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	<title>ViaggioIdealeAfrica</title>
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	<description>Racconti, video, foto e informazioni utili per i tuoi viaggi</description>
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		<title>Sharm El Sheik &#8211; Sheraton Dolphin Resort</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 17:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egitto, terra di contraddizioni, di arte e sapori, di antiche tradizioni, di natura incontaminata e di sole caldo tutto l&#8217;anno. Questo è il video della mia vacanza a Sharm El Sheik presso lo Sheraton Dolphin Resort realizzata dal 7 al 14 marzo 2009. 
Il ViloraClub Sheraton Sharm Dolphin Resort è parte del complesso alberghiero internazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggioideale.it/2010/01/sharm-el-sheik-sheraton-dolphin-resort/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Egitto, terra di contraddizioni, di arte e sapori, di antiche tradizioni, di natura incontaminata e di sole caldo tutto l&#8217;anno. Questo è il video della mia vacanza a Sharm El Sheik presso lo Sheraton Dolphin Resort realizzata dal 7 al 14 marzo 2009. </p>
<p>Il ViloraClub Sheraton Sharm Dolphin Resort è parte del complesso alberghiero internazionale &#8220;Sheraton Sharm Hotel, Resort &#038; Villas&#8221;. Il complesso si adagia sulla costa denominata Al Pasha ed è costituito da un corpo centrale circondato da vari Resort e Ville. Il Dolphin Resort è composto da un aera indipendente con propria piscina, bar e un anfiteatro. Inoltre, sono a disposizione dei clienti del ViloraClub tutte le strutture ed i servizi del complesso Sheraton Sharm Hotel, Resort &#038; Villas. </p>
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		<title>Madagascar, l&#8217;isola rossa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 21:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parco dell'Isalo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di attesa, il 29 maggio 2005 atterriamo ad Antananarivo. Ci attende Mahery: il simpatico autista che ci guiderà durante questi giorni nella sua terra.
La prima tappa è Antsirabe, una cittadina ricca di contraddizioni, con alberghi di lusso accanto a ristoranti e locali privi delle più basilari norme igieniche, e taxi che sfrecciano, superando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1678" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar087.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar087-300x225.jpg" alt="Morondava - Viale dei baobab" title="Morondava - Viale dei baobab" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1678" /></a><p class="wp-caption-text">Morondava - Viale dei baobab</p></div>
<p>Dopo mesi di attesa, il 29 maggio 2005 atterriamo ad Antananarivo. Ci attende Mahery: il simpatico autista che ci guiderà durante questi giorni nella sua terra.</p>
<p>La prima tappa è <strong>Antsirabe</strong>, una cittadina ricca di contraddizioni, con alberghi di lusso accanto a ristoranti e locali privi delle più basilari norme igieniche, e taxi che sfrecciano, superando a colpi di clacson i numerosi pousse-pousse, una sorta di risciò, trainati da uomini, nella maggior parte dei casi scalzi.</p>
<p>L&#8217;indomani giungiamo a <strong>Ranomafana</strong>. In attesa dell&#8217;ora di cena, andiamo a vedere cosa ci offre questo paesino. Numerosi bambini ci guardano passare e ci sorridono. Questo Madagascar inizia ad affascinarci. Prima di iniziare la visita del <strong>Parco di Ranomafana</strong>, le raccomandazioni della guida sono: &#8220;Attenzione a non scivolare e occhio alle sanguisughe&#8221;. La visita del parco dura più di tre ore, trascorse quasi senza accorgercene. In poco tempo vediamo un piccolo camaleonte e due lemuri: gli animali più rappresentativi del Madagascar. L&#8217;unico inconveniente sono le sanguisughe, infatti riescono a passare attraverso i calzettoni e quindi è necessario fermarsi per disinfettare la ferita.</p>
<p>Terminata la visita ripartiamo in direzione di <strong>Ambalavao</strong>. Andiamo subito alla scoperta del piccolo villaggio. Entriamo nel cortile di una scuola e veniamo circondati da bambini, con cui iniziamo a giocare. Chiediamo alle maestre il permesso di fare delle foto, e mostriamo loro le immagini impresse sul display delle nostre fotocamere. La loro gioia è alle stelle, ma la nostra probabilmente è ancora maggiore.</p>
<p>La tappa successiva è il <strong>Parco dell&#8217;Isalo</strong>. Percorrendo con la nostra jeep una strada in terra battuta passiamo davanti ad alcune capanne, dove vivono poche famiglie. Al nostro passaggio escono tutti fuori. Sembrano felici di avere visite, e ci mostrano le loro abitazioni di fango e paglia. Uno degli adulti ci mostra un bambino di pochi mesi, con una piaga tutta sporca sotto un braccio. L&#8217;unica cosa che possiamo fare è pulire quella ferita con il disinfettante che portiamo sempre con noi, e lasciare ai genitori delle salviettine disinfettanti, facendoci aiutare dalla nostra guida per spiegare loro come utilizzarle.</p>
<div id="attachment_1686" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar069.JPG" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Madagascar069-300x225.jpg" alt="Madagascar" title="Madagascar" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1686" /></a><p class="wp-caption-text">Madagascar</p></div>
<p>Dopo questo incontro lasciamo la jeep e proseguiamo a piedi, lungo l&#8217;argine di un torrente di acqua limpidissima, arrampicandoci sulle pietre, fino ad arrivare in un vero e proprio canyon. Quando il sole inizia a calare ripartiamo, perché dobbiamo percorrere a piedi i tre chilometri per tornare alla jeep. Anche oggi è stata una giornata intensa, così dopo cena andiamo a letto molto stanchi, ma estremamente soddisfatti.</p>
<p>L&#8217;indomani partiamo alla volta di <strong>Ifaty</strong> lasciando la strada asfaltata ed imboccando una strada sconnessa e polverosa, che si trasforma poi in una pista sabbiosa che costeggia il mare. Ad Ifaty pernotteremo in un bungalow sulla spiaggia. All&#8217;esterno siamo circondati da palme, banani e molte piante grasse.</p>
<p>Un uomo conosciuto sulla spiaggia ci invita da lui per la cena. La sua abitazione è molto piccola, sarà circa quattro metri per tre, e per fare posto a noi, tutta la famiglia è seduta fuori. Ci hanno apparecchiato un piccolo tavolo, su cui stanno precisi due piatti. Ci portano del riso e dei pesci alla griglia, e per dessert delle banane flambé. E&#8217; tutto veramente buono, ed è un&#8217;esperienza molto piacevole.</p>
<p>Sveglia all&#8217;alba ed inizia la vera avventura. A bordo della nostra jeep imbocchiamo una pista di sabbia, che attraversa vari villaggi dove, nonostante l&#8217;ora mattutina, c&#8217;è già molta vita.</p>
<p>La stagione delle piogge è terminata da poco e la nostra è la prima vettura a fare questo percorso da quando la pista è stata nuovamente aperta (durante la stagione delle piogge viene chiusa), quindi alcuni tratti potrebbero essere difficilmente praticabili.</p>
<p>La jeep passa precisa in mezzo ai cespugli ed alcuni abitanti di un villaggio ci vengono incontro per suggerirci di cambiare pista perché quella che stiamo percorrendo è in pessime condizioni. Sono oltre due ore che viaggiamo, senza incontrare nemmeno un mezzo a motore. Iniziamo a vedere numerosi baobab, che si ergono maestosi dalla terra rossa, e all&#8217;ombra di uno di questi ci prepariamo un bel piatto di pasta.</p>
<div id="attachment_1677" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_221.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_221-300x204.jpg" alt="Madagascar - Corsa sulle dune" title="Madagascar - Corsa sulle dune" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1677" /></a><p class="wp-caption-text">Madagascar - Corsa sulle dune</p></div>
<p>Al primo villaggio che incontriamo ci fermiamo per chiedere informazioni sulla strada e ne approfittiamo per salire in cima ad una grande duna di sabbia, dalla cui sommità possiamo ammirare un mare stupendo. Una cinquantina di bambini ci seguono, con un misto di stupore e curiosità, e ci divertiamo a correre tutti insieme su e giù su quella bellissima duna.</p>
<p>Raggiungiamo <strong>Andavadoaka</strong>, un caratteristico villaggio di pescatori dove trascorreremo la notte, in un bungalow di legno un po&#8217; malridotto, a pochi passi dal mare.</p>
<p>Di prima mattina ci uniamo a due ragazzi del villaggio, che ci accolgono sulla loro piroga, con una vela logora e più volte ricucita. Il mare è di una calma unica e l&#8217;acqua molto chiara ci permette di ammirare varie specie di pesci, tra cui delle bellissime stelle marine. Raggiungiamo un isolotto dove una barchetta ha appena raggiunto la riva e dei pescatori stanno ripulendo le reti, da cui tolgono anche due piccoli squali. Ne approfittiamo per fare un bel bagno, dopodiché compriamo un&#8217;aragosta appena pescata, che i nostri barcaioli ci cucineranno sulla griglia. E&#8217; giunta l&#8217;ora di lasciare anche questo paradiso.</p>
<p>Il mattino successivo raggiungiamo la riva di un fiume, dove una chiatta ci attende per traghettarci sulla sponda opposta. Un uomo di questo villaggio sale sulla jeep con noi, per indicarci la strada, perché in molti punti la pista sparisce in mezzo alla boscaglia e senza l&#8217;aiuto di qualcuno del posto sarebbe facilissimo perdersi. Oggi il percorso è stato molto impegnativo: abbiamo impiegato circa 10 ore per percorrere 180 Km.</p>
