoltura rende il Kenya quasi autosufficiente dal punto di vista alimentare. Sull’altopiano si produce ottimo caffè (zona del monte Kenya) té pregiato (a Kherico) e ancora mais, frumento, riso, orzo, tabacco e avena. Nella zona di Nakuru si produce piretro, un insetticida naturale che sta diventando molto popolare da quando ci si è resi conto della nocività del DDT. Il Kenya ne è il maggior produttore mondiale. A Thika, a nord-est di Nairobi, ci sono colture estive di ananas che il Kenya esporta sia fresco che in scatola. Sulla costa vi sono coltivazioni di cocco, cotone, sesamo, canna da zucchero, agave da sisal, arachidi e banana. Ovunque poi si coltivano prodotti destinati al consumo interno (miglio, sorgo, patata dolce, manioca, frutta, verdure e legumi).<br />
L’allevamento si pratica ovunque, nelle &#8220;shamba&#8221; (piccolo fattorie tradizionali), nelle savane e nelle steppe a opera delle popolazioni seminomadi, ma soprattutto nella Rift Valley. Le cifre sui bovini possono meravigliare, ma bisogna tener conto che le mucche hanno una scarsa resa se paragonate alle razze europee, che non e’ possibile allevare a causa della tse-tse, della siccità e di altre condizioni avverse. Per l’esportazione si allevano 100.000 suini mentre i nomadi del nord-est allevano 800.000 cammelli. La pesca nelle acque costiere e interne dà circa 137.000 tonnellate di pesce ogni anno.<br />
Il Kenya non ha ancora sufficientemente sviluppato le proprie risorse minerarie. Per il momento produce sale a Malindi, cenere di soda sul lago Magadi, magnesite a Niobio, amianto a Makinyambo. Ci sono due piccole miniere d’oro a Lolgorien (a nordovest del Masai Mara). Produce inoltre 2844 milioni di kwh di elettricità.<br />
L’industria è in sviluppo ma per il momento è concentrata nelle maggiori cittaà: tra Mombasa e Nairobi.<br />
Infine, il turismo porta ogni anno in Kenya oltre 370.000 visitatori procurando un reddito di 187 milioni di dollari all’anno e contribuendo a ridurre l’indebitamento con l’estero.</p>
<p><strong>L’ORDINAMENTO DELLO STATO</strong></p>
<p>Il Kenya è diventato indipendente il 12 dicembre 1963 e si è costituito in repubblica nell’ambito del Commonwealth esattamente un anno dopo. E’ membro delle nazioni unite ed è associato all’UE. Ha modificato la sua costituzione già 6 volte. Il presidente della repubblica è anche capo del governo e viene eletto a suffraggio universale per 7 anni. Al voto sono ammessi tutti i cittadini che abbiano raggiunto i 18 anni. Presidente e gabinetto dei ministri sono responsabili davanti all’Assemblea nazionale costituita da una sola Camera composta da 200 rappresentanti (188 eletti e 12 nominati dal Presidente) e rinnovata ogni 5 anni. Le prime elezioni libere si sono svolte il 5 marzo 1988. Solo recentemente è stato riammesso il pluripartitismo e sono già nati molti partiti politici.<br />
Amministrativamente il paese è diviso in 7 province e una zona metropolitana (Nairobi). La giustizia viene amministrata in base ad un sistema legale che si basa sulla Common Law Brittanica, sulle leggi tribali tradizionali, la legge islamica e il sistema dei precedenti verdetti dell’Alta Corte. Un nutrito apparato di interpreti assicura a ogni cittadino di essere giudicato nella propria lingua e una piccola biblioteca consente ad ogni credente di giurare sul libro che ritiene più sacro.<br />
La bandiera nazionale del Kenya è costituita da tre strisce orizzontali separate da una bordatura Bianca: nero (sopra), rosso e verde, con al centro uno schudo tribale su due lance incrociate.</p>
<p><strong>LA CACCIA</strong></p>
<p>In Kenya la caccia è stata proibita per vent’anni tra il 1977 e il 1997. Da poco è stata riaperta ma non si sà ancora se saranno messi in commercio avorio e trofei. Ricordarsi che comunque è tassativamente vietato importarli in Italia.</p>
<p><strong>IL FUSO ORARIO</strong></p>
<p>Il Kenya è 2 ore avanti all’ora solare italiana e 1 ora avanti a quella legale.</p>
<p><strong>PESI E MISURE</strong></p>
<p>Fino al 1978 le distanze erano calcolate in piedi e miglia, le lunghezze in yarde e pollici, i liquidi in galloni, i pesi in libbre. Oggi si dovrebbe ragionare con il sistema metrico decimale, ma non tutti ci riescono.</p>
<p><strong>ELETTRICITA’</strong></p>
<p>Le prese di corrente sono di tipo inglese con i due poli rettangolari e simmetrici e con la &#8220;terra&#8221;, sempre rettangolare ma verticale e più lontana dai poli. E’ possibile utilizzare le nostre spine a due poli avendo l’accortezza di introdurre una matita o un oggetto simile nel foro della &#8220;terra&#8221; per abbassare una protezione interna dei fori dei poli. La tensione è di 240 Volt, 50 cicli.</p>
<p><strong>LA CUCINA</strong></p>
<p>L’Africano comincia solo ora ad affacciarsi all’arte culinaria. Qui si è sempre mangiato invariabilmente lo stesso menù a colazione, pranzo e cena per 365 giorni all’anno. Ogni tanto si incontra una pietanza Indiana (in genere curry) introdotta dagli inglesi provenienti dalle colonie asiatiche. La loro cucina si basa su carni di pollo e agnello, polenta Bianca e zuppe di diverso genere. Hanno un pane particolare che ricorda le nostre piadine che viene chiamato chapati e si usano molto dei triangolo di pastella ripiena di verdure, carne, pesce o dolci. Il caffè viene prodotto ad alta quota, non viene miscelato ed è poco tostato, ma è veramente aromatico e gustoso con una nuvoletta di latte. Il té, anch’esso prodotto localmente, è eccellente; gli africani lo bevono fortissimo, con molto latte e molto zucchero.<br />
Non sono abituati agli zuccheri composti dei prodotti commerciali, di conseguenza le caramelle che tutti i bambini chiedono in dono ai visitatori sono molto più dannose del gesto fatto sicuramente con intento bonario. Portano danni ai denti, e le difficolità nel trovare un dentista, nonchè nel poterselo sempre permettere, sono più che sufficienti per consigliarvi di evitare di dare in dono dolciumi e caramelle, che non hanno nessun fine benefico sui bimbi africani.</p>
