Toda Cuba! Il mio viaggio lungo tutta l’isola…

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Autore: Rosmin | Commenta sul forum

Spesso chi viaggia non lo fa per conoscere, e chi vuol conoscere spesso è disinteressato…

Andare a visitare, ad esempio, la Statua della Libertà e rimanerne affascinati non basta per dire che l’America è il paese dei sogni che divengono realtà. Perché se tutt’intorno fosse pieno di barboni in cerca di elemosina, che non hanno di che vivere, allora forse potrei anche dire che l’America non è il paese che fa per me!

Questa sete di conoscenza mi porta a visitare i luoghi più disparati ed a scegliere le mete più incomprensibili… Ed è così che decido di visitare Cuba, il paese di Fidel, il leader maximo, quello più amato, più odiato, più discusso al mondo. Vado per vedere come vive la gente, per capire se tutto ciò che si narra di Cuba sia vero oppure no!

E arrivo in questo paese dove tutto è statale, dove la concorrenza non esiste, è lo stato che decide i prezzi, pesos più, pesos meno. Vedo subito che per chi non è cubano è difficile comprendere la realtà del luogo, ma non mi lascio scoraggiare sebbene il “très très difficile à comprendre” ripetutomi da una guida locale.

E comincio a girare: L’Avana non è molto diversa dalle nostre città, caos e confusione. Così dopo un breve e rapido giro del centro, che val la pena di visitare perché molto caratteristico, decido di allontanarmi. Farlo in treno è improponibile, “très très difficile à comprendre” come funziona prendere un treno. Il noleggio è la mia unica salvezza. E così con la mia auto fiammante faccio strada per Matanzas passando sul Puente Bacunayagua alto 110 metri, per loro un’opera pazzesca, per noi sarebbe semplicemente bello. Arrivata alla mia prima destinazione visito il museo farmaceutico, la stupenda botica creata dal dottor Ernest Triolet, un insieme di “remedios” quasi alchimistici fatti di tanta tradizione omeopatica e di cure medico-scientifiche di sicura efficacia, qui tutto è curato e mantenuto perfettamente, in onore alla memoria di un uomo, Ernest Triolet, che diede tutta la sua vita per il bene altrui. Ed è proprio all’uscita dalla visita della stupenda Farmacia adibita ormai a museo, che incontro il primo, ma non unico, omosessuale della mia vacanza, e comincio a notare che se da un lato la legge li perseguita, dall’altro la gente li accoglie, ed è così che capisco che sono perseguitati se fanno qualcosa che non dovrebbero, come prostituirsi o “non stare al loro posto”. Che la gente sia così tollerante e priva di pregiudizi, mi fa già amare particolarmente questo luogo. Attraverso il piccolo e caratteristico ponte di pietra detto “concordia” per arrivare al mosaico del “Che” e poi riparto subito per Varadero, giusto il tempo per rimanere delusa dalla sua aridità, dalla sua falsità. In pieno contrasto con la pienezza dei sentimenti della donna conosciuta a Remedios, che mi narrò di aver avuto l’emozione più grande della sua vita quando strinse la mano di Che Guevara. Questa donna mi fa capire che ormai il comunismo non è più molto ben visto a Cuba perché mi dice “sono comunista, però io sono una brava persona”, un intero universo in questa frase. Non è capodanno e non posso quindi vedere i bellissimi fuochi d’artificio che fanno in questa città, così riparto alla volta di cayo Santa Maria, la spiaggia più bella che io abbia mai visto al mondo, fine e bianca, ed il mare con il suo mondo nuovo dentro, credo proprio che Dio volesse dare uno specchio del paradiso.

Prendo poi la strada per Florencia, dove volevo assistere ad uno dei famosi rodei che organizzano nella zona e invece trovo la festa del Carnevale con animazione in piazza ed ogni tipo di cibo servito tra le bancarelle. E’ speciale la loro pizza, cotta in piccoli forni portatili. E strada facendo do un passaggio ad una signora che mi presenta a tutto il paese, con grande imbarazzo da parte mia, ma soprattutto compro il caffè cubano, buonissimo, in una di quelle botteghe “solo per cubani” dove si compra con la tessera… Dopo essermi riposata dalla festa faccio colazione con il loro buonissimo yogurt di soia, un’altra squisitezza, e parto per Santa Clara, città icona del mito di Che Guevara, il suo mausoleo, il treno, tutto sulla sua guerriglia è descritto minuziosamente. In ogni dove, un po’ in tutta Cuba è costante la presenza di Guevara e Fidel e Cienfuegos e i protagonisti della rivoluzione… Eviva Cuba, eviva el compagnero, eviva la revoluciòn….

Gusto la mia solita “comida” ossia pranzo e/o cena cubana e mi dirigo verso Jatibonico. In questa cittadina della provincia di Sancti Spiritus si trovano diverse fabbriche di sigari, quelle vere, non quelle per turisti… Ne voglio visitare una ma non mi fanno entrare, però lì conosco Omar e la sua famiglia, Omar è un cubano che lavora nella fabbrica e mi regala un sigaro e io lo fumo tutto per intero e subito, è buonissimo, il suo sapore scende in gola e sale fino al cervello. Hola Omar, parto per Camguey splendida città coloniale con i suoi onnipresenti “tinajones” i grandi orci per la raccolta dell’acqua piovana simbolo della città. Nella periferia fermatevi a gustare il latte di cocco fresco.

Subito proseguo per Holguìn, la città dei parchi, a me non piace molto e allora seguo la strada 6-241 per banes, questa è una strada che scende verso la costa e si insinua nelle verdi vallate del Grupo Montanoso Maniabòn, dove giunti alla Central Rafael Freyre potete fare un giro sui vecchi treni a vapore che durante la zafra (raccolta della canna da zucchero) circolano quotidianamente tra i mogotes della zona, lasciandovi ammaliare dall’ambientazione caratteristica che sembra portarvi indietro nel tempo.