<p>Ci prepariamo a trascorrere la notte in un bungalow di legno che lascia molto a desiderare, senza dubbio il peggiore tra quelli trovati fino ad oggi. Il bagno e la doccia sono esterni ed in pessime condizioni e così decidiamo che stasera eviteremo di lavarci…</p>
<p>Dopo un&#8217;altra giornata servita solo da trasferimento, ripartiamo di buon mattino. Dopo un centinaio di chilometri, percorsi in circa 5 ore, giungiamo a <strong>Belo Sur Mer</strong>. Troviamo alloggio in uno spazioso e accogliente bungalow sulla spiaggia, dove rimarremo per due notti. Il livello di questa struttura è molto superiore a quello dei posti dove abbiamo alloggiato fino ad ora e, sinceramente, dopo alcuni giorni di vera avventura, non disdegniamo un po&#8217; di comodità.</p>
<p>Sulla spiaggia ci sono dei cantieri navali molto artigianali, dove vengono costruite le tipiche piroghe ricavate dai tronchi degli alberi, ma anche altre imbarcazioni più grandi utilizzate per il trasporto delle merci; tutto è molto rudimentale, ma proprio per questo spettacolarmente bello.</p>
<p>La mattina successiva, alla luce di una lanterna a petrolio, facciamo colazione poi andiamo a pescare. Tornati sulla spiaggia, attendiamo gli altri pescatori che rientrano al tramonto e, con l&#8217;interesse e la curiosità di due bambini, terminiamo la nostra giornata insieme a loro.</p>
<div id="attachment_1684" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_226.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_226-300x204.jpg" alt="Morondava - Viale dei baobab" title="Morondava - Viale dei baobab" width="300" height="204" class="size-medium wp-image-1684" /></a><p class="wp-caption-text">Morondava - Viale dei baobab</p></div>
<p>L&#8217;indomani lasciamo questo posto alla volta di <strong>Morondava</strong>, località nota per i suoi baobab. Imbocchiamo la solita pista sconnessa immersa nella vegetazione, incontrando soltanto alcuni carretti trainati da zebù. Dopo molte ore siamo a Morondava, dove andiamo a vedere il tramonto dal famoso viale dei baobab, il punto più fotografato di tutto il Madagascar (così dicono).</p>
<p>Il mattino successivo la sveglia è alle 06.00. E&#8217; ancora notte ma per la strada c&#8217;è già vita. Ci dirigiamo verso il villaggio di <strong>Belo-sur-Tsiribihina</strong>, per raggiungere il &#8220;<strong>Parc National des Tsingy</strong>&#8220;, dove trascorreremo la notte in un vecchio bungalow di legno, utilizzato probabilmente come magazzino. Viste le sue pessime condizioni strutturali ed igieniche, decidiamo che dormiremo senza nemmeno spogliarci.</p>
<div id="attachment_1682" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_099.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/09/Foto_099-204x300.jpg" alt="Lemure del Madagascar" title="Lemure del Madagascar" width="204" height="300" class="size-medium wp-image-1682" /></a><p class="wp-caption-text">Lemure del Madagascar</p></div>
<p>Il mattino successivo visitiamo il &#8220;<strong>grande Tsingy</strong>&#8220;, un parco caratterizzato da rocce affilatissime, canyon stretti e profondi e ponti sospesi. Nel parco, tra le meraviglie scolpite dalla natura, assistiamo ad uno spettacolo inatteso: una famiglia di lemuri salta da un ramo all&#8217;altro a pochi metri da noi. Li ammiriamo per un po&#8217; ma poi siamo costretti ad andarcene perché le zanzare mi stanno divorando. Arriviamo a Belo-sur-Tsiribihina quando il sole sta tramontando e troviamo alloggio in un alberghetto misero, ma senza dubbio più accogliente del bungalow di ieri sera.</p>
<p>Siamo molto stanchi ed io non sto affatto bene, perché sono piena di punture di zanzare: su tutto il corpo sono riuscita a contarne oltre 250! Siamo anche un po&#8217; preoccupati, perché temiamo che tutte queste punture possano portare un&#8217;infezione, ma per il momento cerchiamo di non pensarci. Come sempre, decideremo come affrontare il problema nel momento in cui dovesse presentarsi. Il giorno successivo assisteremo all&#8217;ultimo tramonto sul mare del Madagascar.</p>
<p>La serata scorre piacevolmente, anche se la tristezza, sia in noi che in Mahery, inizia a prendere il posto dell&#8217;allegria e della spensieratezza, perché questo bellissimo viaggio sta giungendo al termine.</p>
<p>Il mattino successivo la partenza è alle 06.00. Fuori dalle abitazioni ci sono molti fuochi accesi, nei corsi d&#8217;acqua lungo la strada molte persone si stanno lavando e la strada è già piena di carretti carichi di merci e bambini a piedi che vanno a scuola.</p>
<p>Dopo oltre 10 ore di un bellissimo susseguirsi di paesaggi naturali diversi, ci avviciniamo ad <strong>Antsirabe</strong>, la cittadina dove trascorremmo la nostra prima notte malgascia e dove, purtroppo, passeremo anche l&#8217;ultima.</p>
<p>Il 14 giugno siamo proprio alla fine. Partiamo in direzione di <strong>Antananarivo</strong>, dove Mahery ci farà conoscere sua moglie e sua figlia; per pranzo, infatti, saremo ospiti nella loro piccola casa, semplice ma dignitosa. Siamo tutti visibilmente tristi; il momento dei saluti è veramente difficile, perché siamo consapevoli che difficilmente potremo incontrarci di nuovo.</p>
<p>Il viaggio di ritorno scorre regolarmente, ma appena atterrati a Milano, il caos, lo smog, il traffico, le suonerie dei telefonini e la frenesia del nostro stile di vita ci fanno già rimpiangere il Madagascar.</p>
<p>Ringraziamo Mahery e la popolazione malgascia, per averci fatto capire che due &#8220;vasah&#8221; italiani possono sentirsi a casa propria anche in Madagascar.</p>
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		<title>Australia, il Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 21:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Parco Nazionale di Kata Tjuta è forse l&#8217;icona più famosa d&#8217;Australia. Chi non conosce il monolite rosso al centro di questo continente chiamato Uluru (Ayers Rock). Le aspettative per questa visita sono sempre molto elevate, e quando si approcia il parco viene automatico chiedersi se tutta questa distanza percorsa, non soltanto dall&#8217;Italia, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1392" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/07/australia-il-parco-nazionale-di-kata-tjuta-uluru/uluru/"  rel="attachment wp-att-1392"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/07/Uluru-300x225.jpg" alt="Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru" title="Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1392" /></a><p class="wp-caption-text">Parco nazionale di Kata Tjuta - Uluru</p></div>
<p>Il Parco Nazionale di Kata Tjuta è forse l&#8217;icona più famosa d&#8217;Australia. Chi non conosce il monolite rosso al centro di questo continente chiamato Uluru (Ayers Rock). Le aspettative per questa visita sono sempre molto elevate, e quando si approcia il parco viene automatico chiedersi se tutta questa distanza percorsa, non soltanto dall&#8217;Italia, ma anche all&#8217;interno dell&#8217;Australia, verrà poi ripagata in modo adeguato.</p>
<p>Certo è che il parco è uno dei pochi posti in Australia inclusi nel lista dell&#8217;Unesco World Heritage. La visita è quindi normalmente nella lista dei posti da vedere per ogni viaggio in questo continente. Anche se una buona parte dei turisti dedica solo 1 giorno a questa parte remota, è suggerito pianificare almeno 2 giorni. Questo vi permetterà di vedere Uluru al tramonto e all&#8217;alba, con i suoi magnifici colori, oltre visitare <strong>Kata Tjuta</strong> (the Olgas) con la sua bellissima <strong>Valle dei venti</strong>.</p>
<p>Il Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru si trova esattamente nel mezzo dell&#8217;Australia ed è uno tra i siti che, geograficamente, è tra i più isolati al mondo. Uluru, il monolita rosso, può essere paragonato ad un grosso iceberg del deserto, infatti ben 5-6 km di questa roccia risede sotto terra e risulta non visibile. Per chi non venisse ripagato dallo spettacolo di Uluru, che può risultare sotto le aspettative, è consigliata la visita a Kata Tjuta, il secondo posto d&#8217;interesse del parco, caratterizzato da ben 36 teste (formazioni rocciose alte fino a 540 metri) e una varietà di paesaggi, compresa la bellissima Valle dei Venti, che lascia veramente a bocca aperta.</p>
<p><strong>Quando visitare</strong><br />
Il caldo e l&#8217;umidità sono un fattore importante per considerare la visita al Parco nazionale di Kata Tjuta &#8211; Uluru. Mentre Uluru non chiude mai, a meno che vogliate fare l&#8217;arrampicata (non suggerita), Kata Tjuta chiude la valle dei venti in caso la temperatura salga oltre i 36 gradi dopo le 11am. Chiaramente non si viene in Australia solo per questo parco quindi non rimane che essere preparati alle condizioni del periodo che si visita questo continente, che possono essere, in base ai mesi, completamente differenti, e qualche volta anche sorprendenti. Riassumendo in poche parole:</p>
<p>- da Novembre a Marzo le temperature possono salire fino a 45 gradi durante il giorno, e possono anche esserci delle giornate di pioggia, anche se non sono rari periodi di anni senza pioggia. In questi mesi concentrate le visite al mattino molto presto (alba) ed in tardo pomeriggio.<br />
- da Giugno fino a Settembre le temperature durante la giornata sono molto piacevoli, intorno ai 20 gradi perfetti per visitare e camminare nei siti. Attenzione che le notti possono essere molto fredde, anche sotto zero, e anche di giorno potrebbe esserci quel vento fresco che richiede un maglione. Se campeggiate portatevi l&#8217;equipaggiamento giusto per la notte.<br />
- negli altri mesi le temperature sono più moderate</p>
<p><strong>Permessi\Tariffe</strong><br />