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		<title>Islanda, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 16:01:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_312" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/islanda-consigli-e-info-utili-di-viaggio/islanda_godafoss/" rel="attachment wp-att-312"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/islanda_godafoss-300x225.jpg" alt="Islanda" title="Islanda" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-312" /></a><p class="wp-caption-text">Islanda</p></div>
<p>L&#8217;Islanda è la seconda isola più grande d&#8217;Europa e diciassettesima del mondo. La montagna più alta dell&#8217;Islanda è il Hvannadalshnjùkur con 2119 m, i due laghi maggiori sono Thòrisvatn di 83 km² e Thingvallavatn di 82 km², Thjòrsà con 230 km è il fiume più lungo, mentre la cascata più alta è quella di Glymur in Botnsà 190 m, il ghiacciaio più esteso è Vatnajokull 8.300 km² e l&#8217;isola maggiore è Heimaey (Isole Westmann) con una superficie di 13.4 km².</p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
Per tutti i cittadini dell&#8217;UE basta la carta d&#8217;identità valida per l&#8217;espatrio. Il principale aeroporto internazionale dell&#8217;isola è il Leifur Eiriksson di Keflavìk (KEF) a 48 km da Reykjavík. La compagnia islandese Icelandair non effettua collegamenti diretti con l&#8217;Italia, quindi bisogna fare uno scalo in altre città europee come Amsterdam, Copenaghen, Londra, Francoforte, Oslo, Parigi o Stoccolma. Nei mesi estivi, però, è disponibile un volo diretto Milano-Reykjavík. La compagnia Iceland Express invece offre voli economici da diverse città europee.</p>
<p><strong>Come spostarsi</strong><br />
Lo spostamento di merci e persone avviene soprattutto su strada. Non esistono ferrovie. Collegamenti navali su tratte interne (Fiordi dell&#8217;Ovest, isola di Videy a Reykjavik, isole Vestmannaejar, &#8230;) e internazionali estivi (collegamenti con Scozia, Isole Faroe, Norvegia, Danimarca) e invernali (Olanda su bastimenti cargo). Il mezzo ideale per spostarsi in Islanda è l&#8217;auto. Le città stesse sono costruite &#8220;a misura di macchina&#8221;. Non esistono aree pedonali, grande disponibilità di parcheggi, multe per divieto di sosta basse, urbanistica delle città macchino-centrica.</p>
<p><strong>Cosa vedere</strong><br />
*  Reykjavik, la capitale, ed in particolare: il Parlamento, il Duomo, il Museo del primo insediamento vichingo, il Museo Nazionale, Kjarvalstadir (museo del più grande pittore islandese di tutti i tempi), Halgrimskirkja, il Porto vecchio (con le baleniere), l&#8217;isola di Videy, la Casa Nordica di Alvar Aalto, la Perla, Hofdi (casa dove ci fu il primo meeting Reagan-Gorbacev), Arbaejasafn &#8211; Museo etnografico e delle case vecchie di Reykjavik.<br />
* Parco di Thingvellir, patrimonio UNESCO dal 2004<br />
* Akureyri, la capitale del Nord che ha conservato il suo aspetto originario, ricevuto ad opera dei commercianti danesi che l&#8217;hanno fondata<br />
* Geyser sorgenti di acqua calda con eruzioni periodiche che si manifestano con getti di acqua calda e vapore.<br />
* Cascate di cui è ricco il territorio islandese: Gullfoss, Godafoss, Skogafoss&#8230;<br />
* Fiordi della costa frastagliata<br />
* Jokursarlon, laguna degli iceberg<br />
* Glaumbaer, la più antica fattoria in terra, sassi e torba<br />
* Museo di Skogar con visita guidata per capire la storia dell&#8217;Islanda rurale<br />
* Museo della guerra di Reydafjordur (per capire l&#8217;importanza strategica avuta dall&#8217;Islanda nel XX secolo delle guerre mondiali e della Guerra fredda)<br />
* Area di Myvatn<br />
* Colata lavica del vulcano Laki<br />
* Tomba di Bobby Fischer</p>
<p><strong>Divertimenti</strong><br />
Sport &#8211; L&#8217;Islanda è il luogo ideale soprattutto per praticare quegli sport che offrono il contatto con la natura: lunghe passeggiate sui numerosi sentieri, river rafting, equitazione, scalate dei ghiacciai, ciclismo, pesca sotto il ghiaccio o in mare aperto, golf (anche sotto il sole di mezzanotte), nuoto nelle numerose piscine e bagni termali, sci alpino o di fondo e altro ancora</p>
<p>Gite &#8211; Diversi sono i modi per scoprire il patrimonio naturale islandese: gite in battello, avvistamento delle balene e dei delfini, bird-watching (soprattutto a Látrabjarg, sulle isole Vestmannaeyjar e sul lago Mývatn), tour a cavallo o in bici, escursioni in moto slitta&#8230;</p>
<p>Vita notturna &#8211; Non stupitevi se uscendo il venerdì sera incontrate una marea di gente che si diverte fino alle 10 del mattino seguente&#8230; qui è cosa al quanto comune. Infatti sono numerose le discoteche, i pub, e i locali con musica dal vivo. Si dice che in Islanda ci siano più gruppi musicali che famiglie.</p>
<p><strong>Ricettività</strong><br />
Oltre che nei numerosi alberghi e pensioni, l&#8217;Islanda dispone di 26 <a href="http://www.hostel.is/" target="_blank">ostelli internazionali</a>, una cinquantina di campeggi aperti da giugno ad agosto e diverse <a href="http://www.farmholidays.is/" target="_blank">fattorie</a> per assaporare una sana vita a stretto contatto con la natura.</p>
<p><strong>Valuta e acquisti</strong><br />
La valuta nazionale è la corona. Le banconote sono da tagli di 5.000 kr, 2.000 kr, 1000 kr e 500 kr, mentre le monete sono da 100 kr, 50 kr, 10 kr, 5 kr e 1 kr.</p>
<p>I negozi sono generalmente aperti da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 18.00, e sabato dalle 10.00 alle 13.00-16.00, tranne alcuni supermercati che rimangono aperti tutti i giorni fino alle 23.00. Le banche lavorano da lunedì a venerdì dalle 9.15 alle 16.00.</p>
<p>I prodotti tipici dell&#8217;Islanda sono prevalentemente quelli di lana (maglioni, berretti, guanti), di ceramica e vetro, l&#8217;argenteria e soprattutto i pregiati prodotti ittici di ottima qualità e varietà.</p>
