Kenya, consigli e info utili di viaggio

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Il Kenya si trova a cavallo dell’Equatore e si affaccia sulle sabbie coralline dell’Oceano indiano. Più precisamente confina a nord con il Sudan, e oltre il deserto del Chalbi, con l’Etiopia; a est con la Somalia e l’oceano Indiano, a sud con la Tanzania e a ovest con l’Uganda. Le coste interamente protette dalla barriere coralline sono piuttosto frastagliate e arginate da profonde spiagge di sabbia bianca prodotta dalla naturale frantumazione dei giardini di corallo. Oltre la barriera vi è l’arcipelago di Lamu, sulla costa settentrionale kenyana poco sotto il confine somalo. Verso l’interno in genere si incontrano mangrovie e palme da cocco, poi una ristretta fascia lussureggiante di foresta scandagliata da ruscelli, dove si trovano piantagioni di cocco, agave da sisal, arachidi, banani e manghi oltre ai giganteschi baobab.

I MONTI

Il Kenya è una terra di altipiani e di monti isolati e molto alti. Verso occidente si incontra una fascia verticale con antichi vulcani fra cui il Kilimangiaro (5895 mt). Quando alla fine del XIX secolo questa zona d’Africa fu divisa in zone d’influenza il “tetto dell’Africa” spettò al Kenya; poi la regina Vittoria volle offrirlo in dono al cugino, Kaiser Guglielmo II, e la frontiera venne spostata di poco a nord: il Kilimangiaro fini’ per trovarsi nella zona d’influenza tedesca.
Ancora a occidente si trova il monte Meru (4556 mt) e i colli Meto, relativamente bassi, mentre a nord ci sono i monti Cyulu, bassi vulcani di recente formazione (4000 anni). Proprio dove l’equatore incontra il centro della nazione c’è il monte Kenya (5199 mt), che dà il nome allo stato e che è il suo monte più alto.

I FIUMI

Il Kenya è decisamente arido. Solo il 7% delle terre riceve piogge sufficienti a renderle fertili e i fiumi, quand’anche riescano a fluire tutto l’anno, hanno carattere decisamente stagionale. Il Tana (chiamato Sagana sull’altopiano) nasce dal monte Kenya e sfocia nell’oceano poco a sud dell’isola di Lamu. L’Athi e lo Tsavo formano il Galana che raggiunge l’oceano a Malindi con il nome di Sabaki.
Ancora Nzoia, Yala e Mara confluiscono nel lago Nyanza (ovvero il vecchio Vittoria, 68854 Kmq, il lago più esteso d’Africa che bagna oltre al Kenya anche la Tanzania e l’Uganda).

LA COSTA

L’uomo ha intensamente colonizzato la costa oceanica dell’Africa, ma ha limitato la costruzione dei suoi insediamenti a zone molto ristrette e solo raramente ha lasciato che i campi agricoli arrivassero a lambire le spiagge sabbiose.
Dai 600mt e fino alla sabbia, tra campi di agavi, di anacardi e banani, arbusti di arachidi, troneggiano alberi verdissimi alti anche 30 mt: i manghi che provengono dall’Asia e forniscono ombra preziosa e un frutto polposo che, maturo, e’ considerato un nettare. A lambire la sabbia salata sono anche i cocchi, palme alte 40mt, probabilmente originarie della Malesia. Devono il loro proliferare lunghi il litorale all’uomo, ma anche alla straordinaria capacità dei frutti di conservare a lungo le proprietà germinative anche dopo essere stati immerse in mare. Spesso curvati dalla pressione dei venti, i tronchi di cocco sono utilizzati nella costruzione. Le foglie lunghe fino a 5mt e larghe fino a un metro, sono utilizzate per tessere stuoie e per coprire i tetti. Il frutto pesa ca. 1.5 kg e matura in 9-12 mesi; ha un esterno di legno molto duro utilizzato per la confezione di recipienti e bottoni. Internamente si crea una polpa dapprima cremosa quindi carnosa e infine, a frutto maturo, fibrosa. Localmente viene consumato ancora acerbo. Se ne trae anche un olio e dall’olio un burro.
Infine lungo i delta dei fiumi, nelle baie o nelle lagune, dove l’alternanza delle mare spinge le acque salate all’interno, si trovano mangrovie, capaci di adattarsi a condizioni anche proibitive. Alte anche 15 mt, si riconoscono dalle tipiche radici che escono oltre il livello dell’acqua.