Il parco rimane aperto dalle 5.00 am alle 9.00 pm tra Dicembre e Febbraio, questo periodo si accorcia in base alle ore di sole nella giornata. Il centro culturale é invece aperto dalle 7.00 am alle 6.00 pm. L&#8217;ingresso é libero per i ragazzi sotto i 16 anni mentre per gli adulti esistono due tipi di permessi/biglietti:</p>
<p>- Standard 3 Day Pass a $25.00<br />
- Annual Individual Ticket a $32.50, da considerare solo quando si voglia stare piú di tre giorni </p>
<p><strong>Come arrivare</strong><br />
Il centro abitato più vicino è Alice Springs a circa 470Km. Stazioni di benzina sono presenti lungo il tragitto, circa ogni 100Km.<br />
- <strong>In aereo</strong>: l&#8217;aereoporto si trova a circa 5 km dal Yulara Resort. L&#8217;unica compagnia di linea a volare a Uluru è Qantas, con voli giornalieri da <strong>Alice Springs</strong> o da altre città con scalo comunque a Alice Springs. Esistono altri voli charter ma questi sono organizzati da grandi tour operator.<br />
- <strong>In autobus</strong>: Greyhound Australia è l&#8217;unica compagnia ufficiale di bus che collega Alice Springs con Uluru, in circa 5 ore. Non esistono collegamenti diretti con Adelaide.<br />
- <strong>In auto</strong>: preparatevi per lunghe distanze, acqua e controllate sempre il livello della benzina. Non è inusuale incontrare anche una sola auto in 100km di tragitto. I benzinai si trovano a distanza di 50-100Km, ma meglio fermarsi in eccesso, che in difetto, evitando di rimanere senza benzina nel deserto, con 40-50 gradi sotto il sole. La Stuart Hwy collega Alice Springs alla stazione di benzina Erldunda (2 ore); da qui la statale 4, Lasseter Hway, vi porterà direttamente al parco (3 ore). Traffico ovviamente inesistente. Soltanto da 2 anni sono stati introdotti i limiti di velocità oggi a 110Km. E&#8217; facile passare questo limite, vista l&#8217;assenza del traffico e la strada sempre e comunque dritta, ma non é suggerito in quanto la polizia installa frequentemente laser per il controllo della velocità.</p>
<p>Se avete deciso di affittare una macchina a Alice Springs, accertatevi che sia a chilometraggio illimitato. Oltre le solite compagnie come Avis, Budget e Europcar, é consigliato anche verificare con <strong>Outback Auto Rentals</strong>, un fornitore locale, e <strong>AutoEurope,</strong> uno dei rari operatori che affittano a chilometraggio illimitato. Attenzione che tendono a fatturare i Km oltre 100/giorno, fate scrivere unlimited mileage sul contratto, per non avere brutte sorprese dopo (controllate la carta di credito comunque e fatevi dare il numero di telefono, nel caso potete almeno ritelefonare).</p>
<p>Inoltre l&#8217;assicurazione della macchina normalmente non copre se viaggiate fuori strada, anche sterrato, con un 2WD e se viaggiate di notte, comunque sconsigliato per la massiccia presenza di animali sulle strade. Prima di partire fate quindi il conto delle ore (almeno 5 ore prima del calar del sole). Ricordatevi inoltre che il Territorio del Nord ha un&#8217;ora diversa dagli altri stati. </p>
<p><strong>Da vedere</strong><br />
- <strong>Uluru-Kata Tjuta Cultural Center</strong>. Lasciate la visita del centro quando la giornata diventa più calda, soprattutto se venite a Gennaio-Febbraio. Non perdetevela però, perchè qui troverete dei murali che vi faranno capire meglio la storia e la cultura aborigena. L&#8217;interno del centro offre una mostra sulle usanze odierne con una descrizione delle piante della zona e di come gli Aborigeni riescono a vivevere con i prodotti del posto.<br />
- <strong>Uluru (Ayers Rock)</strong>. L&#8217;aspettativa cresce con l&#8217;approcio a questo grosso monolite. Il deserto rosso fa sempre più spazio a questa roccia immensa e improvvisamente ve la trovate di fronte dopo alcune curve e piccole colline che la nascondano negli ultimi Km. Scordatevi del viaggio fatto per arrivare qui e incominciate a godervela in silenzio, sempre che potete, perchè l&#8217;orda di turisti può essere a volte irritante (ma non siete anche voi uno dei tanti turisti?). Approciando Ayers Rock, vi accorgerete che non è poi quel pezzo unico che immaginavate, esistono piccoli canyon e laghetti (pozze) inaspettati. Prendete il vostro tempo e fate la camminata attorno al monolite (10Km in circa 3-4 ore, facile). Non perdetevi il tramonto e possibilmente anche l&#8217;alba. L&#8217;aspetto negativo di entrambi i momenti è la massa di turisti e bus che farebbero di tutto per avere uno spazio aperto per fare una foto, preparano colazione al mattino e brindano alla sera con il sole che scende dietro la roccia. Può risultare esagerato. Non fatevi la domanda se è giusto o meno arrampicarsi; sappiate che gli aborigeni non sono d&#8217;accordo, in quanto posto sacro, e anche se la terra è in affitto all&#8217;uomo bianco, con le sue leggi, non sembra proprio corretto procedere. C&#8217;è da chiedersi perchè le autorità Australiane non la blocchino del tutto invece che cercare di convincere i turisti.<br />
- <strong>Kata Tjuta (the Olgas)</strong>. Situato a 55Km circa da Yulara questo sito non è sicuramente secondo a Uluru, anzi, molti visitatori lo trovano addirittura più interessante. Sicuramente è più vario, con 36 picchi rocciosi (Kata Tjuta significa molte teste in aborigeno) alti fino a 546 metri. Quando Ernest Giles scoprì Kata Tjuta nel 1872, riportò nel suo manoscritto che Uluru è si più antico e sublime ma le Olgas sono magnifiche e grottesche. Effettivamente è intrigante pensare come queste due formazioni, una volta appartenenti alla medesina catena montagnosa, possano essere così differenti. A pochi Km dalle Olgas fermatevi al punto di vista, molto meno affollato di Uluru, avrete la possibilità di fare delle bellissime foto con un interessante paesaggio desertico. Arrivati al parcheggio non perdetevi l&#8217;immancabile camminata nella valle dei venti, magnifica, per alcuni la parte più bella del parco. Se la giornata è calda iniziatela molto presto perchè rischiereste di trovarla chiusa se la temperatura sale oltre i 36 gradi alle 11.00 am. </p>
<p><strong>Attività ricreative</strong><br />
Le principali attivitá ricreative sono legate alle camminate nei siti sopra riportati. In particolare vengono suggeriti i seguenti sentieri:<br />
- <strong>Base di Uluru</strong> (10 Km, 3-4 ore, facile): è un sentiero che segue il perimetro di Uluru. Potrete vedere da vicino ogni angolo nascosto.<br />
- <strong>Kuniya Walk e Mutitjulu Waterhole in Uluru</strong> (1Km, 45 minuti, facile): lasciate la macchina al parcheggio Kuniya. Da qui seguite il semplice tragitto che vi porterà alla pozza (waterhole). Molto bella al mattino presto, con il sole che crea delle ombre interessanti per le vostro più belle foto.<br />
- <strong>Valle dei venti</strong> (7,4 Km, 3 ore, difficoltà media): qui camminerete in spettacolari canyon con vista mozzafiato, soprattutto nella seconda parte del tragitto. La camminata più bella del parco. </p>
<p>Altre attività sono organizzate dal Yulara Resort. Qui potrete optare per un giro con cammello, oppure con Harley, o ancora con elicottero. La scelta é vasta, ma si paga un certo margine dovuto al posto.</p>
<p><strong>Dove mangiare e bere</strong><br />
Per il mangiare, bere e dormire, non vi é molta scelta a Uluru. C’é solo un resort, il Yulara Resort. All’interno potrete optare per la soluzione a budget limitato, o per il super-lusso.<br />
- <strong>Sounds of Silence</strong>. 155$. Da fare o non fare, questa é la domanta che si fanno molti viaggiatori. L&#8217;esprienza é molto turistica ovviamente, ma questo é un resort e voi siete turisti, quindi nessuna sorpresa. L&#8217;esperienza non é culinaria, niente di eccezionale, ma l&#8217;ambiente qui é organizzato, con vista di Uluru con il calar del sole. La scelta é molto personale.<br />
- <strong>Pioneer BBQ and Bar</strong>. Attenzione!! La carne viene servita fino alle 9.00 pm. 15$-25$. BBQ fai da te in questo resort. Ispirati da Ikea, pagherete alla cassa il piatto che volete e vi sará data la carne che dovrete cuocere voi stessi sul barbeque. Questo ristorante si trova proprio accanto al campeggio, é quindi la soluzione ideale per i viaggiatori coscienziosi, nel caso non vogliate cucinare da soli. Musica dal vivo accompagna la serata. Portate con voi la chiave del resort dove siete (o le carte del campeggio), altrimenti non vi servono alcolici.<br />
- <strong>Outback Pioneer Hotel</strong>. Musica dal vivo stile western, tavoli e panche di fronte al palco. Un bel bancone che offre birre tipiche dell&#8217;Outback (suggerita la NT). Una serata senza nulla d&#8217;eccezionale, ma quello che offre questo resort. Portate con voi la chiave del resort dove siete (o le carte del campeggio), altrimenti non vi servono alcolici.</p>
<p><strong>Dove alloggiare</strong><br />
Una soluzione alternativa al Yulara resort é la stazione Curtin Springs che si trova a 85 Km da Uluru. Una esperienza unica, in mezzo al deserto, ma vi perderete l’alba e il tramonto al monolite.<br />
- <strong>Ayers Rock Campground</strong>, 20$(tenda)/150$(bungalow 6 persone). L&#8217;alternativa meno costosa per dormire a Uluru. Se intendete campeggiare durante i mesi di Giugno-Settembre, preparatevi con sacco a pelo pesante, perche&#8217; la temperatura puo&#8217; scendere anche al di sotto dello 0 di notte. Il bungalow è perfetto per 4 persone, per 6 è un po&#8217; stretto con una piccola stanza doppia e un&#8217;altra stanzetta con 4 letti stile dormitorio (o catacomba per quanto sono stretti)<br />
- <strong>Outback Pioneer Hotel</strong>, da 200$. Appartamenti e stanze a 2 stelle (lodge) o 3 stelle<br />