Proseguendo verso
Playa Esmeralda e Guardalavaca rimango delusa perché qui il ciclone quest’anno ha devastato la spiaggia… Ma mi rifaccio appena arrivo nel piccolo villaggio di Yaguajay dove rimango affascinata dal Museo Aborigen Chorro de Maita, ambientazione simile, nel suo piccolo, all’immenso esercito di terracotta cinese. Questa strada mi conduce verso Banes, passando attraverso ai luoghi del principale sito precolombiano di Cuba, e ai discendenti degli Indio che un tempo popolavano questa splendida isola. Ed è qui che una donna mi fa entrare in casa sua, una di quelle tipiche fatte di paglia, e che mi fa salire su un mogote circostante ad ammirare il paesaggio e gli effetti devastanti dell’uragano che in quest’area ha causato fin troppi danni. Con quella vista nel cuore mi fermo a Banes a visitare il Museo Indocubano e la Chiesa dove si “casò” Fidel Castro.

Un po’ tutte le strade di Cuba sono in buone condizioni a parte i rischi di buche, biciclette e carri trainati da buoi, ma la strada che da Banes porta a Baracoa è terribile, cinque ore di strada dissestata… La sconsiglio vivamente sebbene il paesaggio sia ancora una volta mozzafiato!

Baracoa è la città più pittoresca dell’isola, piccola e raccolta circondata da montagne ricoperte di foresta pluviale, tutt’intorno è un susseguirsi di splendide spiagge e di percorsi di montagna. Io dopo aver visitato il busto del Taino, fiero e orgoglioso, miro e ammiro la Cruz de la Parra, ossia la Croce che Colombo infilzò sulla spiaggia giunto nel nuovo mondo. La leggenda secondo cui il genovese sbarcò lì è stata disattesa da fonti storiche, ma il fascino per una così bella e antica croce rimane. Un giro sul Malecòn giusto il tempo di farmi fare una doccia gelata dalle acque che si frastagliano sulle rocce, fate molta attenzione… E poi alla Casa de Chocolate, vera chicca del posto! Gustando il loro meraviglioso coco dolce mi allontano nei dintorni dove faccio un giro in barca sul fiume ad ammirare la splendida vegetazione della riva, che nel suo piccolo mi porta alla mente il Rio delle Amazzoni, anzi i suoi affluenti minori… Finito il giro nel fiume si va alla finca (fattoria) si assaggia il cocco fresco, si fa un giro tra i vari animali e ci si sofferma sui galli da combattimento, sport che nella zona è molto praticato. Torno al mio carro (auto) e lo trovo perfettamente limpio e pulito, la gente mi fa una festa mai vista e lascio qualche regalo per fare tutti contenti. Ma le bellezze del luogo continuano lungo la Farola, strada di montagna che congiunge Baracoa a Cajobabo, lungo una catena montuosa ricca di freddo e di gente da un grande cuore, che baratta cibo per vestiti. Sembra di essere sulle montagne della Sicilia…

Alla volta di Santiago de Cuba con il suo bellissimo centro storico e la Casa de la Trova, (proprio vicino al Museo del Carnevale) belle un po’ dappertutto, dove chi conosce i passi può lasciarsi ammaliare dalle bellissime danze caraibiche! El Cobre invece ti ammalia con il fascino del suo volto da bambola…

E infine decido di attraversare la costa sud per arrivare a Manzanillo, qui la strada è ancor più terrificante di quella che ho fatto per arrivare a Baracoa… Lungo la via solo caldo, sole e deserto, il deserto di Cuba, con le sue strada che costeggiano il mare con il rischio di essere trascinati via dal mare e i ponti spezzati in due che vengono indicati come “in malo stato” ma transitabili! Pilon, Marea del Portillo e Manzanillo sono indicati come i luoghi più pescosi dell’isola ed in effetti troviamo dei gamberoni gustosissimi, assaggiati e cucinati in casa di una signora che ci apre le porte di casa sua, le porte veramente sono sempre aperte, come un tempo in casa da mia nonna, oggi sarebbe pericolosissimo da noi, lì è la normalità, la gente di valore ha solo la TV che si guarda tutti insieme la sera e che si tiene sotto chiave di giorno, perché si sa anche in Paradiso può passare un demone!

E poi dritto verso l’ultima tappa del mio viaggio, dulcis in fundo Trinidad, dove l’Aragosta offerta ai turisti è tantissima, dove questa cittadina merita il Patrimonio mondiale dell’umanità, simbolo di un’isola dove la gente danza e canta per le strade, pur rispettando la quiete dei luoghi. Il mare è stupendo e i fondali tipici del reef corallino fra il più ricco di vita del pianeta, attira da lungi gli appassionati di snorkeling e sport acquatici e immersioni. Con la spugna vaso, il pesce chirurgo azzurro, la tubaste, il pesce angelo-reale, il sergente maggiore ecc…

Se avete tempo potete visitare la Baia dei Porci e la Sierra Maestra dove si va solo con visite guidate perché luoghi politici della rivoluzione. Sconsiglio infine il lato ovest dell’isola o meglio potete arrivare solo fino al Pan de Guajabon e la strada piena di coltivazioni di riso e caffè e tabacco ma la città di Pinar del Rio è piena di pazzie ed è orrenda!

La vacanza si conclude assaporando del buon rum a L’Avana e acquistando dei ricordi per mantenere viva la memoria di un viaggio indimenticabile!!!!!!!

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