LA SAVANA

Oltre la fascia costiera, dove piove davvero poco ed il terreno s’impoverisce per la siccità dovuta agli intervalli tra le stagioni delle piogge, c’è una sterminata distesa dove proliferano le graminacee, alte anche due metri, che rinverdiscono solo dopo le precipitazioni. Crescono anche arbusti e alberi e la densità e l’altezza di questi determinano una decina di habitat all’interno dei quali vivono diverse specie di erbivori.
In particolare i baobab abitano la savana, e vanno considerati come i giganti degli alberi africani per lo spessore del tronco che puo’ raggiungere una circonferenza anche di 40 mt. L’altezza è in genere di 9-10 mt, raramente raggiunge i 20 mt. Vive al di sotto dei 1200mt di quota, dove l’acqua cade abbondantemente solo durante limitati periodi dell’anno e il suo tronco spugnoso assume queste dimensioni per conservarvi l’acqua. Produce un fiore bianco enorme, il frutto è scuro, ovale e durissimo e contiene all’interno una polpa farinosa della quale le scimmie sono ghiotte. La riproduzione raramente è spontanea, spesso viene aiutata dagli elefanti i quali inghiottono il frutto per intero, che viene assorbito dai loro succhi gastrici e viene poi fertilizzato. Il baobab vive anche 3000 anni.

I PARCHI NAZIONALI

Il Kenya ha generosamente esteso le zone riservate alla conservazione della natura fino a comprendere il 10.6% dell’intero territorio nazionale, le ha suddivise in 56 aeree protette con statuto di parco nazionale e di riserve naturali. Nei parchi nazionali, che sono gestiti a livello nazionale (come ad esempio lo Tsavo), l’obbiettivo è quello di conservare l’ambiente senza interferenze da parte dell’uomo; alcune aree si possono visitare, altre sono off limits. All’interno dei parchi bisogna muoversi in auto e sulle piste, dalle quali è consentito allontanarsi solo entro limiti ben stabiliti che differiscono da parco a parco. E’ divieto assoluto disturbare la fauna e non si può raccogliere nulla; ossa e corna si decalcificano e diventano fertilizzanti, le piume servono ad altri uccelli per costruirsi il nido.
Nelle riserve naturali, che sono amministrate dalle autorità locali, (come ad esempio il Masai Mara), è consentito l’utilizzo limitato dell’ambiente per ragioni diverse da quelle della conservazione, ad esempio possono viverci quelle popolazioni che da secoli le hanno abitate e vi hanno portato al pascolo le proprie mandrie.

IL CLIMA

Il Kenya è compreso tra i 5 gradi a nord dell’Equatore e i 5 gradi a sud. Contrariamente a quanto si crede, il clima del paese è tutt’altro che equatoriale: l’altitudine dell’altopiano rende il clima temperato al punto che nelle zone di Nairobi e Arusha è gradevole coprirsi con un maglioncino nelle serate di luglio e agosto. Intorno ai 1500 mt di altitudine si hanno medie massime di 21 gradi a marzo e medie minime di 15 gradi da giugno a settembre. Le notti sono sempre fresche. La costa oceanica e l’arcipelago di Lamu hanno clima tropicale con monsoni e alisei che mitigano la calura (medie fra i 22-30 gradi). Da ottobre a marzo il vento Kaskazi arriva sulla costa nord-est, caldo e umido; da aprile a settembre è il turno del Kuzi che arriva da sud-est, più asciutto e temperato. Da dicembre a marzo il tempo è più umido, il caldo è maggiore da settembre-ottobre e da dicembre ad aprile.
All’Equatore l’insolazione è costantemente di 12 ore al giorno. Il sole si alza intorno alle 6 (per gli Africani è la dodicesima ora della notte) e tramonta intorno alle 18 (la dodicesima ora di luce). Non esiste l’alternarsi delle stagioni come da noi, mentre è possibile rintracciarne le caratteristiche durante l’arco della giornata pur con temperature diverse a seconda dell’altitudine: all’alba è inverno, al mattino è primavera, mezzogiorno e pomeriggio sono estate, tramonto e sera l’autunno. A sostituire le stagioni sono le piogge portate dai monsoni. Le grandi piogge vanno da marzo a maggio, le piccole da novembre a meta’ dicembre; in altre parole è frequente un’acquazzone al pomeriggio da marzo a maggio e una pioggia neanche troppo violenta al pomeriggio da novembre a meta’ dicembre.
Nelle fasce basse degli altipiani semi desertici nel nord del Kenya il clima può essere più caldo, ma l’aria è assolutamente priva di umidità con medie di 27-30 gradi a novembre. Di sera però l’aria rinfresca.