- <strong>Curtin Springs Station</strong>, Lasseter Hwy (85Km da Uluru), 65$-150$. Probabilmente l&#8217;alloggio a miglior rapporto qualita&#8217;-prezzo nella zona di Uluru. Si trova a 85Km dal monolite, il che vuol dire che é comunque conveniente per la visita in giornata ma vi perderete l&#8217;alba e il tramonto, perché non é assolutamente consigliato viaggiare di notte nell&#8217;outback. Ottimo cibo nel ristorante, é un&#8217;ottima alternativa se comunque pensate di perdervi il calare o sorgere del sole. </p>
<p><strong>Avvertenze</strong><br />
Nessun problem con furti o malvivenza, ovviamente. Fate solo attenzione a possibili serpenti anche se rarissimi nel resort. Se siete in campeggio, ricordatevi di chiudere sempre la tenda, per non trovarvi delle sorprese di notte.<br />
Comunicazioni: avrete il segnale per il telefonino a Uluru, con tutti gli operatori. Sulla strada per Uluru, il segnale e&#8217; completamente assente (se non in rare zone) tranne che per Telstra, l&#8217;unico operatore veramente a copertura nazionale. Se pensate di avventurarvi in 4WD per molti giorni, soprattutto in tracciati poco battuti, considerate l&#8217;opzione di affittare un telefono satellitare. </p>
<p><strong>Flora e fauna</strong><br />
Il parco, a prima vista, può risultare un grosso arido deserto. In realtà molti sono gli animali che risiedono in questa zona, a partire dai canguri rossi, dai dingoes ed altri animali della famiglia dei marsupiali. Non mancano ovviamente i serpenti a cui bisogna sempre prestare molta attenzione. Visitate il Centro Informazioni, proprio all&#8217;ingresso del centro vi sono degli interessanti murali che raccontano l&#8217;evoluzione del parco nel corso dei millenni con menzione agli animali che lo abitano. L&#8217;interno del centro riporta anche foto e ed alcuni esemplari.</p>
<p>Le piante in questa parte d&#8217;Australia sono tipiche dell&#8217;outback, ovvero grasse e legate alle zone desertiche. La mulga è una tipica pianta del centro Australia, con tronco molto duro, usato per la creazione di utensili da parte degli aborigeni. Sono presenti anche eucalipti, anche se non estremamente comuni.</p>
<p>Se siete così fortunati d&#8217;arrivare dopo una pioggia noterete subito come poca acqua possa improvvisamente svegliare il deserto. Il verde vince sul marrone e il rosso. Le piante crescono con una velocità impensabile. E&#8217; come se la natura improvvisamente voglia sfruttare quella poca acqua per concentrare un anno di vita in pochi giorni, magari una settimana. </p>
<p><strong>Storia del parco</strong><br />
La presenza umana su questo sito risale a oltre 10.000 anni fa (alcuni libri riportano fino a 20.000 anni or sono). Ovviamente si parla di una presenza aborigena che tuttora qui risiede con gli Anangu. Qualche anno fà, vi è stato però un accordo tra Parks Australia e gli Anangu per un affitto di 99 anni del parco. I soldi ricevuti vengono poi investiti per progetti a sfondo comunitario e culturale per le popolazioni aborigene.</p>
<p>L&#8217;uomo bianco ha approciato questa parte d&#8217;Australia solo a fine 800 e gli esploratori del tempo, tra cui Ernest Giles e William Gosse, rinominarono i siti richiamando i nomi della regina Olga di Wurttemberg (Kata Tjuta) e del primo Ministro dell&#8217;Australia Meridionale, Henry Ayers (Uluru). Da allora la presenza bianca aumentó, ma non in modo considerevole, fino al 1950, quando venne costruito anche un piccolo aereoporto. Quelli furono anche i primi tempi in cui le due culture, bianca ed aborigena, incominciarono a scontrarsi.</p>
<p>Nel 1970 iniziò la costruzione del Yulara Resort, ancora oggi centro unico per la ricezione turistica. Se da un lato questo aumentò notevolmente l&#8217;afflusso turistico, arrivato oggi a 50.000 persone l&#8217;anno, dall&#8217;altro lato aiutò a riorganizzare la zona in modo più vivibile per entrambe le culture.</p>
<p>Come si può leggere nel Centro Informazione, il parco è stato riconosciuto di proprietà aborigena solo nel 1985, dopo molte lotte non soltanto legali ma anche mediatiche, con la firma del contratto d&#8217;affitto a Parks Australia per 99 anni.</p>
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		<title>Kenya, consigli e info utili di viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 22:34:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_950" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/kenya-info-utili-di-viaggio/kenya/"  rel="attachment wp-att-950"><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/06/kenya-300x200.jpg" alt="Kenya" title="Kenya" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-950" /></a><p class="wp-caption-text">Kenya</p></div>
<p>Il Kenya si trova a cavallo dell’Equatore e si affaccia sulle sabbie coralline dell’Oceano indiano. Più precisamente confina a nord con il Sudan, e oltre il deserto del Chalbi, con l’Etiopia; a est con la Somalia e l&#8217;oceano Indiano, a sud con la Tanzania e a ovest con l’Uganda. Le coste interamente protette dalla barriere coralline sono piuttosto frastagliate e arginate da profonde spiagge di sabbia bianca prodotta dalla naturale frantumazione dei giardini di corallo. Oltre la barriera vi è l’arcipelago di Lamu, sulla costa settentrionale kenyana poco sotto il confine somalo. Verso l’interno in genere si incontrano mangrovie e palme da cocco, poi una ristretta fascia lussureggiante di foresta scandagliata da ruscelli, dove si trovano piantagioni di cocco, agave da sisal, arachidi, banani e manghi oltre ai giganteschi baobab.</p>
<p><strong>I MONTI</strong></p>
<p>Il Kenya è una terra di altipiani e di monti isolati e molto alti. Verso occidente si incontra una fascia verticale con antichi vulcani fra cui il Kilimangiaro (5895 mt). Quando alla fine del XIX secolo questa zona d’Africa fu divisa in zone d’influenza il &#8220;tetto dell’Africa&#8221; spettò al Kenya; poi la regina Vittoria volle offrirlo in dono al cugino, Kaiser Guglielmo II, e la frontiera venne spostata di poco a nord: il Kilimangiaro fini’ per trovarsi nella zona d’influenza tedesca.<br />
Ancora a occidente si trova il monte Meru (4556 mt) e i colli Meto, relativamente bassi, mentre a nord ci sono i monti Cyulu, bassi vulcani di recente formazione (4000 anni). Proprio dove l’equatore incontra il centro della nazione c&#8217;è il monte Kenya (5199 mt), che dà il nome allo stato e che è il suo monte più alto.</p>
<p><strong>I FIUMI</strong></p>
<p>Il Kenya è decisamente arido. Solo il 7% delle terre riceve piogge sufficienti a renderle fertili e i fiumi, quand&#8217;anche riescano a fluire tutto l’anno, hanno carattere decisamente stagionale. Il Tana (chiamato Sagana sull’altopiano) nasce dal monte Kenya e sfocia nell’oceano poco a sud dell’isola di Lamu. L’Athi e lo Tsavo formano il Galana che raggiunge l’oceano a Malindi con il nome di Sabaki.<br />
Ancora Nzoia, Yala e Mara confluiscono nel lago Nyanza (ovvero il vecchio Vittoria, 68854 Kmq, il lago più esteso d’Africa che bagna oltre al Kenya anche la Tanzania e l’Uganda).</p>
<p><strong>LA COSTA</strong></p>
<p>L’uomo ha intensamente colonizzato la costa oceanica dell’Africa, ma ha limitato la costruzione dei suoi insediamenti a zone molto ristrette e solo raramente ha lasciato che i campi agricoli arrivassero a lambire le spiagge sabbiose.<br />
Dai 600mt e fino alla sabbia, tra campi di agavi, di anacardi e banani, arbusti di arachidi, troneggiano alberi verdissimi alti anche 30 mt: i manghi che provengono dall’Asia e forniscono ombra preziosa e un frutto polposo che, maturo, e’ considerato un nettare. A lambire la sabbia salata sono anche i cocchi, palme alte 40mt, probabilmente originarie della Malesia. Devono il loro proliferare lunghi il litorale all’uomo, ma anche alla straordinaria capacità dei frutti di conservare a lungo le proprietà germinative anche dopo essere stati immerse in mare. Spesso curvati dalla pressione dei venti, i tronchi di cocco sono utilizzati nella costruzione. Le foglie lunghe fino a 5mt e larghe fino a un metro, sono utilizzate per tessere stuoie e per coprire i tetti. Il frutto pesa ca. 1.5 kg e matura in 9-12 mesi; ha un esterno di legno molto duro utilizzato per la confezione di recipienti e bottoni. Internamente si crea una polpa dapprima cremosa quindi carnosa e infine, a frutto maturo, fibrosa. Localmente viene consumato ancora acerbo. Se ne trae anche un olio e dall’olio un burro.<br />
Infine lungo i delta dei fiumi, nelle baie o nelle lagune, dove l’alternanza delle mare spinge le acque salate all’interno, si trovano mangrovie, capaci di adattarsi a condizioni anche proibitive. Alte anche 15 mt, si riconoscono dalle tipiche radici che escono oltre il livello dell’acqua.</p>
<p><strong>LA SAVANA</strong></p>
<p>Oltre la fascia costiera, dove piove davvero poco ed il terreno s’impoverisce per la siccità dovuta agli intervalli tra le stagioni delle piogge, c&#8217;è una sterminata distesa dove proliferano le graminacee, alte anche due metri, che rinverdiscono solo dopo le precipitazioni. Crescono anche arbusti e alberi e la densità e l’altezza di questi determinano una decina di habitat all’interno dei quali vivono diverse specie di erbivori.<br />
In particolare i baobab abitano la savana, e vanno considerati come i giganti degli alberi africani per lo spessore del tronco che puo’ raggiungere una circonferenza anche di 40 mt. L’altezza è in genere di 9-10 mt, raramente raggiunge i 20 mt. Vive al di sotto dei 1200mt di quota, dove l’acqua cade abbondantemente solo durante limitati periodi dell’anno e il suo tronco spugnoso assume queste dimensioni per conservarvi l’acqua. Produce un fiore bianco enorme, il frutto è scuro, ovale e durissimo e contiene all’interno una polpa farinosa della quale le scimmie sono ghiotte. La riproduzione raramente è spontanea, spesso viene aiutata dagli elefanti i quali inghiottono il frutto per intero, che viene assorbito dai loro succhi gastrici e viene poi fertilizzato. Il baobab vive anche 3000 anni.</p>