<p><strong>Quando partire</strong><br />
Giugno, luglio e agosto sono i mesi migliori. Comunque anche in maggio e settembre non è male. In aumento il turismo negli altri mesi dell&#8217;anno.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>Reykjavík</th>
<th> Gen</th>
<th> Feb</th>
<th> Mar</th>
<th> Apr</th>
<th> Mag</th>
<th> Giu</th>
<th> Lug</th>
<th> Ago</th>
<th> Set</th>
<th> Ott</th>
<th> Nov</th>
<th> Dic</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>Temp. medie</strong></td>
<td>-0,2°C</td>
<td>1,5°C</td>
<td>3,7°C</td>
<td>4,2°C</td>
<td>5,7°C</td>
<td>10,5°C</td>
<td>11,8°C</td>
<td>10,5°C</td>
<td>6,3°C</td>
<td>3,0°C</td>
<td>1,6°C</td>
<td>2,3°C</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Alba</strong></td>
<td>11:19</td>
<td>10:09</td>
<td>08:36</td>
<td>06:47</td>
<td>05:01</td>
<td>03:23</td>
<td>03:04</td>
<td>04:33</td>
<td>06:08</td>
<td>07:35</td>
<td>09:09</td>
<td>10:44</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Tramonto</strong></td>
<td>15:44</td>
<td>17:15</td>
<td>18:45</td>
<td>20:18</td>
<td>21:51</td>
<td>23:30</td>
<td>23:57</td>
<td>22:33</td>
<td>20:45</td>
<td>18:58</td>
<td>17:12</td>
<td>15:49</td>
</tr>
<tr>
<th><strong>Akureyri</strong></th>
<th> Gen</th>
<th> Feb</th>
<th> Mar</th>
<th> Apr</th>
<th> Mag</th>
<th> Giu</th>
<th> Lug</th>
<th> Ago</th>
<th> Set</th>
<th> Ott</th>
<th> Nov</th>
<th> Dic</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>Temp. medie</strong></td>
<td>-0,6°C</td>
<td>0,8°C</td>
<td>2,5°C</td>
<td>2,9°C</td>
<td>4,4°C</td>
<td>9,5°C</td>
<td>11,9°C</td>
<td>9,5°C</td>
<td>4,7°C</td>
<td>1,0°C</td>
<td>-0,3°C</td>
<td>0,7°C</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Alba</strong></td>
<td>11:32</td>
<td>10:06</td>
<td>08:25</td>
<td>06:28</td>
<td>04:34</td>
<td>02:34</td>
<td>01:55</td>
<td>04:00</td>
<td>05:47</td>
<td>07:21</td>
<td>09:04</td>
<td>10:52</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Tramonto</strong></td>
<td>15:00</td>
<td>16:46</td>
<td>18:26</td>
<td>20:06</td>
<td>21:49</td>
<td>23:49</td>
<td>00:33</td>
<td>22:35</td>
<td>20:36</td>
<td>18:42</td>
<td>16:47</td>
<td>15:10</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Sicurezza</strong><br />
L&#8217;Islanda è un paese dove il tasso di criminalità è in calo. A Reykjavik nel fine settimana possibilità di avere problemi a causa di bande di ragazzi ubriachi o sotto effetto di droghe che molestano i viandanti. Problemi eventualmente possibili a causa del numero limitato dei poliziotti. Manca un vero e proprio esercito.</p>
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		<title>Finlandia, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 22:06:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Finlandia è conosciuta come la Terra dei laghi, infatti sul territorio nazionale sono presenti ben 187.888 laghi che insieme ai 5.100 fiumi coprono il 10% della superficie nazionale. Lo stato finlandese vanta 179.584 isole (di cui 98.050 nei laghi), è uno dei paesi europei meno densamente popolati (17 abitanti per km²) e al settimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_310" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/finlandia-consigli-e-info-utili-di-viaggio/helsink_historic_centre/" rel="attachment wp-att-310"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/helsink_historic_centre-300x227.jpg" alt="Helsinki" title="Helsinki" width="300" height="227" class="size-medium wp-image-310" /></a><p class="wp-caption-text">Helsinki</p></div>
<p>La Finlandia è conosciuta come la Terra dei laghi, infatti sul territorio nazionale sono presenti ben 187.888 laghi che insieme ai 5.100 fiumi coprono il 10% della superficie nazionale. Lo stato finlandese vanta 179.584 isole (di cui 98.050 nei laghi), è uno dei paesi europei meno densamente popolati (17 abitanti per km²) e al settimo posto in Europa per estensione. Le cime settentrionali superano i 1.300 m.</p>
<p><strong>Quando partire</strong><br />
Gennaio è il mese più freddo con temperature medie di -3°C nelle zone meridionali, con un clima più mite, e -15°C in Lapponia. Le temperature possono scendere anche a -30°C. Il clima è di tipo secco così anche le basse temperature sono più accettabili. Nei mesi di dicembre e gennaio scende la lunga notte kaamos che a nord dura due mesi &#8211; le giornate sono brevi perché il sole non sorge ma rimane basso all&#8217;orizzonte mandando solo luce riflessa, mentre da metà aprile le ore di sole salgono a 14-16. Le temperature diurne estive oscillano tra i 15-30°C, e nelle regioni meridionali il sole rimane costantemente sopra l&#8217;orizzonte (sole di mezzanotte) per diverse settimane. La neve ricopre la parte meridionale da dicembre a marzo, mentre a nord la neve arriva già a fine ottobre e si scioglie a fine maggio. L&#8217;alta stagione (invernale) va da febbraio a marzo al sud, mentre il periodo migliore per gli sport invernali in Lapponia è da marzo ad aprile. Per tenersi aggiornati sulle condizioni meteorologiche si consiglia di consultare il sito dell&#8217;Istituto meteorologico finlandese.</p>
<p><strong>Come spostarsi</strong><br />
In aereo &#8211; Gli aeroporti per i voli nazionali si trovano a: Enontekiö, Helsinki-Vantaa, Helsinki Malmi, Ivalo, Joensuu, Jyväskylä, Kajaani, Kemi-Tornio, Kittilä, Kruunupyy, Kuopio, Kuusamo, Lappeenranta, Mariehamn, Mikkeli, Oulu, Pori, Rovaniemi, Savonlinna, Seinäjoki, Tampere-Pirkkala, Turku, Vaasa, Varkaus.</p>