LA POPOLAZIONE

Dando uno sguardo alla storia del paese, nonostante popoli estranei fossero presenti sulle regioni costiere da un migliaio d’anni, sostanzialmente c’era già un tessuto etnico stabile quando, appena un centinaio di anni fa, l’uomo bianco si è messo a giocare alla geografia politica con le savane e le foreste dell’Africa equatoriale.
Seppur il concetto di popolo non corrisponda alla nostra idea di nazione (su una terra dai confine delimitati una o piu’ etnie gestiscono autonomamente il territorio in base ad uno statuto democraticamente scelto), bisogna pensare che 4 milioni di persone (tanti dovevano essere all’inizio del secolo i kenyoti), inquadrati in circa 60 tribù, erano riusciti a sopravvivere più che decorosamente in base alle proprie tradizioni e c’erano stati meno morti in duemila anni di conflitti etnici di quante non ce ne fossero stati nei due conflitti mondiali per guerre combattute all’estero.
La dissoluzione degli imperi coloniali ha di fatto inventato nuove nazioni che non hanno tenuto conto delle realtà etniche, come non lo avevano fatto le nazioni civili alla conferenza di Berlino del 1885 quando si spartirono l’Africa in zone d’influenza.
Una volta ottenuta l’indipendenza i nuovi Stati hanno dovuto riconoscere questi confini artificiali che hanno creato pochi paesi ricchi e altri destinati a restare deboli. E’ in quest’ottica che Kenya, Tanzania e Uganda hanno tentato di fondare la Comunità dell’Africa Orientale. Purtroppo però i nuovi stati avevano già assunto caratteristiche moderne che li rendevano incompatibili e che probabilmente non consentiranno loro di “progredire nella tradizione”.

In Kenya ci sono 42 tribù, alcune delle quali molto numerose, che hanno sempre mantenuto contatti a livello tribale persino all’interno dei movimenti per l’indipendenza. La popolazione cittadina è per la stragrande maggioranza maschile: gli uomini lavorano in città arrangiandosi alla meglio, mentre bambini e moglie (o mogli) restano in campagna sull “shamba” a lavorare la terra. Appena possibile l’uomo torna a casa in campagna.
Oggi la popolazione del Kenya è di 32.8 milioni di abitanti e registra un notevole aumento demografico del 3.6% annuo dovuto al calo della mortalita’ infantile e all’innalzamento della soglia di vecchiaia per le migliorate condizioni igieniche e assistenziali. L’età media eè di 54 anni per la popolazione maschile e 57 per quella femminile.
Solo un quarto del territorio riceve pioggia sufficiente per l’agricoltura e il 72.3% della popolazione ha finito per concentrarsi nelle zone migliori determinando una densità di 170/220 persone per kmq sulla costa.
Sono le etnie più forti a mantenere vivo il concetto tribale che, pur avendo perso la sua funzione sociale, è ancora molto vitale.
In Kenya esiste ancora questo tessuto tribale o per lo meno quello che resta dopo l’islamizzazione, l’evangelizzazione, la politicizzazione.
Le tribù dell’altopiano sono più numerose e occupano alcune delle terre più fertili del Kenya, i più conosciuti sono i Kikuyu. Ci sono poi i Bajuni dell’arcipelago di Lamu, i Masai, i Samburu, etc…
In Kenya abitano ancora 40000 arabi (di origine Omana, yemenita o saudita), 80000 asiatici (Indiani, Punjabi o Pakistani) e 45000 europei, di cui 5000 hanno preso la cittadinanza kenyota e 40000 mantengono la propria.

LA LINGUA

Le lingue ufficiali sono Inglese e Swahili. Quest’ultima trae il suo nome da sahel che vuol dire “fascia costiera”. A detta dei linguisti è la dodicesima lingua al mondo parlata da un quarantraquattresimo della popolazione mondiale. E’ costruita da circa il 50% di radice Bantu, il 30% di arabo e un buon 20% di inglese africanizzato. Lo Swahili si legge come si scrive per cui risulta facile agli Italiani. Uniche avvertenze: utilizzare le consonanti all’inglese e le vocali all’italiana.