<p><strong>I PARCHI NAZIONALI</strong></p>
<p>Il Kenya ha generosamente esteso le zone riservate alla conservazione della natura fino a comprendere il 10.6% dell’intero territorio nazionale, le ha suddivise in 56 aeree protette con statuto di parco nazionale e di riserve naturali. Nei parchi nazionali, che sono gestiti a livello nazionale (come ad esempio lo Tsavo), l’obbiettivo è quello di conservare l’ambiente senza interferenze da parte dell’uomo; alcune aree si possono visitare, altre sono off limits. All’interno dei parchi bisogna muoversi in auto e sulle piste, dalle quali è consentito allontanarsi solo entro limiti ben stabiliti che differiscono da parco a parco. E&#8217; divieto assoluto disturbare la fauna e non si può raccogliere nulla; ossa e corna si decalcificano e diventano fertilizzanti, le piume servono ad altri uccelli per costruirsi il nido.<br />
Nelle riserve naturali, che sono amministrate dalle autorità locali, (come ad esempio il Masai Mara), è consentito l’utilizzo limitato dell’ambiente per ragioni diverse da quelle della conservazione, ad esempio possono viverci quelle popolazioni che da secoli le hanno abitate e vi hanno portato al pascolo le proprie mandrie.</p>
<p><strong>IL CLIMA</strong></p>
<p>Il Kenya è compreso tra i 5 gradi a nord dell’Equatore e i 5 gradi a sud. Contrariamente a quanto si crede, il clima del paese è tutt’altro che equatoriale: l’altitudine dell’altopiano rende il clima temperato al punto che nelle zone di Nairobi e Arusha è gradevole coprirsi con un maglioncino nelle serate di luglio e agosto. Intorno ai 1500 mt di altitudine si hanno medie massime di 21 gradi a marzo e medie minime di 15 gradi da giugno a settembre. Le notti sono sempre fresche. La costa oceanica e l’arcipelago di Lamu hanno clima tropicale con monsoni e alisei che mitigano la calura (medie fra i 22-30 gradi). Da ottobre a marzo il vento Kaskazi arriva sulla costa nord-est, caldo e umido; da aprile a settembre è il turno del Kuzi che arriva da sud-est, più asciutto e temperato. Da dicembre a marzo il tempo è più umido, il caldo è maggiore da settembre-ottobre e da dicembre ad aprile.<br />
All’Equatore l’insolazione è costantemente di 12 ore al giorno. Il sole si alza intorno alle 6 (per gli Africani è la dodicesima ora della notte) e tramonta intorno alle 18 (la dodicesima ora di luce). Non esiste l’alternarsi delle stagioni come da noi, mentre è possibile rintracciarne le caratteristiche durante l’arco della giornata pur con temperature diverse a seconda dell’altitudine: all’alba è inverno, al mattino è primavera, mezzogiorno e pomeriggio sono estate, tramonto e sera l’autunno. A sostituire le stagioni sono le piogge portate dai monsoni. Le grandi piogge vanno da marzo a maggio, le piccole da novembre a meta’ dicembre; in altre parole è frequente un&#8217;acquazzone al pomeriggio da marzo a maggio e una pioggia neanche troppo violenta al pomeriggio da novembre a meta’ dicembre.<br />
Nelle fasce basse degli altipiani semi desertici nel nord del Kenya il clima può essere più caldo, ma l’aria è assolutamente priva di umidità con medie di 27-30 gradi a novembre. Di sera però l’aria rinfresca.</p>
<p><strong>LA POPOLAZIONE</strong></p>
<p>Dando uno sguardo alla storia del paese, nonostante popoli estranei fossero presenti sulle regioni costiere da un migliaio d’anni, sostanzialmente c’era già un tessuto etnico stabile quando, appena un centinaio di anni fa, l’uomo bianco si è messo a giocare alla geografia politica con le savane e le foreste dell’Africa equatoriale.<br />
Seppur il concetto di popolo non corrisponda alla nostra idea di nazione (su una terra dai confine delimitati una o piu’ etnie gestiscono autonomamente il territorio in base ad uno statuto democraticamente scelto), bisogna pensare che 4 milioni di persone (tanti dovevano essere all’inizio del secolo i kenyoti), inquadrati in circa 60 tribù, erano riusciti a sopravvivere più che decorosamente in base alle proprie tradizioni e c’erano stati meno morti in duemila anni di conflitti etnici di quante non ce ne fossero stati nei due conflitti mondiali per guerre combattute all’estero.<br />
La dissoluzione degli imperi coloniali ha di fatto inventato nuove nazioni che non hanno tenuto conto delle realtà etniche, come non lo avevano fatto le nazioni civili alla conferenza di Berlino del 1885 quando si spartirono l’Africa in zone d’influenza.<br />
Una volta ottenuta l’indipendenza i nuovi Stati hanno dovuto riconoscere questi confini artificiali che hanno creato pochi paesi ricchi e altri destinati a restare deboli. E’ in quest’ottica che Kenya, Tanzania e Uganda hanno tentato di fondare la Comunità dell’Africa Orientale. Purtroppo però i nuovi stati avevano già assunto caratteristiche moderne che li rendevano incompatibili e che probabilmente non consentiranno loro di &#8220;progredire nella tradizione&#8221;.</p>
<p>In Kenya ci sono 42 tribù, alcune delle quali molto numerose, che hanno sempre mantenuto contatti a livello tribale persino all’interno dei movimenti per l’indipendenza. La popolazione cittadina è per la stragrande maggioranza maschile: gli uomini lavorano in città arrangiandosi alla meglio, mentre bambini e moglie (o mogli) restano in campagna sull &#8220;shamba&#8221; a lavorare la terra. Appena possibile l’uomo torna a casa in campagna.<br />
Oggi la popolazione del Kenya è di 32.8 milioni di abitanti e registra un notevole aumento demografico del 3.6% annuo dovuto al calo della mortalita’ infantile e all’innalzamento della soglia di vecchiaia per le migliorate condizioni igieniche e assistenziali. L’età media eè di 54 anni per la popolazione maschile e 57 per quella femminile.<br />
Solo un quarto del territorio riceve pioggia sufficiente per l’agricoltura e il 72.3% della popolazione ha finito per concentrarsi nelle zone migliori determinando una densità di 170/220 persone per kmq sulla costa.<br />
Sono le etnie più forti a mantenere vivo il concetto tribale che, pur avendo perso la sua funzione sociale, è ancora molto vitale.<br />
In Kenya esiste ancora questo tessuto tribale o per lo meno quello che resta dopo l’islamizzazione, l’evangelizzazione, la politicizzazione.<br />
Le tribù dell’altopiano sono più numerose e occupano alcune delle terre più fertili del Kenya, i più conosciuti sono i Kikuyu. Ci sono poi i Bajuni dell’arcipelago di Lamu, i Masai, i Samburu, etc&#8230;<br />
In Kenya abitano ancora 40000 arabi (di origine Omana, yemenita o saudita), 80000 asiatici (Indiani, Punjabi o Pakistani) e 45000 europei, di cui 5000 hanno preso la cittadinanza kenyota e 40000 mantengono la propria.</p>
<p><strong>LA LINGUA</strong></p>
<p>Le lingue ufficiali sono Inglese e Swahili. Quest’ultima trae il suo nome da sahel che vuol dire &#8220;fascia costiera&#8221;. A detta dei linguisti è la dodicesima lingua al mondo parlata da un quarantraquattresimo della popolazione mondiale. E’ costruita da circa il 50% di radice Bantu, il 30% di arabo e un buon 20% di inglese africanizzato. Lo Swahili si legge come si scrive per cui risulta facile agli Italiani. Uniche avvertenze: utilizzare le consonanti all’inglese e le vocali all’italiana.</p>
<p><strong>ISTRUZIONE</strong></p>
<p>Il tasso di alfabetizzazione del Kenya è del 79% circa, ovvero molto più alto di qualunque nazione confinante, e per la fascia d’età compresa tra 15 e 24 anni questa percentuale sale al 95%. Si tratta di un dato particolarmente significativo, considerando che l’istruzione in kenya è a pagamento, che le rette delle scuole secondarie sono elevate e che è difficile riuscire ad entrarvi. L’istruzione non è obbligatoria, ma la popolazione kenyota ci tiene moltissimo e ovunque si vedono scolari in uniforme, anche nelle più misere comunità rurali del kenya.<br />
Il 65% circa dei bambini in età scolare frequenta le 15000 scuole elementari del paese, ma soltanto il 26% dei ragazzi e il 22% delle ragazze riesce ad accedere alle 2500 scuole secondarie kenyote. La percentuale relativa all’università è molto più bassa, sopratutto per questioni economiche, e meno dell’8% della popolazione raggiunge la laurea.</p>
<p><strong>RELIGIONE</strong></p>
<p>Probabilmente corrisponde a verità che la maggior parte dei kenyoti, a eccezione delle province costiere e orientali, professano in un modo o nell’altro la religione cristiana, mentre quasi tutti quelli che vivono sulla costa del paese sono musulmani. Gli islamici corrispondono al 30% circa della popolazione e nelle regioni tribali piu’ isolate troverete un miscuglio di musulmani, cristiani ed etnie che seguono ancora le loro credenze ancestrali, anche se queste ultime sono decisamente una minoranza.<br />
La maggior parte delle persone che conducono un’esistenza tribale in kenya aderisce all’animismo, con credenze e rituali strettamente connessi alla stagione delle piogge. La divinità si manifesta generalmente nel sole, nella luna, nelle stelle, nel tuono, nel fulmini e negli alberi, sopratutto il fico selvatico. Anche i colori vengono associati alle divinità: il nero è considerato &#8220;fresco&#8221; e quindi buono, mentre il rosso e il bianco sono colori &#8220;caldi&#8221; e cattivi. Un’altra credenza molto diffusa è quella degli spiriti, che vivono in luoghi straordinari e possono essere violenti e imprevedibili. Stregoni e indovini fanno da intermediari con il mondo degli spiriti. La maggior parte delle tribù celebra dei riti di passaggio per uomini e donne, che segnano il confine tra l’infanzia e l’età adulta.</p>