<p>In treno &#8211; I 6.000 km della rete ferroviaria collegano tutte le principali città (fino alla Lapponia meridionale) con treni veloci, puntuali e confortevoli. Su alcuni treni a lunga percorrenza esistono anche vagoni giochi per i bambini. Nel prezzo del biglietto è incluso anche il posto a sedere (senza costi aggiuntivi), ed è possibili prenotare un posto a sedere per disabili, per persone allergiche, nello scompartimento riservato agli animali domestici e nel vagone con proiezione di videofilm. La Finnrail pass acquistabile solo in loco è un biglietto a chilometraggio illimitato per i turisti, con validità di un mese. Costi in seconda classe: per 3 giorni 126 €, per 5 giorni 168 € e per 10 giorni 227 €; i ragazzi sotto i 17 anni di età pagano metà prezzo. Nel prezzo del biglietto non sono incluse le prenotazioni del posto a sedere che sono obbligatorie per il Pendolino e raccomandabili per InterCity, InterCity2 ed Espressi.</p>
<p>In automobile &#8211; Le strade sono ben tenute e non esistono pedaggi. Sui fiumi privi di ponti viene effettuato un servizio gratuito con il traghetto. Per i veicoli stranieri sono obbligatorie le gomme invernali da dicembre a febbraio. Da prestare molta attenzione alle alci e renne (pesano circa 500 kg e sono molto comuni in Finlandia) che possono attraversarvi improvvisamente la strada.</p>
<p>In autobus &#8211; Ogni giorno partono circa 40.000 autobus che collegano le varie località finlandesi. La principale società che gestisce la vasta rete è la Matkahuolto. I biglietti di andata e ritorno costano 10% in meno (su percorsi minimi di 80 km), ed è consigliabile prenotare il posto in anticipo, soprattutto nei giorni festivi e durante i weekend. Esistono diverse riduzioni per bambini, studenti, pensionati e gruppi.</p>
<p><strong>Cosa vedere</strong><br />
*  Helsinki con il suo centro imperiale.<br />
* Castelli a Turku, Hämeenlinna o Olavinlinna.<br />
* Città in legno come Porvoo e Rauma.<br />
* Aurora boreale fenomeno visibile nel cielo artico durante le notti limpide, soprattutto nei mesi di febbraio-marzo e settembre-ottobre. Questo imprevedibile spettacolo è generato dai venti solari che interagiscono con il campo magnetico terrestre.<br />
* Casa di Babbo Natale a Rovaniemi in Lapponia, dove vengono spedite tutte le lettere indirizzate dei bambini. Qui potrete incontrare Babbo Natale (in finlandese Joulupukki) insieme ai suoi elfi e alle renne.<br />
* Castello di neve a Kemi, creato con la neve, come anche l&#8217;hotel, il ristorante e la cappella.<br />
* Gli edifici finlandesi che sono considerati Patrimono mondiale dell&#8217;Umanità UNESCO sono: la Fortezza di Suomenlinna (dal 1991), la Vecchia Rauma (dal 1991), l&#8217;Antica Chiesa di Petäjävesi (dal 1994), la Fabbrica di cartone di Verla (dal 1996), il Luogo di sepoltura dell&#8217;età del bronzo di Sammallahdenmäki (dal 1999) e l&#8217;arcipelago Kvarken (dal 2006).</p>
<p><strong>Divertimenti</strong><br />
La Finlandia offre una vasta offerta di attività legate alla neve e al ghiaccio: sci di fondo, pattinaggio su ghiaccio, slitte trainate dai cani husky o dalle renne, passeggiate con le ciaspole (racchette da neve), slittino finlandese, corse in motoslitta, pesca nel ghiaccio e nuoto nelle acque ghiacciate. La stagione estiva, invece, è all&#8217;insegna di lunghe passeggiate, escursioni in bici, canoa, rafting, gite in cavallo, golf e birdwatching. E infine la sauna finlandese&#8230; quale miglior posto per provare quella originale se non in Finlandia?</p>
<p><strong>Ricettività</strong><br />
La qualità degli alberghi è di alto livello. Oltre agli alberghi è possibile alloggiare in appartamenti privati, nei oltre 150 bed &#038; breakfast, nei 330 campeggi, nei 36 centri benessere-termali, nei circa 10.000 cottage e chalet, nelle 300 fattorie, nelle guesthouse private, nei 100 ostelli e nei oltre 200 villaggi vacanze.</p>
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		<title>Croazia, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 21:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Croazia è composta, oltre che dalla terra ferma, da ben 1.185 isole, di cui solo una cinquantina sono abitate, per un totale di 4.058 km di coste insulari. Le isole maggiori sono Cherso/Cres e Veglia/Krk. L&#8217;acqua è cristallina soprattutto in Dalmazia mentre le spiagge sono per tutti i gusti: di ciottoli, scogli, ghiaia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_307" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/croazia-consigli-e-info-utili-di-viaggio/croazia_krka_waterfalls/" rel="attachment wp-att-307"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/croazia_krka_waterfalls-300x194.jpg" alt="Cascate nel Parco Nazionale di Krk" title="Cascate nel Parco Nazionale di Krk" width="300" height="194" class="size-medium wp-image-307" /></a><p class="wp-caption-text">Cascate nel Parco Nazionale di Krk</p></div>
<p>La Croazia è composta, oltre che dalla terra ferma, da ben 1.185 isole, di cui solo una cinquantina sono abitate, per un totale di 4.058 km di coste insulari. Le isole maggiori sono Cherso/Cres e Veglia/Krk. L&#8217;acqua è cristallina soprattutto in Dalmazia mentre le spiagge sono per tutti i gusti: di ciottoli, scogli, ghiaia e sabbia. Numerose spiagge e campeggi sono dedicate ai nudisti/naturisti e vengono contrassegnate con la sigla FKK. Laddove non fossero presenti è possibile appartarsi in qualche baia un po&#8217; distante dalle spiagge affollate per non esser squadrati da turisti infastiditi.</p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
I documenti sufficienti per entrare in Croazia sono il passaporto o la carta d&#8217;identità valida per l&#8217;espatrio. </p>
<p>In aereo &#8211; I principali aeroporti croati sono quelli di Zagabria, Spalato, Dubrovnik, Fiume-Veglia, Pola, Zara e Osijek. Sulle isole Brazza e Lussino atterrano soltanto aerei piccoli. La compagnia aerea nazionale è la Croatia Airlines.</p>
<p>In autobus &#8211; Dall&#8217;Italia ci sono collegamenti quotidiani da Trieste verso Pola, Fiume, Zara, Spalato e Dubrovnik, e pullman meno frequenti da Padova e Venezia verso l&#8217;Istria.</p>