ISTRUZIONE

Il tasso di alfabetizzazione del Kenya è del 79% circa, ovvero molto più alto di qualunque nazione confinante, e per la fascia d’età compresa tra 15 e 24 anni questa percentuale sale al 95%. Si tratta di un dato particolarmente significativo, considerando che l’istruzione in kenya è a pagamento, che le rette delle scuole secondarie sono elevate e che è difficile riuscire ad entrarvi. L’istruzione non è obbligatoria, ma la popolazione kenyota ci tiene moltissimo e ovunque si vedono scolari in uniforme, anche nelle più misere comunità rurali del kenya.
Il 65% circa dei bambini in età scolare frequenta le 15000 scuole elementari del paese, ma soltanto il 26% dei ragazzi e il 22% delle ragazze riesce ad accedere alle 2500 scuole secondarie kenyote. La percentuale relativa all’università è molto più bassa, sopratutto per questioni economiche, e meno dell’8% della popolazione raggiunge la laurea.

RELIGIONE

Probabilmente corrisponde a verità che la maggior parte dei kenyoti, a eccezione delle province costiere e orientali, professano in un modo o nell’altro la religione cristiana, mentre quasi tutti quelli che vivono sulla costa del paese sono musulmani. Gli islamici corrispondono al 30% circa della popolazione e nelle regioni tribali piu’ isolate troverete un miscuglio di musulmani, cristiani ed etnie che seguono ancora le loro credenze ancestrali, anche se queste ultime sono decisamente una minoranza.
La maggior parte delle persone che conducono un’esistenza tribale in kenya aderisce all’animismo, con credenze e rituali strettamente connessi alla stagione delle piogge. La divinità si manifesta generalmente nel sole, nella luna, nelle stelle, nel tuono, nel fulmini e negli alberi, sopratutto il fico selvatico. Anche i colori vengono associati alle divinità: il nero è considerato “fresco” e quindi buono, mentre il rosso e il bianco sono colori “caldi” e cattivi. Un’altra credenza molto diffusa è quella degli spiriti, che vivono in luoghi straordinari e possono essere violenti e imprevedibili. Stregoni e indovini fanno da intermediari con il mondo degli spiriti. La maggior parte delle tribù celebra dei riti di passaggio per uomini e donne, che segnano il confine tra l’infanzia e l’età adulta.

L’ECONOMIA

Il maggior problema economico del Paese ha radice sociale e demografica: l’incremento di popolazione del 3.6% annuo significa il raddoppio della popolazione in 19 anni. Gli analfabeti sono il 22% della popolazione. La situazione viene poi ulteriormente aggravate dalla morfologia e dal clima del Paese. La superficie del Kenya quasi doppia rispetto a quella italiana, è per buona parte arida: solo il 25% delle terre riceve pioggia sufficiente per dare pascoli, il 10% ne riceve a sufficienza per l’agricoltura. In tale situazione l’83% della terra rimane improduttiva. Il reddito annuo pro capite è di 339 dollari, ma questo dato dev’essere rapportato alla popolazione urbana, che rappresenta solo il 28%, ora l’economia sembra comunque essersi stabilizzata. La popolazione attiva è di circa 12 milioni di persone.
L’agricoltura rende il Kenya quasi autosufficiente dal punto di vista alimentare. Sull’altopiano si produce ottimo caffè (zona del monte Kenya) té pregiato (a Kherico) e ancora mais, frumento, riso, orzo, tabacco e avena. Nella zona di Nakuru si produce piretro, un insetticida naturale che sta diventando molto popolare da quando ci si è resi conto della nocività del DDT. Il Kenya ne è il maggior produttore mondiale. A Thika, a nord-est di Nairobi, ci sono colture estive di ananas che il Kenya esporta sia fresco che in scatola. Sulla costa vi sono coltivazioni di cocco, cotone, sesamo, canna da zucchero, agave da sisal, arachidi e banana. Ovunque poi si coltivano prodotti destinati al consumo interno (miglio, sorgo, patata dolce, manioca, frutta, verdure e legumi).
L’allevamento si pratica ovunque, nelle “shamba” (piccolo fattorie tradizionali), nelle savane e nelle steppe a opera delle popolazioni seminomadi, ma soprattutto nella Rift Valley. Le cifre sui bovini possono meravigliare, ma bisogna tener conto che le mucche hanno una scarsa resa se paragonate alle razze europee, che non e’ possibile allevare a causa della tse-tse, della siccità e di altre condizioni avverse. Per l’esportazione si allevano 100.000 suini mentre i nomadi del nord-est allevano 800.000 cammelli. La pesca nelle acque costiere e interne dà circa 137.000 tonnellate di pesce ogni anno.
Il Kenya non ha ancora sufficientemente sviluppato le proprie risorse minerarie. Per il momento produce sale a Malindi, cenere di soda sul lago Magadi, magnesite a Niobio, amianto a Makinyambo. Ci sono due piccole miniere d’oro a Lolgorien (a nordovest del Masai Mara). Produce inoltre 2844 milioni di kwh di elettricità.
L’industria è in sviluppo ma per il momento è concentrata nelle maggiori cittaà: tra Mombasa e Nairobi.
Infine, il turismo porta ogni anno in Kenya oltre 370.000 visitatori procurando un reddito di 187 milioni di dollari all’anno e contribuendo a ridurre l’indebitamento con l’estero.