<p><strong>L’ECONOMIA</strong></p>
<p>Il maggior problema economico del Paese ha radice sociale e demografica: l’incremento di popolazione del 3.6% annuo significa il raddoppio della popolazione in 19 anni. Gli analfabeti sono il 22% della popolazione. La situazione viene poi ulteriormente aggravate dalla morfologia e dal clima del Paese. La superficie del Kenya quasi doppia rispetto a quella italiana, è per buona parte arida: solo il 25% delle terre riceve pioggia sufficiente per dare pascoli, il 10% ne riceve a sufficienza per l’agricoltura. In tale situazione l’83% della terra rimane improduttiva. Il reddito annuo pro capite è di 339 dollari, ma questo dato dev’essere rapportato alla popolazione urbana, che rappresenta solo il 28%, ora l’economia sembra comunque essersi stabilizzata. La popolazione attiva è di circa 12 milioni di persone.<br />
L’agricoltura rende il Kenya quasi autosufficiente dal punto di vista alimentare. Sull’altopiano si produce ottimo caffè (zona del monte Kenya) té pregiato (a Kherico) e ancora mais, frumento, riso, orzo, tabacco e avena. Nella zona di Nakuru si produce piretro, un insetticida naturale che sta diventando molto popolare da quando ci si è resi conto della nocività del DDT. Il Kenya ne è il maggior produttore mondiale. A Thika, a nord-est di Nairobi, ci sono colture estive di ananas che il Kenya esporta sia fresco che in scatola. Sulla costa vi sono coltivazioni di cocco, cotone, sesamo, canna da zucchero, agave da sisal, arachidi e banana. Ovunque poi si coltivano prodotti destinati al consumo interno (miglio, sorgo, patata dolce, manioca, frutta, verdure e legumi).<br />
L’allevamento si pratica ovunque, nelle &#8220;shamba&#8221; (piccolo fattorie tradizionali), nelle savane e nelle steppe a opera delle popolazioni seminomadi, ma soprattutto nella Rift Valley. Le cifre sui bovini possono meravigliare, ma bisogna tener conto che le mucche hanno una scarsa resa se paragonate alle razze europee, che non e’ possibile allevare a causa della tse-tse, della siccità e di altre condizioni avverse. Per l’esportazione si allevano 100.000 suini mentre i nomadi del nord-est allevano 800.000 cammelli. La pesca nelle acque costiere e interne dà circa 137.000 tonnellate di pesce ogni anno.<br />
Il Kenya non ha ancora sufficientemente sviluppato le proprie risorse minerarie. Per il momento produce sale a Malindi, cenere di soda sul lago Magadi, magnesite a Niobio, amianto a Makinyambo. Ci sono due piccole miniere d’oro a Lolgorien (a nordovest del Masai Mara). Produce inoltre 2844 milioni di kwh di elettricità.<br />
L’industria è in sviluppo ma per il momento è concentrata nelle maggiori cittaà: tra Mombasa e Nairobi.<br />
Infine, il turismo porta ogni anno in Kenya oltre 370.000 visitatori procurando un reddito di 187 milioni di dollari all’anno e contribuendo a ridurre l’indebitamento con l’estero.</p>
<p><strong>L’ORDINAMENTO DELLO STATO</strong></p>
<p>Il Kenya è diventato indipendente il 12 dicembre 1963 e si è costituito in repubblica nell’ambito del Commonwealth esattamente un anno dopo. E’ membro delle nazioni unite ed è associato all’UE. Ha modificato la sua costituzione già 6 volte. Il presidente della repubblica è anche capo del governo e viene eletto a suffraggio universale per 7 anni. Al voto sono ammessi tutti i cittadini che abbiano raggiunto i 18 anni. Presidente e gabinetto dei ministri sono responsabili davanti all’Assemblea nazionale costituita da una sola Camera composta da 200 rappresentanti (188 eletti e 12 nominati dal Presidente) e rinnovata ogni 5 anni. Le prime elezioni libere si sono svolte il 5 marzo 1988. Solo recentemente è stato riammesso il pluripartitismo e sono già nati molti partiti politici.<br />
Amministrativamente il paese è diviso in 7 province e una zona metropolitana (Nairobi). La giustizia viene amministrata in base ad un sistema legale che si basa sulla Common Law Brittanica, sulle leggi tribali tradizionali, la legge islamica e il sistema dei precedenti verdetti dell’Alta Corte. Un nutrito apparato di interpreti assicura a ogni cittadino di essere giudicato nella propria lingua e una piccola biblioteca consente ad ogni credente di giurare sul libro che ritiene più sacro.<br />
La bandiera nazionale del Kenya è costituita da tre strisce orizzontali separate da una bordatura Bianca: nero (sopra), rosso e verde, con al centro uno schudo tribale su due lance incrociate.</p>
<p><strong>LA CACCIA</strong></p>
<p>In Kenya la caccia è stata proibita per vent’anni tra il 1977 e il 1997. Da poco è stata riaperta ma non si sà ancora se saranno messi in commercio avorio e trofei. Ricordarsi che comunque è tassativamente vietato importarli in Italia.</p>
<p><strong>IL FUSO ORARIO</strong></p>
<p>Il Kenya è 2 ore avanti all’ora solare italiana e 1 ora avanti a quella legale.</p>
<p><strong>PESI E MISURE</strong></p>
<p>Fino al 1978 le distanze erano calcolate in piedi e miglia, le lunghezze in yarde e pollici, i liquidi in galloni, i pesi in libbre. Oggi si dovrebbe ragionare con il sistema metrico decimale, ma non tutti ci riescono.</p>
<p><strong>ELETTRICITA’</strong></p>
<p>Le prese di corrente sono di tipo inglese con i due poli rettangolari e simmetrici e con la &#8220;terra&#8221;, sempre rettangolare ma verticale e più lontana dai poli. E’ possibile utilizzare le nostre spine a due poli avendo l’accortezza di introdurre una matita o un oggetto simile nel foro della &#8220;terra&#8221; per abbassare una protezione interna dei fori dei poli. La tensione è di 240 Volt, 50 cicli.</p>
<p><strong>LA CUCINA</strong></p>
<p>L’Africano comincia solo ora ad affacciarsi all’arte culinaria. Qui si è sempre mangiato invariabilmente lo stesso menù a colazione, pranzo e cena per 365 giorni all’anno. Ogni tanto si incontra una pietanza Indiana (in genere curry) introdotta dagli inglesi provenienti dalle colonie asiatiche. La loro cucina si basa su carni di pollo e agnello, polenta Bianca e zuppe di diverso genere. Hanno un pane particolare che ricorda le nostre piadine che viene chiamato chapati e si usano molto dei triangolo di pastella ripiena di verdure, carne, pesce o dolci. Il caffè viene prodotto ad alta quota, non viene miscelato ed è poco tostato, ma è veramente aromatico e gustoso con una nuvoletta di latte. Il té, anch’esso prodotto localmente, è eccellente; gli africani lo bevono fortissimo, con molto latte e molto zucchero.<br />
Non sono abituati agli zuccheri composti dei prodotti commerciali, di conseguenza le caramelle che tutti i bambini chiedono in dono ai visitatori sono molto più dannose del gesto fatto sicuramente con intento bonario. Portano danni ai denti, e le difficolità nel trovare un dentista, nonchè nel poterselo sempre permettere, sono più che sufficienti per consigliarvi di evitare di dare in dono dolciumi e caramelle, che non hanno nessun fine benefico sui bimbi africani.</p>
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		<title>Benvenuto in Kenya</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 21:38:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Nessun altro paese al mondo è in grado di offrire cosi tante meraviglie come il Kenya. Entro i confini di questo straordinario Paese, troverete savane, spiagge incontaminate con ricche barriere coralline, foreste equatoriali, gigantesche montagne innevate, deserti infuocati e freschi altopiani. Insomma, le possibilità di avventura, scoperta e relax sono tantissime, più di quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/benvenuto-in-kenya/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p> Nessun altro paese al mondo è in grado di offrire cosi tante meraviglie come il Kenya. Entro i confini di questo straordinario Paese, troverete savane, spiagge incontaminate con ricche barriere coralline, foreste equatoriali, gigantesche montagne innevate, deserti infuocati e freschi altopiani. Insomma, le possibilità di avventura, scoperta e relax sono tantissime, più di quanto si possa immaginare.</p>
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		<title>Corto Watamu Kenya!!</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 23:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Questo è un cortometraggio che dà un&#8217;idea del viaggio mio e di Franci in Africa! Precisamente in Kenya a Watamu! Le restanti 10 ore di filmino sono state tolte in previsione di un inevitabile calo di attenzione! Spero piaccia a tutti!
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			<content:encoded><![CDATA[<p><p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/corto-watamu-kenya/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p> Questo è un cortometraggio che dà un&#8217;idea del viaggio mio e di Franci in Africa! Precisamente in Kenya a Watamu! Le restanti 10 ore di filmino sono state tolte in previsione di un inevitabile calo di attenzione! Spero piaccia a tutti!</p>
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		<title>Seychelles, l&#8217;Isola di Grand Soeur</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 23:08:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Una escursione assolutamente da non perdere è all&#8217;isola di Grand Souer raggiungibile facilmente sia da Praslin che da La Digue, con una barca autorizzata, Grand Souer è sicuramente una delle più belle isole dell&#8217;arcipelago delle Seychelles.