<p>In auto &#8211; A Trieste i due principali ex-valichi di frontiera sono quello di &#8220;Rabuiese-Muggia&#8221; per chi è diretto in Istria e quello di &#8220;Pesek-Kozina&#8221; per chi viaggia verso l&#8217;entroterra o verso Fiume. Le autostrade croate sono di recente costruzione e in alcuni tratti ci sono ancora i lavori in corso. La nuova superstrada &#8220;Y&#8221; collega le varie destinazioni sulla penisola istriana, mentre l&#8217;autostrada che percorre la lunghezza di tutto il paese inizia subito dopo il confine croato e continua fino a Zagreb e Dubrovnik (al momento sull&#8217;ultimo tratto di questa autostrada procedono ancora con i lavori). Normalmente il traffico sull&#8217;autostrada è scorrevole, tranne nei pressi della galleria Sv. Rok, dove stanno costruendo la seconda galleria e perciò la strada si restringe ad un&#8217;unica corsia per 5 km. A volte succede che il tratto da Sv. Rok a Maslinac rimane chiuso al traffico, oppure aperto alle sole automobili con obbligo di velocità ridotto a 40 km/h, a causa di forte vento (non sarebbe la prima volta che una rulotte venga capovolta dalle raffiche). </p>
<p>In nave &#8211; Dall&#8217;Italia ci sono frequenti collegamenti con i traghetti della Jadrolinija e della BlueLine che effettuano le seguenti rotte:</p>
<p>    * da Ancona: per Zara (Zadar), Spalato (Split) e l&#8217;isola di Lesina (Hvar)<br />
    * da Pescara: per Spalato e l&#8217;isola di Veglia<br />
    * da Bari: per Dubrovnik/Ragusa e Spalato<br />
    * da Venezia: per Lussino (Lošinj), Pola (Pula), Parenzo (Poreč), Rovigno (Rovinj) e Rabac</p>
<p><strong>Come spostarsi</strong><br />
La Croazia è una meta ideale per la navigazione da diporto. Lungo tutta la costa e sulle isole ci sono numerose marine gestite dall&#8217;ACI Adriatic Croatia International. Chi non ha la propria imbarcazione può sempre noleggiarne una nei molti porti turistici, o prenotare una crociera charter fatta su richiesta. Per chi va in barca o la porta con se a rimorchio con l&#8217;auto, è opportuno fare attenzione alla normativa croata in materia di navigazione da diporto, più restrittiva di quella italiana. La patente nautica è praticamente sempre obbligatoria. Prima di utilizzare la propria barca ci si deve recare presso una capitaneria di porto dove potrà richiede la c.d. vignetta (previo pagamento di una tassa) e dove potrà far vidimare la lista delle persone che andranno a bordo dell&#8217;imbarcazione.</p>
<p><strong>Cosa vedere</strong><br />
    *  Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice un paradiso naturale assolutamente da non perdere che dal 1979 è entrato a fare parte dell&#8217;Patrimonio dell&#8217;Umanità.<br />
    * Il centro storico di Spalato con il Palazzo di Diocleziano (sito UNESCO dal 1979).<br />
    * Anfiteatro di Pola risalente al periodo dell&#8217;imperatore Augusto (30 a.c. &#8211; 14 d.c.) con una capienza di 5.000 persone.<br />
    * Centro storico di Trogir fondato dai Greci (Traugurion), in seguito civitas romana, che dal 1997 è nella lista dell&#8217;UNESCO.<br />
    * Città vecchia di Dubrovnik dal 1979 inclusa tra i siti del Patrimonio dell&#8217;Umanità.<br />
    * La Cattedrale di San Giacomo a Sebenicco (UNESCO).<br />
    * La muraglia di Ston.<br />
    * Zagabria la capitale croata.</p>
<p><strong>Divertimenti in Croazia</strong><br />
L&#8217;isola per eccellenza per il divertimento è Pag dove nei mesi estivi vengono organizzati i party in spiaggia già di pomeriggio per proseguire fino a tarda sera. Pag è l&#8217;unica isola che è stata trasformata in una piccola Ibiza dell&#8217;Adriatico, mentre le altre isole hanno mantenuto un livello di vita notturna non eccessivamente esagerato. Comunque nei mesi estivi tutte le principali località balneari (sia sulle isole che sulla costa) propongono una buona offerta di eventi e intrattenimento.</p>
<p><strong>Ricettività</strong><br />
In Croazia è possibile alloggiare in alberghi, appartamenti privati, ostelli, agriturismi, fari, case di pescatori e campeggi. Il campeggio libero è vietato su tutto il territorio. </p>
<p><strong>A tavola</strong><br />
Sulle coste il pesce appena pescato viene cucinato in modo eccezionale. Da provare obbligatoriamente sono i čevapčići (carne mista macinata e fatta alla griglia). L&#8217;acqua del rubinetto è potabile in tutta la Croazia. Uno dei prodotti croati più noti ai giovani è la Cedevita (polvere solubile con vitamine di solito al gusto di arancia) che viene servita anche nei bar, mentre le birre nazionali sono: Karlovačko (Karlovac) e Ožujsko (Zagabria). La Croazia è nota anche per gli ottimi vini e le grappe. </p>
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		<title>Aden e San&#8217;a (Yemen), consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 20:35:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Aden (Adan in arabo) significa letteralmente Paradiso e questa grande città portuale (oltre mezzo milioni di abitanti) può essere considerata la porta verso quel paradiso naturale e culturale che è lo Yemen. Questo stato, situato all&#8217;estremità meridionale della penisola arabica e chiamato ufficialmente Repubblica Unita dello Yemen, è l&#8217;unico regime repubblicano della regione: confina a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_301" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/aden-e-sana-yemen-info-utili-di-viaggio/sana/" rel="attachment wp-att-301"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/sana-300x225.jpg" alt="San&#039;a" title="San&#039;a" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-301" /></a><p class="wp-caption-text">San'a</p></div>
<p>Aden (Adan in arabo) significa letteralmente Paradiso e questa grande città portuale (oltre mezzo milioni di abitanti) può essere considerata la porta verso quel paradiso naturale e culturale che è lo Yemen. Questo stato, situato all&#8217;estremità meridionale della penisola arabica e chiamato ufficialmente Repubblica Unita dello Yemen, è l&#8217;unico regime repubblicano della regione: confina a nord con l&#8217;Arabia Saudita e a est con l&#8217;Oman. Le sue coste sono bagnate a ovest dal Mar Rosso e a sud dall&#8217;Oceano Indiano. La repubblica yemenita comprende poi oltre al territorio continentale l&#8217;arcipelago di Socotra nell&#8217;Oceano Indiano e gli arcipelaghi di Perim e Kameran nel Mar Rosso.</p>