L’ORDINAMENTO DELLO STATO

Il Kenya è diventato indipendente il 12 dicembre 1963 e si è costituito in repubblica nell’ambito del Commonwealth esattamente un anno dopo. E’ membro delle nazioni unite ed è associato all’UE. Ha modificato la sua costituzione già 6 volte. Il presidente della repubblica è anche capo del governo e viene eletto a suffraggio universale per 7 anni. Al voto sono ammessi tutti i cittadini che abbiano raggiunto i 18 anni. Presidente e gabinetto dei ministri sono responsabili davanti all’Assemblea nazionale costituita da una sola Camera composta da 200 rappresentanti (188 eletti e 12 nominati dal Presidente) e rinnovata ogni 5 anni. Le prime elezioni libere si sono svolte il 5 marzo 1988. Solo recentemente è stato riammesso il pluripartitismo e sono già nati molti partiti politici.
Amministrativamente il paese è diviso in 7 province e una zona metropolitana (Nairobi). La giustizia viene amministrata in base ad un sistema legale che si basa sulla Common Law Brittanica, sulle leggi tribali tradizionali, la legge islamica e il sistema dei precedenti verdetti dell’Alta Corte. Un nutrito apparato di interpreti assicura a ogni cittadino di essere giudicato nella propria lingua e una piccola biblioteca consente ad ogni credente di giurare sul libro che ritiene più sacro.
La bandiera nazionale del Kenya è costituita da tre strisce orizzontali separate da una bordatura Bianca: nero (sopra), rosso e verde, con al centro uno schudo tribale su due lance incrociate.

LA CACCIA

In Kenya la caccia è stata proibita per vent’anni tra il 1977 e il 1997. Da poco è stata riaperta ma non si sà ancora se saranno messi in commercio avorio e trofei. Ricordarsi che comunque è tassativamente vietato importarli in Italia.

IL FUSO ORARIO

Il Kenya è 2 ore avanti all’ora solare italiana e 1 ora avanti a quella legale.

PESI E MISURE

Fino al 1978 le distanze erano calcolate in piedi e miglia, le lunghezze in yarde e pollici, i liquidi in galloni, i pesi in libbre. Oggi si dovrebbe ragionare con il sistema metrico decimale, ma non tutti ci riescono.

ELETTRICITA’

Le prese di corrente sono di tipo inglese con i due poli rettangolari e simmetrici e con la “terra”, sempre rettangolare ma verticale e più lontana dai poli. E’ possibile utilizzare le nostre spine a due poli avendo l’accortezza di introdurre una matita o un oggetto simile nel foro della “terra” per abbassare una protezione interna dei fori dei poli. La tensione è di 240 Volt, 50 cicli.

LA CUCINA

L’Africano comincia solo ora ad affacciarsi all’arte culinaria. Qui si è sempre mangiato invariabilmente lo stesso menù a colazione, pranzo e cena per 365 giorni all’anno. Ogni tanto si incontra una pietanza Indiana (in genere curry) introdotta dagli inglesi provenienti dalle colonie asiatiche. La loro cucina si basa su carni di pollo e agnello, polenta Bianca e zuppe di diverso genere. Hanno un pane particolare che ricorda le nostre piadine che viene chiamato chapati e si usano molto dei triangolo di pastella ripiena di verdure, carne, pesce o dolci. Il caffè viene prodotto ad alta quota, non viene miscelato ed è poco tostato, ma è veramente aromatico e gustoso con una nuvoletta di latte. Il té, anch’esso prodotto localmente, è eccellente; gli africani lo bevono fortissimo, con molto latte e molto zucchero.
Non sono abituati agli zuccheri composti dei prodotti commerciali, di conseguenza le caramelle che tutti i bambini chiedono in dono ai visitatori sono molto più dannose del gesto fatto sicuramente con intento bonario. Portano danni ai denti, e le difficolità nel trovare un dentista, nonchè nel poterselo sempre permettere, sono più che sufficienti per consigliarvi di evitare di dare in dono dolciumi e caramelle, che non hanno nessun fine benefico sui bimbi africani.

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