La bellezza di questi fondali appaga gli appassionati dello snorkeling. Si viene trasportati da una piccola imbarcazione fino alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/seychelles-lisola-di-grand-soeur/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p> Una escursione assolutamente da non perdere è all&#8217;isola di Grand Souer raggiungibile facilmente sia da <a href="http://www.viaggioideale.it/?p=366" >Praslin</a> che da La Digue, con una barca autorizzata, Grand Souer è sicuramente una delle più belle isole dell&#8217;arcipelago delle Seychelles.</p>
<p>La bellezza di questi fondali appaga gli appassionati dello snorkeling. Si viene trasportati da una piccola imbarcazione fino alla spiaggia, da questo versante dell&#8217;isola in alcuni periodi dell&#8217;anno ci sono gli effetti della marea. Camminando poche decine di metri, verso il centro dell&#8217;isola, ci accoglie uno stupendo giardino con palme e massi granitici imponenti.</p>
<p>Ancora pochi metri ci dividono da una delle più belle spiagge delle Seychelles, di quelle che non si dimenticano facilmente&#8230;</p>
<p>Il mare con una incredibile sfumatura di colori, è il protagonista di quello che sembra un set cinematografico, ricostruito in un teatro di posa. Ma gli effetti speciali sono da attribursi solamente alla natura e soprattutto al rispetto degli uomini per questi angoli del mondo. </p>
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		<title>Seychelles, l&#8217;Isola di Praslin</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 22:54:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ In circa 15 minuti di volo, a 34 kilometri da Mahè, si arriva alla seconda isola più grande delle Seychelles, l&#8217;isola di Praslin.
Con un&#8217;area di 44 Kmq, è coperta quasi interamente da foresta tropicale, Praslin è considerata da molti turisti una delle isole preferite tra tutte quelle dell&#8217;arcipelago delle Seychelles.
L&#8217;isola di Praslin offre diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/seychelles-isola-di-praslin/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p> In circa 15 minuti di volo, a 34 kilometri da Mahè, si arriva alla seconda isola più grande delle Seychelles, l&#8217;isola di <strong>Praslin</strong>.</p>
<p>Con un&#8217;area di 44 Kmq, è coperta quasi interamente da foresta tropicale, Praslin è considerata da molti turisti una delle isole preferite tra tutte quelle dell&#8217;arcipelago delle Seychelles.</p>
<p>L&#8217;isola di Praslin offre diverse spiagge ed insenature, la spiaggia più famosa è quella di <strong>Anse Lazio</strong>, un lungo e ampio arco di sabbia bianca, contornato da alberi di takamaka, dalle sue acque trasparenti, ricche di flora e fauna, emergono massi granitici levigati dal mare.</p>
<p>Praslin è famosa per la <strong>Vallè de Mai</strong>, un Parco Nazionale, un&#8217;area di foresta tropicale protetta e dichiarata dall&#8217;Unesco Patrimonio Mondiale. Con le sue diverse piante endemiche, la Valleè de Mai è conosciuta soprattutto per una pianta unica al mondo: il coco&#8217; de mer, una palma che raggiunge oltre i 30 metri di altezza, con il suo particolarissimo frutto, un cocco dall&#8217;incredibile somiglianza con le forme armoniche di una donna.</p>
<p>L&#8217;isola di Praslin, con i suoi circa 6.000 abitanti, è un importante punto di riferimento per il turista, infatti sono diverse le escursioni che si possono effettuare partendo da qui. Distante poche decine di minuti con una barca veloce, si può visitare l&#8217;isola di Cousine, il luogo per gli appassionati di ornitologia. Infatti sull&#8217;isola, in una zona protetta, c&#8217;è la possibilità di ammirare diverse specie di uccelli. Una guida multilingue vi accompagnerà, per tutto il percorso, illustrando e spiegando ogni specie vegetale ed animale presente sull&#8217;isola. Si può includere una escursione nello stesso giorno all&#8217;isola di Couriese</p>
<p>Le meravigliose spiagge che l&#8217;isola di Praslin mette a vostra disposizione, sono facilmente raggiungibili con autobus ed automobili noleggiate da diverse compagnie turistiche locali.</p>
<p>Un&#8217;altra spiaggia davvero incantevole, a Praslin, è <strong>Anse Georgette</strong>, sempre sulla costa nord dell&#8217;isola. Per raggiungerla è necessario attraversare a piedi il campo da golf dell&#8217;hotel Lemuria Resort, raggiungibile seguendo la strada principale sulla costa occidentale, per accedere al campo da golf è necessario chiedere il permesso al guardiano all&#8217;ingresso dell&#8217;area dell&#8217;hotel. La spiaggia è spesso deserta ed offre discrete possibilità di snorkeling. Le correnti in questa piccola insenatura possono essere piuttosto forti.</p>
<p>Sull&#8217;isola ci sono diverse possibilità di soggiornare: hotel, guest house, ville e case private. </p>
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		<title>Seychelles, l&#8217;Isola di Mahé</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 22:41:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Un viaggio alle Seychelles è da sempre meta preferita da chi è alla ricerca di una vacanza in un vero ed autentico paradiso. Spiagge bianchissime, acqua cristallina ed una vegetazione rigogliosa sono gli ingredienti che caratterizzano le Seychelles.
L&#8217;arcipelago delle Seychelles è formato da 115 isole di origine granitica e corallina. La più grande dell&#8217;arcipelago [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><p><a href="http://www.viaggioideale.it/2009/06/seychelles-lisola-di-mahe/" ><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p> Un viaggio alle Seychelles è da sempre meta preferita da chi è alla ricerca di una vacanza in un vero ed autentico paradiso. Spiagge bianchissime, acqua cristallina ed una vegetazione rigogliosa sono gli ingredienti che caratterizzano le Seychelles.</p>
<p>L&#8217;arcipelago delle Seychelles è formato da 115 isole di origine granitica e corallina. La più grande dell&#8217;arcipelago è l&#8217;isola di Mahè, dove sorge la Capitale Victoria, una delle più piccole Capitali al Mondo. Con i suoi circa 83.000 abitanti è il punto di arrivo per il turista in visita alle Seychelles. L&#8217;isola di Mahè offre al visitatore diversi itinerari. Ha una superficie di 152 chilometri quadrati. E&#8217; lunga 27 Km e larga 8 ed è abitata dal 90% della popolazione delle Seychelles. Le lingue ufficiali sono l&#8217;inglese e il francese, parlate entrambe dalla maggior parte della popolazione, ma la lingua più usata è il creolo francese.</p>
<p><strong>Victoria</strong>, è il centro amministrativo e commerciale. Su un importante crocevia nel centro della città, l&#8217;unico in tutto l&#8217;arcipelago dotato di un semaforo, spicca la Torre dell&#8217;Orologio, una copia del famoso Big Ben di Londra, che ricorda la colonizzazione britannica.<br />
Il caratteristico e coloratissimo mercato offre prodotti locali che vanno dal pesce di vario tipo, alla frutta e alla verdura, oltre ad un vasto assortimento di spezie usate nella cucina locale.<br />
Poco distante dalla città di Victoria affaccia sul mare la zona turistica di Beau Vallon fornita di molti alberghi e ristoranti famosi.</p>
<p><strong>Beau Vallon beach</strong> è la zona di mare preferita da chi pratica sport acquatici. Nell&#8217; isola è presente un bellissimo giardino botanico dove è possibile ammirare varietà di piante e fiori in un percorso comodo e ben illustrato da esperte guide locali. All&#8217;interno ci sono bellissimi esemplari di grandi tartarughe. Nelle Seychelles esistono molte piante endemiche ed una visita al giardino botanico può aiutarci ad individuare da soli la meravigliosa vegetazione che avvolge l&#8217; intero arcipelago.</p>
<p>Proseguendo verso il sud dell&#8217;isola di Mahè, gli appassionati dell&#8217;artigianato locale possono visitare il centro del handicraft e in alcuni casi vedere all&#8217;opera gli artigiani presenti sul posto. Ci sono numerose spiagge costituite da una straordinaria sabbia bianca e da massi granitici. Le più belle ed incontaminate sono collegate da strade comode e facilmente raggiungibili in automobile. Una delle prime spiagge che si incontra verso il sud dell&#8217;isola è <strong>Fairy land</strong>. Molti abitanti dell&#8217;isola amano trascorrerci il weekend organizzando dei picnic.</p>
<p>La pesca, per la popolazione delle Seychelles, costituisce un importante risorsa. La continua crescita nell&#8217;esportazione di pesce in diversi Paesi nel mondo ha messo Le Seychelles nei primi posti per la produzione del tonno in scatola.</p>
<p>Rimarrete stregati dalla bellezza delle spiagge delle Seychelles&#8230; camminerete su sabbia incredibilmente bianca, spesso ci si ritrova ad essere gli unici turisti su spiagge lunghissime, gli unici fortunati bagnanti in un mare che non ha bisogno di parole&#8230;</p>
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		<title>Egitto: El Alamein + visita ad Alessandria</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 16:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oissela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ghazala Regency Resort]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel Alba Club]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo proprio bisogno di una settimana di totale relax e quella trascorsa all&#8217;hotel Alba Club di El Alamein (che ora ha preso il nome di Ghazala Regency Resort) si è rivelata tale. L&#8217;idea iniziale era quella di partire per Sharm El Sheikh, per un soggiorno settimanale nel mio amato Conrad International hotel, ma per motivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_304" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/31032009116.jpg" ><img src="http://www.viaggioideale.it/wp-content/uploads/2009/04/31032009116-300x225.jpg" alt="El Alamein - Hotel Alba Club" title="El Alamein - Hotel Alba Club" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-304" /></a><p class="wp-caption-text">El Alamein - Hotel Alba Club</p></div>