<p>Il <strong>clima dello Yemen</strong> è alquanto differente da luogo a luogo: lungo le coste è tropicale, umido con escursioni termiche stagionali elevate, forti venti caldi estivi e scarsa piovosità invernale. La temperatura oscilla tra i 32 gradi dell&#8217;inverno e i 50 dell&#8217;estate. All&#8217;interno, tra gli 800 e i 1700 metri il clima è invece più temperato con escursioni termiche diurne molto forti e piogge più frequenti. Il clima dell&#8217;altopiano (Serat, Luogo fresco) è caratterizzato da forti escursioni diurne e annue, cielo sereno ed aria asciutta, raffiche di vento d&#8217;inverno, temporali e violenti uragani d&#8217;estate.</p>
<p>L&#8217;attuale Repubblica dello Yemen si è costituita ufficialmente il 22.5.1990 dalla fusione della Repubblica Araba dello Yemen, capitale San&#8217;a, (l&#8217;antico Regno di Saba, indipendente dai Turchi dal 1904 e repubblica dal 1962) con la Repubblica Democratica dello Yemen, capitale Aden, (indipendente dal 1967 e sorta dalla fusione dei degli ex territori britannici della Federazione dell&#8217;Arabia meridionale).</p>
<p><strong>Aden</strong> è il maggior centro industriale e commerciale del Paese. Essa forma con i sobborghi sviluppatesi intorno al nucleo originario e al porto il secondo agglomerato urbano dopo la capitale San&#8217;a. Già nell&#8217;VIII secolo avanti Cristo Aden era un importante snodo per i traffici tra Asia, Africa e Europa. Nel corso dei secoli fu contesa tra europei e arabi: nel 1513 arrivarono i portoghesi, quasi subito scacciati dai Mamelucchi d&#8217;Egitto e dagli Ottomani. Nel 1636 la dinastia Zaydita allontanò i turchi e nel 1839 Aden fu conquistata dagli inglesi, che mantennero il controllo fino al 1950. Dopo lunghi anni di guerriglia indipendentista e un colpo di stato i britannici lasciarono definitivamente la città e lo Yemen del Sud ottenne l&#8217;indipendenza instaurando un regime marxista filosovietico.</p>
<p>Aden oggi è costituita in pratica da diverse piccole cittadine: l&#8217;antica città portuale, la città industriale (Little Aden) con le gigantesche raffinerie, e <strong>Madinat ash-Sha&#8217;b</strong>, dove risiede il governo. Ci sono poi i due sobborghi di Ash Sha&#8217;ab e Shaykh Uthman. Aden è una città portuale, che non offre certo tutto quello che al turista può proporre invece la capitale, San&#8217;a: senz&#8217;altro una delle più belle città islamiche del mondo, dichiarata patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;Unesco.</p>
<p>Situata a 2.300 m di altitudine <strong>San&#8217;a</strong> è un vero gioiello. La leggenda narra che fu Sem, figlio di Noè, a fondare questa città che venne considerata immediatamente rifugio e un oasi di pace poiché era un luogo in cui ogni combattimento o guerra erano vietati. Molte case nella città vecchia hanno più di 400 anni, e la zona all&#8217;interno delle mura è la più grande medina conservata nel mondo arabo. Dappertutto si possono ammirare facciate decorate con raffinati fregi e belle finestre, takhrim, con il loro complesso arabesco e i vetri colorati. I minareti delle moschee si innalzano sopra le case a torre, e la città è disseminata di bagni turchi.</p>
<p>Il cuore della città è <strong>Souk al-Milh</strong>, un insieme di circa 40 piccoli souk, ognuno specializzato in un prodotto particolare. Molto curioso è il <strong>mercato dei ladri</strong>, dove tutti possono vendere ciò che non serve più. Si può anche visitate <strong>Al-Jami&#8217; al-Kabir</strong>, la grande moschea.</p>
<p>Da vedere: il museo nazionale e il museo di arti e mestieri. Anche <strong>Ma&#8217;rib</strong>, l&#8217;antica capitale del regno di Saba, costituisce una delle maggiori attrazioni dello Yemen. Qui c&#8217;è il più famoso sito archeologico del Paese e qui si possono visitare alcuni incredibili edifici di fango con piccole finestre; inoltre nei sotterranei di pietra si possono trovare antiche iscrizioni sabee. Nelle vicinanze si visitano le rovine di alcuni importanti templi, compreso il tempio di Bilqis, e i resti della grande diga di Ma&#8217;rib.</p>
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		<title>Oman, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 18:59:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[info utili di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Oman]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosciuto già dai Sumeri con il nome di Megan, l&#8217;Oman fu annesso all&#8217;impero persiano intorno al 563 a.C. Con l&#8217;espansione dell&#8217;Islam e la conseguente creazione di stati governati dagli Imam, anche la regione Megan divenne un Sultanato e cambiò il nome. La sua capitale Muscat fu conquistata prima dai Portoghesi nel 1508 e quindi dagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_298" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/oman-info-utili-di-viaggio/oman/" rel="attachment wp-att-298"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/oman-300x199.jpg" alt="Oman" title="Oman" width="300" height="199" class="size-medium wp-image-298" /></a><p class="wp-caption-text">Oman</p></div>
<p>Conosciuto già dai Sumeri con il nome di Megan, l&#8217;Oman fu annesso all&#8217;impero persiano intorno al 563 a.C. Con l&#8217;espansione dell&#8217;Islam e la conseguente creazione di stati governati dagli Imam, anche la regione Megan divenne un Sultanato e cambiò il nome. La sua capitale <strong>Muscat</strong> fu conquistata prima dai Portoghesi nel 1508 e quindi dagli Ottomani, scacciati nel 1742 ad opera di Ahmen Ibn Said che diede inizio alla dinastia che tuttora regna nel Paese. Il Sultanato dell&#8217;Oman rimane ancor oggi una monarchia assoluta presieduta dal 1970 dal Sultano Qaboos Bin Said, figura molto più aperta al mondo esterno &#8211; sia a livello politico che turistico &#8211; rispetto al suo predecessore Saib Bin Taimur, che aveva mantenuto il Pese in uno stato di isolamento. Con una superficie di 309.500 km2, poco più grande di quella dell&#8217;Italia, l&#8217;Oman ha poco più di 2 milioni di abitanti. Il <strong>clima</strong> è caldo tutto l&#8217;anno ma d&#8217;inverno le notti sono fresche lungo la costa e perfino fredde sugli altipiani dove le precipitazioni sono più abbondanti, mentre d&#8217;estate il caldo è torrido.</p>
<p><strong>Muscat</strong> è la capitale dell&#8217;Oman e una delle più antiche città del Medio Oriente. È conosciuta fin dal II secolo. Nell&#8217;antichità era lo snodo del trasporto del franchincenso dall&#8217;Arabia Meridionale verso la Grecia, verso Roma e verso tutto il Mediterraneo. Il centro di questo commercio era un luogo chiamato Khour Rouri, che i greci chiamavano appunto &#8220;Muscat&#8221;. Il primo straniero da arrivarci in epoca moderna fu l&#8217;esploratore portoghese Vasco da Gama, che sbarcò nell&#8217;Oman sulla via per l&#8217;India.</p>
<p>Muscat, Mutrah e Ruwi sono i quartieri centrali. Muscat è la vecchia zona del porto dove hanno sede il palazzo principale del sultano, il lussuoso <strong>palazzo Al-Alam</strong> circondato da stupendi giardini, e <strong>la grande Moschea</strong>, simbolo della rinascita del paese dalla raffinata architettura marmorea. <strong>Mutrah</strong>, situato 3 km a nord-ovest di Muscat, è invece il più importante quartiere commerciale e residenziale della zona del porto: qui si trova anche il variopinto suk, uno dei più antichi del paese, un labirinto di antichi vicoli coperti di tettoie di palma e illuminato da lanterne, dove i turisti possono sbizzarrirsi alla ricerca di oggetti d&#8217;argento, tessuti e ogni tipo di souvenir.</p>
<p>C&#8217;è anche il famoso mercato del pesce, quello delle spezie e quello della frutta. A pochi chilometri nell&#8217;entroterra si trova <strong>Ruwi</strong>, la moderna area commerciale. Per ripercorrere tutta la storia del Sultanato è possibile visitare le collezioni del <strong>Museo d&#8217;Oman</strong>, che possiede anche un&#8217;interessante raccolta di opere d&#8217;arte islamica ed espone anche vari documenti sui cantieri navali, l&#8217;Islam e l&#8217;architettura dei forti della città.</p>
<p>Muscat vanta anche il più bell&#8217;<strong>acquario</strong> del Golfo. A Ruwi il <strong>National Museum</strong> offre uno sguardo sull&#8217;arte e l&#8217;artigianato locale omanita, mentre il <strong>Sultan&#8217;s Armed Forces Museum</strong> (dedicato appunto alle forze armate del Sultano) illustra le principali vicende storiche del Paese. Anche il Centro omanese di musica tradizionale merita una visita.</p>
<p><strong>Salalah</strong> è la seconda città del Paese, è la capitale amministrativa del Governatorato di Dhofar e dista più di 1000 km dalla Capitale Muscat. Ha un clima temperato tutto l&#8217;anno grazie anche all&#8217;influenza dei monsoni. Queste condizioni climatiche fanno di Salalah una città tropicale, ricca di vegetazione: l&#8217;agricoltura fornisce frutta fresca e noci di cocco. Ma l&#8217;attività economica è ben più ampia: la lavorazione dei tessuti e delle pelli, l&#8217;artigianato, la pesca ed anche i cantieri navali e soprattutto il turismo costituiscono le fonti principali di una economia in via di espansione. Nonostante il carattere piuttosto chiuso tipico del passato precedente al governo di Qaboos Bin Said la città ha anche un aspetto multiculturale: la comunità più importante d&#8217;immigrati è quella indiana, che si è dotata tra l&#8217;altro di una scuola privata conosciuta con il nome di Indian School Salalah. Gli Indiani costituiscono oggi il 14% della popolazione, affiancati dai Pakistani (8%) e da altri gruppi etnici immigrati.</p>
<p>Ma Salalah è soprattutto una città storica e costituisce da più di 8.000 anni una tappa sulla &#8216;<strong>via dell&#8217;incenso</strong>&#8216;. La civiltà Manjawi si sviluppò nell&#8217;area di Al-Blaid, l&#8217;antica Zafar, a pochi chilometri dal centro di Salalah, tra il XII e il XVI secolo: questa cittadella è oggi un sito archeologico tra i più visitati della zona e sono evidenti i resti di una grande moschea, dei palazzi, degli edifici e di tombe che indicano l&#8217;importanza storica di quest&#8217;area. <strong>Al Blaid</strong> era conosciuta sia per i cavalli arabi che per l&#8217;incenso: le vicissitudini e i commerci di questa città vengono anche raccontati dall&#8217;esploratore Marco Polo. Lungo i corsi d&#8217;acqua della zona crescono gli alberi di frankincense (Boswellia carteri e Boswellia papyrifera) da cui si estrae la preziosa gommoresina con cui si produce l&#8217;incenso: Salalah è per questo da tempo conosciuta anche come &#8220;<strong>Capitale araba del profumo</strong>&#8220;.</p>
<p>La città ha fatto degli alberi da cui si produce l&#8217;incenso un vero e proprio simbolo e da &#8220;città di passaggio&#8221; ha quindi trovato una sua vocazione turistica grazie alla splendida natura offerta dalle montagne di <strong>Al-Qar</strong> (Jabal al-Qar) e alle spiagge spettacolari lungo la costa occidentale.</p>
<p>Salalah vanta inoltre le rovine di un palazzo che doveva appartenere alla <strong>Regina di Saba</strong> nonchè i resti della tomba del <strong>profeta Giobbe</strong> (o Nabi Ayoub per l&#8217;Islam). La tomba si trova a 40 km da Salalah sulla cima Ittin, alle spalle della città e custodisce alcune reliquie. È luogo di pellegrinaggio per musulmani e cristiani.</p>
<p>Da ricordare infine i mercati della città: Salalah ha due souq principali. <strong>Al Haffa</strong> è il vecchio souq situato sul lungomare ed offre al visitatore frutta, verdura e l&#8217;immancabile incenso. Il nuovo souq si trova invece nella strada parallela alla via <strong>Al Salam</strong>: anche qui si può facilmente acquistare l&#8217;incenso, profumi, bracieri e vestiti tradizionali del Dhofar.</p>