<p>Avevo proprio bisogno di una settimana di totale relax e quella trascorsa all&#8217;<strong>hotel Alba Club</strong> di El Alamein (che ora ha preso il nome di <strong>Ghazala Regency Resort</strong>) si è rivelata tale. L&#8217;idea iniziale era quella di partire per Sharm El Sheikh, per un soggiorno settimanale nel mio amato Conrad International hotel, ma per motivi tecnico-gestionali da parte di Teorema Tour non mi è stato possibile effettuare la prenotazione. E cosi, navigando sul sito <a href="http://www.it.lastminute.com/" title="Vai al sito lastminute.com"  target="_blank">lastminute.com</a>, mi sono imbattuto in un offerta davvero interessante (per il prezzo soprattutto) che proponeva una settimana all inclusive presso l&#8217;Hotel Alba Club di El Alamein. Questa piccola città, tristemente nota per le sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale, si sta lentamente trasformando in località turistica grazie alla sue belle spiagge di sabbia bianca e fine ma anche per la sua vicinanza ad Alessandria e ad altre località d&#8217;interesse turistico. Allettato dal prezzo dell&#8217;offerta e dalla curiosità di conoscere un eventuale nuova meta delle mie future vacanze in terra egiziana ho prenotato e sono partito! L&#8217;intera vacanza, in pensione completa con supplemento singola, mi è costata 624 Euro.</p>
<h2>L&#8217;hotel Alba Club</h2>
<p>La struttura si trova all&#8217;interno del Gazhala Village, un piccolo centro turistico costituito da villette e appartamenti di villeggiatura frequentato soprattutto da egiziani facoltosi. L&#8217;albergo è comunque indipendente e separato dal resto delle abitazioni. Dalla città di El Alamein dista circa 30 Km, mentre dal nuovo aeroporto di Dabaa i chilometri sono 20.</p>
<p><strong>La spiaggia privata</strong> dell&#8217;hotel, di sabbia bianca e fine, è ampia e attrezzata. Dispone di ombrelloni, lettini (con teli gratuiti) e un campetto da beach-volley. L&#8217;acqua del mare è limpida e di color turchese, simile a quello della Sardegna. Purtroppo, durante questa mia vacanza di fine marzo, sono riuscito a fare un solo bagno, la temperatura dell&#8217;acqua era ancora piuttosto fredda! Per non parlare del vento che ha tirato forte per quasi tutta la settimana! Questa zona del litorale di El Alamein è pressoché desertica, attorno al Gazhala Village non c&#8217;è nulla (vedi mappa sotto). Tutto ciò favorisce la presenza di fastidiosi venti che spirano quasi tutto l&#8217;anno. La posizione dell&#8217;hotel è comunque strategica per effettuare interessanti escursioni ad <strong>Alessandria</strong> (140 Km), al <strong>Cairo</strong> (310 Km) o all&#8217;<strong>Oasi di Siwa</strong> raggiungibile in 4 ore di pullman o jeep.</p>
<p><strong>Le stanze</strong> sono molto ampie e hanno tutte la vista sul mare. Sono dotate di aria condizionata, terrazzo o balcone, TV con alcuni canali italiani, frigobar, asciugacapelli e cassetta di sicurezza gratuita. La pulizia lascia un po a desiderare: un giorno mi sono ritrovato le federe del letto macchiate e unte, e avevano appena rifatto la stanza! Gli inservienti sono disponibili ma potrebbero applicarsi un po&#8217; di più. Il <strong>ristorante</strong> principale è a buffet e la scelta delle pietanze è ampia. Durante la mia permanenza ho mangiato discretamente e abbondantemente tanto che sono pure ingrassato di qualche etto! Ovviamente non è come mangiare in Italia, il mio giudizio è rapportato agli standard qualitativi della ristorazione nei Paesi arabi.</p>
<p>All&#8217;interno dell&#8217;hotel sono presenti alcuni negozi di souvenir, il bancomat (per poter prelevare in valuta egiziana), un <strong>centro SPA</strong> e una piccola palestra attrezzata con accesso gratuito. I servizi disponibili presso la SPA sono di qualità, io ho provato un massaggio della durata di un ora al costo di 35 Euro con incluso l&#8217;accesso al bagno turco e alla sauna finlandese, è stato davvero molto piacevole e rilassante. La <strong>piscina</strong> interna (con acqua riscaldata) è un po piccola mentre quella esterna è davvero ampia e ben tenuta. Il <strong>Team di animazione</strong>, formato pressoché da ragazzi giovani, durante il giorno organizza attività sportive in spiaggia mentre la sera propone spettacoli di intrattenimento. A nessuno di questi ho partecipato per cui non posso pronunciarmi sulla loro qualità. L&#8217;hotel è dotato di accesso a <strong>internet wireless</strong>. Il servizio dovrebbe essere a pagamento ma volendo (se si è un po &#8217;sgamati&#8217; in materia di networking..) <a href="http://www.viaggioideale.it/forum/index.php?showtopic=30" target="_blank" >si può anche navigare gratis</a>.</p>
<h2>El Alamein</h2>
<p>Come ben saprete questa località fu teatro di sanguinosi scontri tra le forze italo-tedesche e quelle britanniche durante la seconda guerra mondiale. In queste battaglie persero la vita migliaia di soldati, di cui oltre 5.000 italiani. Le loro spoglie sono custodite all&#8217;interno del <strong>Sacrario Militare Italiano</strong> che si trova a metà strada tra l&#8217;Hotel Alba Club e El Alamein. L&#8217;ingresso al Sacrario è gratuito, l&#8217;ambiente è desolante, triste e solitario. A poca distanza sorgono anche il <strong>Cimitero del Commonwealth</strong>, con le tombe dei soldati dei vari paesi che hanno combattuto dal lato britannico, e il <strong>Sacrario Tedesco</strong> costruito nello stile di una fortezza medioevale. Oltre a questi luoghi commemorativi El Alamein ospita anche un <strong>Museo dedicato alla Seconda Guerra Mondiale</strong> che espone diversi tipi di carri armati, blindati, cannoni ed aerei impiegati nelle battaglie del nordafrica dai diversi eserciti combattenti. L&#8217;ingresso costa 10 Lire Egiziane. Vi suggerisco di visitare questi luoghi in autonomia, magari chiedendo a qualche ragazzo locale di accompagnarvi, risparmierete di sicuro sul costo dell&#8217;escursione proposto dall&#8217;agenzia interna all&#8217;Hotel Alba Club (20 Euro a persona).</p>
<p>Per il resto El Alamein non offre altro. Grazie allo sviluppo turistico che ha interessato tutta la costa settentrionale dell&#8217;Egitto, oggi la città è una semplice e ridente località balneare che vede nel villaggio di Marina El Alamein il suo punto di attrazione principale. La Marina si affaccia su 11 km di spiaggia ed è affiancato da un porto turistico realizzato nel 2005, in grado di ospitare fino a 500 imbarcazioni.</p>
<h2>Alessandria</h2>
<p>Alessandria, con oltre 4 milioni di abitanti, è una delle più popolose città dell&#8217;Egitto. E&#8217; una città dinamica e allo stesso tempo tranquilla. In alcune zone il traffico è caotico in altre la vita sembra scorrere lenta come nel passato. Sulle strade capita spesso di vedere automobili di grossa cilindrata sfrecciare accanto a carrettini trainati da muli. Numerosi sono i vicoli\bazar affollati di gente dove si compra di tutto: abbigliamento, cibarie, oggetti per la casa. Alessandria è una metropoli con molte contraddizioni, formata da quartieri ricchi ma anche, ahimè, da diverse baraccopoli. La città si raggiunge dall&#8217;hotel Alba Club in circa 2 ore di auto (o pullman) su una superstrada di recente costruzione scorrevole e lineare.</p>
<p>Le attrazioni turistiche non sono molte, di sicuro ciò che attira più visite è la famosa <strong>Biblioteca</strong>. Questa moderna struttura sorge a pochi passi dall&#8217;antica sede voluta ben 2.300 anni fa dal primo faraone greco d&#8217;Egitto, Tolomeo I. Essa allora rappresentava il principale centro di raccolta e diffusione di tutto il sapere dei più grandi studiosi e scienziati dell&#8217;antichità. Oggi, ispirandosi ad un gigante sole inclinato che sorge dal mare, questo spettacolare e ardito edificio si estende su un&#8217;area di 80.000 metri quadri e ospita sale di lettura, un istituto per il restauro dei libri antichi, una biblioteca per l&#8217;infanzia, una scuola di informatica, sale per congressi e possiede più di un milione di testi scientifici. Per chi viene ad Alessandria la visita è obbligatoria, ne rimarrà sicuramente affascinato! L&#8217;ingresso costa 10 Lire Egiziane ed eventuali borse al seguito vanno obbligatoriamente depositate al guardaroba prima di entrare.</p>
<p>Meritano una visita anche il Serapeo con la colonna di Pompeo, le catacombe e la cittadella di QaitBay. Il <strong>Serapeo</strong>, di cui oggi rimangono solo pochi ruderi, era il più famoso dei templi della città e si trova nel quartiere Rhakotis, nei pressi della cosiddetta <strong>Colonna di Pompeo</strong>, una colossale colonna in granito alta circa 30 m. A fare da &#8216;guardia&#8217; a questo monumento ci sono due piccole sfingi posate su robusti basamenti. L&#8217;ingresso è di 20 Lire Egiziane. Poco lontano si trovano le <strong>catacombe</strong> egizio-romane di &#8220;Kom al-Shuqafa&#8221;, composte da camere, nicchie, sarcofagi e architetture scolpite nella roccia. La <strong>cittadella di QaitBay</strong> è invece una fortezza di &#8216;recente&#8217; costruzione, risale infatti al 1480. Sorge dove un tempo svettava il famoso <strong>faro di Alessandria</strong> distrutto probabilmente dai terremoti del XI e del XIV secolo. Questa fortezza, oltre che da turisti stranieri, è frequentata anche da giovani coppie egiziane che cercano intimità in un luogo tranquillo e con vista sul Mar Mediterraneo. Molto bello è anche il chilometrico lungomare.</p>
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