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		<title>Emirati Arabi Uniti, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 17:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Emirati Arabi Uniti sono senza dubbio uno dei Paesi più ricchi del mondo. Il petrolio ha fatto la fortuna di questo stato sovrano e indipendente dal 1971, costituito da sette emirati: Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm al Qaiwain, Ras al Khaimah e Fujayrah. L&#8217;unione è governata da un Consiglio supremo formato dai sette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_296" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/04/emirati-arabi-uniti-info-utili-di-viaggio/emirati/" rel="attachment wp-att-296"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/emirati-300x205.jpg" alt="Emirati Arabi Uniti" title="Emirati Arabi Uniti" width="300" height="205" class="size-medium wp-image-296" /></a><p class="wp-caption-text">Emirati Arabi Uniti</p></div>
<p>Gli Emirati Arabi Uniti sono senza dubbio uno dei Paesi più ricchi del mondo. Il petrolio ha fatto la fortuna di questo stato sovrano e indipendente dal 1971, costituito da sette emirati: <strong>Abu Dhabi</strong>, <strong>Dubai</strong>, <strong>Sharjah</strong>, <strong>Ajman</strong>, <strong>Umm al Qaiwain</strong>, <strong>Ras al Khaimah</strong> e <strong>Fujayrah</strong>. L&#8217;unione è governata da un Consiglio supremo formato dai sette emiri, ognuno dei quali è sovrano sul suo territorio. Prima del 1971 erano noti come gli Stati della tregua, con riferimento ad una tregua del XIX secolo tra gli inglesi e alcuni sceicchi arabi.</p>
<p>Gli Emirati si affacciano sul Golfo Persico a nord, sul Golfo dell&#8217;Oman a nord est, confinano a nord con il Qatar, ad ovest con l&#8217;Arabia Saudita e a sud con l&#8217;Oman. Alla fine del XVIII secolo questa regione era conosciuta con il nome di Costa dei Pirati. Dopo la partenza delle truppe britanniche, gli emiri decisero di creare un unico stato federativo, scegliendo come capitale proprio <strong>Abu Dhabi</strong>. Leader della federazione divenne Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, che rimase al potere fino alla sua morte avvenuta nel 2004. Dal 4 novembre di quell&#8217;anno il Presidente degli Emirati Arabi Uniti è lo sceicco di Abu Dhabi Khalifa bin Zayed Al Nahayan.</p>
<p>Fino al secolo scorso questa regione era una terra ancora semplice, con una configurazione sociale tribale e fondata sulla pastorizia e la pesca. La scoperta dei preziosi giacimenti di petrolio nel 1959 ha cambiato però radicalmente la situazione e ogni elemento della tradizione di una volta sta velocemente scomparendo. Probabilmente l&#8217;unico elemento di tradizione è rappresentato dall&#8217;islam, la religione di stato osservata rigidamente.</p>
<p>Anche <strong>Abu Dhabi</strong> era poco più di quarant&#8217;anni fa un piccolo villaggio di pescatori e di produttori di perle. La città ha una storia molto recente: fondata nel 1761, Abu Dhabi diventò la sede della famiglia regnante Al-Nahyan. Durante il XIX secolo era un centro relativamente famoso per la produzione di perle, ma quando questo settore andò in crisi alla fine del secolo Abu Dhabi conobbe un periodo buio. Intorno al 1930 furono fatte le prime concessioni petrolifere, ma ci vollero un paio di decenni prima di scoprire i grandi giacimenti e dare il via al vorticoso sviluppo. Ben presto catapecchie e capanne di fango furono sostituite da banche e negozi di lusso. Ora l&#8217;insediamento urbano occupa tutta l&#8217;isola di Abu Dhabi (a forma di T), situata proprio al centro della costa settentrionale. Rimane ancora qualche segno del passato, come il <strong>Palazzo Al-Hosn</strong>, conosciuto con il nome di Vecchio Forte o Forte Bianco. L&#8217;edificio fu edificato dal primo erede della dinastia Al-Nahyan, ma alla fine del XIX secolo fu rimpiazzato dalla struttura attuale, oggi restaurata e utilizzata come archivio. Interessanti sono il cortile e le decorazioni di piastrelle dell&#8217;ingresso principale.</p>
<p>Vicino al forte si trova la grande e anonima <strong>Fondazione Culturale</strong>, struttura utilizzata principalmente come biblioteca e centro di ricerca e di documentazione. Circa 5 km a sud di Abu Dhabi sorge poi un <strong>Centro di Artigianato Femminile</strong>. Nella zona nord-orientale della città sono interessanti il <strong>dhow wharf</strong> (pontile di dhow) e il <strong>mercato del pesce</strong>. Anche il suk antico, sul lungomare settentrionale, offre angoli di folklore locale ed ospita un piccolo mercato dell&#8217;oro e un gran numero di negozi di ogni genere, dove i turisti possono sbizzarrirsi alla ricerca di originali souvenir. Mercatini e centri commerciali offrono la possibilità di ottimi acquisti, considerando anche il fatto che Abu Dhabi è porto franco.<br />
    Tra Abu Dhabi e l&#8217;Oman si trova <strong>Al-Ain</strong>, il centro principale dell&#8217;oasi Buraimi. La sua città gemella è Buraimi, situata dall&#8217;altra parte del confine, ma i visitatori possono muoversi liberamente tra le due aree. Questa oasi è probabilmente la parte del paese abitata da più lungo tempo: il primo insediamento risale infatti al 4000 a.C. Qui si possono visitare il <strong>Museo di Al-Ain</strong> e il <strong>Forte orientale</strong>, entrambi situati nella parte sud-orientale della città. Il museo espone materiale sulla vita locale prima dell&#8217;improvviso stravolgimento verificatosi con lo sviluppo dell&#8217;industria petrolifera e offre diversi esempi di artigianato tipico, dai gioielli beduini alle armi, dagli strumenti musicali fino all&#8217;interno di una classica tenda beduina.</p>
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